Luana, la strage e l’odio.

Luana, la strage e l'odio.

Luana, la strage e l'odio.

Ho letto della morte sul lavoro della povera Luana, e su questo c’e’ poco da dire. Se una persona riesce a scivolare sotto un rullo, con tutto il corpo, nel 2021, qualcuno ha rimosso delle protezioni. Perche’ il livello di sicurezza MINIMO di un qualsiasi macchinario moderno dovrebbe impedire persino agli arti o alle dita di poterci finire. Punto.

Che si tratti di una tragedia e’ indubbio, senza se e senza ma. Il datore di lavoro deve marcire in carcere per aver rimosso le protezioni, o non aver vigilato sulla loro rimozione. Che al Corriere della Sera piaccia o meno, c’e’ negligenza, ed e’ una negligenza criminale. Ripeto: a quel rullo non deve poter accedere nemmeno il dito mignolo. Se una ci entra con tutto il corpo, o quasi, sono state rimosse protezioni, e anche importanti.

A fianco di questa tragedia, vedo altre due cose di cui non si parla.

La prima e’ la strage. Luana purtroppo non e’ l’unica vittima dell’anno. LE vittime di morti sul lavoro sono circa 1100 ogni anno, secondo i dati istat. E parlo di vittime, perche’ secondo inail le persone rese invalide da incidenti sono 3-4 volte tante, a seconda degli anni.

Esiste una strage , di cui i giornali non parlano, che si perpetua ogni giorno. Se consideriamo lavorativo OGNI giorno dell’anno, sono circa 3 morti al giorno. Se ne consideriamo lavorativi 220, sono ~5 morti al giorno.

Non e’ morta solo Luana, quel giorno. Sono morte altre 3-5 persone. E’ una strage che si ripete ogni anno, di cui non si parla. Oppure, si parla solo se si tratta di una donna e mamma.

E qui arriviamo al terzo punto: l’odio. Perche’ c’e’ una differenza tra Luana e gli altri 3-5 che sono morti sul lavoro nella stessa giornata.

Luana era donna e madre.

Gli altri erano uomini (alcuni anche padri).

La percentuale di uomini morti sul lavoro in Italia oscilla dal 93% al 95%, a seconda degli anni. Ci sono stati anni da 97%. Significa che per ogni Luana muiono dai 20 ai 30 maschi.

Ma sui giornali non finiscono mai. Questo e’ l’odio di cui parlo. L’odio mostruoso cui e’ sottoposto il genere maschile. E’ giustissimo sbattere in prima pagina Luana che e’ morta per colpa – grave, evidente ed indubitabile –  del suo datore di lavoro. Ma quel giorno sono morte sul lavoro altre 3-5 persone. Che non sono finite in prima pagina.

Perche’ non erano donne. Perche’ non erano fotogeniche e non avevano selfie in formato instagram da mostrare? Ma piu’ probabilmente, piu’ statisticamente, perche’ erano uomini.

L’ultima volta che un uomo morto sul lavoro e’ finito sui giornali e’ stata quando sono bruciati vivi sei operai in un’acciaieria, e il padrone era straniero. Quando il padrone e’ italiano, quelli che urlano bruciati vivi non li sentiamo gridare. Non sui giornali dei padroni italiani, certo.

Ma quello che importa e’ che per sapere che si muore sul lavoro, gli italiani hanno dovuto aspettare che morisse una donna. Tale e’ l’odio verso i maschi, che nessuno li sente morire quando vengono schiacciati da ruspe, bruciati nelle fonderie, soffocati nelle cisterne, folgorati dalla corrente elettrica, e tutte le morti orrende che avvengono sul lavoro.

Se sei un maschio e stai morendo, nessuno ti sente urlare.

Questa e’ la misura dell’odio. Quando dici che il 95% medio dei morti sul lavoro sono uomini, in genere le femministe ti rispondono che c’e’ il gender gap degli stipendi. Aha. Quindi crepano 1000 persone ogni anno, 4000 rimangono mutilate, e il problema e’ una statistica fatta male?

Sul serio?

Il caso di Luana e’ solo un sintomo, sia chiaro. Il fatto che se muore la bella gnocca di turno finisce in prima pagina, mentre 1000 uomini morti in maniera altrettanto atroce, magari lo stesso giorno, urlano ma nessuno li sente, e’ un sintomo.

Un sintomo di odio.

Non mi vengano a raccontare che il femminismo e’ per l’uguaglianza. Quando si parla piu’ di gender gap che di morti sul lavoro, e’ chiaro che il problema non e’ l’uguaglianza. E’ chiaramente odio.

Commemorare la morte di Luana e portarla sulle prima pagine e’ doveroso. Sbattere in carcere il datore di lavoro negligente anche.

Ma non parlare degli altri cinque morti sul lavoro lo stesso giorno,e  non parlare MAI dei MILLE che muoiono ogni anno sul lavoro, solo perche’ non sono donne, e’ odio.

E’ un sintomo dell’odio verso i maschi nei quali stiamo sguazzando oggi, e dentro il quale stanno crescendo intere generazioni di maschi.

Non si lamentate se diventano sempre piu’ feroci, aggressivi e violenti.

A crescere un cucciolo nell’odio , a dirgli che puo’ crepare bruciato vivo sotto una colata di ghisa tanto nessuno lo sente gridare, a dirgli che e’ spendibile, sacrificabile, diventera’ feroce. Violento. Spietato.

Non potete dire ad un uomo che se crepa schiacciato da una gru non frega un cazzo a nessuno e nessuno lo sente gridare, e poi dirgli che deve andare in piazza con le scarpette rosse contro il femminicidio, insieme a quelle che lo accusano del privilegio (praticamente tutto) maschile di crepare sul lavoro.

Ai funerali di Luana ci saranno moltissimi uomini, anche politici, perche’ e’ finita in prima pagina. Ai funerali degli uomini che crepano, a migliaia, sul lavoro, ci sono solo le mogli, le madri, e pochi familiari. Questo e’ il punto.

Oggi come oggi, con i numeri che ci sono, la morte sul lavoro e’ un chiaro omicidio di genere. Non si spiegano altrimenti i numeri. Ma e’ un omicidio di genere di cui non si vuole parlare, perche’ in ultima analisi la femminista media si masturba pensando ad un uomo che crepa folgorato dall’alta tensione al lavoro. Perche’ il contrasto tra Luana in prima pagina e nessuno di 1000 morti in prima pagina dice questo, e non lascia spazio ad alcun dubbio.

In questo bagno di odio , generalizzato e diffuso,  stiamo crescendo generazioni di maschi.

Cosa potrebbe mai andare storto?

Commenti

  1. Luca

    Totalmente d’accordo col soggetto del pezzo, per esempio era morto un 22enne tunisino sempre nel tessile di Prato qualche settimana fa e nessuno ci scrise;, ma consiglierei di non fidarsi ad Uriel dei dati gonfiati sui morti sul lavoro: considerano morti su lavoro i sanitari, morti di covid, e soprattutto, i morti per incidenti stradali mentre si recano o tornano dal lavoro. E questi ultimi sono più di un terzo!!!

    A parte l’assurdità di considerare morti sul lavoro chi muore in incidente stradale (tranne i taxisti, camionisti e così via): secondo questo principio se faccio un incidente in auto mentre vado a giocare a pallone, è un infortunio sportivo…. Un’assicurazione su sport, ti paga l’infortunio in questo caso?? Non credo proprio!!
    Siccome mentre ci si reca sul lavoro si passa 1 h di media su strada, 2 h/al giorno, e si lavora in media 8 h al giorno, se 1/3 degli infortuni al lavoro sono incidenti stradali, vuol dire che c’è meno probabilità di farsi male al lavoro che sulla strada: quindi NON ESISTE UN ‘EMERGENZA SICUREZZA SUL LAVORO.

  2. Luca

    Uriel ha ragione sul tema dell’articolo, infatti era morto un tunisino 22enne sempre nel tessile a prato qualche settimana fa, e non ne parlò nessuno.

    Invito però Uriel a diffidare delle statistiche ufficiali sui morti al lavoro perchè sono gonfiate:
    1. Nell’ultimo anno per morti covid dei sanitari
    2. Perchè vengono considerati morti sul lavoro chi muore in incidente stradale mentre va o torna dal lavoro.

    Questi ultimi sono il 33% almeno. E:
    -E’ assurdo considerarli morti sul lavoro. Se io vado a giocare a calcio e nel tragitto faccio un incidente, non è infortunio sportivo e un’eventuale assicurazione su infortuni sportivi col piffero che mi paga….. E cosa c’entra l’ambiente di lavoro con la strada??
    -A recarsi e tornare al lavoro, poniamo ci si stia 2 h al giorno, al lavoro ci si sta in media 8 h, e gli incidenti sul lavoro in strada sono 1/3, non 1/4. Ergo, SI E’ PIù SICURI AL LAVORO CHE IN STRADA, ERGO NON ESISTE UN’EMERGENZA SICUREZZA SUL LAVORO!!

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