Millantis Millandis

Di Levoivoddin  aka Uriel Fanelli mercoledì, maggio 21, 2003

Da qualche tempo ho una sensazione strana. Come se guardandomi intorno io non facessi altro che notare qualcosa di stonato nel panorama,ma non sapessi dire di preciso cosa.

Il particolare stonato e’ emerso nel corso di una discussione circa grandi uomini, come Gengis Khan, Giulio Cesare, Leonida, Napoleone. Si tratta di una differenza fondamentale di atteggiamento. Io ritengo abbastanza naturale pensare che si trattasse di uomini speciali, particolarmente dotati, i quali devono la gran parte della loro storia proprio alla grande qualita’ del loro essere, cui la natura li aveva dotati. E penso che io non riuscirei ad imitare le loro imprese, in quanto non altrettanto dotato: a parte il fisico necessario anche solo per sopravvivere in quel mondo, poi ci sono fattori caratteriali, tipi particolari di intelligenza, eccetera, di cui il caso non mi ha dotato in eguale misura alla loro.

Osservando le persone con cui parlo, noto invece una convinzione diametralmente opposta. Secondo la media, Napoleone o Cesare furono grandi non perche’ fossero persone speciali, ma perche’ nacquero in altri tempi, e in altre circostanze. Ebbero altre possibilta’. In poche parole, il ragionier Brambilla ritiene di essere un Cesare in potenza, solo che sfortunatamente e’ nato nel 1969 a cinisello balsamo. Se fosse nato a roma, invece….

Insomma, nessuno o quasi dubita piu’ di poter fare le straordinarie cose di gangis Khan, a patto di nascere in quel luogo in quel periodo.

Pensare che non si sarebbe stati capaci di fare determinate cose non e’ piu’ cosa di questo mondo.

Si tratta di una forma di deformazione della percezione di se’, una mania di grandezza mica da poco. Sembra che la maggior parte delle persone abbia una visione cosi’ gonfiata di se’ da paragonarsi senza problemi a Cesare, o a Gengis Khan.

Una vera e propria patologia, una distorsione gigantesca della realta’: tutti si sentono veramente speciali, perfettamente in grado di fare le cose piu’ importanti, difficili, gloriose.

Mi sono chiesto, dopo aver realizzato questo fatto, da dove esso possa originarsi.

Perche’ tutti si credono Napoleone, cosa per la quale fino a pochi anni fa c’era il manicomio?

LA risposta sta nel fatto che e’ cio’ che viene insegnato di continuo.

Inizia la famiglia. COme si dice, ogni scarrafone e’ bello a mmamma so’. Cosi’, il piccolo e’ speciale. Davvero speciale. Qualsiasi stronzata che faccia viene interpretata come il segno divino di una missione importantissima. Sporca un muro? Diventera’ un pittore, o un grafico, o un’architetto. Va in bici? Diventera’ un campione.

Fin da piccoli l’ego di molti viene gonfiato con la percezione chiara di essere destinati a grandi cose, in quanto davvero speciali.

Nei primi anni di vita, del resto, tutta la struttura logistica della famiglia e’ imperniata intorno al figliolo. Mamma e papa’ sono “ancella-mamma” e “ancella-papa’”, convincendo il pargolo del fatto di essere veramente speciale ed importante. Degno di ogni attenzione. Per di piu’ i figli unici abbondano, e costoro hanno continuamente l’occhio vigile dei genitori addosso. Risultato: si convincono di essere al centro dell’attenzione. Quindi, importanti.

Poi ci si mette anche la scuola.

Nella logica piu’ banale, si va a scuola per sentire, capire ed imparare quello che dicono i professori. Chi fallisce, non va bene a scuola. Chi riesce, va bene a scuola. Semplice, no?

Ma la scuola e’ una scuola per persone speciali, e quindi il teorema viene invertito. E’ la scuola che deve capire il ragazzo. Deve sentire, capire ed imparare le importantissime cose che il ragazzo dice. “Interpretare i segnali”. “Dialogare”. Questa e’ la dialettica odierna dell’educazione.

Questo ragazzo, insomma, vede un’intera struttura pagata e finanziata allo scopo di ascoltarlo, capirlo, e tener conto di quanto dice. E deve proprio essere una persona importante e speciale, se tutta questa gente non fa altro che ascoltare questo ragazzo.

E cosi’, l’io gia’ ipertrofico del ragazzo cresce ancora.

In fase adolescenziale ci si mette anche il mondo dei media. Il quale prima crea il mito di personaggi che saranno dimenticati dopo 4 mesi, dipengendoli di speciale, particolare, importante. Addirittura li spiano di continuo raccontando ogni singola vicenda di costoro “le star”, e poi convince questi ragazzi di poter essere come loro. Anzi, di essere destinati ad essere come loro. Perche’ in fondo la roskstar viene acconciata per assomigliare agli adolescenti, e NON il contrario.

In questo modo, l’io gia’ mastodontico del ragazzo si convince che in fondo potrebbe essere un Marilyn Manson. (in effetti potrebbe, quel che non si dice e’ che Manson e’ un ex fattorino e non un’imperatore romano). COmunque, stabilito come le “star” siano paragonabili a cesare, e stabilito che ognuno di noi potrebbe essere Marilyn Manson, allora ecco che ognuno di noi potrebbe essere cesare.

Trattandosi ancora di adolescenti, si potrebbe pensare che essi scenderanno coi piedi per terra non appena incontreranno la dura realta’ della vita adulta.

Ma non e’ cosi’. Un’altro bombardamento li aspetta. Forse non ci si chiede abbastanza che effetto abbia, in pubblicita’, il continuo uso di termini quali “esclusivo”, “solo per te”, “nei migliori cinema”, “ad hoc”, “personalizzato”, “vincente”, “assoluto”, “di classe”. Ognuno di noi e’ bombardato di segnali i quali continuano a ripetere come ognuno di noi e’ degno di merci che recano questi aggettivi.

Andiamo a vedere meglio di cosa e’ bombardato il vostro cervello.

Allora, iniziamo con “esclusivo”. Esclusivo e’ qualcosa dal quale altri sono tagliati fuori. La moda dei vestiti esclusivi viene dal fatto che anticamente i nobili pretendevano che i propri abiti fossero prodotti esclusivamente per loro. Cioe’, in qualsiasi ricevimento nessuno doveva poter avere un vestito uguale a quello del Re. Cosi’, i vestiti del re erano “esclusivi”: venivano prodotti in modo che tutti gli altri fossero esclusi dal privilegio di averne uno identico.

Ogni volta che vi sentite proporre qualcosa di “esclusivo”, vi stanno proponendo un’immagine di voi stessi come unici, inarrivabili, speciali.

“solo per te” e’ ancora peggio. Voglio dire, se VolksWagen produce un’automobile solo per te, devi essere proprio importante, no? Questo risveglia quella sensazione che si aveva con la famiglia, quando tutti pensavano a qualcosa di “adatto” al bambino prodigio che eravate (pensate sapevate fare le bolle con la lingua a 4 anni, non e’ incredibile?) e lo producevano “solo per voi”, perche’ e’ solo per voi che i vostri genitori erano li’.

“nei migliori cinema”. Perche’ i cinema sarebbero “migliori”? E specialmente, come mai VOI frequentate sempre questi cinema? Il vostro cervello e’ costretto ad armonizzare ogni input con tutto quanto conosce, per averne una visione compatta. Se comincio a dirvi che voi andate nei migliori cinema, o nei migliori ristoranti, il vostro cervellino che conosce la societa’ come gerarchica vi mettera’ in cima alla societa’. E’ costretto, perche’ altrimenti non riuscirebbe a gestire un’input che gli dice che siete nel miglior cinema, contemporaneamente con il pensiero di essere in un cinema qualsiasi.

“personalizzato”. Personalizzare e’ quello che la vostra mamma faceva quando eravate piccoli, di regolare l’altezza dei pantaloni alla lunghezza della vostra gamba. Un qualcosa di personalizzato evoca la sensazione che qualcuno abbia appositamente pensato a voi, pensando alle vostre piccole esigenze, nel costruire qualcosa. Cioe’, come la vostra mamma faceva, si sono preoccupati di voi. Delle vostre specifiche esigenze. Insomma il vostro cervellino acquisisce la sensazione di continuare ad essere, come a casa, al centro dell’attenzione. E se siete al centro dell’attenzione, siete proprio speciali.

“Vincente” poi e’ devastante per il vostro cervello. Esso evoca contemporaneamente sia il concetto di essere speciali, ma anche il confronto con altri. Certo, molto modestamente voi potrete pensare di essere persone qualsiasi. Ma il vostro cervello e’ costretto ad armonizzare gli input con quello che pensate, e non e’ progettato per contraddire la maggior parte degli input. Il cervello umano e’ costretto a modificare i pensieri in funzione dell’input. Se siete nel deserto, il vostro cervello non puo’ dire “non e’ vero che sono qui, e gli input sono falsi”. Esso deve , per farvi sopravvivere, acquisisre tutti gli input e darli per veri.

Dunque, siccome non puo’ e non vuole modificare gli inputs, il vostro cervello reagisce al bombardamento di “vincente” modificando la percezione che avete di voi stessi. Per quanto voi pensiate di essere persone modeste, il continuo bombardamento di “vincente” costringera’ il vostro cervello a modificare l’opinione di se’, cioe’ ad adattarsi agli input. Risultato, inizierete a credervi migliori degli altri.

“Assoluto” e’ un’altro termine pericolosissimo, esso vi suggerisce il fatto che le vostre esigenze siano esigenze di valore universale. Voi volete quella cosa li’ perche’ la sua desiderabilita’ e’ totalmente ed incondizionatamente condivisa. Riempirvi di “assoluto” serve a pensare che non solo desiderate quella cosa, ma che non potreste certo fare altrimenti. Come potreste dire di no alla “potenza assoluta” del vostro motore? Alla “bellezza assoluta” degli interni?

“Di classe” e’ l’ultimo crimine. VI convince di appartenere ad una ristretta categoria di privilegiati, quei pochi che si possono permettere una determinata cosa. Questo da’ sollievo al vostro cervellino, che era impegnato con “vincente”. Esso, con “vincente” , cercava di armonizzare il fatto che voi siate il numero uno come dice l’input con il fatto che alla fine tanti altri siano come voi. Allora, arriva in aiuto “di classe”. Ecco che il vostro cervellino trova la soluzione: io sono vincente, e se non mi sento poi cosi’ vincente sugli altri e’ perche’ appartengo ad una elite di vincenti”. Questo spiega perche’ ho la stessa macchina del mio vicino: sono vincente io, e anche lui. Del resto abitiamo nella stessa prestigiosa via, no? Siamo una classe sociale superiore.

Con questo, il vostro cervellino ha risolto molti dei suoi problemi, ed eccovi la vostra percezione distorta e gonfiata di voi stessi: voi siete il massimo del massimo del massimo.

E cosi’, pensate veramente che se vi foste allenati come X avreste vinto gli stessi premi, se vi foste vestiti come X sareste diventati belli come lui/lei, se foste nati a roma sareste stati come giulio cesare, e cosi’ via.

E ovviamente, chi dice di ammirare Giulio Cesare come uomo di certo superiore alla media e’ pazzo.

La vostra modestia consiste nel dire “se non ci riesco IO, che sono speciale, credi di riuscirci TU?” Il vostro non e’ un “siamo tutti uguali”. E’ un “siamo tutti uguali, e se c’e’ qualche differenza semmai sono io che sono il meglio di tutti.Dunque, ringraziatemi perche’ sono democratico e mi sento come voi”.

Volete sapere perche’ pensate questo? Pensate questo perche’ vi sentite speciali.

Bene, vi comunico qualcosa che io so gia’ riferito a me stesso:

1)Se voi foste nati nelal suburbia romana, come Cesare, sareste rimasti dei semplici servi qualsiasi.

2)Se voi aveste deciso di fare fisica invece che ingegneria, non saresre diventati come Einstein.

3)Anche se vi vestite come lei, non siete Naomi Campbell.

4)Anche se aveste continuato ad allenarvi, non avreste vinto le olimpiadi.

Come dite, se sono sicuro? Si, ne sono sicuro.

Ne sono proprio sicuro.

E i pazzi siete voi.

“Non sei speciale. Non sei importante. Sei solo la saltellante e danzante merdinadel mondo”. Tyler Durden.

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