IVA II

Dopo lo scorso post ho ricevuto diverse email adirate da parte di commercialisti i quali sostengono che -in maniera scleronoma- l’ IVA e’ sempre uguale a zero. E’ una puttanata spaventosa, per una semplice ragione: alla FINE DEL CICLO DI PAGAMENTO l’i IVA e’ uguale a zero e l’ha pagata tutta l’utente finale. Ma le cose non stanno esattamente cosi’ se usciamo dal bilancio e vediamo la cosa nel tempo.

Prendiamo una catena di distribuzione produttore => distributore => grossista => negozio => cliente.

Nella migliore delle ipotesi, e dico nella migliore, l’unico momento in cui l’ IVA si compenserebbe e’ quello tra negozio e cliente, per una ragione: il negozio viene pagato contestualmente dal cliente stesso.

Facciamo un esempio: vi tolgo l’acqua per un anno, quella che bevete, e a fine anno ve la rido’ tutta. Un commercialista vi direbbe che alla fine non e’ cambiato nulla: il vostro bilancio idrico non e’ cambiato.(1) Ma la verita’ e’ che il vostro bilancio e’ stato pessimo per 364 giorni, e poi e’ tornato in pareggio per l’ultimo giorno.

Questo il commercialista non lo vede, e vi dice “il tuo bilancio idrico annuo e’ lo stesso di prima”.  Cosi’, il commercialista crede davvero che l’ IVA non si paghi, perche’ lui dice che, in termini di bilancio calcolato in tempi infiniti, tutti i soldi di IVA pagati dal cliente finale finiscono col coprire le spese della filiera.

Non ho voglia di entrare in dettagli tecnici sulla dedicibilita’, per cui questo ciclo NON si chiude perche’ lungo la filiera qualcuno NON potra’ scaricare tutta l’ IVA. E non voglio neanche far presente che se il cliente finale ha partita IVA, a sua volta scarichera’ una parte dell’IVA stessa, se non tutta, per cui il ciclo non si chiude tanto , per esempio nei beni di consumo delle aziende.

Quello che pero’ il commercialista non vede e’ che una filiera che lavora a 60/90/120/180 gg di pagamento, in qualche passaggio puo’ mangiarsi UN ANNO prima che il ciclo si chiuda.

Il commercialista, ovvero il ragioniere d’alto bordo, vede una filiera CHE NON PAGA IVA.

Le cose non stanno esattamente cosi’. Anche tralasciando il fatto che non tutta l’iva si scarichi, il problema e’ che qualcuno NON HA I SOLDI DELL’ IVA IN CASSA.

E se quando ti servono quei soldi per essere solvibile non li hai, sei tecnicamente fallito.

Qundi, se si discute di impatto sulla filiera, il commercalista  ti dira’ che non alcun impatto, dal momento che il ciclo si chiude a zero. Non bere nulla per un mese, e poi a fine mese bevi tutta l’acqua del mese. Sembra funzionare, se non fosse che morirai molto prima.

Cosi’ torno alle mie affermazioni iniziali: un aumento dell’ IVA impatta sulla filiera perche’ OGNI ELEMENTO rimane SENZA soldi in cassa per un certo periodo. E questo periodo ha un valore per una ragione: innanzitutto perche’ sei meno solvibile, in secondo luogo perche’ se usi del fido vai sotto, in terzo luogo perche’ sono soldi che non puoi investire per la tua azienda.

Quindi insisto: alzando l’ IVA, tutta la catena ci perde. Certo, a fine anno il disastro non lo vede il commercialista: lui riceve le fatture e fa un bilancio finale, e da una singola fotografia pretende di avere la fotografia dell’azienda stessa. Ma non e’ cosi: se l’ IVA e’ al 20%, ho 4 aziende cui mancano in cassa quei soldi per un certo periodo. Se la alzo al 22%, ho 4 aziende cui manca il 22% anziche’ il 20%.

Adesso confrontiamo la filiera lunga e quella corta:

  • produttore => distributore => grossista => negozio => cliente
  • produttore => negozio => cliente

Nel primo caso, l’unico che vede i soldi istantaneamente e’ il negozio. Tutti gli altri i soldi dell’ iva se li vedono mancare dalla cassa per 30,60,90.120,180 giorni. Il punto, quindi, e’ che su una catena lunga o laddove il pagamento non sia istantaneo, l’aumento dell’ IVA si spalma sulla filiera come pressione sul flusso di cassa, e piu’ e’ lunga la filiera e piu’ aziende pagano il prezzo di questa pressione.

Solo dopo MESI la pressione finanziaria finisce e la cassa torna a zero.

Chi dice che l’IVA non si “paga” non distingue tra “non pagare” e “pagare e poi venire rimborsati tra qualche mese”. Per loro e’ “non pagare” in entrambi i casi.

Ma se un’azienda e’ fuori di una cifra per l’80% dell’anno, HA PAGATO ECCOME.

Ora, il commercialista mi dice che io confondo lo stato patrimoniale col bilancio, eccetera: ma la verita’ e’ che VOI confondete la situazione patrimoniale col bilancio quando dite che l’ IVA la filiera non la paga. Ma non vi preoccupate, non vi spieghero’ la differenza logica: so che non capireste.

Ma quando io vado a fare un esame sistemico della cosa, ottengo che:

  1. Nella filiera piu’ lunga i soldi mancano per piu’ tempo.
  2. Nella filiera piu’ lunga i soldi mancano a piu’ aziende.
Nemmeno questo si vede sul bilancio globale,

Il secondo punto di cui si discute, e sul quale non mi troverete MAI d’accordo , e’ la storia della tassazione dei redditi.

Prendiamo un sistema simile al primo sistema fiscale romano: ogni contadino doveva dare 4 quintali (2)di grano allo stato. Cosi’, il contadino che produceva 4 quintali era rovinato. Quello che ne produceva 14 aveva una pressione fiscale altina, ma viveva. Quello che ne produceva 40 aveva una pressione fiscale bassa, e quindi ci gongolava.

Questo produceva una esigenza : ingrandirsi almeno sino al punto in cui la pressione fiscale sul reddito non fosse minima o trascurabile, almeno sostenibile.

Quindi il primo effetto positivo della tassazione c’era: le aziende agricole dovevano espandersi e produrre molto.

Il prolbema sorge subito col latifondo: succede che io devo pagare 4 quintali di grano /anno. Possiedo tutta l’ Emilia Romagna, con cui produco solo 400 quintali di grano. E’ una cifra ridicola, ma per me basta ad avere tasse per l’ 1% del reddito e un reddito apprezzabile. Il guaio e’ che l’intera popolazione dell’ Emilia Romagna dovra’ sfamarsi cn 400 quintali di GDP totale.

Cosi’, occorre una SECONDA tassa, sui mezzi di produzione, proporzionale alla loro dimensione. In questo modo, se diventi 10 volte piu’ grande paghi 10 volte piu’ tasse, e quindi perche’ ti convenga devi fare economia di scala.

Hai un minimo di 4 quintali di grano procapite, ma anche una tassa sui mezzi di produzione.

Quindi siamo a due tasse:

  1. Una tassa forfettaria fissa per persona,qualsiasi sia il reddito (=vi conviene arricchire)
  2. Una tassa proporzionale al mezzo di produzione (=vi conviene aumentare la produttivita’)

Rimane un problema: la rendita. Io compro un appartamento al solo scopo di vederlo aumentare di prezzo senza far nulla. Oppure compro un’opera d’arte che si riprezza. Se io faccio solo le tasse 1 e 2, (situazione tipicamente rinascimentale) otterro’ che tutto il capitale si sposta sulle proprieta’ di rendita. Otterro’ palazzi bellissimi, opere d’arte a sfare, ma essenzialmente il capitale si immobilizzera’ tutto su proprieta’ improduttive che aumentano di valore.

Cosi’, occorre una terza tassa, cioe’ una patrimoniale, crescente col valore, ovvero se hai il doppio paghi piu’ del doppio. In questo modo costringo la proprieta’ di rendita, il patrimonio, a non fermarsi su fenomeni speculativi.

Quindi -e mi spiace, potete pupparmelo quanto volete e saziarvi di Anticristo se non siete d’accordo- il sistema fiscale migliore possibile per la crescita fa:
  1. Una tassa forfettaria fissa per persona, qualsiasi sia il reddito (=non vi conviene diminuire di dimensioni)
  2. Una tassa proporzionale al mezzo di produzione (=vi conviene aumentare la produttivita’ oltre che crescere di dimensioni)
  3. Una tassa piu’ che proporzionale (=progressiva) sui capitali “non aziendali” (=non vi conviene lasciar fermi i soldi bloccandoli in proprieta’)

Ovviamente TUTTI si metteranno a strillare. Dico “tutti” perche’ essenzialmente tutte le filosofie fiscali moderne dicono esattamente il contrario.

Nell’ 800 e in seguito la sinistra ha detto che la ricchezza e’ lo sterco del demonio. Idea modernissima e mai sentita prima, certamente. Cosi’ ha deciso che il reddito alto sia un peccato da espiare pagando una aliquota crescente.

Il risultato di tutto questo e’ semplicemente evasione fiscale.

Le destre inoltre si sono accanite sul secondo punto: siccome l’azienda produce, allora noi tassiamo la produzione e non lo strumento. E lo facciamo pure in maniera progressiva, anche se indirettamente. Cosi’, il risultato e’ che le aziende diventano piu’ piccole.

Le componenti cattoliche e borghesi in genere ce l’hanno col terzo sunto, perche’ siccome le proprieta’ immobili apparentemente non producono redditi, allora non fanno peccato, e quindi non vanno tassate , tantomeno progressivamente.

Tutti i sistemi occidentali, e ripeto tutti, sono basati su assunti sbagliati. E questo spiega come mai non ci sia un solo stato senza un debito enorme, e non ci sia un solo stato che non abbia problemi di crescita: si tratta di sistemi fiscali COMPLETAMENTE SBAGLIATI.

Non esiste in occidente un sistema fiscale che non abbia il problema di frenare la crescita, per la semplice ragione che tutti sono basati su presupposti sbagliati.  Per questo non c’e’ in occidente un solo sistema che funzioni: persino il tanto blasonato sistema USA e’ un colabrodo di scappatoie , con le quali i ricchi ormai non pagano piu’ nulla.

Chi si chiede come mai in occidente le risorse siano tutte in mano a poche famiglie semplicemente non vuole guardare alla realta’: il sistema fiscale occidentale e’ basato su presupposti SBAGLIATI.

L’unica tassazione che deve essere progressiva NON e’ quella sul reddito, ma sul patrimonio.

L’unica tassazione che deve essere proporzionale non e’ quella sul valore aggiunto, ma quella sui mezzi di produzione.

L’unica tassazione che deve essere forfettaria non e’ quella sui patrimoni, ma quella sul reddito.

Esattamente il contrario di quello che si sta facendo.

Per cui, il problema non e’ SE gli stati occidentali arriveranno o meno al disastro. Il problema e’ solo QUANDO. Perche’ tutti, indistintamente, hanno un fisco che scoraggia la crescita (chi ha il fisco migliore si oppone meno, ma sempre si oppone), produce evasione, elusione, e incoraggia il patrimonio improduttivo e speculativo.

Che genere di effetto pensavate di ottenere, cosi’?

Uriel Fanelli, 12 luglio 2012

(1) Anzi, siccome non avete pisciato (siete morti di sete dopo 4 giorni circa) , forse e’ addirittura migliorato.

(2) In realta’ era una misura molto piu’ piccola, ma e’ un esempio: era una quantita’ fissa.