Propagande

Stiamo assistendo ad alcuni parossismi da parte della stampa. Ci troviamo di fronte ad una robusta assenza di informazione riguardo a questa crisi economica, ad una spaventosa assenza di voci accademiche a riguardo (storici, economisti e altri studiosi hanno un capionario impressionante di crisi da studiare, a disposizione. perche’ non parlano?), e contemporaneamente ad una informazione che esalta i lati piu’ psicologici e riduce quelli piu’ tecnici. Insomma, indubbiamente la crisi ci viene raccontata in maniera emozionante (suppongo che i cronisti sportivi saranno soddisfatti) ma quasi per nulla veritiera. Ha ragione Berlusconi o ha ragione Epifani? Sara’ una rapida apocalisse o una lunga stagnazione?

Prima di tutto, occorre uscire da due vortici propagandistici pericolosissimi. Il primo e’ quello di dare una visione politica della crisi , il secondo e’ sottoporta al solito self-hate, occidentale prima e italiano dopo.

Dare un significato politico a questa crisi e’ assurdo. Innanzitutto, fatti alla mano, se l’Italia avesse votato Weltroni oggi si troverebbe nel mezzo della crisi senza governo. Ha poco da dire chi attacca Berlusconi: e’ indubbiamente un politico inesistente, ma almeno e’ un ottimo capo. Ne’, onestamente, si potrebbe pensare che un’ alleanza tra PD e IDV ci avrebbe dato un ottimo governo, visto che non sono riusciti a stare insieme neppure all’opposizione. Faccio presente che nella “prima repubblica” accadeva spesso che persino l’ MSI e il PCI riuscissero a presentare una mozione d’opposizione comune. Ebbene, non ci riescono IDV e PD, e come se non bastasse non riesce nemmeno il PD da solo. Con una simile alleanza al governo sarebbe stato meglio? Ne dubito. Ha poco da dire Franceschini: essendo un capo provvisorio, i suoi attacchi non possono avere alcun obiettivo. Che strategia puo’ avere uno che sara’ in carica qualche mese ancora?  Davvero sarebbe stato meglio con l’opposizione al governo?

Ma anche la domanda opposta e’ inutile: Berlusconi e’ meglio dell’opposizione? Anche questo e’ falso: la crisi ha dimensioni tali che combatterla e’ impossibile. Chi e’ dentro e’ dentro e chi e’ fuori e’ fuori, ogni paese ne prendera’ la dose che merita sulla base delle strutture che ha. C’e’ modo di reagire? No, nessuno. La botta e’ stata cosi’ violenta (in totale, quasi il 7% del PIL mondiale) che tutte le nazioni, USA compresi, sono barchette in balia della furia. Ad essere intellettualmente onesti, cio’ che tiene in piedi le barchette o le fara’ affondare e’ il design della barca: niente che si possa modificare nel mezzo di una tempesta.

In definitiva, contano le condizioni in cui siamo arrivati alla crisi. E’ come se avessimo calcolato un bilancio in quel preciso istante; e in base a quello pagheremo tanto o poco.

I giornali politici che accusano il governo di non fare abbastanza, cosi’ come quelli che accusano l’opposizione, o che pensano che i singoli governi possano risolvere la crisi, fanno pura propaganda. Possono organizzare qualche brodino temporaneo, ma c’e’ poco da illudersi.

Cosi’ come e’ inutile spargere euforia o pessimismo. Il “picco” delle borse di questi giorni e’ l’occhio del ciclone. Innanzitutto perche’ un picco temporaneo del 5% non puo’ venire definito “rimbalzo”, ma specialmente perche’ pagare dei dividendi su un valore azionario ridicolo e’ semplicemente un modo per trattenere a se’ gli ultimi azionisti, almeno sino a fine quarter, per paura di una fuga.

Cosi’ come annunciare utile usando ancora il vecchio modo di tracciare i bilanci, e senza chiarire quanti titoli tossici si possiedano ancora, e’ un brodino. Serve a far si’ che qualcuno tenga le azioni in tasca per avere il dividendo. E poi? Si spera che il governo voglia ridurre le perdite trasformando le azioni ed entrando nel capitale, grazie a questo dividendo. E poi?

I giornali mettono nella stessa notizia il fatto che Bernanke, al di fuori da sedi istituzionali decisive, abbia menzionato nuove regole. Bene. Chiudiamo pure le porte della stalla: ma i buoi sono gia’ scappati. I giornali, furbi, hanno messo il rimbalzo insieme alla notizia di Bernanke (senza neanche controllare gli orari, BTW) e l’impressione e’ stata che grazie alle parole di Bernanke le borse siano schizzate in alto. Uhm, fantastico. Ma hanno iniziato a farlo PRIMA che Bernanke abbia aperto bocca. Curiose preveggenze.

D’altro canto, anche il pessimismo apocalittico e’ una fesseria. Sebbene gli USA stiano per sperimentare la crisi piu’ dura della propria storia, e probabilmente torneranno ad essere “solo” la potenza regionale del nordamerica, un disastro che nasce dall’immobiliare e’ un disastro “lento”.

I due fattori in gioco nella crisi dei mutui, cioe’ la solvibilita’ del debitore (cioe’ il mercato del lavoro) e il valore delle case (cioe’ il mercato immobiliare) sono fattori che possono sovrapporsi dando l’impressione di eventi che precipitano, ma gli eventi sono precipitati in borsa, ove tutto corre veloce. Questi due mercati, anche ammettendo di metterci le mani, sono mercati che normalmente mutano in maniera estremamente lenta.

Il mercato immobiliare domestico ha come primo fattore di crescita il fattore demografico. Il che significa che si risollevera’ piu’ velocemente negli USA che in Europa, ma non possiamo aspettarci (a meno di ulteriori speculazioni, il cielo ci scampi) che riacquisti piu’ del 5% annuo.(mi riferisco al mercato domestico).

Cosi’ come il mercato del lavoro e’ un mercato piu’ dinamico negli USA che in UE: il che significa che , se consideriamo una carriera di 25 anni, e una generazione ogni 25 anni, il mercato USA potrebbe anche recuperare un 10% di disoccupati in 10 anni.

Tuttavia, pesano enormemente i pesi diversi del problema. In USA, soltanto in borsa si sono persi 14 triliardi di dollari, cioe’ il 102% del PIL. A questi si aggiunga la svalutazione del 50% dei titoli 401, che significa altri 1250 miliardi di dollari. Si tratta di un danno immenso, che anche recuperato al 5% annuo (quindi con un PIL in bella crescita) richiedera’ almeno 15 anni per venire recuperato.

Anche in Europa, ci sono paesi e paesi. La Svizzera ha perso ancora di piu’ (in proporzione al PIL) degli USA, segue il regno unito che ci ha rimesso quasi un 25%: il motivo per il quale in Italia possiamo essere ottimisti e’ che se tornassimo al 2-3% di crescita potremmo recuperare il danno in 5-6 anni, contro i 10 che serviranno a riparare il danno inglese e ai 20 che serviranno agli svizzeri. (sempre considerando crescite attorno al 3%).

Certo sarebbe bello se arrivassero gli storici dell’economia a raccontarcelo. Sarebbe bello se qualcuno con una vastissima bibliografia di crisi si affacciasse in TV e dicesse: a quanto sappiamo osservando il passato, numeri alla mano, dovremmo aspettarci questo e quello.

Invece, c’e’ una gara al pessimismo da un lato e all’ottimismo dall’altro.All’opposizione, si tenta lasolita musica che ha fallito per 50 anni: piove, governo ladro. Cosi’ si attribuisce ogni problema al governo, per un disastro nato oltreoceano , di dimensioni tali da non poterci fare nulla. Dall’altro si vuole fare ottimismo in ogni caso: falso, perche’ci metteremo 5-6 anni a recuperare il danno economico, e anche se gli effetti della ristrutturazione saranno (a livello di ricambio e trasformazione sociale) quelli che ci auguriamo da anni, ci vorra’ comunque lavoro e molta, molta, molta umilta’.

Ma questo non cambia il dato di fondo: gli esperti non parlano o non accedono ai media, e anche su Internet, dove potrebbero parlare liberamente, solo pochissimi di loro (e spesso i piu’ politicizzati o i piu’ desiderosi di essere chiamati “guru”) aprono bocca. Dove sono gli storici dell’economia? Dove sono tutti quegli scienziati che hanno preso premi Nobel ?

Niente. Pochi volenterosi blog si sforzano di capire (usando spesso molta logica per compensare poco skill tecnico) :la cosa certa e’ che

i celebrati eroi della crescita degli scorsi anni, i “masters of the universe” che prima erano sulle prime pagine di ogni giornale finanziario, coloro che prima non passavano giorno senza rilasciare una o due interviste profetiche,  oggi tacciono. Tutti.

Dove sono gli oracoli che sino a ieri sapevano tutto? Non si sono nemmeno presentati a Davos. I pochi che si sono presentati altrove parlano come se non fosse successo nulla, disegnano un futuro uguale al passato quando e’ evidente che siamo ad una svolta, parlano di “ripresa”, di “rimbalzo” , di “recupero”, come se il mondo potesse tornare a vendere rischio come se fosse valore dopo questa lezione.

E questa assenza, questo silenzio, lo paga il cittadino che si vede informato da giornali che si comportano come le testate sportive, che mirano ad esaltare il lettore, a raccontargli quello che vuole leggere e quello che altri vogliono che legga.

Ovvero, favole propagandistiche.

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