Italianismi postmodernismi.

Sto avendo una sorprendente discussione su Facebook riguardo al postmodernismo, ed e’ dovuta ad una mia bizzarra convinzione a riguardo. Se escludiamo il fatto che “postmoderno” sia la parola piu’ abusata del secolo (QED, direbbe qualcuno), e se escludiamo il fatto che ad abusarne sia una categoria antropologica di pessima umanita’, ho sempre pensato che l’idea di Baudrillard riguardo al simulacro sia quanto di piu…. positivista possibile.
Mi riferisco al simulacro, nello scrivere quanto segue, come fenomeno spiegato al positivista, ovvero a come un parco di Disney sia piu’ reale della realta’, almeno ai fini di se’ stesso, nella misura in cui nemmeno sapere che e’ falso lo rende falso.
In generale, chi viene da una facolta’ di matematica tende a sapere che l’idea di “vero” in effetti non sia altro che un concetto di coerenza con un insieme di assiomi. Contemporaneamente (e contrariamente ai relativisti) il matematico deve discutere la necessita’ e/o la sufficienza di alcuni assiomi, e dati alcuni assiomi puo’ succedere che qualcosa diventi, che so io, un “semplice” teorema, perche’ gli assiomi in qualche modo contengono gia’ la “verita’” enunciata.

 

Mentre il relativista ed il filosofo pensa di poter cambiare a piacimento gli assiomi a patto di mantenere l’analogia tra i successivi teoremi, e arrivano a dire scemenze come  “il teorema T1 non e’ altro che il teorema T2 in un differente sistema assiomatico” , in genere chi fa matematica SA che fare affermazioni come questa NON e’ possibile, perche’ la definizione degli enti coinvolti in un teorema finira’ col contenere, inevitabilmente, l’intera lista di assiomi del sistema cui ci riferiamo. Di conseguenza, il teorema T1 e il teorema T2 non possono essere “lo stesso teorema” (possono chiamarsi allo stesso modo ed e’ possibile semplificare cosi’ a livello didattico) se appartengono a diversi sistemi assiomatici.

 

Tornando al postmodernismo e alla societa’ simulacro, in ultima analisi per chi viene da scienze “hard” il concetto non e’ cosi’ strano, anzi. Prendiamo il concetto di verita’. Se ci fermiamo al mondo formale, si tratta innanzitutto di un qualcosa di dimostrabile (cosa che apre una serie di problemi non semplici) , dopodiche’ di qualcosa che sia coerente con un sistema di assiomi che viene (in un buon sistema formale) indicato con precisione nell’enunciazione.

 

Cosi’, potremmo dire che SE qualche proposizione e’ dimostrabile e SE e’ coerente con un sistema di assiomi che sono indicati nella sua enunciazione (implicitamente o meno) , allora e’ “vero”.

 

Ma non tutto cio’ che e’ coerente con gli assiomi , ovvero non tutto cio’ che e’ vero, e’ anche reale. SE per esempio fosse vero che l’acqua mantiene memoria delle sostanze disciolte, SAREBBE vera la teoria omeopatica. (1) Il fatto che la teoria della memoria sia falsa rende falsa anche la medicina omeopatica, MA questo non e’ spiegabile a livello formale: l’implicazione di per se’ e’ logica. Poiche’ la memoria e’ la persistenza degli effetti di un evento dopo la fine dell’osservabilita’ dell’evento stesso, se l’acqua ha memoria di una medicina, la medicina  rimane efficace anche dopo essere stata tolta dall’acqua. Tuttavia, non e’ vero che l’acqua mantenga memoria delle sostanze disciolte. Quindi, la teoria e’ falsa.

 

Abbiamo quindi definito uno strato ulteriore di verita’, che e’ la verita’ sperimentale. Cosi’ la fisica galileiana pretende che le teorie siano LOGICHE, che i numeri abbiano senso (per comodita’ accorpo questo insieme – per nulla scontato – nella definizione di “logico”) , ma in piu’ richiede che ci sia almeno un’applicazione utile della teoria.(2)

 

Ovviamente, una data macchina puo’ funzionare anche per un principio diverso da quello enunciato tra gli scopi dell’esperimento, per cui si aggiungono requisiti quali il minimo concettuale(3) (non menzionare cose irrilevanti nell’esperimento, un corpo piu’ leggero dell’acqua galleggia anche se e’ rosa, etc) e specialmente il fatto che l’esperimento deve falsificare proprio la teoria.Deve essere chiaro , cioe’, che esiste l’eventualita’ misurabile in laboratorio che la teoria sia falsa.

 

Elenco questo perche’, una volta elencati questi livelli di realta’, e’ piu’ facile capire il concetto di simulacro, e di societa’ simulacro. Nel nostro elenco semplificato e forfettario, abbiamo definito diversi livelli di “forza” di una affermazione considerata vera.

 

  • Logicita’ (si puo’ esprimere l’affermazione senza produrre palesi errori di espressione – ossimori, etc)
  • Verita’ (coerenza con gli assiomi)
  • Dimostrazione sperimentale (e’ coerente con la verita’ materiale)
  • Falsificabilita’ (e’ necessaria e quindi possibile la prova sperimentale che l’affermazione e’ falsa)
Quello che Baudrillard fa nel concepire il simulacro e’ di pensare che la societa’, costruendo relazioni arbitrarie tra esseri umani, riesca a sostenere delle verita’ che “rompono” la piramide classica, cioe’ la piramide positivista, della realta’ stessa.

 

L’idea e’ quella di una foresta cosi’ fitta che, se anche si taglia il tronco ad un albero, la chioma rimanga in piedi per via degli alberi vicini, attraverso i vincoli meccanici rappresentati dal contatto tra i rami. Quanti alberi possiamo tagliare? La risposta e’ che, a seconda delle relazioni vincolari, e’ possibile persino tagliarli tutti, perche’ la somma delle relazioni tra alberi e’ sufficiente persino a simulare gli alberi.

 

Cosi’ la percezione della realta’ “sociale” e’ cosi’ inquinata dalle relazioni tra esseri umani che laddove tali relazioni aumentano di numero (come nei contesti delle grandi citta’ e con l’arrivo dei nuovi media) il risultato e’ che la costruzione “positivista” della realta’ viene eliminata.

 

Prendiamo come esempio , che so io, il fatto che un Berlusconi si sia accreditato come un rappresentante dei valori cattolici (cosa che e’ ancora, nonostante il fatto di ruby). Ora, il punto e’ che nemmeno PRIMA di ruby poteva dirlo, dal momento che essenzialmente era gia’ divorziato e risposato. Del resto, nemmeno Fini poteva dirlo , essendo in una situazione simile. Lo stesso dicasi a sinistra, con i radicalchic: essi mantengono una evidente dialettica proletarista, pur essendo evidente ad ogni parola che NON si tratti ne’ di proletari ne’ di persone vicine al proletario.

 

A questo punto, si dira’ che si tratti di finzioni , mantenute in piedi dalla “propaganda”. Ma nel fare questo si enuncia una teoria ottocentesca, che ha un clamoroso errore logico.

 

Il punto e’ che, per esempio, che Berlusconi fosse divorziato si sapeva. Nella finzione, cioe’ nell’enunciare una teoria che NON ha alcuna relazione con la verita’, la verita’ stessa si nasconde. E si nasconde perche’ se essa emerge interviene il requisito della falsificabilita’. La finzione, cioe’, crolla se si viene smascherati, cioe’ crolla se diviene pubblico che essa NON corrisponde alla realta’.

 

Ricordate la storia del Re Nudo? Il Re NUdo era un esempio di finzione. Il supposto vestito del Re era una completa finzione, che non aveva NESSUN punto di contatto con la realta’ (non esisteva alcun vestito). Ma quando qualcuno (il bambino) ha detto “Il Re e’ Nudo” allora e’ stato evidente che il Re fosse nudo.

 

Era vivo, cioe’, il principio di falsificabilita’: e’ possibile dimostrare che la teoria sia falsa.

 

Adesso supponiamo che esista una finzione particolare, nella misura in cui NON SOLO essa non ha contatto con la realta’, ma NON E’ FALSIFICABILE. Quando dico non e’ falsificabile immagino un Re che e’ nudo, ma per qualche motivo anche gridando che il Re e’ nudo, tutti si comportano come se il re fosse vestito.

 

Immaginiamo un possibile insieme di relazioni che lo permettono: il Re ha pagato qualcuno per il suo bellissimo vestito. Questo qualcuno ha riempito di pubblicita’ i giornali. E’ stato assegnato un premio ad una fabbrica di vestiti per aver disegnato il vestito del re. Questa fabbrica di vestiti ha poi messo in commercio dei costosissimo vestiti, costosi perche’ sono “vestiti da Re”. Molti , o tutti, indossano i vestiti di questa fabbrica, perche’ e’ la stessa che produce il meraviglioso vestito del re. Le donne pensano di essere affascinanti se vestono i vestiti della fabbrica del Re. Lo stilista che ha disegnato il vestito del Re e’ considerato il dio dello stile. Il suo “stile di design” impera ovunque.

 

Il risultato e’ che, quando il Bambino grida che il Re e’ nudo, tutti gli dicono che sbaglia. Poiche’ io vesto un vestito della stessa fabbrica che fa il vestito del Re, e per questo l’ho pagato di piu’, ed il mio vestito esiste, ed e’ effettivamente riconosciuto “bello”, allora e’ una prova a fortiori dell’esistenza del vestito del re.

 

Bisogna capire cosa si intenda per “a fortiori”. Normalmente una prova ” a fortiori” non e’ sufficiente a dimostrare alcunche’. Si tratta semplicemente di una conferma, o di qualcosa che rafforza una conoscenza gia’ appurata. L’ipotesi del postmodernismo e’ che la testimonianza del singolo individuo e della sua esperienza singola venga usata come prova a fortiori per dimostrare una tesi collettiva. La tesi e’ palesemente falsa, e tutti sanno che e’ falsa. Non e’ possibile smascherarla perche’ le prove della sua falsita’ sono sotto gli occhi di tutti.

 

Ma.

 

Ma ognuno ha prove a fortiori della verita’ della affermazione sbagliata. Se io che sono una persona cattolica e ligia ai valori della famiglia voto Berlusconi, non e’ forse una prova che anche Berlusconi incarna i valori della famiglia, ovvero i valori degli italiani che sostengono i valori della famiglia? Se io, che sono proletario, voto Vendola, non e’ forse una prova del fatto che Vendola sia lui stesso proletario?

 

Nel concetto di simulacro, cioe’, viene meno la falsificabilita’. Il simulacro e’ falso, e’ palesemente falso, ma rimane REALE in virtu’ dei rapporti sociali collaterali, che se sono in numero sufficientemente alto possono avere piu’ forza delle prove che servono a smascherare la finzione.

 

Cosi’, le nuove categorie della realta’ sono diverse:

 

  • Mirror. La rappresentazione si sforza di somigliare alla realta’, riflettendola. E’ il  concetto positivista di di “modello”. Logico, coerente, sperimentabile, falsificabile.
  • Claim. Una deformazione della realta’ che pretende di essere vera. Di fatto e’ logica, coerente, e in teoria anche falsificabile, solo che rifiuta l’esperimento cruciale o perlomeno nasconde parte della verita’ materiale.
  • Fiction. Una completa invenzione che non ha nulla a che vedere con la realta. Puo’ non essere nemmeno logica, e a seconda dei casi si deve nascondere la sua completa invenzione. La differenza col claim e’ che il claim ha ALCUNI punti di contatto con la realta’, cioe’ alcuni esperimenti riusciti, mentre la fiction NON ha alcun contatto con la realta’. Anche la fiction, pero’, crolla di fronte a prove della sua falsita’.
  • Simulacra. Il simulacro ha tutte le caratteristiche della fiction, con una semplice variazione: non e’ falsificabile. Essa accetta le prove contrarie, ma le ignora. Berlusconi incarna i valori cristiani nonostante la sua vita ne sia la negazione. Vendola incarna i poveri e gli oppressi e i precari e gli onesti nonostante sia chiaro che non e’ nulla di tutto cio’. I prodotti Apple sono “design geniale” nonostante sia evidente che si tratta di parallelepipedi di un solo colore.
Il simulacro, cioe’, e’ semplicemente una finzione completa, una storia palesemente inventata senza ALCUN contatto con la realta’, che ha la semplice caratteristica di IGNORARE le prove contarie, che sono pubbliche e sono evidenti e sono sotto gli occhi di tutti. Il re e’ nudo, lo sanno tutti, ma ha UGUALMENTE un vestito meraviglioso.

 

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Il simulacro di un vestito. E’ lo stesso del Re.
Ma lo sanno tutti. Lo vedono tutti.Ma il vestito e’ meraviglioso.
Se un bambino adesso grida “ma la modella e’ nuda” non succede NIENTE.
Ora, la discussione che sto avendo e’ “ma questo modo di vedere le cose e’ la negazione del positivismo”.

 

Il che e’ vero. Ma e’ anche falso. Certamente, se tutti credono che la modella sia vestita, dal punto di vista positivista io posso dimostrare il contrario. Una semplice misura di laboratorio puo’ dimostrare che la modella e’ nuda.

 

Questo vale , pero’, solo nel caso in cui lo scienziato stia misurando il vestito. Sicuramente, se lo scopo dello scienziato e’ di occuparsi di nuovi tessuti (come un chimico) o di calcolare l’isolamento termico o altro, allora e’ vero.

 

Ma adesso mettiamoci nei panni di un sociologo positivista. Egli non puo’ NON notare che la modella sia nuda. E’ positivista, appunto. Ma non puo’ neanche NON notare come tutta la societa’ pensi che la modella indossi la “creazione” di Charlie le Mindu. Che e’ uno stilista, disegna vestiti, e per questo ha presentato modelle nude ad una sfilata. Sfilata ove si suppone che ci siano vestiti.

 

In questo caso, manca quasi tutto. Manca la coerenza: siamo ad una sfilata di moda, cioe’ vestiti, quindi deve esserci il vestito. Manca la logica: uno stilista disegna vestiti. Manca la realta’ sperimentale: non c’e’ materialmente alcun vestito. Sfortunatamente, pero’, manca il requisito di falsificabilita’: non e’ possibile dimostrare che l’affermazione sia falsa perche’ il simulacro resiste ad OGNI prova contraria.

 

Ovviamente, il “come” si sia ottenuta la non falsificabilita’ e’ materia dei sociologi: si pensa che la costruzione sociale ATTORNO al vestito (inesistente) lo faccia “esistere”, almeno ai fini sociali. Ma il concetto e’ che laddove la costruzione sociale sia fortissima, la forza sia tale da poter andare contro la logica, la verita’, la misura sperimentale. E’ vero anche nel caso in cui siano palesemente note le ragioni della sua falsita’. E’ reale anche quando siano palesemente note le PROVE della sua inesistenza. Il vestito C’E’.

 

Possiamo costruire tante prove a fortiori dell’esistenza di quel vestito: lo ha fatto lo stilista di Lady GAga. Lady Gaga e’ famosa per le sue mise trasgressive o inusuali , e molto fantasiose. Dunque, lo stilista di Lady Gaga produce vestiti inusuali, fantasiosi e trasgressivi. Il nudo e’ sicuramente un vestito inusuale (visto che e’ la negazione dell’usuale significato di ‘vestito”) , e’ trasgressivo (le norme sociali vietano di girare cosi’) ed e’ fantasioso (nel senso che esce dagli schemi correnti). Allora, il vestito esiste. Esiste perche’ sono vere le prove A FORTIORI della sua esistenza.

 

Se il vestito fosse esistito, fosse stato stravagante e fantasioso, quanto ho elencato sopra sarebbe stato una prova a fortiori della sua consistenza. Ma il vestito non esiste, TUTTAVIA quanto ho elencato sopra riesce ad essere PIU’ FORTE delle prove contrarie.

 

Il simulacro dal punto di vista positivista e’ una  teoria evidentemente falsa, la cui forza e’ tale da non risentire delle prove contrarie.

 

Se e’ vero che l’approccio e’ opposto a quello positivista,  il positivista non puo’ tuttavia negare la teoria, a patto che si riferisca alla societa’. E’ assolutamente MISURABILE, in termini per esempio di business, che NON disegnare un vestito abbia convinto piu’ clienti che Charlie le Mindu sia uno stilista trasgressivo, innovatore e tutto quanto. E’ chiaro che lo straparlare di Berlusconi di valori cattolici convinca a votare Berlusconi. E’ chiaro che l’appartenere Vendola al PRC convinca i suoi elettori di avere un alfiere dei diritti dei poveri e degli oppressi.

 

Cosi’, se il positivista dice “ma non e’ cosi’ che la gente DOVREBBE pensare”, e dice “ma la societa’ SBAGLIA nelle sue conclusioni”, non puo’ dire che la teoria che descrive tale errore e’ falsa. Baudrillard dice il vero: la societa’ si comporta proprio cosi’.

 

Le societa’ del nord europa si sono autoconvinte di essere le piu’ innovatrici del pianeta, quando e’ evidente che siano le piu’ conservatrici. Si sono convinte di aver abolito il razzismo, quando e’ chiara la loro assunzione di superiorita’. Cosi’ come la societa’ italiana si e’ convinta di essere ligia a valori tradizionali cattolici nonostante lo stile di vita italiano sia l’opposto, nonostante il fatto che le famiglie italiane siano inferni freddi, nonostante ci siano le pensioni piu’ basse d’europa pensiamo di “rispettare di piu’ gli anziani”, e nonostante le donne in maternita’ siano le piu’ bistrattate d’europa si dice che in Italia si percepisca di piu’ la maternita’, e
 cosi’ via.

 

Ora, so benissimo che i sociologi francesi siano il non plus ultra della spocchia, nonche’ l’esempio di tutta quanta la sinistra sbroccotronica. So benissimo che non resisterei due minuti in loro presenza senza strangolarne uno. Il motivo e’ che io penso che la teoria del simulacro descriva il modo in cui la societa’ SBAGLIA, e se pure io posso misurare il fatto che sbaglia, ovvero mi soddisfi il modello , per me rimane uno sbaglio. Per il sociologo medio francese, invece, la modella e’ vestita perche’ lo dice la societa’, e che cazzo volete che sia una misera questione di isolamento termico, scientisti materialisti del cazzo?

 

Il problema e’ che quei sociologi sbagliano pur descrivendo una teoria accettabile dell’errore. Se dovessi misurare fenomeni sociali, sicuramente terrei conto (alla voce “errori percettivi”) del fatto che esistano i simulacri e le societa’ simulacro. Sicuramente non prenderei per veri i simulacri, e mi ostinerei a considerare nuda la modella. Cosi’ come i prodotti Apple mi sembrano tutti parallelepipedi di un solo colore, e non vedo alcun “design”. Cosi’ come Berlusconi mi sembra la negazione di qualsiasi valore cattolico, cosi’ come Fini non mi sembra la quintessenza dell’affidabile persona seria (4) , Vendola mi sembra un volgare terrone bigotto con la passione per il cazzo, e cosi’ via.

 

Allo stesso modo, mi sembra che in Italia non ci sia rispetto per gli anziani visto lo stile di vita dei pensionati, che le mamme siano figure calpestate visto il trattamento della maternita’, che dei bambini non freghi un cazzo a nessuno vista la mancanza di infrastrutture per loro, (manco i lavatoi nei distributori, per dire) , che dei valori cattolici (umilta’, morigeratezza, verita’, amore per il prossimo) non sbatta il cazzo a nessuno.

 

Ma il simulacro sociale dice esattamente il contrario, e SPECIALMENTE e’ chiaro che le prove siano sotto gli occhi di tutti, e SPECIALMENTE e’ chiaro che la finzione goda della possibilita’ di NON RISENTIRE delle evidenze contrarie.

 

Quindi, la teoria delle societa’ simulacro e’ corretta. Sul piano positivista e materialista.

 

Semplicemente, e’ una teoria perfetta, che descrive alla perfezione un fenomeno che non piace ai positivisti. Ma questo non impedisce al fenomeno di esistere. 

 

Uriel

 

(1) Brutte notizie per voi, ragazzi: quando ero in marina ho pisciato nell’oceano.

 

(2) Un esperimento non e’ altro che l’ “applicazione zero” di una teoria. Di fatto la fisica galileiana si limita a vincolare la fisica ad un principio economico di produttivita’: se produci almeno una applicazione, dici il vero.

 

(3) Il rasoio di Occam ha tre lame. La prima solleva il pelo, la seconda lo rade piu’ a fondo, la terza fa quello che gli pare, tanto non serve per forza la barba per usare un rasoio.

 

(4) In fondo, ha solo tradito il primo partito, il suo mentore politico, gli amici cui ha fregato la moglie, le mogli che ha fregato agli amici (tranne l’ultima) , il leader dello schieramento cui aveva deciso di far parte. L’affidabilita’ completa. Chi non lo vorrebbe come alleato, o come socio, o come marito della propria moglie  figlia ?