Internet al tempo della crisi.

Diversi siti avanzano ipotesi su una internet al tempo della crisi finanziaria. Lavorando nel settore telco, non posso esimermi dal dire la mia. Ovviamente sto per vomitare una massa di ovvieta’, quindi se le trovate questionabili o strane e’ perche’ siete una manica di fessi, as usual.

Come ho gia’ detto, si tratta di una crisi di liquidita’. Essa colpisce essenzialmente le componenti economiche maggiormente liquide, e tende a risparmiare quelle che lavorano meno anticipando soldi rispetto alle entrate.

Di fatto, il bisogno di liquidita’ si traduce quasi sempre in questo: chi ha bisogno di liquidita’ per fare investimenti che rientreranno dopo, e chi ha bisogno di liquidi per mantenere operativa una struttura che rende nel tempo.

Sul piano tecnico, i backbones che usano tecnologie come microwave e DWD* sono gia’ quasi tutti operativi, e possono reggere sostanziosi incrementi di banda passante. I costi di manutenzione non sono altissimi, se pensiamo che quasi tutti gli abbonamenti sono a consumo e che e’ facile calcolare il ROI.

E’ molto piu’ costoso l’ultimo miglio, che assorbe molta piu’ manutenzione in termini di costi.

Sul piano tecnologico, quindi, e’ molto probabile che la crisi porti al superamento dell’ultimo miglio, per esempio con tecnologie quali il Wi-max, HSDPA, o il HSDPA, o HSUPA. Non e’ nemmeno impossibile che si spinga per le tecnologie 4G, come LTE,allo scopo di rendere meno costoso (e piu’ redditizio) l’ultimo miglio.

Le telco hanno una discreta liquidita’ di cassa, quindi non e’ del tutto impossibile che investano in questo senso per ridurre i costi.Vodafone ha gia’ annunciato un’operazione simile, e lo stesso fara’ Tim a breve.

Sul piano dei servizi, occorre ancora stabilire quali servizi potranno rimanere avvantaggiati(1) dalla crisi di liquidita’ e quali no.

Ovviamente ci sono tutte quelle attivita’ che richiedono liquidita’ in anticipo sul rientro, le quali attivita’ saranno ostacolate dalla crisi. Si tratta di tutte quelle attivita’ basate sul binomio “free/pubblicita’”.

L’investimento pubblicitario, per esempio, rientra tra quelli che maggiormente vengono colpiti dalla crisi di liquidita’. Poiche’ fare pubblicita’ significa pagare (=anticipare dei soldi) per avere un rientro in seguito, chi fa fatica ad avere liquidi da anticipare dovra’ tagliare la pubblicita’.

A catena, tutti quei servizi che sono gratis ed in cambio fanno pubblicita’ avranno delle perdite pesantissime. Google, per dire, e’ una di quelle aziende delle quali venderei le azioni subito.

Problema: c’e’ un modello economicamente vincente in un momento di crisi , che internet possa proporre ?

A mio avviso c’e’, ed e’ il cosiddetto e-commerce.

L’e-commerce ha una caratteristica utilissima ad una crisi di liquidita’: il venditore lavora sul venduto. Ovvero, riceve i soldi PRIMA di dover acquistare la merce da spedire. Il che significa che rivolgendosi ad una logistica sufficientemente locale, come nel caso di un magazzino , e’ possibile avere una liquidita’ operativa pari al fatturato.

Questa non puo’ essere una soluzione per il piccolo negozio, che ha la possibilita’ di servirsi in loco ed ha comunque una buona liquidita’ rispetto al fatturato: puo’ essere invece una via d’uscita per la grande distribuzione in crisi di liquidita’.

Infine, c’e’ l’ultimo anello della catena, che e’ il nostro utente finale. Potrebbe, diciamo, dismettere internet. Potrebbe davvero? Intendo dire: ci guadagnerebbe?

In generale, la PMI ed il professionista in crisi non lo faranno. Per un semplice motivo: tutti i sostituti di internet costano di piu’.

Se prendiamo “internet” come “office automation”, per esempio, e’ difficile che le aziende facciano passi indietro. Per la semplice ragione che tutte le alternative ad internet-office automation sono piu’ costose. Regredire dalla posta elettronica al fax, per dire, non e’ affatto un buon affare in termini di costi. Anche regredire alla telefonata diretta non e’ un buon affare.

Di conseguenza e’ fortemente dubitabile che ci sia un dietrofront generalizzato, tutt’al piu’ verranno abbandonati piu’ velocemente i servizi piu’ obsoleti: nella scelta tra abolire una linea adsl ed abolire un fax o un telefono PSTN, con ogni probabilita’ l’azienda si terra’ le sim per i telefoni mobili e internet, cestinando definitivamente il centralino telefonico, la telefonia tradizionale ed il fax.

Se teniamo conto che la gran parte del traffico (anche su siti non lavorativi, si’ dico proprio a te) avviene in ore lavorative, cioe’ dall’azienda, questo dovrebbe garantire una certa persistenza.

E l’utente domestico? Anche per l’utente domestico si propone una scelta su cosa tagliare. Se gia’ l’utente piu’ numeroso appartiene al ceto medio lavoratore, e non a quello che vive di rendita (il piu’ colpito da questa crisi) , e’ improbabile che la crisi spinga verso l’abbandono di internet e della telefonia mobile.
E’ molto piu’ probabile che a venire abbandonato sia il binomio “linea telefonica di casa” a favore del telefono cellulare, e che sia favorito il social networking a spese della piu’ costosa “uscita serale”, o comunque della piu’ costosa socialita’ “reale”. Senza contare la lettura dei giornali online, ed altri “piccoli risparmi” che le famiglie realizzano usando internet, compresa la telefonia a voce fatta online.

Credo quindi che internet stia per cambiare. Se in un certo senso potremmo dividere i modelli di business di internet in due categorie, quali

1)Tariffa flat + fidelizzazione del cliente + servizi VAS
2)Gratis + pubblicita’

Il modello che andra’ in crisi sara’ quello caratterizzato dall’anticipo di liquidita’, ovvero il secondo, nel quale l’investitore spende per recuperare poi con la pubblicita’, che a sua volta e’ un investimento in anticipo, che richiede a sua volta credito.

Il primo modello, cioe’ la capacita’ di portare i servizi su internet consolidandoli in una spesa flat, compresa la telefonia, dando un pagamento certo (in liquidi) all’azienda fornitrice, ha serie possibilita’ di sopravvivere.

Come modello di marketing, i siti che non offrono servizi hanno poca chance di sopravvivere perche’ anticipano soldi per recuperare a loro volta in pubblicita’. Invece vedo la possibilita’ che la grande distribuzione si getti sull’ e-commerce per lavorare sul venduto con la liquidita’ anticipata dal cliente.

Sul piano delle famiglie e delle aziende vedo una serie di consolidamenti dei consumi, che portano le famiglie che attualmente hanno internet ad usarlo per risparmiare , abolendo la vecchia telefonia fissa a favore di internet piu’ cellulare, e abolendo alcuni “vezzi” fatti in real life  per sostituirli con una spesa fatta su internet per risparmiare  , con un social networking fatto su internet per risparmiare, con una telefonia svolta su internet per risparmiare.

Uriel

(1) Nessuna crisi in realta’ svantaggia tutti, c’e’ sempre chi ci guadagna.

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