Calmini, che non e’ ancora finita.

Sembrerebbe che il massimo della crisi sia gia’ arrivato, e che fronteggiando questo massimo dovremmo averla scampata. Sembrerebbe che Unicredit sia il problema, e ancora non si capisce perche’. Ma le cose non stanno cosi’, e c’e’ ancora molta , molta, molta polvere nascosta sotto il tappeto.

Ci sono alcune domande che dobbiamo porci per capire un attimo cosa stia succedendo.

Pensiamo alla prima: perche’ il prezzo del petrolio sta scendendo (in realta’ sta scendendo anche il valore dell’ Euro sul dollaro) anziche’ aumentare, come ci aspetteremmo da un fenomeno iperinflazionistico?

La risposta e’ molto semplice: i provvedimenti di spesa annunciati dai governi (quello USA) sono stati annunciati ma non attuati. Chi aveva in questo momento dei futures sul petrolio si ha abbandonati per un’attivita’ piu’ redditizia. E cioe’, rastrellare subprime a prezzo irrisorio (o titoli derivati da subprime) per venderli al governo al prezzo “sociale” deciso dal governo.

Inoltre, poiche’ si intravvede un periodo di recessione economica, si assume che il prezzo del petrolio siabbassera’ insieme ai consumi. Inoltre, le borse asiatiche non hanno ancora pagato il fio di essere i principali mercati di scambio per titoli con leverage altissimo.

E siccome le borse orientali sono quelle legate ai paesi che consumano piu’ petrolio negli ultimi tempi, ecco che si aspetta il loro botto a breve.

Di conseguenza, stiamo passando il periodo di bassa marea che sta tra due onde altissime. Se cambiassero le regolefinanziarie, o semplicemente la paura consigliasse gli operatori di stare alla larga da alcune operazioni, moltissimi mercati asiatici si sgonfierebbero improvvisamente. Per un volume enorme e con delle conseguenze difficilissime da prevedere.

Quindi, punto primo: stiamoa vedere se i paesi asiatici reggono la botta. E’ semplicemente impossibile che non vi siano state speculazioni ad Hong Kong, in Nuova Zelanda, a Taiwan ed in Giappone.

E’ possibile invece che i “democraticissimi” governi del luogo non ce lo dicano. Ma non e’ assolutamente credibile che solo i mercati europei e quelli asiatici abbiano sofferto di mancanza di liquidita’, e specialmente non e’ possibile che oggi siano in piedi, fischiettanti, quando erano sino a ieri gonfiati proprio dai flussi di speculazione.

Qualche banca orientale, di quelle grandi, deve essere in difficolta’. DEVE. Altrimenti qualcuno sta mentendo o nascondendo qualcosa. E finche’ non sara’ chiaro chi sia il morto, NESSUNO si fidera’ di NESSUNO e NESSUNO prestera’ soldi a NESSUNO.

Poiche’ si pensa che la crisi in asia non sia nemmeno iniziata, tutto rimarra’ fermo e agli occhi degli operatori l’asia e’ una distesa di tombe.

Quindi, il petrolio cala, perche’ non sappiamo ancora quanti cinesi potranno far benzina domani.

Qual’e’ l’entita’ di un eventuale botto sulle piazze asiatiche e neozelandesi? Eh, saperlo sarebbe bello. La verita’ e’ che ci sono banche asiatiche il cui crollo e’ il peggiore degli incubi di chiunque.

La mancanza completa di qualsiasi avvisaglia (ed e’ IMPOSSIBILE che questi signori non abbiano titoli subprime) fa pensare agli operatori che ci sia qualche tipo di “controllo dell’informazione” da parte dei governi. Il che fa crollare la fiducia ancora di piu’.

Quindi, attenzione: invece di pensare ai quattro spiccioli da salvare in europa, sarebbe meglio impuntarsi con le banche orientali perche’ siano “un attimino piu’ trasparenti”.

E in ogni caso, aspettiamoci che il petrolio scenda fino a quando non sara’ chiara l’entita’ del disastro in asia. Poi, iniziera’ a crescere divenendo un titolo rifugio sotto forma di futures.

Il secondo problema , tutto italiano, e’ Unicredit. Unicredit sta crollando come se avesse comprato subprime, cosa che con ogni probabilita’ NON ha fatto, a meno che non ci siano di mezzo delle scatole cinesi o delle falsificazioni evidenti nel bilancio.

Cosa sta succedendo, probabilmente, ad UNicredit?

Sta succedendo che la fusione con una banca tedesca ha lasciato il gruppo risultante in una situazione “sospesa”. Si e’ trattato di una fusione “anomala” in quanto:

  1. La riorganizzazione del gruppo e’ stata eccessivamente conservativa sul piano delle spese e delle carriere.
  2. L’equilibrio risultante e’ stato deciso a tavolino ed e’ rimasto vicino all’equilibrio “teorico” per troppo tempo.

E’ come se qualcuno avesse deciso di costruire una casa meta’ su una barca e meta’ sull’altra. Poi, le barche prendono direzioni diverse, e la casa non si muove di una virgola. No, non e’ possibile che una banca con un piede in Italia e uno nell’area tedesca rimanga retta da un equilibrio cosi’ teorico e contrattuale per cosi’ tanto tempo.

La crisi, con i suoi scossoni, non fa altro che portare alla luce il fatto che gli equilibri dell’accordo di fusione non ci sono piu’ , o non sono piu’ attuali.

Il risultato e’ che vengono annunciati oggi quei tagli che si sono evitati in passato, cosa che sul piano “politico” li rende piu’ “passabili”. Se fai una fusione promettendo che non ci saranno molti tagli, e poi mantieni la promessa, prima o poi ci si aspetta che tu trovi un modo per alleggerirti.

E lo stesso vale per gli assetti azionari: se fai una fusione e calcoli degli assetti “politici” molto teorici, sappiamo che prima o poi questi assetti cederanno e diverranno quelli reali.

Ovviamente, se questi assetti sono stati anche “promessi” ad una certa politica italiana, anche queste promesse prima o poi salteranno.

Un momento “comodo” per cambiare le carte in tavola puo’ essere quello di uno tsunami: chi potrebbe accusare Unicredit di aver tradito le promesse durante uno tsunami? Chi potrebbe accusarli di aver ricapitalizzato per poi comprare al ribasso, onde cambiare radicalmente gli assetti interni rendendola piu’ o meno “italiana” o piu’ o meno “tedesca”?

Ecco, in questo momento siamo di fronte a due o tre incognite.

La prima e’ l’inevitabile botto asiatico. Non si sa ancora chi, non si sa ancora quando e quanto, ma ci sara’ un botto , e forte.

La seconda e’ la mutazione dell’assetto Unicredit e le conseguenze sul panorama finanziario italiano.

La terza incognita e’ se qualcuno convincera’ i governi a sganciare dei soldi in aiuto agli operatori e non soltanto a banche e risparmiatori.

I giochi, quindi, non sono neppure iniziati.

Uriel

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