ISEF e le quattro lesbiche (handicappate)

di Uriel Fanelli

Ogni volta che un dirigente di Lega calcio/coni/qualsiasicosasport se ne esce con la solita cazzata paleolitica, saltano fuori tutti gli articoli sul calcio, su quanto e’ malato lo sport e qualcuno arriva anche a chiedersi da dove vengano questi dirigenti, da che pianeta, ma alla fine nessuno vuole investigare la chiave con la quale il fasciame ha invaso il mondo dello sport italiano: l’ ISEF.

Forse ricorderete quando i fascisti stavano al 5% come Movimento Sociale e andavano a dire che loro essendo piccoli “non avevano lottizzato”. Beh, erano stronzate: avendo il 5%, avevano ovviamente lottizzato POCO, ovvero il 5% della torta, ma avevano lottizzato eccome.

La cosa che avevano lottizzato si chiamava ISEF, Istituto Superiore di Educazione Fisica. Si trattava di un diploma post-secondario, per dire che non era una laurea, che ai tempi abilitava ad andare ad insegnare Educazione Fisica nelle scuole.

In seguito si decise che per insegnare nelle scuole ci voleva la laurea, e divenne un vero e proprio corso di laurea, in “scienze motorie”. Lo so che e’ ridicolo, in quanto la preparazione che ci sia aspetta da un tizio che discetta di performance fisiche spazia dalla dietologia alla biologia , ma a loro bastava dare esami su “palla avvelenata”, “hockey su erba” ed altri simili accademismi per guadagnarsi l’agognato pezzo di carta.

Come si entrava? C’era ovviamente una selezione all’ingresso, e la regola era molto semplice: i camerati entrano, le persone civili no.

Era una scuola “tarata” sul fascista medio del dopoguerra: l’adolescente fascista era poco piu’ di un animale domestico capace di parola, e anche sulla questione “parola” ci sarebbe da discutere.In pratica, quando il giovane Balilla era “poco attratto” al lavoro dove si fatica, era “poco adatto” al lavoro dove si pensa, ma amava giocare al pallone e discettare di calcio, la sua scuola era l’ ISEF. Sbocchi professionali? Insegnare educazione fisica , allenatori e arbitri di qualche sport, piccole societa’ sportive.

Gia’ nelle palestre gestite da privati li vedevate poco, perche’ li’ ci sono orari, si suda , occorre il fisico, eccetera. In genere finivano in quelle palestre private che per avere i fondi del CONI facevano, almeno formalmente, “Lotta Greco-Romana”. Siccome nessuno la praticava, in pratica erano li’ per consentire alla palestra di avere fondi. La palestra era quasi sempre gestita da camerati.

Questo vi fa capire una cosa terrificante: in ogni classe scolastica c’e’ un bigotto della Chiesa, (insegnante di religione) ed un fascista (insegnante di educazione fisica). Se ancora vi stupite di “suicidi di studenti gay”, di “scherzi da caserma che finiscono in tragedia”, significa che siete molto facili allo stupore. O che siete il tipo intellettuale ideale per l’ ISEF: avete presente quando il vostro cane abbaia troppo forbito e gli chiedete di evitare gli intellettualismi? Ecco.

Ovviamente, pero’, non esisteva un automatismo per il quale ISEF sfornasse solo professori di educazione fisica. Del resto, la lottizzazione si doveva sapere ma non si doveva vedere. All’ MSI, partito sfigato del paese, era stato dato da lottizzare l’osso piu’ sfigato del paese. Dopotutto non era neppure una laurea, anche quando andavano ad insegnare insegnavano educazione fisica insomma, era la merdina omaggio al partito-merdina dello scenario politico del dopoguerra.

Quello che i maestri del manuale Cancelli non avevano previsto era che lo sport, nel dopoguerra attivita’ piuttosto amatoriale e poco remunerata, sarbebe diventato un business gigantesco, e che sarebbe stato lottizzato in questo modo dai mongospastici balilla che loro avevano creduto di controllare dandogli un pallone per sfogarsi.

Il risultato di tutto questo e’ che oltre ai fascisti che sono dentro la scuola italiana ci si e’ trovati con persone che avendo l’ ISEF si trovavano dentro le associazioni sportive comunali, dentro le scuole calcio per bambini, dentro le societa’ calcistiche per dilettanti, nei giornali sportivi – che nel primo dopoguerra erano il ghetto del giornalismo : insomma, cosi’ facendo i fascisti hanno colonizzato lo sport.

Nemmeno questo, visto lo stato dello sport italiano del dopoguerra sarebbe stato un problema, se il calcio poi non fosse esploso. I due cronisti di una qualsiasi partita non potevano fare piu’ sloagan politici di tanto, e come se non bastasse quando gioca la nazionale un pochino di nazionalismo ci sta anche, quindi alla fine dei conti, se erano fascisti, suvvia, non era un dramma.

Ovviamente, procedendo in questo modo, hanno colonizzato il CONI, si prendevano bene o male l’assessorato allo sport quando esisteva, eccetera.

Vedere oggi i giornali che si chiedono, cadendo dalle nuvole, come mai nello sport italiano si passi dalle “giocatrici handicappate” alle “quattro lesbiche” senza cercare di chiedersi CHI, e quale partito, nel tempo sia stato l’assegnatario di questa fetta della torta , onestamente mi fa venire da ridere.

  1. Sapete benissimo che ISEF e’ stato un feudo fascista per almeno 60 anni, ovvero sino alla sua chiusura a favore del corso di laurea in “scienze motorie”. Che non ha cambiato orientamento.
  2. Sapete benissimo che cosi’ facendo si e’ causata la colonizzazione di ogni piccola societa’ calcistica, e via via a crescere sino alle grandi societa’ , la colonizzazione del CONI, della FIGC , del mondo arbitrale di ogni sport.
  3. Sapete benissimo che cosi’ facendo anche il mondo del giornalismo sportivo e’ stato colonizzato da loro: sebbene siano dei minus habens, qualcuno di questi “diplomati post-diploma” sa persino scrivere ed e’ in grado di reggere un microfono.

Stabilito di aver VOLUTO consegnare , per 60 anni, il mondo dello sport italiano all’ MSI prima e ad AN (ma solo quelli puri e duri. E l’unica purezza a destra viene dalla stupidita’) , venirsi a stupire oggi del perche’ tutti i dirigenti del mondo sportivo sembrano dei gorilla tenuti in gabbia dentro il vecchio Fronte della Gioventu’ mi sembra ridicolo: sembrano dei gorilla cresciuti in gabbia dentro il vecchio Fronte della Gioventu’ perche’ SONO dei gorilla cresciuti in gabbia dentro il vecchio Fronte della Gioventu’.(1)

Immagino che il problema sia questo: i giornalisti che oggi scrivono articoli colmi di meraviglia sul perche’ “la fabbrica di dirigenti” del mondo sportivo sforni questi elementi non vogliono (o non possono) fare uno sgarro ai potenti colleghi delle sezioni sportive dei propri giornali. C’e’ rischio di olio di ricino , manganello, manganello intinto nell’olio di ricino (cit.)

Il punto pero’ e’ che il danno e’ fatto: questi personaggi NON sono li’ per andarsene, essendo poco avvezzi al lavoro dove si fatica e poco adatti al lavoro dove si pensa. Le scuole italiane ne sono intossicate: se fossi un genitore italiano civile e avessi un figlio che fa le superiori per prima cosa mi procurerei un certificato medico per far evitare al pargolo i contatti col prof di educazione fisica, poi mi darei al VooDOo per vietargli l’ora di religione. Solo dopo aver tolto questa componente , come dire “un pochino retro”, una scuola superiore italiana puo’ apparire civile.

Quindi adesso non occorre “riformare il mondo dello sport”. Occorre semplicemente costruirne uno parallelo. Uno bello. Uno senza gente che esce da ISEF e senza gente con “la laurea in scienze motorie”. Uno senza fondi del CONI. Uno senza fondi della FIGC.

Perche’ ormai il “vecchio” mondo dello sport e’ in preda ad un cancro fascista che si e’ gonfiato abnormemente per via dei soldi (troppi) che girano, e quando il cancro ha preso tutto, non c’e’ niente da salvare.

Ricordate sempre che in alcuni paesi esiste PIU’ DI UNA “lega calcio”, piu’ di una FIGC. Forse un pochino di competizione non gli farebbe male?

(1) Fini ci ha provato a dire che erano ragazzi qualsiasi. Ma chi ha la mia eta’ se li ricorda , quando discettavano di negazionismo e di quei bravi ragazzi delle SS. Era feccia cresciuta ad ignoranza. Fortunatamente non riuscivano ad arrivare alla fine dei libri che il FdG gli spacciava. Prova ne sia che leggevano tutti Sven Hassel, che in realta’ descriveva il mondo nazista in termini assai poco lusinghieri: non credo che andassero oltre le figure.

di Uriel Fanelli

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