Il mito dell’ OTR.

Ci sono dei fenomeni divertenti che stanno succedendo nella finanza europea, e mi va di parlarne. Lo so che Monti si sta attribuendo il merito del calo dello spread, e che tutti i giornali del mondo finanziario – che per motivi ideologici devono negare che la UE abbia reagito, e piuttosto bene –  stanno ripedendo questa fesseria, ma avevo gia’ spiegato che esistevano diverse direttive in coda e che, mano a mano che fossero entrate in vigore, l’incendio si sarebbe spento. In piu’, ormai 11 paesi su 16 hanno approvato quella che viene chiamata “Tobin TAx” sul fast trading, e il risultato e’ ancora piu’ divertente. Ma andiamo per ordine.

Innanzitutto: Monti non c’entra con lo spread. Dal primo novembre e’ entrato in vigore, su scala EU, il divieto rigido e uniforme di vendite allo scoperto, il meccanismo speculativo (la vendita “naked”) che ha causato la crescita smisurata degli spread.
Gli effetti -ringrazio un lettore per i grafici- sono stati piu’ o meno questi:
Monti e tutti quanti non c’entrano proprio nulla: nel momento in cui e’ venuto meno il meccanismo che permetteva di “attaccare” i debiti, il risultato e’ stato che gli spread si sono stabilizzati. Faccio notare che questa direttiva e’ costata, in termini di SOLDI, molto meno di quanto non sarebbe costato un “Quantitative Easing”,  cioe’ la stampa di denaro da REGALARE ai finanzieri.
I finanzieri contavano che per spegnere l’incendio la BCE avrebbe usato la capacita’ di stampare soldi, invece – LTRO a parte , ma sono solo prestiti- quello che hanno ottenuto e’ stata una risposta politica in termini legislativi. Che non costa niente ai governi, ma ottiene gli stessi risultati. Ovviamente, quando si ottiene un risultato gratis, esso non e’ mai gratis: significa che ha pagato qualcun altro. E chi ha pagato? Chi aveva in mano CDS sovrapprezzati artificialmente.

La seconda mossa e’ stata la TTF, cioe’ la cosiddetta “Tobin Tax”. Che casomai non lo aveste saputo -i giornali dei finanzieri italiani sono stati molto reticenti a riguardo –  si sta discutendo proprio oggi (5 dicembre) al senato. Sinora 11 paesi hanno gia’ approvato la TTF in europa, e ad essi si aggiunge anche l’ Italia.

Questo tipo di tassa – che i politicizzati chiamano Tobin Tax- non e’ solo TTF. C’e’ anche la CPT e la APT, a seconda che si colpiscano i sistemi automatici (APT), o l’oscillazione sulla quantita’ di moneta (CPT).

La TTF e’ in vigore in:

  • Belgium
  • Colombia
  • Finland
  • France
  • Greece
  • India
  • Japan
  • Peru
  • Poland
  • Singapore
  • Sweden
  • Switzerland
  • Taiwan
  • United Kingdom
  • United States (Dodd-Frank Act)

e sul piano europeo la situazione della roadmap sulla normativa europea e’ la seguente:

in verde le nazioni che l’hanno gia’ o hanno avviato la procedura per implementare la norma europea. Da notare che non tutte le nazioni in rosso non ce l’hanno. L’ Inghilterra applica una tassa simile, come la Svezia, ma non si tratta di tasse che rispecchiano direttive comunitarie. Anche la Svizzera, per dire, ha una tassa simile, ma non e’ dovuta a direttive UE. Anche la Finlandia ha una tassa del genere, che ha posto in essere in autonomia, e lo stesso vale per la Polonia.
Anche questo avanzare non fa altro che produrre la fuga di capitali speculativi, cosa che di fatto porta ad una relativa stabilita’ dei mercati. I mercati cioe’ perdono liquidita’, ma diventano luoghi che servono a fare cio’ per cui sono nati, ovvero trarre profitto dal finanziare aziende che fanno profitto.
Come vedete, quindi, le vie di fuga sono pochine: solo pochi mercati orientali ancora permettono le microstransazioni senza tasse, e una volta completato il quadro, solo in alcuni paesi arabi e in alcuni mercati come quello cinese e pochi altri si potranno fare transazioni senza pagare lo scotto.
Ma come reagisce la finanza a questo avanzare della vendetta statale? (1)
Reagisce minacciando la delocalizzazione su mercati OTR, cioe’ su mercati “off the record”, ove pecunia non olet , ovvero con il solito “e noi ce ne andiamo”.
La cosa che sembrano non capire questi signori e’ che dopo le recenti crisi, non c’e’ governo che NON VOGLIA la loro fuga. Questi signori portano RISCHIO nelle borse, e se c’e’ una cosa che oggi si nota e’ un’allergia al rischio. Certo portano anche soldi, ma gli investimenti sull’industria devono gia’ tener conto del rischio di impresa, e non possono scontare anche un rischio di speculazioni.
Lo scopo di queste tasse e’ proprio di fare in modo che dall’estero nessuno venga a fare il gangster sulle borse europee.
Adesso rimane la vexata quaestio: e i capitali locali? In realta’ non possono davvero fuggire, nel senso che i mercati OTR, realmente tali, sono piu’ una leggenda che una realta’. Alla fine, gira e rigira, nessuna nazione e’ davvero priva di metodi di misura sulle transazioni finanziarie, e anche se si va a fare transazioni su un mercato OTR, i casi sono due. O si fanno transazioni da un paese ove la tassa e’ in vigore, e allora si finisce nel tracking fiscale, OPPURE ci si rivolge ad un operatore straniero, il che necessita, dal 2013, dell’apposito controllo come da direttiva AIFM.
Quindi, sebbene ci possa essere in UE la SENSAZIONE che esistano mercati OTR, comunque per le aziende europee la cosa non e’ davvero reale. Nel caso giochino direttamente, sono tracciate. Nel caso scelgano (o creino) un fondo in loco per giocare i loro soldi, ricadono sotto l’ AIFM. E sono tracciati ancora.
Cosi’, sebbene tutti pensino a questa meravigliosa isola di liberta’ che chiamano OTR, se andiamo al caso pratico gli europei possono anche dimenticarla. Qualsiasi cosa succeda, o non beneficieranno dei guadagni, o se lo faranno dovranno comunque pagarci le tasse.
Non e’ un fenomeno nuovo, a dire il vero: quando Hollande inizio’ a parlare di una tassa sui milionari francesi, essi ribatterono che sarebbero andati in UK. Molto buffamente, questo alla fine non successe, per un motivo semplice: sebbene il capitale possa sembrare globalizzato, normalmente gli affari sono legati ad un doppio filo di conoscenze e rapporti consolidati, i quali non possono venire spostati facilmente. I ricchi francesi possono spostarsi in UK, ma solo ad un prezzo enorme.
E’ veramente buffo che il bluff dell’ OTR stia emergendo, perche’ alla fine e’ vero che i mercati OTR orientali -ormai sono rimasti solo loro- si stanno gonfiando, ma si tratta di un gonfiore che non porta nulla di buono. Alla prima bolla speculativa che colpisse duramente l’economia cinese, e’ abbastanza prevedibile cheil governo locale reagirebbe con una serie di condanne a morte per dare l’esempio, cosi’ come successe nel 2008 con il banchiere accusato di aver fatto fallire la sua banca con i subprime e di recente con la signora Wu Ying.
In definitiva, checche’ molti giornali e i loro padroni ne dicano, e’ vero che la tempesta e’ passata, e presto osserveremo uno sgonfiarsi progressivo dei mercati europei, per via della “fuga” dei piu’ spregiudicati tra i capitali. La fuga durera’ sino all’entrata in vigore dell’ AIFM, per via del quale comunque l’ OTR non sara’ piu’ tale, e poi scemera’ lentamente.
Il vero problema e’ che , come le cavallette, questi si sposteranno in Cina , Giappone e alcuni mercati OTR statunitensi, ammesso che resistano ancora. E che danni possano fare, e’ qualcosa che possiamo solo osservare da lontano.
Di certo, qualcuno ha trovato il modo di tener lontane le cavallette dall’ Europa. L’ Italia ne beneficera’ a seconda dell’implementazione reale, solo dal 2013, diciamo meta’ anno, quando ormai i giochi saranno fatti e un poco di capitale tornera’ nel circuito del credito alle aziende.
Quindi, diciamo che ci voglia ancora un poco di pazienza.
Uriel
(1) Per intenderci, la stima teorica della tassa in UE va dai 500 miliardi di euro ai 1500 miliardi di euro/anno.  Se si verificasse lo stesso fenomeno avvenuto in svezia quando fu istituita la tassa, sarebbero dai 50 ai 150. La UE si aspetta una fuga del 90% dei capitali speculativi  nel primo anno di applicazione della direttiva.