Streaming , internet e musica.

Streaming , internet e musica.

Streaming , internet e musica.

Visto che tutti sono infoiati a discutere del “ritorno del rock“, e hanno perso la propria razionalita’, vorrei spiegarvi per quale motivo non vedrete piu’ molta musica di buona qualita’ nel prossimo futuro. E quindi no, il rock non tornera’.

Il motivo si chiama “streaming”: piattaforme come Spotify, iTunes e altre.

Potete analizzarli tranquillamente, e ci scoprirete facilmente l’effetto spermaozoo: partono in cinquecento milioni, ne arriva uno. Ma mentre gli altri spermatozoi vanno a perdersi, l’industria dello streaming non funziona esattamente cosi’.

Se osserviamo lo streaming per volume scopriamo che si’, lo spermatozoo che ce la fa ha avuto un sacco di visualizzazioni e di download. Ma questo e’ il picco, non il volume. Se osserviamo il volume, scopriamo che il 90% del traffico viene generato per gruppi e cantanti di nicchia, cioe’ quelli che NON hanno successo.

Guardate i numeri di un giorno:

Streaming , internet e musica.

Se considerate che secondo la RRIA solo negli USA Spotify manda in onda ~750.000 canzoni al minuto,  cioe’ circa 1.080.000.000 al giorno, scoprirete che la stragrande maggioranza del tempo-utente (cioe’ di pubblicita’ distribuita negli account free) non finisce nelle “hit”: siamo a circa 1/2%.

La stragrande maggioranza del business delle piattaforme di streaming e’ fatto da musica che NON ha successo, se non di nicchia.

Non per nulla, Spotify si vanta di avere dai 40.000 ai 60.000 nuovi brani caricati al giorno. Ma ovviamente non abbiamo, nemmeno su scala globale, tante nuove band di successo al giorno.

Quindi siamo, appunto, nella situazione degli spermatozoi, con una stravagante clausola: partono in tantissimi, arriva solo uno, MA QUELLO CHE IMPORTA E’ LA MASSA DEI FALLITI.

Sia chiaro, io ascolto musica di nicchia quindi ascolto “falliti”, quindi il mio non e’ disprezzo. Ma dal punto di vista delle chart, il 99% del traffico (e quindi della pubblicita’ negli account gratuiti) viene dai musicisti che NON fanno successo. E non lo faranno mai.

In pratica, spotify funziona sulla musica che piace poco.

E in che modo pensate che una piattaforma modellata sul diffondere musica che piace poco, possa produrre qualita’?

A spotify non frega un cazzo dei 50 milioni di ascolti/giorno della top ten. Deve fare UN MILIARDO di ascolti per distribuire pubblicita’ ogni tot minuti. Se togliamo dal miliardo e ottanta milioni gli ottanta milioni della top ten, il miliardo di ascolti viene dalle 60.000 band al giorno che gli fanno una media di 18.000 ascolti al giorno.

Coi quali un artista non vive. Neanche di striscio.

Ma Spotify ci vive.

Ma non solo: il cantante che fa poca revenue vi porta via gli stessi 5 minuti di uno che fa molti ascolti, solo che la pubblicita’ che vi sorbite ha esattamente lo stesso prezzo. Risultato: gli conviene molto di piu’ avere i 60.000 spermatozoi che non arriveranno mai all’ovulo, dal momento che le grandi star vengono pagate leggermente di piu’.

Qui c’e’ il punto.

Le piattaforme di streaming sono concepite per un mercato fatto di band che ci provano una volta, fanno poche migliaia di ascolti e spariscono nella fame assoluta.

Streaming , internet e musica.

Non esiste alcuna possibilita’ che una band o un artista di qualita’ emergano da Spotify, Apple Music, Amazon &co.

E se osservate la carriera delle entry che avete nelle top 10, scoprite che diventano famosi FUORI dalle piattaforme di streaming (in tanti modi, tra cui Sanremo, i talent show, l’ Eurovision, e altri) e poi vendono e distribuiscono sulle piattaforme di streaming stesse.

Questo e’ un principio fondamentale da tener bene in mente:

Le piattaforme di streaming NON possono fare qualita’ .  Per la semplice ragione che non VOGLIONO farla. Per la semplice ragione che ci rimetterebbero il 90% del traffico (e dei soldi) selezionando per qualita’.

Stabilito questo, andiamo a vedere lo scorso eurofestival, e ci troviamo facilmente uno spaccato della loro influenza: le bop song.

I boopers, o creatori di bop songs,(https://www.youtube.com/watch?v=or047P2NOjc)  sono quei gruppi che si mettono a fare quella musica che vi aspettate in un club “di una certa” come sottofondo. Mentre cercate di nutrirvi con quantita’ scarse di cibo piu’ costoso che buono, e parlottate con la principessa del momento , e non volete essere distratti dalla musica, che deve esserci ma non deve farsi sentire.

I boopers sono una manna per le aziende di streaming, perche’ ce ne sono milioni, sono facilmente identificabili (c’e’ una parte ritmica fatta da un sintetizzatore, una voce “suadente” ovvero inutile e mal preparata) , nessuna particolare melodia, qualche armonia (ma non troppe note, che la gente potrebbe svegliarsi) , e bop,sh,bop,sh,bop,sh. (https://www.youtube.com/watch?v=or047P2NOjc) Vi fate una playlist, e tra automobilisti urbani , club pretenziosi di fighe di legno e persone che non provano emozioni dal triassico siete a posto.  La canzone francese e quella svizzera sono un esempio: immagino che gli svizzeri si possano emozionare con quella roba, ma bisogna considerare che gli svizzeri provano emozioni anche di fronte al metronomo (se e’ preciso, sia chiaro).

Tolta la musica per i morti viventi, tutte le cose interessanti perche’ creative, come la band ukraina o il pazzo psichedelico lituano, (non ci metto i finlandesi perche’ onestamente la Finlandia puo’ fare di meglio) non sono di interesse per le piattaforme di streaming.

Perche’?

Perche’ far arrivare cose come i Go_A al successo richiede una cosa: i Go_A. O se preferite unirvi al delirio di oggi allora i Maneskin. E se credete che i maneskin abbiano avuto un successo fulmineo e una carriera brevissima, provate a pensare che ogni giorno ci sono 60.000 band nate tre giorni fa, che fanno una bop song, e non costano NULLA a Spotify , se non lo spazio su disco e 20.000 download a testa.

I cinque anni da buskers->superstar dei Maneskin , cosi’ come la carriera dei Go_A, sono una spesa, un tempo assurdo per una piattaforma di streaming. Non e’ nemmeno lontanamente concepibile che qualcuno vada a selezionare per qualita’. Punto.

Secondo capitolo: la CDN, e il suo porco lavoro.

Un altro fattore tecnologico impattante sulla musica in streaming e’ la CDN. Forse voi pensate ancora che sia Spotify a fare streaming dalla sua sede centrale, un datacenter da qualche parte in Svezia. No.

La CDN (content delivery network) e’ una tecnologia che consiste nell’avere tante sedi e fare streaming dalla sede piu’ vicina. Ma non e’ che si vada a copiare TUTTA la musica in OGNI sede. Questo moltiplicherebbe i costi di storage per il numero di sedi.

Se all’inizio le CDN erano cache, le quali si occupavano solo del contenuto statico, oggi alcune di loro sono costruite ad hoc per occuparsi anche di contenuti dinamici. Se ne vale la pena. E nel caso dello streaming, vale sempre la pena.

Significa che quando una canzone e’ ascoltata , che so io, in Italia, piu’ di tot volte, viene “spostata” in  un cloud italiano dove c’e’ la CDN di Spotify, e da quel momento gli italiani la scaricano da li’. Siccome paga meno traffico carrier, e non ci sono subscriber policies tra LSR e utente finale, il costo e’ piu’ basso.

Ovviamente, il worst case arriva quando TUTTI i Point of Delivery della CDN sono occupati da UNA canzone. Perche’ se la canzone fosse in una playlist anziche’ isolata, e ci fossero nella playlist altre canzoni “nazionali”, sarebbe molto piu’ guadagno per loro.  Se vuoi fare streaming di un miliardo di canzoni al giorno, preferiresti che una fetta della banda rimanesse anche per gli altri.

Se arriva un successo globale, a Spotify costa di piu’ in termini di CDN. Perche’ la CDN non e’ una semplice cache. Essa ha anche elementi di intelligenza , e quindi, per esempio, la CDN di Spotify ottimizza per playlist. Ottimizza per orario. Ottimizza per album. Una singola canzone che si mette a fare streaming ovunque aumenta il vantaggio della cache ma diminuisce il vantaggio dell’aggregazione e dell’ottimizzazione. Per questo Spotify spinge molto sulle playlist: le loro CDN sono ottimizzate per questo. Idem per google, etc.

In definitiva, cioe’, se l’europa avesse ascoltato, in ordine sparso, la canzone francese in Francia, quella italiana in Italia, eccetera, il vantaggio della CDN sarebbe stato di avere una sola canzone in cache per point of delivery/edge server nazionale, e se tutti seguono lo schema ogni nazione sara’ piena di playlist fatte di musica nazionale,  mentre se tutti si mettono ad ascoltare una canzone sola sempre, inizialmente si ha il vantaggio di una sola canzone per dodici, ma quando tutte le playlist , senza differenza di nazione, contengono quella canzone piu’ la canzone locale, i costi cambiano.

Le CDN preferiscono una playlist di successo ad un brano di successo.

Insomma, per Spotify e’ bellissimo quando ogni nazione ha le sue playlist. Distribuisce molti di quei 60.000 nuovi entrati, ma ne distribuisce pochi, sono ottimizzati, e se ogni nazione ascolta la propria musica, in generale ottimizzare le playlist e’ semplice: in soldoni, molte playlist avranno molti elementi in comune, che non vanno spostati a distanze oceaniche perche’ quella nazione ascolta solo roba che piace solo li’.

Chiaramente questo vale solo per la CDN di Spotify e poche altre che sono ottimizzate per far girare bene le playlist, e le CDN molto “custom” possono essere molto diverse tra loro, ma difficilmente una CDN ottimizzata per avere un miliardo di ascolti estremamente eterogenei ed organizzati per playlist potra’ essere felice di avere band che improvvisamente esplodono in ascolti: per quanto, esse consistano nell’ 1% del traffico, come ho detto sopra.

Quindi il business model di Spotify si adattera’ come un guanto alle condizioni di miglior utilizzo delle loro CDN, perche’ quelle sono spese “opex”, quelle che l’azienda odia di piu’.

E le CDN fatte come quella di Spotify , in genere, non vogliono qualita’ che esplode, vogliono contenuto riutilizzabile, che si possa spostare tutto non appena c’e’ la richiesta di un pezzo: il primo brano di una playlist. Dopodiche’, se nella stessa nazione vanno forte anche gli altri brani, meglio ancora. Le playlist locali sono la loro manna.

Quindi no, in definitiva il rock non tornera’, per due motivi:

  1. il tempo di incubazione di una band rock , con un minimo di esperienza e un minimo di affiatamento, piu’ buone canzoni, e una discreta tecnica , e’ enorme rispetto alle esigenze degli streamer che vogliono 60.000 nuove canzoni al giorno.
  2. le CDN preferiscono DI GRAN LUNGA una playlist di successo ad una canzone di successo, o ad una hit di successo. Premiare un pezzo di successo NON e’ nel loro interesse.

Questa trasformazione della musica al servizio delle aziende di streaming e’ ormai completa negli USA, ove la musica manca completamente di 3 dei quattro ingredienti fondamentali (ritmo, colore, armonia e melodia) , perche’ nel rap rimane solo il primo elemento, (per fare un esempio di musica senza musica, ma potrei anche citare Billie Eilish cha fa una canzone con UNA nota ) ritmo  che e’ poi ottenuto con l’autotune.

Ovviamente, gli eventi competitivi come Sanremo, X-Factor, Eurovision, e altri sono un problema enorme per le aziende di streaming, perche’ faticano ad ottimizzarsi. Certo, un contest di musica metal consente di presentare tutte le canzoni in una singola playlist e far felici le CDN di spotify, ma un contest eterogeneo come Sanremo o l’ Eurovision (ma anche X-Factor non scherza) e’ piu’ difficile da seguire.

Quindi si, una band interessante di alta qualita’  potrebbe emergere da eventi come Sanremo, X-Factor o Eurovision festival , ma non dal mondo dello streaming, che e’ la direzione che l’industria ha preso.

Preparatevi alla noia.

Adesso direte: si, ma c’e’ il concerto. C’e’ Wacken. C’e’ il M’era Luna.  CI sono gli eventi live. Non ci fai un megaconcerto come quelli dei NightWish o di Pink con i boopers e il rap.

Vero. Non ce li fai.

Avete seguito la vicenda di Marco dei Nightwish? Avete visto cosa ha detto? In pratica, oggi il concerto lo organizza la band, a suo rischio, pagando le spese in anticipo. POI, se il concerto ha successo il produttore si prende quasi tutto, mentre se non ha successo , cazzi della band.

In questo modo, e’ chiaro che gli eventi musicali come li conosciamo vanno a morire. A meno che non arrivi lo stato, come nel caso di Sanremo/RAI e dell’ EBU/Eurovision, che organizzano giganteschi eventi. Eventi che, ormai, negli USA sono assenti o quasi.

Il punto e’ semplicemente questo: l’industria dello streaming sta trasformando il consumo di musica in un mix di noia e generi di nicchia.

Per questa ragione, il rock (come qualsiasi cosa richieda talento oppure tempo oppure eventi musicali materiali per esprimersi) non tornera’ di moda tanto presto. Da un lato sopravvivera’ come genere di nicchia (come ha fatto il metal) , e ovviamente ogni tanto riemergera’ tra la mediocrita’ perche’ arrivera’ qualche creativo e si notera’ la differenza.

Dall’altro, l’industria dello streaming reagira’ con molta fermezza alla presunzione degli artisti creativi di voler essere premiati perche’ sono creativi.

Scommetto che a breve il voto del pubblico verra’ completamente cancellato (o limitato) anche a Sanremo. Per intenderci, nell’ Eurofestival le giurie avevano scelto le canzoni perfette e per una playlist noiosa di Spotify&co. E’ stato il voto popolare a premiare le piu’ originali. Andate a vedere le classifiche prima e dopo il voto popolare, e vedrete l’abisso tra cio’ che vuole il pubblico e cio’ che vogliono le case di streaming.

Poi vedete di abituarvi, perche’ quella noia, quell’assenza di emozioni, presto diventera’ la norma. E il fatto che qualcuno si sia scandalizzato perche’ una band di rock (sex, drugs and rock’n roll) avesse ipoteticamente usato cocaina , ve la dice lunga di quanto perbenista, noiosa, emotivamente vuota, sia una playlist ideale di Spotify.

Il vuoto pneumatico di idee che ha gia’ preso gli USA sta arrivando, e purtroppo non credo sara’ Sanremo (O persino l’Eurovision) a fermarli.

Se ho ragione, il voto del pubblico verra’ presto ridimensionato in tutti questi eventi. Questo e’ quello che vogliono le aziende di streaming: (https://www.youtube.com/watch?v=or047P2NOjc) .

Ovunque. Per sempre.

Poi, chiaramente, non appena arrivera’ qualcuno che ci mette una goccia di emozioni, il pubblico esplodera’ e li fara’ vincere ovunque.

Ma vedrete, troveranno il modo di togliere potere al pubblico. Eliminando concerti e televoti, e lasciando solo le giurie pagate da loro.

Tutto il resto sara’ nicchia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.