The clash of ruffians.

E’ piovuto nel forum un post riguardante Sallusti, ovvero quel giornalista che sta per essere condannato per diffamazione , poiche’ dal suo giornale ha diffamato -sembra- un giudice. Tutti si stanno a concentrare sul fatto chesia ridicolo – o meno- che un direttore paghi per una cosa che ha fatto un altro, senza pero’ toccare il punto principale del problema, anzi, i DUE punti principali del problema.

Il primo punto e’ che non ci si sta scontrando con leggi nuovissime. Il fatto che esista un ordine dei giornalisti ove occorre essere iscritti ad un certo titolo per gestire un giornale, oltre al fatto che questo implichi responsabilita’ e privilegi , non e’ una novita’.
Il fatto che esista un ordinamento FASCISTA in Italia, e non dico “fascista” come giudizio politico ma per indicare un ordinamento nato da Mussolini e poi lasciato intatto, non e’ certo una novita’.
Mussolini , come tutti i dittatori, doveva in qualche modo gestire la stampa, e poter colpire i direttori dei giornali. Per evitare che gli articoli venissero scritti da esuli per lettera, (o che il direttore si giustificasse in questo modo) Mussolini decise che OGNI articolo che apparisse su un giornale era sotto la “potesta’ ” (gli piaceva un sacco sta parola) del direttore della testata. Il quale , pagando in prima persona, si trasformava in un controllore , codardo e spaventato quanto sa esserlo chi teme di pagare per questioni altrui.

Mussolini temeva anche la nascita di giornali locali, ovvero temeva che proliferassero riviste antifasciste, troppo difficili da controllare tutte se il numero non fosse stato tenuto basso. Cosi’ impose un ordine dei giornalisti, al quale bisognava essere iscritti, eccetera eccetera, al solo scopo di poter scrivere su un giornale. E vi faccio presente che all’epoca la definizione di giornale era gia’ molto aleatoria, perche’ esistevano “fogli”, “gazzette”, “pubblicita’”. Al fine di evitare che i messaggi propagandistici si nascondessero dentro pubblicazioni estemporanee specializzate (che so, calcio o caccia, non ho idea di cosa leggessero a quei tempi) allora si invento’ pure il “pubblicista”. Una cosa che non e’ ancora giornalista ma neanche niente, che puo’ fare cose ma non altre.
Quindi, il primo punto da chiarire e’ che Mussolini crea OGNUNA delle leggi che oggi regolano la stampa, compresa quella che vede Sallusti colpevole per una cosa scritta da altri.
Non mi risultano, pero’, campagne stampa per l’abolizione di queste leggi e dell’ordine dei giornalisti. Perche’? Perche’ si tratta di una CASTA , la cui continuazione fa comodo ai giornalisti sressi, che temono la libera nascita di giornali, fuori dal loro controllo, e con essa la loro scomparsa per colpa della concorrenza.
E’ inutile contestare SOLO il puntino che vede il direttore responsabile anche di reati da parte di altri, ed e’ inutile contestare SOLO il puntino che vede il giudice possedere una discrezionalita’ ENORME. Anche questa e’ ovviamente una volonta’ fascista (1), ma il punto non e’ questo.
Il punto e’ che nel 2012 ci sono ancora in vigore leggi FASCISTE, e non sono leggi sui cani randagi o sull’altezza delle porte, che magari erano materia neutrale alla politica, ma sono leggi SULLA STAMPA, tema niente affatto neutrale per la politica. Perche’?
  1. Non si sono MAI abrogate queste leggi perche’ esse -Mussolini era un maestro del qui pro quo- garantiscono ad una casta di giornalisti di essere impenetrabile a qualsiasi concorrenza o libera impresa.
  2. Non si sono MAI volute notare queste leggi perche’ attraverso di esse era possibile per la politica controllare i giornalisti, semplicemente trovando dei giudici accondiscendenti che avrebbero potuto usare “bene” la discrezionalita’ concessa.
  3. Nonostante il fatto che sia PALESEMENTE anticostituzionale (Art 27: la responsabilita’ penale e’ personale) , nessun augusto membro della corte costituzionale si e’ mai accorto dell’incongruenza. Questo perche’ OGNI discrezionalita’ e’ comoda ai giudici, che quindi non si accorgono del problema. O forse erano troppo occupati a guardare nelle mutande di Silvio.
In concreto, quindi, si sta cercando di affrontare il problema per il verso “piccolo”: si, c’e’ un problemino, il problemino e’ dovuto al leggi fasciste, ma vediamo di buttarlo in caciara, tanto perche’ queste leggi fasciste fanno bene ad un sacco di gente. Evaffanculo.

Il secondo punto e’ la legge contro la diffamazione.Si tratta di leggi risalenti a Mussolini o prima, le quali leggi dicono che:
  1. Esiste una qualche caratteristica della persona, detta “onore” o “reputazione”, la quale caratteristica e’ inviolabile.
  2. E’ vietato dare notizie che ledano la reputazione o l’onore della persona, ANCHE QUANDO VERITIERE, dal momento che si tratta di caratteristiche protette A PRIORI .
A che cosa servono queste leggi? Queste leggi servivano ad una classe di nobili intenti in attivita’ “meno nobili”: se si viene a sapere che il tale nobile incula bambini, dubiteremo della sua nobilita’. Se vogliamo dileggiare un capetto fascista, possiamo dire in giro che e’ un pochino auricchio, e zac: difficile fare il saluto romano senza scoppiare a ridere.

Beh, la camicia nera ce l’ha, no?
Ovviamente in nessun paese e’ permesso dire il falso al fine di danneggiare qualcuno, ma, appunto, questo si limita al FALSO, come in Germania.
Se la moglie dell’ Ex Presidente Wulff e’ stata una escort come dicono i giornali, ovvero ne esistono le prove, allora non potra’ chiedere danni. Se invece non esistono prove di questo fatto, allora potra’ chiedere danni, per quanto in Germania la prostituzione sia legale e quindi bisognera’ capire cosa sia “danni”.
In italia, non potete rivelare nulla NEMMENO SE VERO. Significa che se vedete la vostra vicina di casa a prostituirsi sui viali, e lo scrivete su un giornale, avete comunque leso la sua reputazione, non perche’ avete mentito, ma perche’ la sua reputazione adesso non e’ piu’ quella di prima. 
Questo e’ l’approccio specificatamente FASCISTA della legge sulla diffamazione: non puoi dirlo NEANCHE SE E’ VERO. Ma i giornalisti hanno sempre avuto alcune leggi a loro protezione, riguardanti il diritto di cronaca: alcune cose vere le dicevano anche se andavano contro la reputazione delle persone, a patto che i giudici decidessero che il diritto di cronaca prevalesse su quello alla reputazione (altro punto di totale discrezionalita’).
Ovviamente, nel caso di giudice diffamato, la decisione e’ sempre che il diritto di cronaca NON prevale su quello alla reputazione, e qui andiamo proprio al punto.
Di gente la cui reputazione e’ stata devastata dalla stampa, in Italia, e’ piena la storia degli ultimi 50 anni. Basta guardare Giulio “Satana” Andreotti, per il quale si e’ dovuto inventare il reato di appartenere ad un insieme cui non si appartiene per arrivare ad una mezza condanna. Non che Andreotti se ne sia mai preoccupato, ma questo e’ il punto: non se ne sono mai preoccupati nemmeno i giudici.
Sono circa 20 anni che in Italia esiste una “santa alleanza” tra giudici e giornali. Prima il giudice inquisisce, poi iniziano regolarmente delle fughe di notizie che distruggono la reputazione dell’individuo. Esiste anche un’altra variante: la persona viene interrogata, e durante l’interrogatorio gli viene detto “ehi, se non confessi quel che vogliamo noi, diremo che hai file pedofili sul PC e distruggeremo la tua reputazione”.
Questa alleanza tra giornalisti e giudici ha dominato gli ultimi 20 anni della politica italiana. I giornalisti ci guadagnavano articoli, fama e qualche volta -come Travaglio- una intera professionalita’. I giudici ci guadagnavano il potere di distruggere l’imputato prima del processo, di isolarlo, la possibilita’ di usare la distruzione della sua reputazione come forma di tortura durante gli interrogatori.(2)
Questo accordo e’ durato, senza alcuno scandalo sino ad ora. Alle masse italiane piace essere nutrite a furia di colpevoli, linciaggi e sputtanamenti: essendo malvagio e codardo, il pubblico italiano gode solo dell’idea di poter fare un processo sommario a qualcuno, al punto dal dimenticare l’opportunita’ -ed il pericolo- di finire vittime dello stesso processo.
Qualcosa deve essersi rotta in questo qui pro quo, se un direttore di giornale viene colpito usando la legislazione fascista nel modo in cui e’ stata concepita, ovvero in modo fascista. Certo, direte voi, ma questo e’ un caso isolato. Sallusti e’ filoberlusconiano, quindi tutti gli altri giornalisti possono stare tranquilli
Puo’ anche darsi che sia un caso isolato, ma se Sallusti venisse condannato a 14 mesi -ovviamente tutti da scontare, perche’ c’e’ discrezione anche sui benefici- probabilmente gli avvocati di Sallusti porteranno la cosa a Strasburgo. Si tratterebbe di un procedimento cosi’ illegale -cioe’ fascista- nel mondo civilizzato che probabilmente l’ Italia finirebbe sotto i riflettori e rischia di crollare tutta la baracca.
Il vero problema del caso Sallusti e’: come si difendera’? Perche’ l’allegra baracca e’ continuata senza che qualcuno dicesse nulla fin quando nessuno ci rischiava la penna. Ma passare mesi in carcere non e’ qualcosa che piacera’ a Sallusti, che presumibilmente tentera’ di sollevare la costituzionalita’ del caso, riguardo al discorso “responsabilita’ penale personale”. E se non riuscisse, potra’ andare a Strasburgo o al Consiglio d’Europa,cosa che porterebbe sotto gli occhi degli altri paesi la legislazione fascista, e che ovviamente produrrebbe la solita manfrina: “avete tot mesi per rimuovere quella merda, poi arrivano le sanzioni”
Il vero problema della merda che sta colpendo Sallusti non e’ il caso specifico. Il problema e’ il caso generico, ovvero due legislazioni concepite APPOSTA per tappare la bocca a chiunque voglia parlar male di qualcun altro -a scelta dei giudici se si possa o no- , e una concepita apposta per tappare la bocca a qualsiasi giornale -ai giudici decidere quali.
Nella ridicolaggine con cui si grida “Salvate il soldato Sallusti” c’e’ la paura che Sallusti gridi ‘crepi Sansone con tutti i Filinstei”, e decida di portare il RIDICOLO ordinamento italiano in altre sedi, se non anche in sede di corte costituzionale.
Per cui non credo che esista “Il Caso Sallusti”: credo che esista “il Caso Mussolini”, ovvero come la legislazione voluta da Mussolini sia ancora intatta, nonostante si tratti di un tema sensibile per la democrazia, ovvero la liberta’ di stampa.
Certamente nessuno vuole affrontare la realta’: in Italia la liberta’ di stampa e’ sempre troppa quando parlano gli avversari (che raggolgono dossier, mettono in piedi una macchina del fango (3)  , eccetera), mentre e’ sempre troppo poca quando parlano gli amici (che raccontano sempre verita’ scomode, che la gente ha il diritto di sapere, etc).
Alla stampa italiana ed al cittadino italiano piace DAVVERO TROPPO il sistema di ordinamento giornalistico fascista, il che significa che in fondo l’italiano e’ ancora fascista nell’anima -anche e specialmente quando si dice antifascista- , e il vero problema di questa gente e’ che abusando di questa legislazione fascista qualcuno -che ha i mezzi giornalistici e finanziari- non decida di ricorrere a tribunali internazionali per uscire dai problemi.
Caso nel quale, sarebbe la fine per l’ Ordine dei Giornalisti, per la legislazione fascista, e per un pezzettino di potere incondizionato dei giudici. Il problema, riassumendo, e’ che la merda si avvicina pericolosamente al ventilatore.

Adesso la domanda e’: ma Uriel Fanelli vuole che Sallusti sia incarcerato o no? La mia risposta e’:

  • Si, lo voglio. Ha fatto carriera giornalistica per ANNI senza mai lamentarsi della minestra, nonostante gli venisse servita nel piatto da un ordinamento FASCISTA. Che assaggi la minestra che ama tanto.
  • No, non lo voglio. Sarebbe meglio se l’ Italia si liberasse da un blocco di leggi fasciste su un tema -la stampa- che non e’ per nulla politicamente neutro.
  • Ma in fondo, chissenefotte? Si tratta di gente che sta affogando nella propria mangiatoia. Perche’ preoccuparsene? Il conto sarebbe arrivato comunque.
Uriel
(1) Dare discrezionalita’ enorme ai giudici e’ il modo con cui un regime puo’ tenere un codice di procedura penale, pretendere che la legge sia uguale per tutti, ma avere qualcuno piu’ uguale di altri. Quando la legge NON e’ uguale per tutti, qualcuno ” puo’ ” e qualcuno ” non puo’ “. Quando la legge e’ uguale per tutti, tutti quelli che “NON possono” sono puniti allo stesso modo. Quando c’e’ discrezionalita’, la pena oscilla da uno scappellotto all’impiccagione: “chi puo’ ” si prende lo scappellotto, “chi non puo’ ” l’impiccagione. La discrezionalita’ del giudice e’ SEMPRE fascista.
(2) Non c’e’ di che stupirsi. La magistratura odierna e’ ancora quella di Mussolini, nessun giudice fu deposto dopo il 1948, e dovete aspettarvi gli stessi giudici di Via Tasso. Se non sapete cosa significhi “Via Tasso”, spegnete il computer e andate ad iscrivervi ad un club di ultra’ di calcio e non rompete i coglioni qui.
(3) Mettere in prima pagina un accurato dossier contro Favia, invece, non era una macchina del fango, eh’ Beppe Batman?