Intervista a Gengis Khan.

Di Levoivoddin aka Uriel Fanelli, giovedì 8 maggio 2003

Lo trovo in un parco, con altri Buskers. Sta giocando a carte, insieme a due altri colleghi. Lo so che non mi crederete, ma sto intervistando Gengis Khan. Sono un po’ emozionato, non lo nego. Cosa chiedere per prima cosa? Vediamo…

-Signor Gengis, mi aspettavo di vederla in ben altre situazioni, un grande condottiero come Lei che suona per le strade, insomma…sono meravigliato, ecco. Perche’ questa scelta?

-Beh, vede, quando conquisti il mondo lo fai pensando di avere di fronte una falange di uomini eccezionali, fortissimi, fedelissimi. Guardi il tuo esercito e dici: “ecco, con loro nulla mi e’ impossibile”. Lasci che le confidi un segreto: il vero grande capo ammira i propri uomini come e piu’ di quanto loro ammirino il capo. Se non hai fiducia cieca in loro, non ti getti in alcuna impresa.

-Beh, grazie del consiglio, ma questo cosa c’entra con Lei?

-Eh, mi dice dove trovo, oggi, degli uomini cosi’? Uomini che hanno lasciato tutto per seguirmi alla conquista del mondo? Qui ti rispondono che devono andare a casa perche’ domani devono lavorare. Non partono con te perche’ devono pagare il mutuo. Come fai a fidarti ciecamente di loro, che se il loro capufficio li chiama lasciano la battaglia per tornare al lavoro?

-Beh, si , questo e’ vero, ma quando un popolo va alla guerra la gente viene chiamata a fare il militare, insomma. Voglio dire, lei con la politica e’ bravino, perche’ non ha provato a conquistare il potere qui in italia?

-Politica? E dov’e’ la politica qui? Politica e’ avere in testa il futuro della nazione, e’ avere piani per un futuro migliore. Qui fanno politica per 5 anni, e non hanno uno straccio di piano che uno.

-Appunto, potrebbe prendere il potere Lei e portare questi piani, questa “visione” del futuro. Sarebbe grandioso.

-E a chi? Io vengo da un popolo povero. Se li immagini piu’ o meno come gli zingari di oggi. Ma quel popolo non abbandonava MAI il capo. Potevi fidarti di loro, erano audaci e vitali. Qui come faccio? Questi qui parlano solo di garanzie e di certezze, parlano solo di quando saranno vecchi. Questi non vogliono affrontare nessun rischio, come faccio a garantirgli che vinceremo? Nessuno puo’ , devi crederci e provarci.

-Beh, si, ma uno come lei, dopotutto, potrebbe diventare il capo e cambiare la cultura, no?

-E come? Ai miei tempi, l’uomo era al servizio dello stato. Pensi, il servizio militare iniziava a 12 anni, a 30 si andava nella riserva e si poteva tornare a casa, a lavorare laddove lo stato decideva che vi fosse bisogno. Ma si restava tutta la vita al servizio dello stato, come dovrebbe essere: l’uomo serve alla propria gente.

-Ehm, questa cosa suona un po’ comunista, veramente. E non c’e’ molta simpatia per il comunismo.

-Comunista? Guardi che questa cultura alla russia l’abbiamo lasciata noi 600 anni fa. Avrebbe dovuto vederli, prima che arrivassimo noi. Un branco di puzzolenti bottegai che invocavano gli svedesi di dargli un Capo…patetici I comunisti non hanno inventato nulla, le cose erano cosi’ da 600 anni. Le ho inventate io, queste cose. Altro che Stalin. Ridicolo buffone paranoico.

-Ehm. Ecco, il comunismo ha ammazzato un bel po’ di gente, lei cosa ne pensa?

-Innanzitutto bisogna capire che quando c’eravamo noi, c’eravamo noi. Tutto il resto era peggio. E sa perche’? Perche’ eravamo meglio noi. Non avevo bisogno di ammazzare la gente, la gente ci segui’. A quei tempi la gente sapeva capire chi era grande e chi no. Oggi alla prima sconfitta cambiate allenatore….

-E dunque, non rimpiange nulla di quanto ha fatto?

-Beh, io no. Forse mio figlio Kubilai avrebbe dovuto invadere anche l’europa occidentale. Forse oggi sareste piu’ civili.

– E perche’ non lo fece?

-Beh, vede, i russi erano comunque abbastanza ricchi. A quei tempi oltre al regno dei kazari c’erano molti commerci tra nord e sud, e la via dei commerci. E poi, si lasciavano plasmare. Potevi farne cio’ che volevi, e ne abbiamo fatto qualcosa di grande. L’europa…puf. L’europa dell’epoca non l’avrei voluta neanche se me l’avessero regalata. Puzzolenti,superstiziosi, ignoranti, convinti di essere chissa’ cosa quando tutti erano meglio di voi.

-Beh, quanto a puzza, insomma, anche i suoi uomini…

-I miei uomini puzzavano perche’ andavano a cavallo, per conquistare il mondo. Voi puzzavate perche’ avevate paura che curando il corpo avreste fato un peccato. Non puzzavate per i sacrifici di una vita nomade, o di una guerra. Puzzavate perche’ vi andava di puzzare. Vi piaceva. Sapevate fare le fogne da millenni ma scaricavate pitali di merda sulle strade dove camminavate. La verita’ e’ che ci facevate un po’ schifo, ecco. Ma non solo a noi, mio figlio mi dice che anche i califfi islamici vi consideravano dei selvaggi barbari. E avevano ragione.

-Vabbe’, anche gli altri che ha conquistato non scherzavano comunque.

-E’ diverso. Quelli quando li conquistavi si lasciavano plasmare. Erano una carta bianca sulla quale potevi realizzare grandi cose. Con voi…lasciamo perdere. Egocentrici, convinti di essere speciali, rissosi, incapaci di governare veramente. I vostri governanti erano ridicoli. Ridicoli, non cattivi.

-E quindi, non ha rimpianti? Non vorrebbe cambiare nulla? Continuera’ a fare il busker?

-Certo. Non c’e’ un popolo degno di seguirmi. Non ci sono uomini degni con cui fare soldati. Un capo che non crede nel proprio popolo, e non crede nei propri soldati, non arriva da nessuna parte…..

-Uhm….ma ci sono ancora grandi nazioni,pensi agli usa, o alla cina…

-I cinesi li lasci perdere. Li conosco gia’. Sono forti in casa loro, solo quando riescono a tenere fuori gli stranieri. Se gli sfondi il confine, scappano come donnicciole. Gli americani, che dire. Io con le stesse forze avrei gia’ conquistato l’universo. UN popolo discreto, anche se indisciplinato, comunque seguono abbastanza il capo. I loro soldati…boh, non so. Un vero soldato si vede da come perde, non da come vince. Se nella ritirata rimangono uniti, puoi tornare l’indomani e massacrare il nemico. Se nella ritirata si sfaldano, criticano il capo, e il popolo li deride…che dire. Sono popoli cosi’….poca roba.

– MA qual’e’ il segreto per diventare grandi, allora? Non e’ la potenza?

-Guardi, io comandavo un popolo piccolo e poco sviluppato, di nomadi. Immagini i vostri Rom. Immagini che un popolo cosi’ domani conquisti l’italia, pioi l’europa, poi la russia, poi l’africa intera. Sa cosa ci vuole per farlo?

-No, cosa?

-Du’ maron acse’.

Gli altri ridono….io mi riprendo.

-Va bene, signor gengis, ma come lei accetta di essere un busker? Cioe’, non le chiedevo perche’ non lo ha fatto, le chiedevo perche’ non ci ha provato…. non le stringe questa vita?

-Lei pensa che io abbia fatto tutto per i soldi? Guardi che io sono morto sul mio cavallo, e ho dormito tutta la vita sotto il cielo. Mica mi interessavano le comodita’. Sa cosa mi interessava?

-No, cosa?

-Il cielo. Io volevo lasciare qualcosa di grande. Io volevo plasmare il futuro. Volevo lasciarmi dietro una civilta’. Volevo costruire molto. Ma oggi non si puo’.

-Perche’?

-Una volta, mi bastava dire facciamo una cosa e si faceva. Ho costruito una citta’, semplicemente ordinandolo. Perche’ vede, gli uomini possono fare grandi cose, se un capo li organizza e da’ loro la volonta’. Oggi, oggi non ti ascoltano. Non farebbero una grande citta’ perche’….perche’ non c’e’ lo sponsor. Voi non vivete, voi sopravvivete. Qual’e’ lo scopo della vostra nazione? Niente, non c’e’ scopo, solo esistere.

Vivete per sopravvivere.

-E’ davvero cosi’ brutto?

-No, ed e’ questo il problema. Siete riusciti a far si che sopravvivere sia gradevole. E cosi’, rinunciate a prosperare. I vostri schiavi si credono ricchi, si credono speciali. Il mero sopravvivere, non e’ piu’ una condizione squallida da cui sognate di uscire. Ve l’hanno colorata bene bene, riempita di frasi belle, e allora credete di vivere bene. Siete felici di essere schiavi. Vi danno uno scatolotto di macchina, una casetta asfittica, debiti per 25 anni, e un lavoro sottopagato, due vestiti con una firma sopra, e voi siete felici. Perche’ e’ tutto bello lucido. Schiavi felici di essere schiavi. Il problema e’ che siete riusciti a dipingere d’oro la merda di cavallo, e quindi girate coperti di merda di cavallo e siete contenti di farlo.

-Cioe’, lei ci rimprovera di vivere nell’ozio?

-Ma quale ozio? Lavorate quanto uno schiavo dei miei tempi. La gente non moriva di stress ai miei tempi, sa? E’ come se noi avessimo detto agli schiavi che lavorare cosi’ era bello, e che i loro stracci erano bellissimi, e che la loro sordida vita era desiderabile. E loro ci avessero creduto e ne fossero stati felici.

-Beh, alla fine forse ci avreste guadagnato.

-Certo che no. Gli schiavi si arruolavano per la guerra per vivere meglio. Se li avessimo convinti di vivere benissimo, come lo siete voi, non si sarebbero mai arruolati. Posso confidarle un segreto?

-Dica…

-A mandare avanti il mondo sono quelli che stanno male, e si sbattono per stare meglio. Devi avere per forza una fascia sociale che sta male, oppure tutto si ferma. E quando si ferma, il fiume diventa palude.

Disgraziata e’ la nazione senza poveri, perche’ nessuno vuole veramente arricchire.

-Critica lo stato sociale?

-Non tanto. Il mio stato era molto piu’ sociale. Mi ha appena accusato di aver fondato il comunismo, no? Io critico questa mania cheavete di convincere ognuno di voi di essere bello, vincente, unico, speciale, ricco. Ognuno di voi, coperto di debiti che sia, per squallida che sia la sa vita, anche se fa le stesse cose di tutti gli altri nello stesso modo per tutta la vita, e’ convinto di essere speciale, unico, importante, vincente, ricco. Non vi guardate mai allo specchio. Non fate mai un bilancio onesto di voi stessi.

-Non c’e’ speranza dunque?

-Non credo. Guardatevi. Non sapete chi siete. VI identificate con le cose che possedete. Io non possedevo nulla. Per voi non sarei nessuno. Guardate: oggi come Busker possiedo le stesse cose che possedevo allora. Il cielo, e la mia vita. Ieri ero Gengis Khan, oggi sono… “soltanto un busker”. Capisce? Capisce che la differenza non sta in quello che possiedi?

– Non c’e’ rivalsa nelle sue parole?

-O forse ho toccato il suo orgoglio?. Bene, le dico, andiamo a conquistare il mondo. Ho bisogno di un numero due. Lei, ad esempio. Cosa fa nei prossimi 40 anni? Perche’ non mi segue? Eccole la risposta. Qualcuno, a quei tempi, mi segui’. E non ero ancora Gengis Khan. Lei parte in vantaggio, perche’ sa di cosa sono capace. Allora, mi segue?

-Ehm…No, non posso, devo andare.

-Ecco la risposta perfetta alla sua domanda. A tutte le sue domande. SI chieda cos’ha da fare  di cosi’ importante da rinunciare alla conquista del mondo, e capira’ la sua scala dei valori, come la chiamate oggi. O meglio, capira’ chi e’ lei veramente. Uno che rinuncia al mondo intero per….per cosa? Se lo chieda.

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