YAWN. Il rating.

L’unico stupore che ho provato nel leggere la notizia del declassamento del debito italiano e’ stato nel constatare che , per motivi ormai incomprensibili, questa notizia veniva data in prima pagina. C’e’ da chiedersi perche’, dal momento che oggi l’asta di titoli ha avuto un andamento migliore rispetto alla precedente. Ed e’ proprio qui il punto.

Ricordate il declassamento del debito francese? Poco prima delle elezioni, ancora presidente Sarcozy, il debito francese e’ stato declassato. Risultato? La Francia vende titoli sottozero.

E un altro esempio di oggi e’ l’ Italia: declassato il debito, ma l’interesse scende.

Credo che tutti ricordino i tempi nei quali bastava il downgrade per mandare deserte delle aste, o per far crollare la domanda, o perlomeno per produrre incredibili picchi nella resa. Ma oggi non succede piu’ questo.

Che cosa succede, allora?

Succede che i mercati non ascoltano piu’ le agenzie di rating quanto facevano prima. Sui debiti sovrani, poi, fanno tutto il contrario.

Questa puo’ sembrare una affermazione molto libidinosa, per chi odia queste agenzie. E’ sicuramente una buona notizia. E’ davvero una buona notizia?

NI.

Si’ perche’ ovviamente era giusto che questi signori pagassero per gli errori. Se tu mi consigli di abbassare la domanda di un titolo e poi il titolo viene comprato a costo basso, mi hai consigliato male.

Qualcuno , quelli che scommettono, ci stanno perdendo soldi. E siccome non e’ una novita’ -vedi caso francese- che qualcuno ci perda dei soldi, molti hanno smesso di credere alle agenzie di rating. Da cui, il declassato debito francese vende sottozero e quello italiano viene declassato e il rendimento si abbassa rispetto all’ultima asta.

Quello che sta succedendo e’ che ormai quasi tutti gli operatori si stanno dotando di un advisoring interno , anche in previsione della normativa Domenici, e quindi non seguono piu’ le indicazioni delle agenzie.

Qual’e’ la ratio, la tecnica dietro un declassamento che non ha senso?

Il problema e’ che le operazioni LTRO si sono rivelate degli strumenti di buyback. La BCE ha dato denaro all’1% alle banche, con il quale le banche si sono riempite di debito pubblico di diversi paesi. La mossa successiva adesso e’ quella di svalutare il debito in questione e poi dichiarare -svalutando il rating delle banche- che gli istituti che hanno fatto questo sono stracolmi di debito tossico.

Qual’e’ l’urgenza? L’urgenza ha un nome, e si chiama derivati. Gli anglosassoni temono che le banche europee in difficolta’ reagiscano rivolgendosi ad alcune fabbriche di derivati dalla muscolatura possente -una si trova a Francoforte e puo’ inondare il mercato quando vuole(1)- si mettano ad usare questi titoli di debito pubblico come sottostante, annegando il debito in qualche leva enorme, per poi ributtarli sul mercato dei derivati sotto falso nome.

Qui occorre fare un passo indietro.

Allora, prendiamo il caso di Barclays. Barclays ha , se paragonata ad una nazione, un “PIL” di 1600 miliardi di euro, ovvero circa il PIL dell’ Italia. Tuttavia ha emesso derivati per una cifra grande 57 volte tanto. Goldman Sachs ha una leva ancora maggiore.

La prima domanda che vi farete e’ : ma perche’ mai a Barclays e’ consentito un rapporto tra PIL e debito di 1:57, quando ad una nazione non viene normalmente consentito un 1:1?

LA risposta e’, circa, “si e’ sempre fatto cosi’”.  Non c’e’ una ragione precisa per la quale si tollera una simile pazzia, e il fatto che il mercato di derivati superi di un ordine di grandezza il PIL DEL MONDO fa capire quanto “razionali” siano i mercati.

Cosi’ la vera paura e’ che qualcosa metta i due mondi a contatto tra loro. Se qualcuno inizia a produrre derivati, il rischio finisce proprio nel mercato dal quale gli speculatori prendono i soldi per attaccare.

Non sarebbe una cosa nuova: la quantita’ di derivati, soltanto CDS, attaccati al debito pubblico italiano e’ sempre stata enorme, e le stime sono sempre state MOLTO ottimistiche. Se immaginiamo che non tutti i derivati sono CDS, e che non sappiamo di preciso che quantita’ di derivati “Esotici” sia stata emessa. ( http://en.wikipedia.org/wiki/Exotic_derivatives )e specialmente nessuno sa che diamine sia successo -in senso globale-  nel mondo degli IRD ( http://en.wikipedia.org/wiki/Interest_rate_derivatives ) nel quale fare delle supposizioni e’ ormai impossibile, e tutto cio’ che si conosce sono stime.

Esiste la possibilita’ che il governo italiano, d’accordo con qualche advisor europeo, si metta a produrre derivati ? Possibile, lo ha gia’ fatto in passato con Goldman Sachs.

Che cosa significa se si producono altri derivati attaccati al debito italiano ed europeo in genere, avendo in casa quasi tutto il sottostante? Significa che il problema si sposta in casa degli speculatori. Perche’ a quel punto , quando il titolo diventa esotico, il modo per spegnerlo sarebbe analizzarne la composizione puntualmente, e questo significherebbe fare una specie di rating dei derivati, e farlo usando strumenti analitici anziche’ sintetici.

L’ultima cosa che il mercato dei derivati vuole.

Quindi in definitiva la situazione attuale e’ questa:

  1. Le agenzie di rating ormai non vengono ascoltate dal mercato, che ormai segue le strategie dell’operatore locale. Non si puo’ nemmeno piu’ parlare di “mercato”.
  2. Le stesse agenzie agiscono ormai apertamente per gli speculatori del mondo dei derivati swap, e si sforzano di arginare il buyback del debito da parte delle banche, che continua allegramente nonostante le minacce di downgrade e fallimento.
  3. Le agenzie di rating dopo aver declassato il debito italiano, andranno a premere sulle banche italiane dicendo che hanno troppi titoli in pancia. Ma le banche italiane non se ne libereranno.

Sul punto tre la domanda sarebbe “perche’ non se ne libereranno?”. La ragione e’ molto semplice: innanzitutto e’ una bella massa di soldini in cedole che arriva sui bilanci senza particolare sforzo o rischio, e il secondo e’ che la BCE ha appena “consigliato” le banche europee di ritirare i depositi , col che altri 400 miliardi di euro finiscono in mano ai banchieri, i quali non sanno fare altro che comprare lo stesso debito della nazione ove vivono.

Qual’e’ il pericolo?

Il pericolo e’ che il mercato interno rimanga il luogo dei creditori “senior” del debito, il che permetterebbe ai governi di trattare con loro eventuali ristrutturazioni, e specialmente che la somma del debito detenuto in patria e quello detenuto da partner europei sia la quasi totalita’ del debito stesso.

Perche’ se questo succede e i debiti finiscono tutti in UE, succede che tutti i creditori “senior” finiscono con l’essere europei, e (a meno di opzioni CAC)  un governo potrebbe essere tentato di fare una ristrutturazione tutta interna alla UE.

E che cosa succederebbe ai derivati “attaccati” al debito italiano? Eh, bel problema. Che i finanzieri non vogliono avere. Per questo , dal loro punto di vista, occorre a tutti i costi evitare che escano nuovi derivati attaccati al debito, e per questo devono attaccare anche le banche italiane.

Perche’ oltre al debito alto, i PIIGS hanno un triste primato: il piu’ PICCOLO mercato di derivati d’Europa. In Italia pesano per il 10% del PIL. Nell’europa continentale arrivano a malapena al 30% , e solo mettendoci l’Inghilterra siamo al 50% del PIL.

E quindi, i paesi PIIGS sono quelli che potrebbero , con minori danni, ristrutturare il debito dopo un buyback, avendo cura di avere solo creditori senior interni o al massimo europei, e potrebbero dare davvero poco peso ai derivati attaccati al debito.

E questo, unito al fatto che i mercati hanno perso la bussola delle agenzie di rating, significa che se il prossimo declassamento delle banche italiane avra’ luogo e le banche rimangono in piedi, qualcuno avra’ perso una scommessa.

Ahi, si: dimenticavo. Tempo fa dissi che questo mese sarebbero iniziati ad emergere quelli che avevano scommesso contro l’ Euro. Eccovene qualcuno:

  1. BAM!http://www.bloomberg.com/news/2012-01-06/john-paulson-s-advantage-plus-hedge-fund-drops-51-in-aberrational-year-.html
  2. BADABOOM!http://www.bloomberg.com/quote/BBHFUNDS:IND (2)
  3. CRASHhttp://www.hedgefundsreview.com/hedge-funds-review/research/2187530/hedge-fund-strategies-continue-losses-market-environment-detrioriates

E cosi’ via.

E lo spettacolo deve ancora cominciare….

Uriel Fanelli, 13 luglio 2012

(1) A dire il vero sembra si sia gia’ messa in moto, e alcuni dicono che sia dovuto a questo gigante dei derivati swap se i debiti di alcuni paesi europei vengono comprati sottozero.

(2) Guardate l’andamento mese per mese e confrontatelo con i “problemi economici dell’ Europa e del debito”. LOL!

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