Ma servono davvero tutte ste regole?

Di Levoivoddin aka Uriel Fanelli giovedì, maggio 15, 2003

Un cosiddetto “garante”, colui che impedisce alle email pubblicitarie di arrivare nella posta elettronica (infatti nessuno di noi ne riceve, vero?) sta ripetendo come una litania la seguente affermazione:

“senza regole non c’e’ liberta’”.

Si tratta di un classico burocrate, secondo il quale io per tenere questo Blog avrei dovuto denunciarmi al ministero delle comunicazioni e richiedere una licenza, e grazie al quale io dovrei essere iscritto all’ordine. E grazie al quale io non avrei MAI avuto il permesso di farlo, tra parentesi.

Si, perche’ questo sito e’ fuorilegge. E’ fuorilegge quanto qualsiasi altro sito. Anzi, e’ fuorilegge quanto chiunque di noi. Forse voi pensate di essere innocenti. Forse voi pensate di non poter finire in carcere perche’ “non avete violato leggi”. Scordatevelo: con un corpus juris di 150.000 leggi, ognuna delle quali in contraddizione piu’ o meno palese con le altre, noi tutti violiamo decine di leggi al giorno.

Con la nostra quotidianita’ si potrebbero montare denunce per 15 anni di carcere, quando va bene.
Su tutti noi e’ sospesa questa spada di damocle, queste migliaia di leggi che di fatto sono state emesse al solo scopo di renderci colpevoli di qualche reato.

Si tratta della dottrina del potere italiana: tutti sono colpevoli, non esistono innocenti. Se qualcuno di noi, domani, dovesse divenire pericoloso o preoccupante per lo stato, semplicemente si va a vedere quali leggi avrebbe violato e lo si sbatte in carcere, o lo si diffama con un’inchiesta.

Cosi’, tutti noi siamo colpevoli, perche’ qualsiasi cosa noi facciamo, e’ sia permessa che vietata che obbligatoria.

Questa e’ la logica del potere italiana: deve essere sempre possibile colpire chiunque.

E contemporaneamente, essendo tutti colpevoli, tutti sono innocenti. Quindi, sebbene l’innocenza non sia una scusa, una condanna non e’ piu’ un’evento esecrabile.

Per fare questo, si e’ realizzato un corpus juris assolutamente incoerente, contraddittorio, tentacolare ed opprimente. Una spada di damocle che pende su ognuno di noi, e che puo’ essere scatenata se necessario: siamo tutti colpevoli. Attenti a non dare fastidio, perche’ ognuno di noi puo’ essere colpito.

Come recita il principio zero della propaganda ,ogni cosa e’ il suo contrario, e dunque gli addetti a rendere colpevoli tutti in ogni settore della vita si chiamano “Garanti”.

Se lo stato chiama “garante” qualcuno e’ perche’ non solo non grantisce nulla, ma si occupa esattamente del contrario: distrugge garanzie.

Questo garante, il “garante della privacy”, che si sbraccia perche’ internet abbia sempre piu’ leggi, regolamenti e burocrazia, altro non e’ che una persona la quale ha il compito di distruggere ogni garanzia di liberta’.

E siccome ha il compito di distruggere la liberta’, egli dice di difenderla.

Questo e’ il principio zero della propaganda: chiamare le cose con un nome opposto alla loro funzione. Ricordate il Ministero della Verita’ Orwelliano? Ecco, il principio e’ quello. A gestire la menzogna e’ il ministero della verita’, a gestire l’oppressione e’ un garante delle liberta’, a gestire l’intrusione dello stato nei rapporti privati e’ il garante della privacy… eccetera eccetera eccetera.

In nome della privacy, se ci fate caso, alla fine dei conti si e’ costituito un garante il quale ha il potere di richiedere ed esaminare qualsiasi elenco di dati personali sia stato compilato in italia. Questa persona, che dovrebbe tutelare la privacy nei rapporti privati, di fatto ha semplicemente fatto si’ che ogni elenco di nomi in italia sia potenzialmente accessibile allo stato, ovvero al garante. Per fare “privacy”, si e’ fatto in modo che il garante della privacy possa violare la privacy di chiunque. Mentre prima i rapporti tra me e un sexy shop erano limitati solo dal contratto tra me e il sexy shop, oggi in nome della privacy il garante puo’ chiedere al mio sexy shop l’elenco dei clienti, me compreso.

E questo, per farmi sentire meno spiato.

E la stessa cosa su internet: il garante si e’ semplicemente attribuito il diritto di accedere a qualsiasi fonte di dati provenienti da una raccolta su internet. E questa capacita’ del garante di rintracciarvi su qualsiasi banca dati mai creata online e’ detta “privacy”. Senza il garante, semplicemente le banche dati ci sarebbero state tali e quali, ma il garante non poteva ficcarci il becco. Non vi sentite piu’ protetti, oggi che un garante vi spia?

Ora, questo garante se ne esce di fronte alle proteste con la seguente propaganda: senza leggi non c’e’ liberta’.

Palle.

Forse in altri paesi e’ cosi’. In italia la legge serve a produrre prigionia. Serve a questo proprio perche’ questa e’ la dottrina del potere degli uomini dell’ estabilishment. Destra o sinistra, e’ irrilevante.

In realta’, non c’e’ alcun bisogno di leggi. E’ un’illusione. O meglio: non c’e’ alcun bisogno delle leggi “del governo”. Al governo basterebbe recepire gli usi e i le consuetudini razionalizzandole, come fanno nei paesi a common law.

Qualsiasi gruppo tende a sviluppare spontaneamente regole e leggi atte alla gestione del gruppo migliore possibile. Non c’e’ alcun bisogno di un parlamento che faccia le leggi.

Le regole che io e voi seguiamo non sono le leggi del parlamento. Il parlamento innanzitutto arriva sempre in ritardo: quando si regolamenta un settore, esso e’ gia’ alive and kickin’ da mesi se non anni. Le prime leggi su internet in italia sono arrivate dopo ben 8 anni che la rete veniva usata dagli italiani. Senza alcun problema legato al fatto di non avere leggi.

Dunque, non ce n’e’ poi tutto sto bisogno. Inoltre, le leggi del parlamento sono cosi’ impossibili da applicare che di fatto per renderle utili le VIOLIAMO quel tanto che basta a infilarci dentro un minimo di buon senso.

Cioe’ la legge esce e sembra scritta su Marte. A quel punto il cittadino la viola usando il buonsenso, in modo da renderla applicabile ed utile. In realta’ tale buonsenso sarebbe stato adoperato anche in assenza della legge, la quale legge poteva semplicemente aspettare che il buonsenso diffuso trovasse una soluzione, e poi acquisirla in solido, cosi’ com’era.

Ma il concetto e’ semplice: l’uomo comune e’ un legislatore di gran lunga migliore del parlamento, per quanto riguarda gli effetti pratici delle leggi.

Questo significa che ognuno di noi ha una capacita’ di regolarsi per il bene di tutti superiore a quello del parlamento italiano. Che del resto fa leggi allo scopo di renderci tutti colpevoli, o di proteggere qualche baciapile.

Se domani scomparisse il parlamento, tutti noi sapremmo regolarci meglio semplicemente trasformando gli usi e le consuetudini in legge. Non c’e’ bisogno di leggi per avere liberta’.

E questo si manifesta particolarmente su internet. Se proviamo a capire COSA sia di preciso internet, vediamo che si tratta di uno strumento che di fatto trasporta informazioni. Non esiste una fisicita’ tale da produrre “omicidio”. Il media trasporta informazione, e quindi i reati possibili sono tutti reati relativi all’informazione.

Questo da solo ci fa capire come non esista una reale necessita’ di limitare internet con leggi: non si puo’ uccidere con internet. Si possono rubare le carte di credito, certo, ma chi ha mai creato internet allo scopo di farci acquisti? Internet vive bene anche senza il commercio elettronico, per la cronaca. E comunque, la stragrande maggioranza di questi “furti” sono dovuti all’ingenuita’ di chi compra e comunque e’ MOLTO facile tracciarli e risalirne all’origine: ad un certo punto dal conto in banca vengono prelevati soldi, ed essi finiscono altrove. Altrove che si puo’ rintracciare.

Perche’ non vanno a legiferare meglio sulle banche, ovvero laddove si trovano i soldi,invece di tentare di bloccare le truffe usando leggi contro internet? I soldi sono in banca, non in rete, e il reato avviene quando vengono spostati nelle banche, non quando vengono “mossi” su internet, ovvero non ancora mossi affatto.

Ma questo e’ l’unico caso nel quale un reato informatico possa danneggiare alcuno (ed e’ causato principalmente dall’ostinazione di trasformare la rete in un business).

Questo fa si che su internet di fatto i crimini siano di natura molto piu’ blandi.Niente danni alla persona o alle cose. E cosi’, di fatto dovrebbero essere blande e poco invasive le leggi che la riguardano. Per questo internet e’ divenuta un veicolo di enorme sviluppo, tranne in alcuni paesi a tradizione fascista (dico tradizione, non regime. C’e’ un motivo. Da noi il fascismo non e’ un regime , e’ una tradizione, e’ dottrina del potere) che sono riusciti a farla morire.

Sono riusciti a farla morire drogando di leggi lo sviluppo della rete. Il monopolio che ci soffoca e’ una legge, non dimentichiamolo. Le leggi sull’editoria informatica sono leggi, non dimentichiamolo. Le procedure e le regole ASSURDE di registrazione di domini .it, sono LEGGI.

Mi dispiace, signor ministro della verita’, pardon garante della privacy, ma non ci credo: le leggi non fanno liberta’. In questo paese, dove c’e’ legge finisce la liberta e inizia lo stato.

Ci sono leggi e leggi. Alcune leggi producono liberta’ e giustizia. Quelle italiane no.
Ma non perche’ siano sbagliate le leggi. Perche’ e’ fascista la persona che fisicamente le fa applicare. E le applica in modo che l’effetto sia sempre piu’ censorio e persecutorio possibile.

In italia, la cosa piu’ saggia sarebbe fare MENO leggi, per dare meno armi ai fascisti che compongono la pubblica amministrazione, lo stato.

Stato che e’ in preda ad una dottrina del potere fascista, diffusa tra i propri membri.

Per quanto le regole siano democratiche, esse sono abbastanza flessibili da essere DEFORMATE ad libitum di chi le applica, e chi le applica viene da una dottrina del potere fascista.

Caro garante della privacy, lei mente sapendo di mentire: in italia, dove c’e’ la legge non c’e’ la liberta’. E per avere liberta’ bisogna violare la legge, o meglio la sua applicazione da parte di individui essenzialmente FASCISTI.

L’italia non e’ un paese fascista, e le sue leggi non sono fasciste. Sono fascisti i funzionari dello stato, che le fanno applicare sempre nella maniera piu’ umiliante e fascista.

E cosi’, semplicemente si capovolge il teorema del “Garante”: non c’e’ liberta’ dove ci sono le leggi.
In italia, non c’e’ liberta’ dove c’e’ legge.

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