Ma dove ha imparato a negoziare?(cit.)

E’ buffo come mi sia venuto in mente uno dei miei film di fantascienza preferiti (il quinto elemento, da cui traggo peraltro il mio avatar) quando ho visto la diretta streaming di Bersani coi grillini. Ora, io non penso che i grillini siano stati un avversario particolarmente duro – ho trattative peggiori quando mi propongono 17 settimane per il deploy di una cinquantina di local zones di Solaris (cazzo e’, le fate fare all’uncinetto dalla nonna?) – per cui mi sa che Bersani abbia, come dire, “qualche problema nel costruire frasi assertive”.

In Italia si usa coniare un -ismo per qualsiasi cosa, e non vorrei unirmi al coro di chi passa il tempo a coniare -ismi, ma per Bersani il problema e’ cosi’ grave che ne merita uno: “perifrasismo”.
Bersani e’ chiaramente un perifrasista.
Ora, io so bene che Bersani sia un fantasista della Metafora, una specie di Maradona delle frasi allegoriche. Se consideriamo quanto sia difficile vedere un giaguaro in Berlusconi – a me fa venire in mente il facocero del Re Leone  , e’ una cosa che possiamo accettare. Voglio dire, non siamo mica qui ad assaggiare se Sasha Grey sa di tappo.
Non dovrei neanche essere troppo severo verso il suo accento, dal momento che e’ simile a quello che ho io quando non mi sforzo, o meglio a quello che avevo prima di dover imparare il coacervo di assurde consonantiche tedesche.
Pero, caro Bersani, la trattativa non e’ la tua arte. No, non ci siamo. Ascoltavo la tratttiva in streaming e pensavo cosi’:

 

 

Ma dove ha imparato a negoziare Bersani?
Cioe’, e’ un esame di logica , che stiamo a semplificare clausole di Horn, o cosa?
Io me lo immagino, Bersani, che entra in un negozio e dice:
  • Mi aiuterebbe a uscire non senza due etti di mortadella dal negozio, per favore?
  • Eh?
  • Si, vorrei non evitare di entrare in possesso di due etti di non-salame, che poi e’ mortadella.
  • Sa deet?
 ora, io capisco tutto. E’ ovvio che uno puo’ esercitarsi con la logica, e allora uno pensa che semplificando “non senza” si ottenga “con” e tutto quanto. E alla fine riflettendoci un pochino uno ci arrivi, a sospettare che vuoi una mortadella. Ma non e’ che puoi trovare una “Salumeria Russell” ovunque.
Cioe’, se dovessi spiegare ad un tedesco che cosa ha chiesto bersani, dovrei fare un uso abusivo di “Ohne”, “Nicht”, “Kein”, che il tedesco troverebbe perlomeno criminale in una frase che tutto sommato e’ una risposta ed e’ assertiva. 
Ora il punto e’ sempre questo: sai cosa vuoi, e sai come ottenerlo? Allora: cosa vuoi e’ formare il governo coi grillini. Come ottenerlo e’, probabilmente, offrire ai grillini i cambiamenti che chiedono. Secondo me , una cosa dovrebbe andare cosi’:
  • Noi del PD vorremmo formare un governo con voi dell’ M5S.
  • No, perche’ noi abbiamo un programma e voi non lo volete fare.
  • Invece si, e se ci date la fiducia faremo i punti a,b,c,d.
A quel punto , i grillini potranno rispondere rilanciando:
  • Ma noi vogliamo anche i punti e,f,g,h
E allora ci sono due casi. Se va bene, allora si dice:
  • Possiamo offrire e,f,g e l’ha muta, o almeno piuttosto silenziosa. Diciamo pure  taciturna.
Oppure si vuole qualcosa in cambio:
  • Possiamo fare e,f,g,h, ma in cambio vogliamo alpha, beta, gamma, e pure un pezzo di yota.
Il punto semplice e’ che se avviene una trattativa, entrambe le parti sono interessate ad ascoltarsi. Altrimenti e’ una supplica, da parte di chi vuole parlare verso chi non vuole ascoltare.  Capito che si tratti di una trattativa, lo strumento di pressione consiste nel passare la palla (l’offerta) nel campo opposto, in modo che spetti a lui resistere all’offerta.

 

A quanto pare, Bersani ha studiato negoziazione in qualche pianeta ove si negozia supplicando la controparte, ma con sua buona pace, in quel modo non si negozia proprio niente. Si supplica e basta.

Dire “sono a favore del cambiamento, non faccio un governo senza cambiamento” non significa niente. E’ come entrare in un negozio e dire:

  • Buongiorno. Mi piace molto la mortadella, e non intendo certo smettere ora.
  • Va bene… allora vuole della mortadella? Quale? Quanta?
  • No, volevo essere molto chiaro: senza mortadella, non passa una settimana, a casa mia.
  • Si, ok. Ma vuole la mortadella o no? Quale preferisce? Quanta?
  • Se mi permette, le dico un cosa: se non si arriva alla mortadella adesso, poi non c’e’ piu’ mortadella.
E’ vero che una trattativa politica non e’ esattamente come comprare la mortadella, ma c’e’ da dire che usando una dialettica cosi’ povera da non permettere neppure di acquistare mortadella , difficilmente si potra’ ottenere di piu’: Non e’ sufficiente cio’ che basta a comprare mortadella per una trattativa politica, ma diciamo che essere in grado di comprare due etti di mortadella potrebbe essere un requisito fondamentale per fare trattative politiche.

 

Non riesco a capire, in questa “trattativa”, che cosa Bersani abbia chiesto ai grillini, se non di “non impedire qualcosa” – suppongo che questo significhi “fare qualcosa”, (cara , puoi evitare di impedire che il sale mi sia passato da persone che non sono diverse da te, per favore?”  Chiarissimo.), e intuisco che abbia offerto ai grillini che lui non fa un governo senza cambiamento (“Caro, cosa vuoi da mangiare?” “Non passo 27 marzo 2013 senza una cosa non diversa dalla pastasciutta” Lapalissiano. ).
Posso dire , caro Bersani, che  forse probabilmente dovresti non impedire che la controparte non fraintenda quello che non dici meno chiaramente?
 Ho osservato diverse cose in quel video, compreso il linguaggio del corpo e il tono di voce. Saro’ sincero, sembra quasi che Bersani volesse bisbigliare per non farsi sentire chiaramente. Supercazzola prematurata come se fosse antani.
In un certo senso lo capisco. Lo capisco perche’ esiste nel modo di pensare comune , specialmente dopo il 1968, una vera e propria inibizione al comando e all’asserzione. Voglio dire, e’ come salire sul ring: la prima parte del tempo la passerete a vincere le inibizioni che vi hanno instillato educandovi, dal momento che non e’ molto cortese mettere i pugni sulla faccia altrui.
Allo stesso modo, siamo stati educati a non imporci sugli altri, e ci hanno martellati che la liberta’ individuale e’ brutta e che dare ordini, cioe’ imporre qualcosa che non e’ oggetto di discussione sia un orribile attentato alla personale individualita’, degno dei peggiori tiranni.

Quando (e se) entrate in Marina da Livorno, c’e’ un momento in cui vi fanno fare delle cose tipo “prova a far marciare il tuo plotone”. Le prime volte che i cadetti provano a dare ordini, arrivano cose ridicole. Si vedono scene ridicole (ordini sottovoce, gesti strani con le mani, ordini dati guardando altrove, uso del condizionale nell’ordine, perifrasi di ogni genere, etc)  perche’ nell’educazione post-sessantottina esiste una vera e propria inibizione al comando, visto automaticamente come tirannia.

Quando passa questa inibizione? Come per il muai thai, vi passa quando lo fate. Ok, risposta banale:  vi passa l’inibizione al comando quando realizzate che:

Gli esseri umani SONO FELICI di sapere

cosa devono fare da qualcun altro.

Proprio cosi’. Adesso direte – figli del 1968 – che gli esseri umani sono pecoroni, servili, e tutta la merda che vi hanno insegnato nel 1968. Che sono palle. Se un gruppo di persone e’ di fronte a voi ed e’ disposto a marciare, nel senso che si e’ arruolato , in quel momento DESIDERA sapere quando iniziare a farlo e da che parte. Stanno ASPETTANDO un ordine. E sono FELICI di riceverlo, perche’ se dite loro “mah, venite avanti un po’ come vi pare”, e vi aspettate che marcino, li state caricando di ansia. Per marciare bene semza sembrare un picnic di  giraffe devono mettere avanti la gamba tutti nello stesso momento. E per questo hanno bisogno di un ordine chiaro e secco. Se non lo date e lo lasciate a loro, li mettete in ansia perche’ nessuno sa se sta mettendo avanti bene la gamba.
In generale, anche fuori dal mondo militare, vale il discorso di Adler: ogni essere umano – tranne i criminali e i malati di mente – desidera inserirsi positivamente nella societa’ in maniera cooperativa. Questo significa che se qualcuno gli dice come fare, l’essere umano si sente meglio. Se le richieste della societa’ sono poco chiare, l’essere umano pensa “spero che vada bene cosi'”, e rimane nell’ansia di scoprire eventualmente che o se ha sbagliato.
La persona comune, esclusi criminali e sociopatici, vive in uno stato di ansia -sgradevole – la situazione di non sapere con certezza se sta facendo la cosa piu’ positiva per il gruppo. Se gli togliete quest’ansia dando istruzioni CHIARE, la persona si sente meglio. E questo “piacere”, o questa “uscita dall’ansia”, spinge le persone a consentirvi di dar loro delle istruzioni, od ordini che dir si voglia.

Il vero problema al massimo e’ COME dire a qualcuno di fare qualcosa. Se andate da una vostra collega o da una vostra programmatrice e le dite “senti, troia, finiscimi questo lavoro per oggi o ti inculo a sangue” probabilmente sembrerete dei tiranni. Ma se le dite , in una riunione del mattino, “Oggi il tuo compito e’ di finire questo lavoro, perche’ e’ la cosa piu’ importante che ti rimane da fare” , la persona sara’ sollevata. Innanzitutto perche’ sa come passare la giornata in maniera positiva, e secondo perche’ e’ certa che questo e’ quanto richiesto.

In poche parole, quello che imparate se vi fanno dare ordini e’ una cosa molto semplice:

Gli esseri umani non desiderano altro che interagire sapendo con certezza cosa ci si aspetta da loro e cosa no. Gli esseri umani non desiderano altro che ricevere una chiara visione di quale sia la cosa buona per il gruppo ove vogliono inserirsi positivamente. Se non ricevono queste certezze in maniera chiara, si muovono in una situazione di ansia per la quale dubitano in continuazione , piu’ o meno assuefatti a questa situazione di ansia , di stare facendo la cosa migliore.

 Non bisogna, pertanto, aver paura di essere assertivi, e quando si e’ in una situazione di autorita’, la cosa MIGLIORE da fare e’ essere assertivi, chiari, e se necessario non occorre avere paura di sostenere una visione.
Se il problema, caro Bersani, e’ che in mancanza di un governo nemmeno i grillini potranno realizzare nulla, il messaggio e’ molto semplice:
“Vogliamo che votiate un governo perche’ i prossimi mesi saranno cruciali per il paese – visto che ci sono le tali scadenze – e se  non si forma un governo non ci sara’ nemmeno per il parlamento – come sperate –  la possibilita’ di fare alcunche’, sia il programma grillino o il programma altrui.”
Questo e’ quello che si fa quando si ricopre un ruolo autorevole e si sta trattando. La controparte deve sapere chiaramente cosa e’ richiesto e per quale ragione sia meglio farlo. Detto questo, se la controparte dice “no”, poi dovra’ convivere col dubbio – e probabilmente con l’accusa – di non aver avuto un ruolo positivo. Cosa che, essendo Homo Sapiens una specie sociale, produce qualche problemino, che si ripercuote poi in interminabili dibattiti nei vari gruppi.
Bersani e’ autorevole , anche se non e’ un’autorita’ per i grillini, per la semplice ragione che e’ la controparte prescelta per la trattativa. Se a quel tavolo c’e’ lui, e’ perche’ e’ il capo.
Probabilmente la sinistra soffre molto della cultura sessantottina e delle sue inibizioni verso il comando, e vengono da quel lavaggio del cervello per il quale dire agli altri cosa fare e perche’ sia un orribile affronto fascista alla libera personalita’ individuale degli altri.
Ma vi posso assicurare che , quando avete di fronte una squadra che – vostra o meno – ambisce ad un ruolo positivo, e’ possibile scavalcare persino il LORO leader semplicemente indicando il ruolo positivo richiesto con piu’ chiarezza.
Mi capita spesso, sul lavoro, di togliere al “Manager” di qualche azienda che vuole integrarsi  il controllo della squadra che lui stesso paga, semplicemente mettendomi a dare istruzioni a tutti, con chiarezza e  spiegando perche’ sia meglio farlo. Una volta detto “facciamo  questo in questo modo  per questo motivo”, se il manager se ne esce dicendo “proviamo a fare questo perche’ potrebbe succedere che”, vincete voi. E vincete voi, perche’ il manager … usa il condizionale!
L’istruzione piu’ chiara vince, e la proposta piu’ chiara prende il controllo.
A sinistra sembra che si sconti ancora un catastrofico danno culturale che produce una incredibile inibizione verso il comando e l’asserzione. Bersani sembra catastroficamente prono a questa inibizione.
A me viene da ridere vedere bersani che fa i giri di parole ed usa i condizionali. Se vuoi disarcionare un leader molto assertivo come e’ Grillo , non puoi usare perifrasi e/o condizionali.
Non puoi dire “dovreste evitare di non marciare”, occorre proprio “avanti, marsch!”. E vi posso garantire che se voi dite “forse sarebbe meglio andare a sinistra” e un sergente dice “fianco, dest!”, grado o meno, vince lui.
Che agli Ex sessantottini piaccia o meno, con le inibizioni all’idea del comando non si governa. Perche’ alla fine, il governo e’ solo una forma complessa di comando. E se non riesci a comandare perche’ hai delle inibizioni di tipo culturale, puoi scordarti di governare.
Ed e’ per questo che qualsiasi capetto sceso in campo, da Berlusconi a Grillo, finira’ col governare piu’ del PD: non hanno inibizioni nel dire agli altri cosa fare.
E sapere di preciso cosa fare, anche se i vostri maestri sessantottini non ve lo hanno detto, piace a chiunque tranne che a delinquenti e sociopatici. 
Uriel