‘A Famigghia.

Il post sui minori e la rete ha scatenato una certa discussione riguardo al ruolo della famiglia, discussioni che definirei isteriche. E credo che le discussioni sul ruolo della famiglia si svolgano sul filo dell’isteria per una ragione specifica: la famiglia come istituzione e’ al tramonto per inadeguatezza, per la semplice ragione che ogni tentativo di riformarla trova contrari tutti i conservatori del mondo.

Sia chiaro: quando parlo del declino della famiglia non mi riferisco all’usanza materiale di formare coppie o gruppi che condividono uno spazio affettivo, ma all’istituzione come e’ definita dal diritto corrente. Che e’ inadeguato e moribondo.
La prima cosa che salta agli occhi notando l’approccio alla famiglia , nel mondo come in Italia -dove il diritto familiare e’ un diritto canonico familiare con le modifiche dettate da un referendum- , e’ che ci si ostina a considerarla una “istituzione”.
Questa parola, “istituzione”, o anche la sua versione leggera “istituto”, non rispecchia materialmente la realta’, per una semplice ragione: in una istituzione, o in un istituto, e’ sempre presente un contratto chiaro che specifica:
  1. Gli obiettivi dell’istituto, la sua organizzazione interna, le sue regole di intervento e i casi specifici di cui si occupa.
  2. La fonte di finanziamento dell’istituto, ovvero se e’ pubblico, privato, e se privato in che modo siano distribuiti gli oneri.
  3. Una serie di dirigenti/responsabili.
  4. Una normativa esplicita che definisca come gestire lo scioglimento materiale dell’organo.
Sebbene intuitivamente si direbbe che la famiglia abbia questi requisiti, le cose non stanno esattamente cosi’. Se confrontate due famiglie, non ne trovate due ove gli obiettivi, l’organizzazione interna e le regole di intervento siano uguali. Sebbene il contratto matrimoniale sia identico, le famiglie sono tutte diverse. Il che non e’ quella che si puo’ definire una “istituzione”, dal momento che se avete due caserme diverse della polizia, non e’ che ognuna possa fare riferimento a diversi codici penali.
Definire “istituzione” la famiglia, cioe’ qualcosa che non lo e’, causa numerosissimi problemi che la stanno portando al crollo: ogni qual volta che appare una contesa, riguardo ai figli o riguardo allo scioglimento, deve entrare in gioco una decisione circostanziale del giudice. Il che significa che la nostra “istituzione” non ha le caratteristiche di una istituzione, ma somiglia piu’ che altro ad un contratto privato.
Tuttavia, faccio presente che un contratto privato possa venire scritto MOLTO ,ma MOLTO meglio a riguardo. Ma specialmente, voglio far notare l’inadeguatezza del contratto attuale. Facciamo una serie di esempi:
Il concetto di fedelta’ sessuale e’ perlomeno discutibile. Cosa succede se una coppia scambista si presenta davanti ad un giudice perche’ uno dei due coniugi tradisce l’altro? L’altro coniuge potrebbe rispondere che la coppia era gia’ scambista e la cosa era accettata, e che la differenza sta nel farlo insieme o meno. Il problema e’ che per come definito dalla legge, il concetto di “fedelta’ sessuale” non contempla nulla che non sia binario: si oppure (aut) no.
Il caso degli scambisti e’ solo un estremo per dire che qualsiasi obbligo matrimoniale, come quello delle cure o della solidarieta’ o di quant’altro non sono definiti in un modo che regga apertamente la varieta’ odierna. Probabilmente la casistica di riferimento e’ quella di qualche decennio fa, ma oggi mancano moltissimi requisiti.
Per esempio, puntualmente ad ogni divorzio viene chiamato un giudice in campo a prendere delle decisioni. Cosa del tutto inutile, perche’ in definitiva sarebbe di gran lunga piu’ efficare inserire le clausole di scioglimento sin dall’inizio : in caso di X, allora Y, in caso di Y si fa K, e via dicendo. Questo permette di inserire accordi molto piu’ adeguati nel caso di contese.
Ma nel matrimonio inteso come istituto o contratto MANCA COMPLETAMENTE una definizione di cosa succeda in caso di scioglimento. Il giudice e’ chiamato ad un lungo, estenuante e doloroso processo di decisione, il cui solo scopo e’ di prendere decisioni che potevano essere scritte sin dall’inizio. Il caso tipico e’ quello dell’affidamento dei figli, che potrebbe tranquillamente essere deciso nel contratto matrimoniale sin dall’inizio, e invece produce guerriglie crudelissime per la psiche dei bambini.
Molto buffamente, agli sposi viene chiesto di decidere subito il regime di divisione DEI BENI, cosi’ da semplificare la vita al giudice in caso di divorzio, ma non viene chiesto NULLA riguardo al regime di responsabilita’ dei FIGLI. Sembra cioe’ che il matrimonio abbia preso una strada che bada piu’ alla questione patrimoniale che alla questione dei minori. E questo nonostante ogni tribunale dei minori affermi di lavorare nell’interesse del minore, interesse che viene ignorato mentre si chiede di decidere il regime di condivisione dei beni. Ridicolo.
Ma le mancanze del matrimonio non finiscono li’: quando si dice “educazione dei figli” come dovere della famiglia, non si decide mai fin dove si possa arrivare e chi debba fare cosa, cosicche’  tocca al giudice decidere se si sia fatto abbastanza, quando e in quali casi. Questo e’ assurdo: se per esempio si vuole sancire l’equita’ tra uomo e donna si puo’ inserire gia’ nel contratto matrimoniale che uomo e donna debbano ripartire in tempi e sforzi identici la cura dei figli. Cosa che rende possibile rescindere il contratto in caso di inadempienza.
Identico e’ il caso di percosse verso uno dei coniugi. Se si scrivessero clausole che dicono esplicitamente che il matrimonio si considera sciolto a tutto favore della vittima in caso di violenza domestica, e che in tal caso i figli non devono piu’ vedere il padre,  in una semplice istanza, sarebbe piu’ semplice per le donne liberarsi di mariti violenti in un colpo secco.
Quello che voglio dire e’ che il matrimonio attuale non permette la flessibilita’ che serve a reagire prontamente ai fenomeni emergenti della societa’, come la violenza o il maltrattamento dei minori. Per esempio, sta emergendo il problema delle slot machine. Un buon contratto di matrimonio potrebbe contenere una clausola che espelle il coniuge giocatore, inibendolo ad accedere al patrimonio comune: si scrive che nessuno dei coniugi puo’ giocare d’azzardo pena lo scioglimento con emarginazione del coniuge giocatore/ice, e via cosi’.
Un’altra grossa mancanza al contratto e’ per quelle che vengono chiamate “convivenze”. Essenzialmente, visti i numeri in gioco, e’ assolutamente opportuno che un contratto pre-matrimoniale possa evolvere naturalmente in un matrimonio. Faccio presente che la richiesta NON e’ bislacca, perche’ il diritto contiene ancora norme obsoletissime riguardo al fidanzamento : se era possibile istituzionalizzare il fidanzamento, non si vede in che modo non sia possibile legiferare sulle convivenze. Ma il problema in questo caso e’ che la parola “convivenza” assume connotati sempre diversi.
Anche perche’ ci sono famiglie ove la convivenza si riferisce ad un parente (una nuora, uno dei suoceri, un parente) e nessuna legge assegna obblighi o diritti a nessuno. Le cosiddette famiglie allargate sono scoperte.

La verita’ e’ che il contratto matrimoniale, o in genere il diritto familiare , sono completamente inadeguati e praticamente inutilizzabili. Questo produce un overhead sulla magistratura, continuamente chiamata a decidere sui calzini meno lavati o piu’ lavati, sul tubetto del dentifricio o sul significato della parola “tradimento”.

Manca completamente la possibilita’ da parte degli sposi di definire:
  • Una definizione chiara del periodo pre-matrimoniale, che puo’ comprendere o meno la convivenza, e che deve essere personalizzabile da chi costruisce una famiglia. Durata, obblighi, doveri, divisione dei beni in caso di fallimento della coppia.
  • Una definizione chiara degli obiettivi della famiglia e della divisione dei compiti che scenda nei dettagli. Che cosa sia “educare”, chi sia tenuto a faro, quanto e come. Cosa sia la solidarieta’ economica nel caso specifico, eccetera.
  • Una serie di clausole a protezione del coniuge debole, o semplicemente una serie di clausole che permettano di evitare casi eclatanti o di rispondervi rapidamente: coniuge che si droga, coniuge che commette crimini, coniuge che gioca d’azzardo, eccetera. Problemi che emergono rapidamente e si evolvono rapidamente. Troppo rapidamente perche’ il lagislatore arrivi in tempo.
  • Una definizione chiara della strategia di uscita. Cosa fare dei figli/proprieta’ se si divide la coppia per il motivo X, cosa fare se si divide per il motivo Y, e cosi’ via.
  • Una definizione chiara di elementi aggiuintivi alla famiglia, che vanno dalla suocera che coabita al figlio “bamboccione”, dei doveri , dei diritti e di cosa accada in caso di fine del rapporto nei diversi casi.
  • Altre clausole estese che permettano di definire cose relative alla morale personale/religiosa/politica dei coniugi, che permettano di evitare/punire comportamenti che possano risultare offensivi.
La quantita’ di opzioni mancanti al consueto diritto matrimoniale e’ cosi’ grande che e’ facile arrivare ad una conclusione: la famiglia come e’ definita dal diritto odierno e’ carente di opzioni, il che la rende obsoleta, il che sta causando una proliferazione di altre forme di convivenza, compreso l’annoso problema delle famiglie gay, che viene aggirato usando contratti privati e creando societa’ anonime (o varie forme di accomandita) al solo scopo di garantire l’eredita’.
In questo senso, e’ perfettamente comprensibile l’ ISTERIA provocata da qualsiasi critica alla famiglia: e’ effettivamente un istituto FRAGILE, TRABALLANTE e INADEGUATO, che puo’ davvero crollare ad ogni piccola perturbazione. E’ assolutamente VERO in Italia che se QUALSIASI altra forma di convivenza riconosciuta fosse inventata  dal legislatore, il matrimonio come istituzione sarebbe semplicemente accantonato a favore della nuova norma.
La famiglia e’ quindi, si, una istituzione fragilissima, sull’orlo del collasso. Soltanto ricordare che spetta ai genitori evitare che i figli si vendano per pochi spiccioli ha portato a enormi confusioni riguardo a “e dove e’ scritto, secondo me non devono, secondo me non possono, eccetera”. Ma in realta’ questa convinzione cambia da coppia a coppia, e il compito viene affidato a persone diverse , a seconda della coppia: in alcune coppie alla figlia “di certe cose” deve parlare la mamma, in altre la mamma e’ un angelo asessuato e quindi ne parla papa’, e via dicendo.
Ovviamente, criticare la famiglia per lo scarso impegno porta ad una isteria: solo menzionare questa cosa potrebbe portare al collasso l’istituzione. Solo proporre che ci siano degli obblighi rischia di mandare a pezzi una “istituzione” che e’ stata istituita forfettariamente ricalcando tradizioni oggi non piu’ in uso e una visione religiosa incompatibile con il terzo millennio, se non gia’ col secondo.
Il risultato di tutto questo e’ che non e’ piu’ possibile NESSUNA discussione sulla famiglia o sul diritto familiare. Nonostante l’introduzione del divorzio l’istituto e’ cosi’ pazzescamente farragginoso che la stragrande maggioranza delle convivenze oggi avviene senza questo istituto, o dopo averlo forzato -primo, secondo, terzo matrimonio- ovvero aver celebrato un matrimonio in chiesa “finche’ morte non vi separi” per poi separarsi prima, e continuare a reiterare lo stesso contratto in una istituzione diversa.
Sia chiaro: penso che la gente continuera’ a stabilire legami affettivi, a seconda delle circostanze.Il problema e’ che se il diritto non si aggiorna alla stessa velocita’ della societa’, il matrimonio “giuridico” diventera’ una scelta marginale, nel senso che solo pochissimi casi -giovani sposi che hanno gia’ lavoro e casa e un patrimonio ancora da costruire- si adattano perfettamente. Gli altri sceglieranno altre forme, o “arricchiranno” il matrimonio con forme di convivenza non previste dal diritto attuale, tipo la convivenza pre-matrimoniale.
Quindi non mi stupisco delle reazioni scomposte ogni volta che i gay, o un qualsiasi intellettuale, o persino un blog arrivano a criticare il matrimonio esistente. E’ VERO che una unione di fatto -anche se concepita per i gay- potrebbe desertificare chiese e municipi. E’ VERO che una qualsiasi apertura di quel vaso di pandora che e’ il divorzio odierno potrebbe far scomparire il matrimonio odierno come istituzione.
Pensate alle norme che regolano il fidanzamento. Sono ancora li’, e teoricamente sono ancora in vigore. Adesso osservate bene la societa’: vi sembra che qualcuno se ne freghi qualcosa? Vi sembra che siano DAVVERO in vigore?
La verita’ e’ che il matrimonio potrebbe fare LA STESSA FINE se non viene reso flessibile e non vengono aggiunte le parti che ho menzionato. E questo fa paura sia alla chiesa che allo stato, dal momento che diverse cose -anche relative al fisco, come il coefficiente familiare- rischiano di collassare se questa istituzione collassa.
Di conseguenza, so di aver toccato un argomento che produce urla. Urla di debolezza e di impotenza.
E in ogni caso, so bene come finira’: la societa’ si sta trasformando ancora, e presto -in ogni caso- il diritto matrimoniale fara’ la fine del diritto che regola i fidanzamenti. E’ ancora legge.
Ecchisenefrega?
Uriel