Ah, il monte.

Deve essere successo qualcosa di particolare al MontePaschi (oltre all’ultimo bilancio, intendo) se mi arrivano due email ove mi si chiede di commentare la situazione del Monte dei Paschi di Siena. Eppure c’e’ poco da commentare, nel senso che si tratta di un “inutile spreco di buoni sportelli”, come avrebbe detto Patton se avesse fatto il banchiere.

La prima cosa da tenere in considerazione e’ che il MontePaschi, subito dopo l’inizio del credit crunch,  aveva comprato -sebbene a caro prezzo- gli sportelli di Antonveneta. La mossa di per se’ era saggia e lasciava presagire buoni rientri, ma qualcosa e’ andato storto.

La ragione e’ abbastanza semplice: e’ andato storto il fatto che MontePaschi e’ una banca quasi totalmente sotto controllo di una fondazione. E negli scorsi anni, la fondazione era totalmente sotto il controllo di un partito, il PD.

Cosi’, la mossa era intelligente: si comprino sportelli in un posto altamente industrializzato e si conceda credito. Esso tornera’ e ci faremo i soldi. Direte voi: e’ semplice. Che cosa non ha funzionato?

Ha funzionato male il fatto che il triveneto e’ una zona indigesta al PD. E il PD gestiva la fondazione (oggi e’ molto , ma molto piu’ debole), che gestiva la banca. E cosi’, niente investimenti in quella zona: se poi la zona va bene -era il ragionamento dei politici- succedera’ che se ne vanteranno leghisti e berlusconiani, e questo non va bene.

Cosi’, durante il periodo del credit crunch, e negli anni successivi , si e’ respirata una relativa bonaccia in Toscana, Emilia, Umbria, e in molte regioni “rosse”. Sfortunatamente , le regioni ove si erano comprati i nuovi sportelli di AntonVeneta erano si redditizi in termini economici (o potevano esserlo) ma erano sfortunatamente “del colore sbagliato”, e questo (brutto vizio del PD, distinguere i cittadini del partito giusto da quelli del partito sbagliato, un vizio che viene dritto dal PCUS)  ha fatto si che i neoacquisiti sportelli siano rimasti , come dire, “un pelo inutilizzati”.

Bando alle chiacchiere, andiamo ai numeri.

Se osservate questo link, osservate la situazione subito dopo (uno-due anni) il primo grande credit crunch, quello che coinvolse Lehman Brothers per intenderci. Screenshot from 2012-05-06 12:18:32

In particolare notate che piu’ del 60% della forza del MontePAschi era sud e centro, ove difficilmente si poteva andare oltre. Al contrario, la banca era debole al nord-est e nord-ovest. Globalmente, la banca era debole nel settore dello small business.

Sono abbastanza chiare quindi le opportunita’ della banca nel 2009 e nel 2010: espandersi nel nordest, nel nordovest, che sono zone ad alta densita’ di industrie, e quindi si sarebbero prestate per diversificare il portafoglio clienti.

Ma , ripeto, qui e’ una questione di politica: dare soldi agli imprenditori significava finanziare un’area che vota a destra, e dare soldi al nordest e al nordovest significava far andar bene regioni gestite dal “partito sbagliato”.

Se osservate, la banca era forte nel credito al consumo , cioe’ un modello che di credito  si concede a famiglie di dipendenti. Esattamente, o quasi, il bacino elettorale del PD.

Perche’ dico che sia stata una scelta dissennata? Perche’ nel 2009 e nel 2010 c’era una stretta creditizia forte sulle aziende. Deviare li’ dei soldi precedentemente dati alle famiglie avrebbe letteralmente legato alla banca le aziende , per anni ed anni (concedendo prestiti ad aziende, diciamo a cinque anni).

Ora invece e’ difficile, perche’ con il 60% dei clienti che sono famiglie e un periodo di austerity, le banche come l’ MPS si trovano travolte. Sarebbe stato meglio diversificare quando c’era l’opportunita’.

Andiamo al mondo corporare.Screenshot from 2012-05-06 12:18:32

Come potete vedere, spicca il “centro”, quasi tutto orientato alle PMI. Qualsiasi manager sano di mente suggerirebbe di diversificare: qualsiasi crisi investa le PMI, per dire, uccide la banca.

Allo stesso modo, quel dislivello del 31% sulle regioni del centro puo’ essere mortale in caso di crisi locale: la cosa migliore sarebbe stata di crescere al sud, e se troppo difficile almeno tentare di espandersi a nordovest e a nordest. Insomma, andare sul terzo settore e nel nord italia.

Ancora una volta, pero’, questo non era fattibile per ragioni politiche: per prima cosa MPS e’ troppo politicizzato per mettere piede nelle fondazioni gestite dalla Lega, in secondo luogo far andare bene il terzo settore del nord significava finanziare un bacino elettorale che non piace al PD.

Ancora una volta: niet.

Andiamo alla composizione dei privati “che-non-sono-famiglie”:  Screenshot from 2012-05-06 12:34:15

In una situazione del genere, e’ chiaro che il gruppo era TROPPO sbilanciato su aziende a conduzione familiare -che hanno lo stesso destino della clientela familiare- e troppo poco nel mondo del terzo settore.

Torniamo pero’ alla vexata quaestio: per una banca espandersi in un settore significa aiutare economicamente quel settore. Se quel settore e’ diffuso in zone politicamente sgradite e quel tipo di azienda ha la simpatia a destra, il politburo dira’ “niet”.

Infine, possiamo evidenziare ancora meglio il disastro per dimensioni, cosi’:

Screenshot from 2012-05-06 12:34:23

 

Come vedete, rispetto ai grandi gruppi industriali , il numero di PMI Key Client e’ piccolo. Tutto suggerirebbe , in un periodo di credit crunch, di deviare risorse e prendere piu’ grosse  PMI. Se non altro per diversificare di piu’ i portafogli. Invece no: le medie PMI non sono allineate al volere del partito e sono generalmente un pubblico di destra. Inoltre, quelle PMI sono concentrate in alcune zone del paese che votano per il partito sbagliato.

Cosi’ state intuendo il disastro: si e’ rilevata AntonVeneta perche’ aveva gia’ penetrazione su dei territori ove sarebbe stato facile crescere. Le sinergie che si potevano teorizzare (per motivare l’acquisto) erano effettivamente enormi.  La banca invece e’ rimasta ancorata alle famiglie -uccise dall’austerity- al commercio al dettaglio -ucciso dall’austerity- , alle grandi imprese -soffocate dall’austerity- ed essenzialmente nelle zone del paese che interessano al PD.

Si e’ fatta una buona mossa (comprare AntonVeneta) con un disegno in mente, ma  nulla si e’ fatto per realizzare il disegno, e la mappa dei “niet” inspiegabili sul piano aziendale COINCIDE con quella dei “niet” spiegabilissimi su quello POLITICO.

Chiudo rispondendo ad una domanda che vi verra’ spontanea: come fai a sapere che si sarebbe potuto fare , cioe’ che MPS avrebbe potuto espandersi in quel settore?

Sono due motivi:

  • Si e’ comprata una banca che operava proprio in zone ove quei settori sono forti. Se anziche’ dedicarsi a fare private banking (cioe’ a TOGLIERE liquidi a quelle zone) ci si fosse dedicati a dare credito alle aziende, si sarebbero legate le aziende alla banca per anni.
  • Nel 2009/2010, anno dei grafici sopra, c’era un credit crunch. Se qualcuno avesse deviato i soldi dalle regioni rosse e dalle famiglie verso le aziende delle zone del nord, sarebbe stato praticamente da solo: avrebbe fatto pesca a strascico. C’era una fame di credito enorme: il mercato era spaventosamente elastico.
  • La mossa di acquisto di AntonVeneta fu giustificata al CDA proprio con le “sinergie”, segno che inizialmente il piano era esattamente questo: una sinergia non e’ una sovrapposizione o un cannibalismo, ma aggiunge laddove la situazione precedente e’ carente. Il progetto c’era, evidentemente.

Quindi , la mia interpretazione e’ questa: MPS ha fatto -ai tempi- la mossa giusta coi motivi giusti comprando l’area di sportello di  AntonVeneta, anche se cara. Ma il progetto , sebbene fattibile, si e’ arenato, e la mappa dei “no” che lo hanno fermato non coincide PER NULLA con gli interessi dell’azienda -ne’ con le “sinergie” ipotizzate all’acquisto di Antonveneta – , mentre coincide MOLTO bene -perlomeno in maniera sospetta- con gli interessi elettorali del PD.

Il PD non “ha una banca”. Il PD “ha DISTRUTTO una banca”.

Uriel Fanelli, 5 maggio 2012