Mubarak

Sono stato citato su un post di Yossarian, e quindi volevo rispondergli. L’analisi che Yoss fa del fatto che Mubarak non lasciera’ il potere, arriva al risultato corretto, ma non tiene conto della motivazione principale per la quale Mubarak vuole prolungare la sua permanenza al potere, e cioe’ il suo tentativo di ripristinare le condizioni iniziali per avere l’appoggio degli USA.
Il motivo per il quale gli USA hanno finanziato l’esercito egiziano e sostenuto Mubarak era che , essenzialmente, serviva un potente alleato arabo nella zona, che pero’ fosse capace (oltre che di potere militare) anche di una certa laicita’.
Certo, anche i sauditi erano alleati, ma l’ Arabia Saudita ha il potere militare di mia suocera senza la sua capacita’ nel fare i ciccioli, per cui dopo gli accordi di Camp David si opto’ per il potenziamento dell’ Egitto.
(Si’, lo so, i sauditi sono armatissimi. Ma essenzialmente il riarmo e’ iniziato nel 1995, e anche cosi’ hanno delle forze armate molto ben finanziate, le quali essenzialmente non hanno dietro alle spalle un apparato militare o una capacita’ industriale tale da resistere ad una guerra. Se la guerra dura due settimane, sono temibili. Altrimenti, ciccia.)La leadership egiziana ovviamente si sarebbe potuta rinnovare (non e’ che gli alleati debbano essere per forza cristallizzati) ma c’era la paura dei movimenti islamici.

In Egitto esistono grandi quantita’ di persone poco scolarizzate, che sono particolarmente sensibili alla propaganda religiosa, anche se finora sia l’universita’ teologica del Cairo che gli imam egiziani nel loro complesso sono stati piuttosto “morbidi”. Cosi’, i Fratelli Musulmani sono un movimento relativamente forte, ma non maggioritario.
In questo spauracchio giocava la sua parte anche una certa ignoranza riguardante i rapporti tra le varie correnti dell’ Islam; si temeva (e si scrive ancora sui giornali)  che i Fratelli Musulmani siano manipolati dal’ IRAN sciita. Tradotto nel mondo cristiano,  e’ come se qualcuno avesse pensato che il Sein Fenn fosse al servizio dei Valdesi.
Forte di questo spauracchio, il Mubarak della situazione ha avuto agio nel convincere gli occidentali di essere il “meno peggio”(1) , perche’ senza di lui “sicuramente” gli islamisti avrebbero preso il potere. Questo ha convinto gli americani che fosse bene, se non meglio, tenere al potere Mubarak ad ogni costo.

Ed e’ a questo stato che Mubarak vuole tornare.

Il guaio di Mubarak e’ che sotto i suoi piedi e’ nato un movimento popolare che rischia di far apparire Mubarak come “il meno peggio”, e comunque rischia di far sognare, o anche solo sperare, un egitto che vada avanti sulla strada delle riforme.
Cosi’, l’obiettivo di Mubarak e’ di far apparire la rivolta come una rivolta di islamisti. E non e’ difficile, perche’ gli islamisti FANNO parte della rivolta, anche se sono arrivati in ritardo e non la guidano. Cosi’, essenzialmente Mubarak deve fare qualcosa per far si’ che , di fatto, rimangano solo gli islamisti.
C’e’ un modo molto semplice per ottenere questo risultato: prolungare l’agonia. Se ci pensate, un partito come i Fratelli Musulmani che da decenni resiste alle pressioni del governo ha agio nel continuare a protestare per molte settimane. Ha organizzazione, militanti, fondi, mezzi di propaganda.

Ma quanto puo’ resistere la componente “estemporanea”, o se preferite popolare?

Mubarak ha colpito subito l’area colta togliendo agli studenti ed alle persone piu’ scolarizzate l’uso di Internet e dei cellulari.(2) Non ha colpito la telefonia interna, il che significa che ha lasciato a chi usa metodi “tradizionali” la possibilita’ di usare i telefoni per organizzarsi. In pratica, tutte le azioni di Mubarak sono efficaci contro la componente estemporanea della rivolta, ma non contro i piu’ agguerriti Fratelli.
Se questa guerra di attrito si prolunga molto, il risultato sara’ che gli studenti verranno spaventati dalla violenza e che i cittadini comuni dovranno ritornare alle proprie attivita’. Di conseguenza, rimarranno in piazza solo i Fratelli Musulmani.
Il risultato e’ che Mubarak avra’ agio nel dire all’occidente: ehi, io sono ancora indispensabile! Ehi, senza di me arriva il buio!
Quello che fara’ allora, dopo aver spaventato l’occidente, e’ di proporre un successore tra i suoi fedelissimi, il quale consenta a far cambiare tutto perche’ nulla cambi. In definitiva, quindi, Mubarak sta allungando i tempi della battaglia per farla radicalizzare, ovvero perche’ rimangano in piazza solo gli islamisti e gli sia possibile rappresentarne il pericolo.
Puo’ andargli bene? Sicuramente: se gli islamisti non riconoscono la trappola, presto saranno i soli in piazza, e a quel punto bastera’ provocarli per ottenere qualche disastro (essenzialmente, basta che si consenta loro di saccheggiare qualche monumento noto a tutto il mondo, creando l’effetto “talebani che distruggono le statue di buddha”) , e Mubarak avra’ agio nello stritolarli, con l’occidente che plaude per lo scampato pericolo e chiude il solito occhio di fronte a torture , arresti sommari e tutto quanto l’armamentario del mukhabarat egizio.
Puo’ andargli male? Si, in due modi. Il primo e’ che i fratelli musulmani fiutino la trappola e decidano di annunciare che escono dalla rivolta per “senso di responsabilita’”, o qualsiasi altra scusa. In tal caso, Mubarak non ha piu’ lo spauracchio, ma la rivolta rischia di affievolirsi: nessuno pero’vieta ai fratelli musulmani di annunciare che sono usciti dalle manifestazioni ma poi partecipare lo stesso alle stesse.
Il secondo possibile fallimento, piu’ improbabile, e’ che qualcuno in occidente dica “non ci fa paura se l’ egitto diventa islamico, tanto lo e’ gia’”. Questa e’ una soluzione improbabile non tanto perche’ sia veritiero o meno o sia improbabile che l’Egitto cambi stile di vita, e’ una soluzione improbabile per via del senso di panico che prende molte classi politiche al solo nominare l’islam.
Questo e’ il punto: Mubarak vuole giocare con le paure occidentali. Di fatto ha capito che solo a nominare “un governo islamico” l’occidente e’ disposto a sganciare aiuti per i suoi militari e per la sua economia, e quindi si sta sforzando di replicare la situazione nella quale il pericolo islamico minaccia di prendere il potere in egitto.
Cosi’, e’ vero che non si dimettera’ a breve: ma non e’ vero che non intenda lasciare. Intende lasciare un paese che appaia sull’orlo della rivoluzione islamica, in modo che chiunque prenda il suo posto sia essenzialmente un continuatore dell’equilibrio esistente.
Semplicemente pianifica di restare al potere (potrebbe anche fallire) quel tot di settimane che servono a dipingere come islamisti tutti i manifestanti; fatto questo non fara’ altro che provocarli per ottenere un incidente (basta arrestare un imam) e da quel momento la strada per il suo successore e’ (o cosi’ pensa lui) in discesa.
LA storia e’un cavallo difficile da domare, quindi non e’ ancora detto ne’ che Mubarak riesca o che Mubarak fallisca. Il vero guaio, pero’, e’ che l’occidente si trova ad essere ancora piu’ tradizionalista degli islamici, nel senso che continua a vedere nell’islam il motore della storia di qualsiasi paese islamico, al punto che riusciamo a comprendere un paese islamico con un governo non religioso come se fosse una situazione completamente artificiale. Questo genera una diffidenza nei confronti di qualsiasi movimento non islamico, che verra’ sempre scartato in nome della “stabilita’”.
Rimane da chiedersi, pero’, che cosa sarebbe successo se la rivoluzione americana fosse stata stroncata e gli USA fossero rimasti una colonia, diciamo “in nome della stabilita’”.
Il fatto che Mubarak intenda sfruttare le paure che l’occidente ha di trovarsi un governo islamista in Egitto e’ un sintomo di come per un qualche motivo il mondo nordatlantico sia inadeguato a trattare le vicende del mediterraneo, e sia necessaria una guida meno timorosa; limitarsi a disprezzare qualsiasi leader non si proponga di “occidentalizzare” e’ semplicemente assurdo. Un tempo gli ambasciatori dicevano “cattivi i meno, io ci devo parlare”, mentre oggi la situazione sta diventando “cattivi o meno ci devo parlare, ma non se sono islamici”.
Questo e’il difetto occidentale nel quale Mubarak punta quando spera di radicalizzare lo scontro aumentandone la durata. Finche’ ci punta Mubarak, non siamo nemmeno troppo sfortunati. Ma le crepe non sono mai un bene.
Sarebbe ora che i nostri giornalisti, i nostri accademici o i nostri “intellettuali” alzassero gli occhi dai libri ed iniziassero a chiedersi come stiano le cose fuori dalla carta. Ce ne sarebbero piene le palle di gente che non riesce a leggere il mondo moderno perche’ continua a parlare di Khomeini nel 2011.
A che cazzo serve saper leggere libri, se poi non sapete leggere il mondo?UPDATE: gli islamisti hanno appena annunciato che non ri candideranno alle elezioni. A quanto pare, hanno fiutato la trappola. Ma se hanno un simile senso di responsabilita’ e di pianificazione a lungo termine, perche’ non dovrebbero governare? Questa e’ la domanda, adesso.

Uriel
(1) Il “meno peggio” e’ la peggiore malattia politica dell’occidente, perche’ permette di acquisire credito semplicemente denigrando l’avversario e proponendolo come il male assoluto.