Cineserie.

Esiste una categoria di persone che e’ specializzata nello studiare la nemesi. Se osservate tutti  i farlocchi inutilmente “contro”, noterete che hanno una spaventosa ammirazione verso qualsiasi entita’ ( “la Cina”, “gli Arabi”) che a detta loro fara’ a pezzi il sistema attuale, compiendo la rivoluzione che loro non sono stati capaci di fare. Fallimenti esistenziali a parte, ricevo cosi’ tantissime email che mi chiedono se la Cina e’ credibile quando dice di volere una nuova moneta di scambio, o cosa pensare quando si dice che la Cina possa ricattare gli USA perche’ possiede il debito pubblico americano.

Direi che sia ora di abbandonare questi miti per tornare ad un sano realismo. E’ vero che il presidente cinese abbia proposto all FMI di emettere una propria moneta, allo scopo che essa rappresenti un’alternativa al dollaro per le riserve dei vari paesi.

Vediamo di capire: questo non e’ dovuto ad una posizione di forza della Cina, al contrario e’ dovuto ad una posizione di debolezza. I cinesi hanno investito moltissimo in buoni del tesoro USA, e non hanno modo di investire altrimenti quelle cifre, perche’ in cambio riceverebbero altri dollari, i quali introdurrebbero un rischio di cambio. Se i buoni hanno una resa abbastanza certa (in condizioni stabili) il forex e’ oscillante e non ha resa certa.
Di conseguenza, il problema dei cinesi e’ che i loro investimenti in dollari non siano garantiti da un valore adeguato della moneta. Cosa significa? Significa che se Obama decidesse di svalutare il dollaro del 30%, dell’economia cinese non rimarrebbe pietra su pietra.
Contrariamente a quanto pensano i Wu-Ming, il fatto che i cinesi “possiedano tutti i paghero’ americani” non e’ affatto un punto di forza. Normalmente, in caso di default, nessuno riesce mai a recuperare una cippa. Non e’ come con un fallimento  nostrano, dove puoi mandare un tribunale a riscuotere. E gli animi caldi si tranquillizzino, perche’ non dipende dalla potenza militare USA: neanche nel caso argentino e’ stato possibile recuperare un gran che degli investimenti.
Normalmente, quindi, comprare i bond di un altro paese non e’ un rapporto asimmetrico quale potrebbe essere il rapporto tra voi e la banca che vi fa un prestito: e’ piu’ simile ad un matrimonio, nel quale si condivide un bel poco del proprio destino.
I cinesi, nel chiedere una moneta stabile, non stanno facendo altro che trasformare in politica un grido d’allarme di tipo finanziario: “americani, se svalutate il dollaro il mondo lo abbandonera’ e chiedera’ una nuova moneta”. Ma questa e’ una minaccia come quella che si fa in certi film tra coniugi in rotta: “vado con il/la primo/a che capita”: perche’ funzioni occorre che la controparte ti voglia bene.
Se volessimo riassumere la situazione, il debito americano in mani cinesi e’ un legame di codipendenza, e non un rapporto di forza: i cinesi hanno bisogno che il dollaro rimanga forte e che il rating dei bond americani rimanga alto. In caso di crollo del dollaro, non solo le casse statali cinesi non varrebbero nulla, ma gli scambi finanziari cinesi (sinora facilitati dalla politica di valutazione cinese) subirebbero un colpo durissimo. In un periodo in cui la Cina guadagna meno di quanto investa.
Dall’altro lato, gli americani hanno bisogno che i cinesi ri-sottoscrivano il debito, cosa che i cinesi fanno per non mandarli in default, caso nel quale gli andrebbero appresso.
Cosi’, quello tra Cina e USA e’ un matrimonio. Certo, e’ uno di quei matrimoni buffi che vedevo anni fa in Emilia, tra un comunista convinto e una democristiana fanatica: si tratta di unioni molto colorate e parecchio “polemiche”, ma nel complesso piuttosto durature.
Se qualcuno vede i cinesi come la nemesi volontaria degli USA, si sbaglia. Al massimo, potrebbero essere i giapponesi a trascinare giu’ l’ intero oriente nel loro crollo.
La proposta cinese e’ fattibile? Cosi’ come e’ stata formulata, no. O meglio non ha senso. Intanto perche’ era diretta verso il FMI, che e’ un’entita’ americana e controllata de facto dagli americani. Non sarebbe certo un duro colpo all’egemonia americana, cambiare la sorgente di moneta dalla FED all’ FMI. Anzi, semmai sarebbe il contrario: la FED ha un potere di contrasto e di lobby , contro il governo USA, che l’ FMI non ha.
In secondo luogo, la proposta cinese non e’ fattibile perche’ la nuova moneta dovrebbe tener conto delle quantita’ esistenti, ovvero andrebbe finanziata con moneta esistente ed attualmente parte degli indici M3 di tutte le nazioni del mondo. Il che significa che non cambierebbe moltissimo, visto che tutti i dollari stampati finirebbero nelle casse dell’ FMI e verrebbero sostituiti da questa nuova moneta composita. In pratica, protrarrebbe i problemi attuali (perche’ verrebbe inevitabilmente usata per gli scambi) ma non risolverebbe il problema cinese: questa nuova moneta si baserebbe su un “paniere” che dipenderebbe sempre dal valore del dollaro, essendo il paniere mondiale dominato dal dollaro.
In definitiva, quindi, la proposta cinese e’ un tentativo di portare in politica (saggiamente) un problema finanziario. Ma e’ anche la prova del fatto che il rapporto tra Cina e USA somigli piu’ ad un matrimonio di interessi che ad uno scontro: se Obama decidesse domani di svalutare il dollaro, per la cina sarebbe un crollo immediato e catastrofico. Ma un crollo simile produrrebbe il rilascio dei titoli americani, mandando in frantumi il bilancio USA.
Non e’ un caso se i cinesi abbiano deciso di confermare l’acquisto dei buoni americani, e addirittura abbiano deciso di comprarne ancora, sostenendo il dollaro e causando un’impennata delle borse di tutto il mondo(1).
I cinesi stanno esprimendo, a modo loro, l’inquietudine per la loro esposizione finanziaria, e chiedono di venire rassicurati circa il valore futuro del dollaro (e quindi dei buoni del tesoro in dollari). A loro volta, gli americani chiedevano di veder confermati i buoni del tesoro, perche’ faticherebbero un minimo a venderli altrimenti. I cinesi hanno fatto un primo passo avanti rinnovando i buoni, ergo oggi gli americani hanno contratto l’obbligo a tenere alto il prezzo del dollaro.

Come, non si sa bene.

Uriel

(1) E’ stata spacciata per la reazione all’annuncio del piano di “stimolo” del governo americano.