Spesso ritornano.

Ogni volta che esce una saga come questa mi si chiede di spiegare cosa stia succedendo “da dentro”. In realta’ non e’ niente di nuovo, ed e’ un fenomeno mondiale detto “mobile slowdown”. Spiegarlo non e’ difficile (dubito che le “associazioni dei consumatori” possano capire, si tratta di una posizione di rendita che si conquista dicendo che tutti hanno diritto a tutto gratis) basta confrontare due modelli di crescita.
Prendiamo la coppia cella+cellulare. Supponiamo che un ente “A” debba gestisca le celle e un ente B gestisca i cellulari. Adesso, facciamo un esempio: ci sono 60 milioni di cellulari e circa 25.000 celle. Finche’ tutti usano il cellulare solo per telefonare, dimensionare una rete e’ abbastanza “semplice”.
Dico “semplice” perche’ alla fine dei conti si tratta del rischio che qualcuno telefoni , rischio la cui distribuzione giornaliera conosciamo bene, e quindi sappiamo con esattezza in che modo varia durante il giorno. Su un  gateway medio con 16 associazioni SCTP di tipo SIGTRAN, per dire, piu’ o meno il traffico varia cosi’:
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Due giorni di esempio su un gateway SIGTRAN (SS7 su SCTP) per telefonia mobile, pre-boom del mobile internet. Ovviamente ho tolto i dati sensibili.
Come vedete, il carico oscilla enormemente con l’ora del giorno, e i picchi sono attorno alle ore lavorative. Gran parte del traffico, come si puo’ notare dalle selle durante l’ora di pranzo, avviene per motivi di lavoro o in orario lavorativo. Che cosa mi dice, pero’, questo grafico? Mi dice che il navigatore che agisca fuori dall’orario di lavoro (cioe’ l’utente singolo “classico” di internet ), in particolare dopo le 20, trova una rete tutto sommato sgombra.Se guardate il traffico tra le 20 e mezzanotte, cioe’, notate subito il crollo.
Questa e’ stata la prima situazione della rete telefonica mobile, quella che ha permesso il boom del mobile internet. La gente che usava questo servizio in genere usava delle chiavette e lo faceva da casa, o fuori dall’orario di lavoro. I servizi offerti erano pochi, e specialmente erano quasi tutti ludici, il che significa in breve che si avevano degli utenti concentrati quasi tutti nelle fascie del mezzogiorno e dopo le 20.
Questa “botta di culo” ha permesso agli operatori di “dormire” un attimo, perche’ potevano continuare a vendere telefoni “wap” o “wap 2.0” senza preoccuparsi troppo: dopotutto, nella stragrande maggioranza dei casi, il traffico Wap o MMS sarebbe stato concentrato in orari nei quali la rete era abbastanza scarica.I manager in quel periodo non si curavano del traffico dati, anzi: poiche’ aumentava quando la rete era scarica, per loro era una cosa meravigliosa, perche’ migliorava il ROI degli apparati!

Il problema viene quando le case costruttrici di telefoni riescono a mettere online dei best seller come questo:

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100 sacchi, e va su facebook, scarica email, naviga egregiamente si connette a server exchange.
Il risultato di questi best-seller e’ che il traffico e’ cresciuto sempre di piu’, e sta crescendo ancora, anche su utenze lavorative, ovvero a persone che leggono davvero l’email aziendale sul cellulare. Il problema vero e’ questo: ad un’azienda come LG, mettere sul mercato il cellulare non costa cosi’ tanto. Nel senso che certo deve investire, certo deve costruire i cellulari. Ma l’investimento che LG deve fare per vendere 10 milioni di questi oggettini e’ piccolissimo in confronto all’investimento che le telco devono fare per supportarli.
La modalita’ “always connected” non e’ dispendiosa  solo in termini di banda passante , e’ dispendiosa perche’ richiede il mantenimento di milioni e milioni di pdpcontext attivi. Nessuna telco e’, oggi, in grado di supportare i forecast di crescita del mercato, dei cellulari.
LA situazione potrebbe essere spiegata in questo modo: le case automobilistiche mettono in vendita automobili, e possono produrre piu’ automobili di quanto le strade non possano ampliarsi. Cosa sto dicendo?

Sto dicendo che sinora, NEL MONDO(1), nessuno ha mai fatto uno studio di sostenibilita’ riguardo all’idea che TUTTI abbiano un cellulare 3G permanentemente connesso ad internet.

E ne sono sicuro per una semplice ragione: stando alla situazione attuale dell’annuncio di reti /8 sui multicast BGP, le telco occidentali non hanno neppure abbastanza indirizzi IP per soddisfare tutti i clienti. Il risultato, quindi, e’ che la situazione e’ sostenibile solo se le connessioni sono lente, frammentate, limitate nel tempo, limitate a pacchetti di ore (10 ore mese, per dire, significa che ne userete poche decine di minuti al giorno) , eccetera.
La situazione “3G always connected” e’ semplicemente insostenibile.
Sia chiaro: non e’ tecnicamente impossibile costruire una rete simile. Il problema sono i tempi e gli investimenti.
Ai produttori di cellulari, dare ad ognuno di voi un cellulare 3G capace di stare Always Connected richiede un investimento diciamo “10”, che si finalizza in un anno, e rende immediatamente diciamo 20. Per chi fa le celle, si tratta di fare un investimento 100 o 1000, che si finalizza (tra test e tutto quanto(2)) in due-tre anni e ha un ROI di altri 2/3, per un totale di 4/6 anni di durata di progetto.
Cosi’, capite bene il problema: e’ possibile produrre automobili in meno tempo rispetto al tempo che ci vuole a costruire le strade: se la fiat di mirafiori deve produrre 280.000 automobili in un anno, e questo significa ad una lunghezza media di 4 metri 1.120 KM di strade. Riusciamo a costruire 1.120 km di strade in un anno solo per le auto ferme? E , considerando una distanza di sicurezza di 10 metri, possiamo costruirne  3000 ogni anno? Questo e’ il punto.
Perche’ l’anno prossimo la FIAT costruira’ altre maledette 280.000 auto,  e non sara’ la sola. Quindi il punto e’ che i due modelli di crescita non quagliano: i cellulari crescono molto piu’ velocemente della rete, e se vogliamo una rete affidabile occorrono i tempi che occorrono. Anche senza le lungaggini burocratiche per installare nuove celle (i verdi non vogliono, etc etc) , il risultato sara’ che non ce la faremo. E non solo in Italia, sia chiaro.
Il mobile slowdown e’ un fenomeno mondiale cui a tutt’oggi nessuno sa dare una risposta. Le case possono buttare sul mercato telefoni per 100Gb/s di banda in una piccola frazione di tempo rispetto a quella che serve a implementare 100Gb/s su scala nazionale. Alle case costera’ qualcosa come un millesimo di quanto costi alle telco.
Ci sono pero’ dei workaround momentanei. Negli USA, per esempio, gran parte della popolazione mobile vive in citta’. Poiche’ le citta’ hanno delle wifi municipali e moltissimi telefoni smart hanno la possibilita’ di usare una wifi, quello che succede in genere e’ che gli utenti dentro l’area urbana usano la wifi piuttosto che la connessione 3G.
Un’altra soluzione , questa volta inglese, e’ far si che la chiavetta dell’utente si attacchi agli hotspot delle telco stesse, nonche’ a dei CPE piazzati nel router DSL di casa. In questo modo, l’utente “mobile” non fa altro che usare la wifi dell’ufficio al lavoro, la wifi di casa quando e’ a casa, e solo quando e’ effettivamente “mobile” deve usare la rete 3G.
La soluzione russa, ovvero della nazione che maggiormente paga il basso rapporto tra popolazione e superficie, e’ una o piu’ joint venture che posino delle celle condivise. Perche’ il problema, spesso, e’ che una cella di TIM avrebbe la banda quando una di Vodafone l’ha finita, per dire: poiche’ per il traffico in roaming la scelta cade su quella che ha un roamingID vicino a quello della SIM, il risultato e’ che se la cella di Vodafone e’ carica ma quella di TIM e’ scarica voi rimanete su Vodafone e andate piano. Al contrario, l’idea dei russi e’ di condividere le celle tra operatori, creando delle joint e comprando le celle tutti insieme. Questo implica piani di roaming molto diversi, che invece di “Local” e “ROaming” usano “OnFootPrint” e “OutFootPrint”, e altre amenita’, ma si tratta di dettagli tecnici. Il punto e’ che anche un migliore uso delle celle puo’ aiutare: razionalizzando le tariffe di roaming si potrebbe tenere “aperta” al cellulare la possibilita’ di usare celle di un altro operatore, al solo costo di interfatturazione. Che non e’ piccolo, ma il gioco vale la candela.
L’ultima alternativa e’ quella italiana, ovvero la tassa sui cellulari, a destinazione della costruzione della rete. E qui siamo un pochino nel politico.
Voi sapete sicuramente che i vostri cellulari pagano una tassa “terminale”, che nel caso di abbonamenti postpaid non e’ decisamente economica.(3) E voi sapete sicuramente che in teoria si tratta di una tassa analoga al bollo dell’auto: in teoria, il bollo dell’auto dovrebbe servire per finanziare la manutenzione e la costruzione di strade. Allo stesso modo, la tassa sui terminali dovrebbe servire a… a che cazzo serve?
Cioe’, qualcuno di voi ha idea di dove finiscano quei soldi? In teoria dovrebbero essere usati dal ministero delle telecomunicazioni per le sue attivita’.  Il guaio e’ che a fronte di una tassa che scala col numero di cellulari (e quindi dovrebbe essere intesa a garantire qualche servizio pubblico agli stessi) non e’ ben chiaro quale sia il “servizio pubblico”.
Di per se’ il ministero delle telecomunicazioni e’ solo un ministero-tassa. Vende “frequenze”, ma non si tratta di beni , le frequenze sono come lo spazio o il tempo: ti posso tassare il tempo che passi a far qualcosa, ma non ti sto “vendendo tempo”. “Gestisce” l’utilizzo delle frequenze, ma ancora non si vede la ragione dei costi che si suppone sarebbero recuperati dalle tasse sui singoli abbonamenti telefonici.
LA soluzione italiana, visto che non abbiamo abbastanza wifi (4) e non credo sia possibile usare le celle condivise per disonesta’ intrinseca  del management italiano (5), ed e’ troppo difficile convincere le aziende e gli utenti ad usare il proprio wifi domestico per il cellulare wifi , (nel senso che chi lo sa fare lo fa gia’, gli altri non lo faranno mai perche’ dovrebbero usare una zappa e non un cellulare) , e’ quella di usare la tassa per fare il proprio lavoro, ovvero la contropartita per beni o servizi erogati dallo stato.
Accusare le telco e’ inutile: tra TIN , WIND e Vodafone verranno investiti qualcosa come 4 miliardi di euro nel potenziare la rete. Ma questi quattro miliardi di euro saranno saturati in meno di 10 mesi, perche’ le case ci mettono sei mesi a produrre e vendere gli smartphone che saturano la rete.
Si tratta di una rincorsa che abbiamo gia’ visto quando nacquero le autostrade: all’epoca si scelse di far pagare una tassa per costruire nuove strade (e all’epoca in effetti venne usata cosi’), che era il bollo auto. Il problema viene oggi, perche’ la tassa viene GIA’ pagata, e non si capisce che cavolo faccia per chi la paga.
Tutto qui: il problema e’ che i ritmi di crescita sono troppo disaccoppiati e diversi per poter ottenere una crescita armonica. O le case costruttrici di cellulari partecipano alla spesa di costruzione delle reti, oppure si usino i soldi della famosa tassa per costruire altri pezzi di rete o di wifi pubblica, onde alleviare il problema.
Demandarlo alle telco significa solo dare il problema nelle mani di chi, per quanto si sforzi , non puo’ farcela. E se a questo ci aggiungete il fatto che hanno aspettato troppo per via dello shaping giornaliero del traffico che spostava l’utenza internet nei momenti di scarico, capite che devono pure recuperare un gap. E non ce la possono fare.E non ce la stanno facendo in NESSUNA parte del mondo,quindi il grillino che dice “ma in americolandafranciaggermaniasvezia fanno cosi’”, vi racconta semplicemente delle CAZZATE.

Uriel
(1)Si, il mobile slowdown e’ una realta’ mondiale, di cui si parla ovunque
(2) Non dimentichiamo che per le celle passano chiamate di emergenza a polizia, carabinieri, ambulanze, pompieri. I dispositivi devono funzionare SEMPRE, ed essere fottutamente affidabili. Non sono giochi.
(3) Gran parte del costo di recesso e’ dovuto a quello.
(4) Prima che i grillini si inalberino, non esistono cellulari Wi-Max.
(5) Da un manager di una telco non comprerei decisamente un’auto usata. Neanche nuova, a dire il vero.