Gender, disforia, ancora.

Dopo il primo post sulla questione del gender e della chiesa, ho percepito una certa curiosita’ a riguardo, ma anche una certa confusione a riguardo. Mi sembra che ci sia una certa voglia di truffare il pubblico sia da un lato (clericale) sia dall’altro.

Dunque, la “teoria del gender”.

Le teorie del gender, o teorie del genere sessuale (plurale) sono teorie che si sforzano di capire come origini l’identita’ sessuale delle persone. Considerano cis-qualcosa (maschio, femmina) un individuo ove in qualche modo “collimano” i seguenti tratti:

  • Genere sessuale cromosomico.
  • Caratteri sessuali secondari.
  • Caratteri estetici (abbigliamento, movenze, aspetto in generale)
  • Ruolo ricoperto nella societa (lavoro, famiglia, etc).

a seconda delle teorie, i layer possono essere solo 3, cinque, sette, e via dicendo. In generale, finche’ siete cis-qualcosa (maschio o femmina) , identificate come “maschile” o “femminile” ognuno di questi “layer”, in maniera coerente.

Molti studiosi inseriscono anche la libido nella lista, ovvero se qualcuno e’ attratto da persone dello stesso genere o del genere opposto, ma i contestatori (seguaci di altre teorie del genere) li mettono nei guai portando come esempio i bisessuali e i casi coi quali le persone transessuali cambiano sesso mantenendo i gusti sessuali di prima.

Lasciando perdere i dettagli specialistici, se siete maschi “cis” allora siete maschi riproduttivamente, avete tutti i caratteri secondari dei maschi, vestite e apparite come ci si aspetta da un maschio, rivestite i ruoli che la vostra societa’ assegna ai maschi. Lo stesso per le femmine “cis”.

Poi ci sono i casi di “trans-”

A quel punto arriva il problema della disforia di genere. La disforia di genere e’ un problema per il quale uno di questi layers (a seconda della teoria del genere in uso) non collima esattamente.

Questo fa del problema della disforia di genere un problema complesso.

Chiaramente, se non vi sta bene il ruolo economico (il lavoro) che la societa’ assegna al vostro genere, spesso non venite nemmeno definiti disforici. Non definiremmo disforiche le donne saudite che vogliono guidare l’auto, o le donne occidentali che chiedono la parita’, o le pari opportunita’.Un tempo i pregiudizi per una donna-fabbro sarebbero stati piu’ forti: le lesbiche “Buck” (quelle mascoline, insomma) sono ancora definite in Italia come “camioniste”, per fare un esempio di accoppiamento tra lavoro e genere sessuale.

Un uomo che voglia fare solo lavori femminili e avere solo ruoli femminili, rifiutando quelli maschili, forse sarebbe considerato disforico, o perlomeno “omosessuale” o “invertito” a seconda del posto. Quindi il layer “sociale” e’ relativamente “sfumato”, tranne quando per esempio si parlasse di sessualita’, ma in occidente la donna che ama dominare non e’ considerata disforica. In altri paesi, potrebbe succedere.

Se gia’ la disforia si manifesta in un layer successivo, nel campo dell’abbigliamento o delle movenze, finendo nel travestitismo, allora diventa molto piu’ semplice parlare di disforia, ma anche qui, e’ piu’ grave/evidente per un uomo che si vesta da donna che per una donna che si vesta da uomo. L’aspetto puramente femminile, cioe’, e’ piu’ segregato: una donna con giacca, cravatta e scarpe “da uomo” non viene neppure notata, il contrario invece spicca. Segno che l’abbigliamento femminile sia, appunto, “segregato”.

Il rifiuto di caratteri sessuali secondari (seno, fianchi per le donne oppure barba, peli , voce bassa, etc ) e’ gia’ considerato “cruciale” nella disforia e moltissimi percorsi per i/le trans si considerano terminati quando dai caratteri sessuali si passa a quelli primari, cioe’ dopo la cosiddetta “operazione”, che poi molti/e trans non vogliono praticare.

Questa e’ anche la richiesta del legislatore per constatare il “cambio di sesso”, che in molti paesi ha come riassegnazione la riassegnazione chirurgica.

Quindi, in definitiva:

-LE (plurale) teorie del gender sono in generale astrazioni scientifiche che studiano la generazione e l’attuazione del genere sessuale, considerato piu’ complesso del semplice concetto cromosomico.
-La “disforia di genere”, essendo un concetto che investe piu’ strati diversi, e’ un problema di gran lunga piu’ complesso di “operato/no” oppure “trans/cis”.

Chiarito che di certo non si insegnera’ ai bambini una materia specialistica universitaria, allora di che cosa si lamenta la chiesa quando dice che “vogliono insegnare ai bambini la teoria gender”?

C’e’ un unico punto delLE teorie del gender di cui la chiesa si lamenta.

Si lamenta del fatto che l’identita’ sessuale sia considerata molto piu’ complessa del fattore biologico.

Per quanto valga lamentarsi di una questione scientifica nel 2015.

Per demolire la convinzione che esista una “normalita’ cis-” basterebbe citare l’intersessualita’, fenomeno piu’ diffuso del noto, ovvero il caso di persone nate con organi sessuali di entrambi i sessi, piu’ o meno sviluppati. Il loro numero non e’ basso quanto si crede, e in genere nemmeno loro tendono alla prostituzione, e conosco casiin cui hanno trovato lavoro nell’ IT nonostante tutte le conseguenze psicologiche e sociali (e mediche) di questa condizione.

Tuttavia e’ ovvio non e’ questo che si insegnera’ ai bambini, in quanto e’ un argomento specialistico e come se non bastasse le teorie del genere sono TANTE e diverse. E poi ai cattolici non interessa la scuola, interessa la politica. Stessa cosa alla sinistra radicale che avversa i cattolici. Dobbiamo cercare questa “teoria del gender” nei meandri della politica.

Quella di cui hanno paura i politicanti e’, e deve essere, principalmente una teoria politica. Ed effettivamente esiste una teoria politica unificata e contingente al tema, che e’ la Queer Theory, che e’ una teoria politica fondata su scuole di pensieropolitiche legate all’attivismo radicale.

Questa scuola, che non e’ una “teoria del gender” , usa alcuni concetti della teoria del gender (ovvero l’astrazione dell’ identita’ di genere dal semplice dato cromosomico) e ci costruisce sopra una teoria:

  1. Politica.
  2. Radicale.
  3. Rivendicativa.
  4. Rivoluzionaria.
  5. Decostruttivista.

Questa teoria, pero’, NON ha lo scopo che hanno di solito gli operatori specialisti che si occupano di teoria del genere. Nessuno tra i medici che aiutano Maya Posch andra’ mai a dirle che il suo e’ un problema di dialettica: questa ha sia organi maschili che organi femminili e sta cercando di capire che fare.

Di contrasto, secondo la Queer Theory pornografia e prostituzione sono considerate dalla teoria queer come rivendicazioni, e la stessa oscenita’ e’ considerata come una rivendicazione del diritto di espressione.

Per capire quanto sia la distanza, possiamo pensare che le transessuali si prostituiscono quando sono discriminate e non trovano lavoro. E molte sono anche costrette alla transessualita’ dalle condizioni di miseria ove crescono. In questa situazione, fare della prostituzione (che poche avevano chiesto o voluto) una piattaforma politica da rivendicare e’ come andare dai poveri e dire che la dieta e’ un loro diritto. Ok, i poveri fanno un sacco di dieta, ma e’ un diritto al cui “godimento” rinuncerebbero volentieri.

La persona che soffre di disforia di genere va da uno specialista perche’ vuole vivere una vita serena e positiva nonostante/grazie alla propria condizione. Non va (di solito) dallo specialista a chiedere di trovarsi tutte le notti a succhiare il cazzo ad un camionista bulgaro che non si lava da tre giorni.

Succhiare che invece per la teoria queer e’ un diritto fondamentale dell’individuo, insieme alla pornografia, al nudismo e a tutta una serie di altre cose: anzi, essendo una teoria decostruttivista, per la Teoria Queer non esiste nemmeno la disforia di genere, che e’ considerata una “mera dialettica”.

La gente che sta male e si suicida per una disforia di genere non viene tenuta in considerazione, dal momento che la teoria queer NON si pone il problema di aiutare scientificamente chi soffre un disagio di genere ma nasce da un gruppo , OUTRAGE!, che si limitava a difendere i propri comportamenti estremi con la teoria stessa.

Per quale motivo la Queer Theory e’ cosi’ estrema e si allontana dai desiderata e dai problemi reali?

La teoria queer viene dalla cultura rivoluzionaria della sinistra radicale. In questa teoria, qualsiasi disagio deve portare ad una tensione crescente che sfoci in una lotta, che poi prelude alla rivolta ed alla rivoluzione.

In questo senso, la teoria queer applaude chi al gay pride va a fare lo spettacolo considerato osceno: dal momento che crea fastidio, ovvero tensione, dal punto di vista della sinistra radicale porta scontro, dunque va nella direzione giusta. E questo nonostante nessuno dei colleghi gay che ho ci tenga tantissimo a girare in tanga e piume di struzzo per l’ufficio. Sicuramente possiamo dire che se volesse avrebbe il diritto di girare in tanga e piume di struzzo per l’ufficio, sino a quando il dress code aziendale non gli imponga il contrario. E non sto parlando di “morale”: sto parlando di un semplice dress code, e con questo voglio sottolineare la distanza tra il romantico ideale rivoluzionario dell’ottocento e la realta’ materiale odierna. Nel nostro secolo il problema non e’ se la morale ti consenta di fare questo o quello: ti potrebbe fermare un semplice “dress code”.

Perche’ la radicalizzazione?

La radicalizzazione di un movimento si verifica sempre in concomitanza con la sua perdita di consenso. Quando le istanze di un movimento sono vastamente condivise, per via dell’ MVT il partito tende al “moderato”. Quando perde consenso, vira verso il radicalismo: puo’ perdere consensi PERCHE’ tende al radicalismo, o puo’ tendere al radicalismo PERCHE’ perde consensi. Le due cose, pero’, appaiono quasi sempre insieme.

Il movimento LGBT perde consensi? Mah, diciamo che non e’ (piu’) esattamente cio’ che si dipinge.

Innanzitutto, e’ una balla la sigla: LGBT sarebbe per Lesbian, Gay, Bisex , Transex. Quindi vi fa pensare che dentro ci siano tutti , rappresenti tutti, tutti siano uguali. Una specie di fratellanza animata da unita’ di intenti.

Beh, no.

Sicuramente e’ il movimento dei Gay. La G ci sta tutta, visto che dominano la scena loro. Se resta qualche briciolo di potere, ma giusto qualche briciolo, allora arriva la L. Sottorappresentate, politicamente invisibili, socialmente effimere, le “L” sono appena appena presenti. Solo in alcune realta’ americane , di LGBT rimane “LG”. Altrimenti rimane solo “G”.

E la B e la T?

Non facciamo ridere i polli. Se ancora ancora le associazioni di transessuali mantengono QUALCHE relazione con il “lG” (la L e’ minuscola per sottolineare i rapporti di rappresentanza)e quindi dovrebbe perlomeno definirsi lG-T (l’asticella e’ d’obbligo per indicare distanza) , “B” sarebbe ora di scordarselo.

Certo, dentro i club gay ci sono molti “bicurious”. Ma questo significa pochissimo. Si tratta di persone che vogliono la serata diversa, un pochino porno, e domani torneranno alla vita di tutti i giorni.

Una piattaforma rivendicativa per i bisessuali non si e’ mai sentita, anche perche’ la Grande G nutre un grosso disprezzo per i bisessuali. La Grande G li considera come dei gay troppo codardi per ammetterlo, come dei traditori, se sono donne come “serve del patriarcato”, e non manchera’ mai la battuta dello Yeti: tutti dicono che esista ma nessuno ne ha mai incontrato uno davvero. YAWN.

L’altro motivo di radicalizzazione di ogni lettera di “LGBT” e’ la normalizzazione. Laddove e’ possibile vivere una vita accettabile, queste persone smettono di lottare. Dove e’ possibile avere una famiglia, non si rischia di perdere il lavoro , di perdere gli amici o di essere arrestati, molta gente smette di “lottare” ed inizia a vivere. Chi rimane nella lotta (perche’ magari era diventata una professione), ovviamente, si radicalizza.

I transessuali, ovvero quelli che soffrono di disforia di genere, poi, avendo esigenze mediche specifiche (terapie ormonali, chirurgia, etc) e un percorso personale molto duro, hanno le loro associazioni ed i loro circuiti.

Per questa ragione, il mondo LGBT militante deve radicalizzarsi, e quindi il successo della Queer Theory e’ piu’ alto.

  • Allora, quando vedo i cattolici combattere “la teoria del gender”, e la sento descrivere, ho la forte sensazione che si riferiscano in realta’ alla Queer Theory.
  • Quando vedo la sinistra rispondere per difendere la “teoria del gender” contro i cattolici, ho la stessa medesima impressione, ovvero che difendano la Queer Theory.

Lo dico perche’ tutti fanno riferimento ad una teoria del gender che contiene la libido, ovvero i gusti sessuali, cosa che nelle teorie del gender e’ molto, molto, molto controversa. Al contrario, nella Queer Theory, la libido e’ uno dei fattori fondanti.

Inoltre, la chiesa fa continui riferimenti al decostruttivismo tipico della teoria queer, na non tipico delle teorie del genere, e coerentemente contesta principalmente la riduzione dell’identita’ sessuale ad una mera dialettica: chiedete ad un tizio che si sottopone a chirurgia di riassegnamento quanto sia “dialettica” la perdita chirurgica di un organo, e potrete capire che tra le due cose ci passi una certa differenza.

Il mescolamento continuo tra l’orientamento della libido (omosessuale/eterosessuale) e l’identita’ sessuale (cis-trans) fa pensare che entrambi i movimenti stiano giocando con un gigantesco equivoco, ovvero quello di spacciare la Queer Theory per una teoria del gender, ovvero quello di spacciare la materia specialistica per un discorso politico, e viceversa.

Allora, bisogna capire che:

  • Le teorie del genere NON sono teorie politiche. Sono teorie che cercano di spiegare l’identita’ sessuale nel suo complesso biologico, comportamentale e sociale, complesso che prende il nome di “genere”.
  • La teoria Queer e’ una teoria POLITICA nata nell’ambito femminista/militante/omosessuale, e non si propone di investigare o spiegare nulla, visto che come tutte le teorie politiche radicali gia’ pretende di spiegare tutto.

Confondere le due cose e fare le crociate significa aver clamorosamente cannato, in modo che da un lato si veda una chiesa che lotta contro un mulino a vento (questa “teoria del gender” che si vorrebbe insegnare nelle scuole) e dall’altro la sinistra militante che difende un castello in aria, spacciandolo per “teoria del gender”.

In entrambi i casi, se si svelasse l’arcano e si mostrasse che si sta parlando della Queer Theory, si capirebbe che:

  • Non esiste la piu’ pallida possibilita’ che la si insegni nelle scuole elementari.Esiste 0% di probabilita’ che concetti come “decostruttivismo” vengano recepiti da un bambino.(i cattolici possono stare tranquilli)
  • Non esiste la piu’ pallida possibilita’ che, a livelli di consenso, la Queer Theory esca dai ranghi dello zero virgola qualcosa. (quindi la sinistra radicale puo’ smetterla di battere quel chiodo).

Il resto del compito , a volerla dire tutta, sta al legislatore. Ma due lotte contro i mulini a vento, una pro e una contro, non lo aiuteranno di certo.