In fuga dalle cavallette.

Dopo ogni post amaro su come e’ ridotto un paese che fu bellissimo, e parlo al passato, ovviamente parte un auto-esame. Sono troppo duro? Le cose non stanno cosi? Quale conoscenza ne hai? Cosa ti ha portato a questo? E’ vero che ognuno cambia idea nella vita, ma capire come e perche’ evita di cambiare per finire in qualche burrone. Cosi’ , quel che succede e’ sempre un esame retrospettivo che si sforzi di riassumere in pochi indicatori di sintesi tutto il percorso che ci porta sino ad un certo punto. Non ci vuole molto. Si prende un modello e si riempiono le caselle.

Adesso il modello e’: ti sei mosso. Per andare dove, per allontanarti da cosa. E’ chiaro che ogni movimento (fatte le dovute assunzioni riguardo alle caratteristiche dello spazio) ti porta lontano da qualcosa piu’ di prima, e vicino a qualcosa d’altro piu’ di prima. Cosi’, non e’ del tutto insensato , per descrivere uno spostamento, descriverlo come due vettori, uno “da cosa mi allontano” e uno “a cosa mi avvicino”.

Insomma, cosa cerchi e da cosa fuggi.

Se esamino i miei movimenti, nel passaggio dalla provincia ferrarese alla bologna del 1989, stavo fuggendo da una precisa cosa, e stavo andando verso una precisa cosa.

Da cosa fuggivo? Fuggivo dal Grande Dio Tutti. Lo sanno tutti. Lo dicono tutti. Lo pensano tutti. Da cui si deduce che la tua misera opinione non conti nulla. 

Ora, chi e’ questo “tutti”? Si direbbe che sia una specie di sondaggio su scala universale, ma in realta’ chi pronuncia queste parole , se fosse ricondotto ai fatti, dovrebbe tradurre tutti con “le dieci o dodici persone con cui parlo”. In genere si trattava di provincialotti che si mettevano il vestito bello per andare a Ferrara, ovvero di personaggi per i quali un viaggio di 35 Km era una specie di avventura nel prestigioso Jet Set di una cittadina di ~80.000 abitanti , da affrontare con ansia.

Menti strette come buchini di culo che davvero pensavano che l’opinione dei loro dodici conoscenti fosse rappresentativa dell’intero genere umano. Ed in effetti, esaminando la loro vita, quello era TUTTO il genere umano con cui avevano a che fare.

Quindi e’ chiaro: sono fuggito dalla provincia ferrarese per via del Grande Dio Tutti. Perche’ se ti do’ del terrone ma dico “quello che pensano tutti” e’ ok. Perche’ se dico una cazzata ma e’ “quello che pensano tutti” allora e’ ok. Perche’ se faccio una cazzata ma e’ quel che fanno tutti, e’ ok. Peggio, posso addirittura usare il Grande Dio Tutti al condizionale, e dirti che hai agito male perche’ non e’ quello che farEBBERO tutti. Basta una IPOTESI su tutti, per contraddire qualsiasi ragionamento logico, persino i fatti. Paghi una mazzetta per far entrare tua figlia in comune? E’ quello che “farebbero TUTTI”. Ora, non solo non e’ certo che lo farebbero tutti, ma e’ ovvio che non si possano prevedere neanche i propri conoscenti, che siamo sempre in tempo a conoscere. Ma “TUTTI” ha un tale potere evocativo che anche evocandolo al condizionale costituisce una tale certezza da soffocare la logica.

La provincia genera uno SPAVENTOSO errore di prospettiva: MINORE e’ la scala di osservazione del fenomeno, MAGGIORE e’ la scala di applicazione del modello dedotto. Piu’ piccola e’ la societa’ osservata, maggiore e’ la quantita’ di mondo che si pretende di conoscere. Le persone che si sono mosse MENO da paesello sono quelle che pretendono di conoscere meglio il mondo intero, quelle che parlano con MENO persone sono quelle che dicono di conoscere maggiormente l’umanita’ intera.

In realta’, quindi, sono andato dalla miserabile provincia ferrarese a Bologna ( a quei tempi l’universita’ creava una certa cultura) per fuggire dal Grande Dio Tutti, e per cercare persone che avessero piu’ di una dozzina di persone e piu’ di una decina di KM di spazio da raccontare. Fuggivo dal Grande DIo Tutti che non ha mai storie da raccontare, e andavo verso un dio minore , “IO” , che non diventasse una merda del genere. Che avesse storie da raccontare. Vissute di persona.

A Bologna ho studiato, e mi sono messo a lavorare. Inizialmente tra Bologna e Milano, poi solo Bologna. Era bello. Ma a Bologna sono arrivate le cavallette. Quando arrivai a Bologna, nel 1989, non c’era nulla in meno di quanto io abbia qui in Germania. Era un posto , insieme all’emilia, estremamente organizzato. Si stava davvero bene, e devo dire che ci ho vissuto bene per molto. Ma poi sono arrivate le cavallette.

Chi sono le cavallette? Sono i provinciali, che sono andati all’assalto delle citta’. Ma non per godersele: per renderle identiche alla provincia.  Tramite le loro aziende hanno assalito piano piano le piu’ grandi commesse cittadine, e tramite i loro partiti hanno assalito la politica, piazzando la loro gente ovunque. Maestri, professori e presidi sono diventati cavallette.  Dipendenti andavano in pensione o venivano trasferiti e sostituiti con cavallette. Il Grande Dio Tutti voleva TUTTO.

In una decina di anni, Bologna si e’ trasformata. Da una citta’ colta con ambizioni metropolitane ad un porcile maleodorante ed ignorante , disfunzionale e burocratico, corrotto e criminoso. Il Dio Tutti si e’ impossessato della citta’ attraverso le sue cavallette. Gente di provincia. Provincia del sud, provincia del nord, che fossero i leghisti o i seguadi di D’Alema, la canzone del provinciale e’ sempre questa: “Lo dicono tutti, lo pensano tutti, lo fanno tutti”. Tutti i dieci che conosco, si intende.

Una citta’ con ambizioni cosmopolite e’ diventata una merdosa , ignorante borgata di provincia ove il massimo dell’esperienza di vita e’ una vacanza a Formentera con addosso la t-shirt giusta. 

Ricordo bene la trasformazione. Quando le officine diventarono piccole e medie imprese, gli artigiani diventarono imprenditori, la nostra cultura divento’ ignoranza e la loro ignoranza divenne cultura. La moda spacciata per modernita’. Perche’ la moda e’ quel che fanno tutti, dicono tutti, pensano tutti, mentre la modernita’ e’ per chi eccelle. Quindi, il Grande Dio Tutti ama la moda e odia la modernita’. E spinge i suoi adepti a vendere l’ultima moda spacciandola per modernita’.

Cosi’ decisi di darmi alla consulenza. Avrei girato tutto il paese. In effetti, per qualche anno girai tutta Italia. Parlare con 500 persone, conoscere storie di aziende che fanno le cose piu’ sconosciute, dalle macchine che piegano le calze da donna per metterle dentro le confezioni a chi faceva genomica informatica. Ma col tempo, mi resi conto che le cavallette stavano arrivando anche li’.

Da che cosa fuggivo? Ancora dal Dio Tutti, e dalle sue cavallette che andavano ovunque. Cosa cercavo? In realta’, di salvare me stesso.

Andai a montare un cluster in una facolta’ di INGEGNERIA. Li avevo avvisati che mi serviva un quadro elettrico con almeno 22 KW di potenza, e di un condizionatore altrettanto potente che raffreddasse la stanza, visto che non mi potevano garantire un vero data center. Trovai una sola presa , neanche trifase. Chiesi che fine avesse fatto il mio quadro elettrico, e il “tecnico elettrico” mi disse che a lui sembrava un quadro. La grossa presa avvitata a muro era, effettivamente, quadrata. Le cavallette avevano iniziato ad infiltrarsi, e avevano piazzato li’ uno dei loro tecnici.

Stessa cosa nelle aziende. Le cavallette provinciali prendevano lauree in materie umanistiche, e diventavano HR. Forti della loro psicologia, sceglievano altre cavallette da piazzare ovunque. Gente che era brava solo a vestirsi in cravatta e parlare come un pizzaiolo di soho stava salendo, sempre di piu’. Capii che il fenomeno era ineluttabile, quando mi resi conto che sempre piu’ spesso parlavo con gente che non avrebbe dovuto occupare quei posti.

Cosi’, ancora una volta, decisi di salvare me stesso.

Da cosa fuggivo? Ancora dal Dio Tutti che stava mettendo le sue mediocri cavallette ovunque. Presi un lavoro presso una societa’ di consulenza che voleva gente da mandare all’estero. Cosi’ mi misi a girare, Irlanda e Germania e  di qui e di la’. Bellissimo. Gente diversa con cui parlare, storie da raccontare. Storie vere. Non il mondo visto dal paesello, di quelli che al massimo sono stati all’ Oktoberfest e mi raccontano com’e’ e come non e’ la Germania, e se anche gli dico che ci vivo , mi rispondono poi “mah, io so quello che dicono tutti”. Il Grande Dio Tutti. Il dio che non sa nulla ma sa sempre piu’ di te.

Piano piano, mi resi conto che IO mi stavo allontanando sempre piu’ dalle cavallette e dal loro Grande Dio Tutti. Ma il Grande Dio Tutti si stava organizzando per arrivare ovunque, complici quegli amplificatori di ignoranza che sono i social network era sbarcato su internet, e tramite l’immigrazione avrebbe sparso le sue cavallette mediocri ovunque.

Ma c’era un paese speciale. Un paese che aveva costruito un trucco incredibilmente logico per fermare le cavallette. I numeri erano e sono incredibili. Da quando il modello Hartz e’ andato in vigore, i redditi legati ai lavori meno specializzati erano crollati, compressi dalla mancanza di manodopera a basso costo. Milioni di persone che erano immigrate qui se ne sono andate, ad un ritmo dal 500.000 ai 700.000 l’anno dell’anno scorso.

Al contrario, il modello Hartz sposta la ricchezza e lo know how verso i lavori piu’ specializzati e le imprese piu’ grandi. Stavano usando le loro cavallette , dopo averle ridotte ad uno sciame macilento, contro le cavallette venute da fuori. Ero qui , ma non avevo ancora deciso di restare, quando la Merkel disse che “non un solo euro del contribuente tedesco andra’ a finanziare paesi corrotti e mal governati”. Ero qui, ma non avevo ancora deciso di restare, quando la Merkel disse che “il modello multiculturale ha fallito”, e i programmi Dolfin delle scuole cambiarono per diventare “germanizzanti”.

Capii in quel momento che le cavallette qui non potevano piu’ entrare, perche’ avevano avuto l’idea di usare le cavallette che avevano in casa CONTRO le cavallette che venivano da fuori. E’ bastato dare un contributo statale ai piu’ poveri e permettere loro di fare Minijob per spazzare via TUTTI quei lavori che erano l’entrypoint degli immigrati senza specializzazione. Potete anche prendere 800 euro al mese, tanto ci sara’ sempre un disoccupato tedesco che incassa un contributo e vi fa un minijob per 400, che sommato al contributo statale gli basta a vivere. Ma lo straniero che viene da fuori NON ha il contributo statale, e non ce la fa con 400 euro.

Semplice. Brutale. Inoppugnabile dai fanatici dei diritti umani. Hanno usato gli aiuti ai  loro poveri per tener fuori i poveri altrui. Micidiale.

Visti gli effetti numerici, ovvero lo spostamento dell’immigrazione verso l’ingresso di personale qualificato e la fuga di personale poco qualificato, difficilmente non lo hanno fatto apposta. Su due milioni di nuovi tedeschi , quasi tutti laureati o specializzati, sono fuggiti 700.000 personaggi poco qualificati. Eccezionalmente efficace. Selettivo. E con numeri del genere, non credo che il governo non sappia cosa succede. Lo sanno, e se non lo cambiano, era proprio quel che volevano fare. (1)

Qui ho capito che ero nel posto giusto. Un paese che ha deciso di tenere la propria cultura, le proprie leggi e il proprio modo di agire, e che contemporaneamente ha concepito uno strumento incredibilmente efficace per tener fuori le cavallette.

Adesso stanno discutendo in parlamento di abolire la tassa di solidarieta’ per la ex DDR, il che significa che stanno per avere un muro di poveri tedeschi ancora piu’ alto da opporre agli immigrati senza specializzazione. 

Essi prosciugheranno a furia di minijob ogni lavoro a bassa specializzazione, e siccome partono dal vantaggio di avere un sussidio che i nuovi arrivati non hanno, i nuovi arrivati non possono competere sul prezzo. La differenza di vedute tra SPD e FDP e’ che la SPD intende usarla per ridurre il debito.

Qui ho capito una cosa: “la mano invisibile del mercato”, quella che lo tira fuori dai guai, si chiama STATO.

Uno stato ben gestito puo’ trovare soluzioni efficienti a problemi che altrove sembrano insormontabili, come l’immigrazione di stranieri a basso livello di istruzione (e quindi di civilta’).

Ma allora, guardandomi indietro,  vedo tutta una vita in movimento, al solo scopo di fare due cose:

  1. Fuggire dal Dio Tutti e dalle sue cavallette.
  2. Salvare me stesso dal diventare come loro.
In entrambi i casi ce l’ho fatta.

Vedo le reazioni rabbiose delle cavallette.

Oh, si, incazzatevi. Oh, si. Il vostro Grande Dio Tutti, che adesso viene adorato sui social network e mostra il suo orribile volto , e’ sotto gli occhi di tutti. Il vostro Grande Dio Tutti non vi sta salvando dalle conseguenze dello stile di vita da cavallette.

Ormai, dalla provincia le cavallette hanno assimilato e conquistato l’ Italia in ogni angolo. Lo stile di vita di ogni singolo italiano e’ ormai quello della cavalletta, che rifiuta di ragionare in termini di vantaggio sistemico, che non si chiede come sopravvivere esaurendo le risorse, o che cosa fara’ quando saranno esaurite. Governi che devastano le imprese con tasse enormi. Imprese che devastano il governo evadendo il fisco. Amministrazioni sociali che devastano il welfare a furia di sprechi e privilegi. E nessuno che si chieda cosa fara’ quando le risorse finiranno.

La cavalletta e’ codarda perche’ pensa solo a mangiare domani, e fara’ qualsiasi cosa per mangiare domani. La cavalletta non ha onore, ha solo fame. In ogni singolo atto del governo, in ogni singola scelta della vita quotidiana, tutto consiste nel mangiare piu’ possibile senza far nulla per rinnovare le risorse mangiate.

Mi rendo conto che la societa’ italiana affonda sotto il peso delle cavallette. Ormai sono ovunque. Ormai hanno vinto loro. L’ Italia e’ il paese del Grande Dio Tutti, dove per zittire chiunque voglia un comportamento migliore da qualcuno, basta dire che “e’ quello che farebbero TUTTI”. Non serve dimostrarlo. Non serve conoscere piu’ di 12 persone per poter citare “Tutti”.

Ma funziona lo stesso.

Mi rendo conto che la cosa da cui fuggivo, l’epidemia da cui sono scappato, ha ucciso l’ospite.

E cazzo, quanto fa male. Non mi spiace per voi, che in molti casi siete cavallette. Mi spiace per quel paese. 

In fondo, l’ho amato. 

Perche’ un tempo, e lo ricordo, quel posto poteva farcela.

Se solo avesse combattuto contro il peggio, e  non contro il meglio.

Magari un giorno capiro’ cosa diavolo ci sia di bello, a vivere come cavallette.

Spero, un secondo dopo la morte.

Uriel

(1) Una lezione ai leghisti che suggerivano di sparare agli immigrati. Bastava sussidiare i poveri italiani – e solo quelli – con un reddito minimo e poi permettere loro dei mini-lavori a 3-400 euro al mese, esentasse come il minijob per entrambe le parti. A quel punto la massa di minijob avrebbe saturato i lavori a bassa specializzazione, e i nuovi arrivati non avrebbero trovato posto, visto che senza sussidio non potevano vivere, nemmeno loro, con 3-400 euro al mese. Semplice ed efficace.