Vita > Lavoro.

Vita Lavoro

Vita > Lavoro.

E cosi’, ci sono voluti piu’ di cinquemila morti per far capire al governo che fosse necessario chiudere le aziende “non indispensabili”. Sebbene ci saranno sempre furbi capaci di procurarsi una fattura in qualche settore “indispensabile”, onde continuare come prima, per la prima volta qualcuno in Italia ha il coraggio di dire che la vita umana e’ piu’ importante del lavoro e dell’economia.

E sia chiaro: la cosa, in un paese ove Confindustria minacciava i giornali di toglier loro la pubblicita’ se avessero parlato troppo di morti sul lavoro, non era affatto scontata.

Stiamo parlando del paese ove una citta’ come Taranto era lasciata a morire di cancro perche’ venivano prima “i posti di lavoro” e l’ “indotto industriale”. Stiamo parlando del paese ove l’antinfortunistica era una fastidiosa burocrazia da eludere, o da soddisfare per finta.

Non deve essere stato facile per Conte decidere di fermare le rabbrichétte. Forse lo ha convinto il fatto che, dopotutto, Bergamo e Brescia sono realta’ piccole. E se sono bastate a collassare il sistema sanitario locale, nessuno vuole sapere cosa succedera’ quando tocchera’ a Milano, Roma, Napoli, Torino, Palermo.

I giornali italiani, sotto ricatto, hanno tentato di accusare chiunque altro dell’inefficacia delle norme precedenti. I ceki che trattengono le mascherine, gli americani che usano le mascherine dei militari americani per i civili americani, i podisti, le coppie di innamorati, i ciclisti solitari nell’androne di casa.

Ma non hanno mai menzionato gli imprenditori tra gli untori. Cosi’ come non hanno mai parlato di un massacro che costa 1000 morti e 4000 mutilati , gli incidenti sul lavoro, cosi’ come non hanno mai parlato davvero degli schiavi e dei servi sottopagati (che preferiscono chiamare “precari”) , per tutto il tempo non hanno mai voluto parlare del fatto che mentre i comuni cittadini dovevano evitare il contatto con chiunque, nelle fabbrichétte si lavorava fianco a fianco per tenere alta la produzione.

Complici i sindacati , hanno preferito raccontare la favola delle “misure di sicurezza sul lavoro”: un paese che ha 1000 morti sul lavoro ogni anno sarebbe diventato cosi’ virtuoso e rigoroso, in due giorni, da poter bloccare un virus tra i piu’ sfuggenti. E hanno “dimenticato” di dire che per andare a lavurà queste persone dovevano frequentare metropolitane ed autobus, oppure parcheggi, distributori di benzina e caselli se in automobile.

Oggi per la prima volta dai primi anni ‘80 qualcuno dice che la vita e’ piu’ importante dell’economia e del lavoro. Implicitamente, che la dignita’ umana e’ piu’ importante. Un ritorno brusco alla realta’. E se questa quarantena si prolunghera’ per un intervallo medio o lungo, tutte queste persone inizieranno a capire quello che si sono persi.

Capiranno che il loro appartamento “prestigioso” perche’ “in posizione centrale” non ha spazio per far giocare i bambini. Capiranno che il loro “palazzo signorile” non offre loro uno spazio dove prendere il sole. Chi vive al primo piano realizzera’ finalmente di avere le sbarre alle finestre per paura del crimine, e di vivere in un carcere. Chi aveva comprato un’automobile come “status symbol” , ora che non puo’ usarla, iniziera’ a chiedersi se sia valsa la spesa. Piano piano, il tarlo si insinuera’ nelle loro menti.

Capiranno che non hanno nulla da dire ai loro familiari. Che per anni hanno solo parlato di lavoro, ed oggi che si e’ spento, non sanno di cosa parlare. Si dovranno scontrare col fatto che non conoscono i propri figli . Non credo che capiranno tutti .

Ma un numero pericolosamente alto di loro lo capira’.

Dopo questa epidemia di incompetenza del sistema sanitario “privatizzato”, marginalmente accentuata dal coronavirus, molte cose saranno diverse.

Perche’ quando allarghi per un attimo un cervello, non torna piu’ come prima.

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