Le ragioni della coerenza.

C’e’ chi mi scrive per criticarmi del fatto che io rimanga ottimista, quasi soddisfatto di fronte a questa crisi finanziaria ed ai suoi risvolti. Pero’, avrei da dire una cosetta.
Questo blog esiste piu’ o meno dal 2000, o giu’ di lì. Sin da quando l’ho aperto (allora avevo ancora il mio helpdesk) non facevo altro che far notare questa cosa: se invece di investire nella mia azienda avessi investito in un fondo di risparmio assicurativo, dopo 10 anni avrei guadagnato molto di piu’.

Cosi’, per anni ho criticato questa finanza cartacea che risucchiava soldi dal circuito economico per farci un balletto dei guadagni senza lavoro. Per anni ho scritto contro questa economia della cartolarizzazione che faceva guadagnare un trader piu’ di un chirurgo che salva vite umane.

Adesso, per quale motivo dovrei essere contro una crisi che spazza via questa merdaglia dall’orizzonte? Certo, sara’ una svolta dolorosa, e sara’ probabilmente dolorosa per tutti. Ma e’ meglio che sia arrivata: se ancora per anni si fosse continuato a moltiplicare e moltiplicare, che cosa sarebbe rimasto di coloro che lavoravano sul serio? Beh, meglio tardi che mai. Potrei andarci di mezzo anche io, certo. E alla mia eta’ sarebbero dolori. Ma non posso credere che sarebbe giusto fermare un processo del quale il mondo ha bisogno per salvare il mio giardino di casa.

Perche’ finora ho anche parlato dispregiativamente della logica NIMBY, not in my backyard. Ora, e’ chiaro che adesso vi dico: il mondo ha BISOGNO di questa crisi. Ha BISOGNO di riflettere sugli errori e ha BISOGNO di riequilibrarsi.

Per anni ho parlato contro la politica della delocalizzazione. Le grandi aziende europee ed italiane ,che hanno guidato la ricrescita del dopoguerra (in Europa c’erano solomacerie) sono state smantellate perche’ qualche fesso negli USA aveva deciso che le aziende sono meglio “leggere”. Qualche fesso ha deciso che e’ inutile assumere un PhD quando dieci schiavi analfabeti  in Elbonia possono fare lo stesso lavoro a costi inferiori.

Qualcuno ha deciso che le industrie fossero piu’ belle con piu’ uffici e meno capannoni. Che le aziende dovevano stampare delle cose sulla carta e non fondere il metallo. Tutto questo e’ stato detto, gridato, strillato allo sloagan “L’ America lo vuole!”.

Bene, adesso e’ finita. Oh, in realta’ sta finendo. Ma in qualche anno le banche dovranno tornare a finanziare chi la ricchezza la produce. E poiche’ nessuno vuole finanziare un’azienda “liquida” fatta di lavoratori delocalizzati che possono sparire domani, probabilmente vedrete un ritorno del capannone.

Perche’ dovrei essere contro questa cosa, quando per anni l’ho criticata, attaccata e derisa? Certo, sono consulente. Sono figlio di quel sistema, in fondo: dovrei essere un dipendente da anni, ormai. Ma sono anche un dipendente, anche se faccio parte di quel meccanismo per il quale se l’azienda ha meno dipendenti piace di piu’, per cui… vai con i “consulenti” che fanno il lavoro dei dipendenti.

Ma qui siamo ancora alla differenza tra “io” e “il mondo”. Il mondo ha bisogno anche di questo. Ha bisogno di gente che la mattina va a lavorare, e poi riceve dei soldi coi quali compra le cose , che fanno guadagnare le aziende che fanno le cose, e le banche che finanziano le aziende che fanno le cose.

Per anni ho criticato lalogica del precariato. Perche’ ovviamente la ragione di questa crisi e’ anche li’. Adesso le banche hanno capito una cosa molto semplice: che se i clienti sono precari, o fanno prestiti subprime, o perdono il cliente.

Esattamente,cosi’. E non parlo solo di mutui casa. Parlo di automobili pagate a rate. Di mobili pagati a rate.  Di tutti quei “a tasso zero” che vedete sulle pubblicita’. Esatto, tutta quell’economia dipende dai prestiti. E un prestito fatto ad un precario produce credito subprime.

Cosi’, adesso Confindustria ha un nemico nuovo: le banche. Le banche non vogliono che qualcuno  diventi un precario, perche’ il relativo mutuo diverrebbe subprime. E questo vale anche per le carte di credito. E per tutte le altre cose. Cosi’, oggi chi parla di flessibilita’ ha un avversario nuovo. E potente.

Oh , non dico che le banche siano passate coi lavoratori. Dico solo che hanno un interesse in comune: piu’ precariato significa piu’ subprime oppure meno clienti. Non potranno piu’ usare la cartolarizzazione per darvi comunque un mutuo a rischio, un’automobile a rate, eccetera.

Questo e’ un cambiamento epocale: Sindacati, Governo e Confindustria si dicono “illuminati” dalla dottrina della flessibilita’, mentre i grandi poteri della finanza sono passati dall’altra parte della barricata: vogliono clienti con meno rischi, per non accollarsi i rischi dei clienti.

Posso esserne contento? Certo che posso. Perche’ molte cose le vedremo cambiare.  Lentamente. In silenzio. Ma le vedremo cambiare.

Non so quali leggi verranno fatte contro i titoli a leva alta e rischio elevato. Ma qualcosa verra’ scritto.

Il cambiamento sara’ lungo, come e’ stato ventennale il processo che da Reagan e alla Tatcher ci ha portati a Lehman Brothers. Un processo che non e’ stato di destra o di sinistra, perche’ se Reagan ha deregolato la finanza, Clinton ha creato la massa di lavoratori a termine che hanno usufruito della speculazione. Non c’e’ stata differenza tra destra e sinistra, tutti sono stati “illuminati”: la sinistra “liberista” e non socialista viene da questo processo. Weltroni e’ figlio di questa “illuminazione”. Il “riformismo” ne e’ figlio. Blair e Brown ne sono figli, quanto Berlusconi, Sarkozy e Aznar.

Questa “luce” del liberismo aveva contagiato tutti, e adesso si e’ spenta. Ma anche allo statalismo non va meglio: perche’ se alle banche mancano 650 miliardi di dollari per volta, qualcuno del fisco doveva saperlo. Doveva saperlo qualcuno del ministero dell’economia. Dovevano saperlo le banche centrali.

E invece no. Quindi non e’ che il liberismo e’ morto e lo statalismo invece in buona salute. Perche’ queste aziende erano public companies, mica logge massoniche segrete. E se allo stato sfugge questo volume di soldi, beh, neanche lo stato ci ha fatto una bella figura.

Riportare tutti coi piedi per terra non sara’ breve. Ci saranno resistenze fortissime. Quando fu vinto il premio nobel per l’economia , quando fu “dimostrato” come calcolare il presunto valore “reale” dei titoli a rischio, nei dipartimenti di matematica di mezzo mondo si commento’ “it’s raining axioms” , piovono assiomi.

MA quella formula, la formula che ha portato il disastro, ha vinto uno dei massimi titoli accademici del mondo. Ha formato generazioni di professori ed accademici che ancora la insegnano. Ci saranno resistenze fortissime, prima di ammettere che si e’ dato un Nobel per una formula FALSA , basata su assiomi che non avevano alcuna relazione con la realta’.

La crisi in questione sta sbugiardando una teoria: e’ come se tutti i satelliti artificiali fossero caduti a terra perche’ il mondo e’ piatto. Quanto si faticherebbe ad ammetterlo, di aver sbagliato tutto, di non aver capito niente?

Questo e’ un punto. Un altro punto e’ politico: se l’arena politica e’dominata (destra come sinistra) da questa luce del liberismo deregolamentato (1), tutti dovranno ammettere di aver sbagliato. Sia i liberisti di destra, che dovranno concedere qualcosa alla destra sociale, sia per la sinistra i riformisti, che dovranno concedere qualcosa ai socialisti.

Le resistenze, quindi, sono di tipo ideologico. Andare dalla Tatcher a darle della vecchia babbiona che non aveva capito niente e’ difficile, ma qualcuno dovra’ pur farlo.

In generale la realta’ lo ha gia’ fatto, ma sappiamo bene come le persone siano molto piu’ orgogliose , in genere, dell’universo, il quale non si fa mai scrupoli di fronte alle conseguenze.

Anche in questo caso, dunque, posso soltanto essere felice di quanto sta succedendo. Che sara’ duro. Che non sara’ semplice.

Ma almeno sara’ giusto.

O almeno, e’ quello che credo, e lo dico da diversi anni.

Uriel

(1) Vorrei far notare che liberismo e deregolamentazione non sono la medesima cosa. La deregolamentazione e’ uno strumento attraverso il quale si puo’ costruire un sistema liberista. Non necessariamente l’unico strumento possibile.

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