Fuga dalla realta’.

Nel post precedente in realta’ mi sono fermato prima di arrivare alle conclusioni, dal momento che per arrivarci avrei dovuto scendere un pochino troppo nei fatti miei. Complice una conversazione di ieri sera, credo di aver definito come arrivare alle conclusioni in maniera soddisfacente, e quindi questo post va considerato come il seguito del post precedente. Ovvero: come e perche’ si arriva ad usare il glamour per rifiutare la realta’, e specialmente quale realta’. Mi si consenta una divagazione iniziale per chiarire il contesto.

Con la contestazione giovanile, i giovani diventano appunto un soggetto politico e culturale. Se per secoli essi sono considerati  incompleti ed indegni di attenzione , improvvisamente la societa’ si rende conto che e’ costretta (dalla veemenza con cui combattono) ad interessarsi a loro. Ad un certo punto, sia per fare business che per difendersi dal loro debutto politico, la societa’ decide che il giovane e’ interessante, va ascoltato, capito. Decide che le sue problematiche vanno capite e che occorra dedicarvi attenzione.

 

Il problema vero e’ che la societa’ si e’ messa a dedicare al giovane ancora piu’ attenzioni di quelle che dedicava agli adulti: l’adulto, cioe’, ha i suoi problemi e ci si aspetta che li risolva, mentre i problemi dei giovani vanno ascoltati. L’adulto se ha qualcosa da dire deve lottare per farsi ascoltare, mentre il giovane deve essere ascoltato, devono addirittura nascere istituzioni permanentemente assegnate al compito di capire il problemi di giovani, compito che l’intera societa’ improvvisamente decide di avere.

 

Essere giovani, quindi, significa improvvisamente appartenere ad una categoria che istituzionalmente e’ interessante, che istituzionalmente e’ ascoltata, che istituzionalmente gode del diritto (che gli adulti non hanno o hanno di meno) alla comprensione delle relative problematiche personali. Cosa della quale l’adulto non gode.

 

Di conseguenza, si crea una buona ragione per la quale una generazione di giovani desidera rimanere giovane per sempre: come giovane sono ascoltato, come giovane qualcuno cerca di comprendere i miei problemi, come giovane sono interessante. Come adulto, i miei problemi sono cavoli miei, interesso solo quando sono interessante, mi si ascolta solo se dico cose interessanti.

 

Un’intera generazione di sessantottini, quindi, decide di fermare la ruota del tempo, per rimanere su quel palcoscenico evolutivo che e’ la giioventu’, periodo nel quale si viene ascoltati. Un Celentano sarebbe solo un coglione qualsiasi, se non continuasse a fingersi un rocker, se non si atteggiasse a contestatore giovanile, e non si mettesse, quindi, nella condizione per la quale e’ ancora “ggiovane”, o rappresenta i “ggiovani”, e quindi e’ automaticamente interessante, ha automaticamente diritto all’ascolto, all’attenzione, e a qualcuno che “capisca i suoi probblemi”.

 

La spinta che porta al giovanilismo patologico non e’ altro che la paura di affrontare un GAP, tra uno stato giovanile degno di rispetto, ascolto, attenzione e comprensione, ad uno adulto, nel quale il rispetto, l’ascolto, l’attenzione e la comprensione vanno guadagnati, e non sono un diritto.

Questa generazione di persone che non intendono varcare il gap che li porta alla vita adulta ha causato e sta causando disastri gravissimi, se pensiamo all’impatto che la cosa ha sugli adolescenti. Pensate ad una ragazzina che arriva all’adolescenza. In ultima analisi, non fa altro che chiede di essere interessante, ascoltata, capita, che si faccia attenzione ai suoi problemi. Ma arriva la mamma supergiovane, la quale si veste come lei, si comporta come lei, pretende di essere ancora altrettanto ggiovane, e dice “eh, no, bimba, aspetta il tuo turno, la mamma e’ superggiovane ed e’ la mamma quella interessante, non pretendere per te l’attenzione e l’ascolto ai quali io ho ancora diritto, essendo una mamma cosi’ ggggiovane e moderna”. Il guaio e’ che la mamma pretendera’ di essere ggggiovane per sempre, e quindi “aspetta il tuo turno” implica, di fatto “turno che non arrivera’ MAI”.

 

Il risultato e’ di bloccare completamente la crescita dell’adolescente, che non avra’ alcuna scelta se non quella di fermare la propria crescita. Poiche’ e’ fisiologico crescere, ovvero cio’ che cresce senza controllo e’ di fatto il corpo, basta distruggere il corpo. L’anoressia e’ un buon metodo, e se osservate le ragazze anoressiche scoprirete, quasi sempre, una “mamma gggiovane”.

 

Non si tratta di competizione, come dicono i farlocchi: semplicemente una generazione che rifiuta di diventare adulta perdendo le prerogative della gioventu’ ostruisce la strada ai giovani che devono crescere. La ragazzina si autodistrugge perche’ non potra’ avere l’attenzione, l’ascolto, la comprensione che la sua eta’ richiede, e non potra’ averle perche’ la madre le pretende per se’, pretendendo ella le prerogative della gioventu’ che e’ della figlia.  Semplice usurpazione dello status di “giovane”.

 

Torniamo adesso a bomba, ovvero al fatto che il giovane odierno rifiuti di conoscere i segni dell’era adulta, quali una semplice cicatrice da parto cesareo, o la conoscenza di un fenomeno naturale quale il parto. L’operazione che e’ sottintesa e’ quella di rimanere delle neotenie, ovvero di rimanere artificialmente giovani, semplicemente rifiutando di riconoscere al corpo femminile cio’ che ne fa il corpo di una donna: la storia.

 

Se osservate le icone della moda , per esempio, ottenete sicuramente delle ragazze molto belle. Il corpo e’ indubbiamente perfetto, i vestiti sofisticati, tutto ne fa delle femmine perfette, ma non si tratta di donne. Non si tratta di donne perche’ a quei corpi, e ripeto a quei corpi, manca (e viene abolita scientificamente) una cosa, cio’ che fa la differenza tra una donna ed una ragazza: la storia.

 

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Questa ragazza ha tutto, tranne un qualsiasi segno del fatto di avere avuto una storia, un passato.
Sono stati completamente aboliti i segni , i segnali, di qualsiasi cosa possa far pensare che ella esistesse fino a ieri.
L’eta’ che questa ragazza mostra non e’ venti-qualcosa, non e’ nemmeno dieci-qualcosa, e’ semplicemente zero.
Non mostra alcuna traccia del proprio passato.

 

Il parossismo della civilta’ odierna, riguardo al corpo delle donne, e’ semplicemente che non esistono donne. Una volta partorito, si affretteranno a cancellare i segni della gravidanza. Qualsiasi cosa simboleggi il tempo che passa va combattuta, dalla crescita dei peli alle rughe. Qualsiasi cosa stia a significare che una donna abbia una storia e’ stata abolita.  E lo stesso si sta verificando con gli uomini.

Si richiede, cioe’, che l’individuo moderno non abbia storia. Poiche’ non e’ possibile pensare ad un quarantenne giovane, alla gioventu’ si e’ sostituito l’attributo della novita’. Queste neotenie , cioe’, non sono tanto giovani quanto nuovi. Nuovi come potrebbe essere un’automobile appena acquistata, un prodotto appena uscito: privo di storia.

Cosi’, e’ inutile sapere come sia un parto. Esso prova che la persona sia adulta, e questa e’ una minaccia al comodo status di “ggiovane”, sempre interessante/ascoltato/compreso. Inoltre, il parto appartiene alla storia della persona, e quindi ne fa a maggior ragione una persona con piu’ storia, e quindi una persona meno giovane; e se non meno giovane almeno meno “nuova”.

L’uomo moderno sta perseguendo come scopo scientifico l’abolizione della storia personale. Lo scopo di questa abolizione e’ quello di ottenere uno stato di perpetua gioventu’, e quando non possibile di perpetua novita’. Questo stato darebbe alla persona i preziosi privilegi tipici degli adolescenti, ovvero il fatto di interessare a prescindere, di essere ascoltati come preciso dovere della societa’, di avere qualcuno che si sforza di comprenderne “le probbblematiche”.

Il rifiuto della donna come individuo che ha una storia , per il maschio, non e’ altro che il rifiuto della propria storia. Se la donna ha una storia , allora anche io ne avro’ una. Se lei e’ diventata adulta, madre e ne porta i segni, direttamente o indirettamente io ne porto i segni. Questo da’ alla donna, alla sua maternita’ e a tutti i rischi e i segni che comporta il potere malefico di testimoniare una finzione, la finzione di giovanilismo che le neotenie coltivano al preciso scopo di godere per sempre delle prerogative sociali della gioventu’.

Il problema del corpo femminile e’ che si comporta sin troppo bene come un orologio, e specialmente si comporta come un orologio con memoria. Poiche’ troppi segni del tempo testimoniano la storia di una donna, almeno i piu’ evidenti eventi della storia femminile vanno aboliti. Se quindi possiamo sapere tutto sulla depilazione, processo di abolizione della storia biologica, possiamo sapere pochissimo del parto o del taglio cesareo; cose che da sole bastano a dare ad una donna la storia di una persona adulta. Non piu’ interessante per principio, non piu’ ascoltata, non piu’ automaticamente meritevole di comprensione.

Di tutti i possibili difetti di un corpo umano, quello che la nostra epoca respinge ed aborrisce e’ quello di mostrare la storia della persona, di esibirla, di testimoniarla. Eternamente giovani , e se impossibile almeno eternamente nuove.

Ne’ il mondo del femminismo puo’ farci nulla, perche’ la storia di una donna adulta non e’, per ragioni biologiche, una storia di determinazione. LA puberta’ femminile e’ piu’ irregolare di quella maschile, nel senso che i tempi sono piu’ incerti, e tutto questo avviene senza chiedere minimamente il parere alla persona.

Per una ideologia, come il femminismo, che predica la completa autocoscienza e la completa autodeterminazione, la storia biologica del corpo femminile e’ la completa disfatta. Se prendiamo per esempio la gravidanza, chi l’ha osservata sa bene che tutti i cambiamenti che avvengono innanzitutto se ne fottono altamente dell’estetica dominante, ma la cosa importante e’ che se ne fottono altamente dell’opinione della madre.

Alla natura biologica del corpo femminile non frega un cazzo della felicita’ o dell’opinione della madre: i fianchi si allargano, arrivano smagliature, disagi, malesseri, e nessuno, ma proprio nessuno, chiede un cazzo di nulla alla madre stessa.

E’ vero che la madre ha accettato volontariamente la gravidanza, ma la realta’ e’ che accettare qualcosa non significa determinarlo, ne’ controllarlo, ne’ esserne dominatore. Pur accettando la gravidanza, la donna NON controlla ne’ determina il processo stesso, che procede su binari che non tengono nella minima considerazione la sua volonta’.

Lo sviluppo della donna avviene secondo tempi e modi che non puo’ determinare, che non sempre sono quelli richiesti, e anche questo cozza contro l’assunzione di autodeterminazione completa: in definitiva, l’intero destino biologico del corpo femminile e’ un destino del quale la donna puo’ essere consenziente, ma mai essere completamente al comando. E’ vero che questo succede anche ai maschi, ma il corpo maschile non sperimente alcun evento drammatico quanto la gravidanza.

LA femminista cioe’ non riesce ad accettare la storia biologica del corpo femminile, dal momento che nella stragrande maggioranza dei casi NON si tratta di un destino di autodeterminazione completa: si puo’ desiderare una gravidanza o accettarla, ma questo NON implica che si determini la storia che segue a questa decisione.

Quando assistevo Lady Uriel per il parto, sentivo tutte le altre donne presenti. Nei loro occhi c’era la scoperta terrificante di un semplice fatto: che non potevano tornare indietro. Che il loro corpo avrebbe messo in atto un processo del tutto fuori dal loro controllo, avrebbe scelto le modalita’ con cui farlo senza minimamente curarsi della loro volonta’, il crollo completo di un’illusione di autodeterminazione: il corpo avrebbe deciso se e quando iniziare , avrebbe fallito o sarebbe riuscito, e nel caso di bisogno i medici avrebbero preso una decisione, e se anche avssero chiesto il loro parere (come fanno), il campo delle loro scelte sarebbe stato assai ristretto. Per quanto avessero accettato l’idea di partorire, il parto stesso era fuori dal loro controllo. Nessuna autodeterminazione possibile.

Nessuna possibile autodeterminazione (o almeno pochissima scelta) nel problema di avere un cesareo oppure no, e di portarne la cicatrice o meno: i chirurghi taglieranno come decidono sia meglio fare, la cicatrice rimane quella che rimane, punto. Il risultato sara’ quello che sara’. Nessuna autodeterminazione.

Le femministe sono le prime, quindi, a non poter accettare la storia biologica della maternita’ , delle sue conseguenze, delle sue modalita’. Anche qualora sia desiderata o accettata, essa implica e richiede la perdita di una consistente dose di autodeterminazione, poiche’ la realta’ biologica che segue NON chiedera’ mai piu’ il permesso alla madre. Le incredibili trasformazioni del corpo femminile durante la gravidanza vi colpiscono non tanto per la loro intensita’ o specializzazione, tanto per la loro brutalita’: avvengono e basta, hanno la precedenza su tutto, non chiedono l’opinione alla madre.

La storia della donna adulta, o matura (arrivo della menopausa compreso, altro evento drammatico che arriva quando arriva e non chiede permesso a nessuno) , e’ la storia di una perdita di autodeterminazione, sopraffatta dall’orologio biologico.  Completamente inaccettabile per l’ideologia femminista, che predica l’autodeterminazione completa.

Se la donna diventa adulta accettando che la sua storia implichi un certo numero di perdite dell’autodeterminazione (almeno riguardo alle trasformazioni del corpo e relativi segni) , il maschio diviene adulto accettando (oltre alle piu’ miti modifiche del proprio corpo) il semplice fatto che il corpo delle donne attorno a se’ abbia una storia, e che le donne in questione non abbiano spesso la possibilita’ di interferire, ovvero non ne abbiano colpe.(1)

Ma questo richiede sia agli uomini che alle donne di entrare nell’era adulta. E questo implica di perdere le caratteristiche tipiche della gioventu; nessuno e’ tenuto ad ascoltarti a meno che tu non abbia cose interessanti da dire. Nessuno e’ costretto a capire i tuoi problemi, se non tu. Nessuno ti considera interessante a meno che tu non sia davvero interessante. Nessuno e’ piu’ tenuto a capirti, se tu stesso non ti capisci e non ti fai capire.

E cosi’, dal 1968 in poi la societa’ offre all’umanita’ moderna la possibilita’ di abrogare la storia delle persone. Di cancellare ogni segno del tempo, dalla crescita dei peli alle rughe alla gravidanza alla barba alla caduta dei capelli a qualsiasi altra cosa. Il corpo perfetto e’ un corpo giovane, anzi, meglio sarebbe dire “nuovo”, perche’ la giovinezza e’ gia’ parte di una storia, la novita’ la esclude per definizione.

Il corpo nuovo non puo’ essere adulto, e puo’ quindi pretendere le attenzioni destinate ai giovani. Questo produce una generazione di neotenie, determinate a sfuggire all’era adulta cancellando ogni segno della propria storia. Il che richiede di cancellare il segno della storia dei coetanei, accanendosi particolarmente contro quei corpi che fanno, per propria costituzione biologica, da orologio. Il corpo della donna e’ quel maledetto orologio inesorabile e disubbidiente, che si ostina a ricordarci che siamo adulti, essendo adulte le nostre coetanee quando siamo uomini. Esso quindi e’ il piu’ ingabbiato, irreggimentato, spogliato di ogni storia.

Signori, ho una brutta notizia per voi. La storia non si ferma: potete solo scegliere quale storia avere. E questa e’ quella che avete scelto.

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Auguri.

Uriel

(1) C’e’ gente che “accusa” le mogli puerpere di non essere piu’ “in forma”, per dire. E’ un esempio classico.