E se domani tutti….(was: Martians go home!)

Questo post esce in ritardo perche’ ieri ho scritto in fretta e furia quello sul bosone. Comunque, si riferisce alla vicenda di Umore MAligno, e della Ferrari che ha querelato Twitter, perche’ si sta verificando un fenomeno a mio avviso divertentissimo. Avete presente quei film in cui per motivi diversi la gente si mette a dire tutto quel che pensa cosi’ come lo pensa, ed e’ un casino?

Si tratta un pochino di un “topos” della commedia, nel senso che improvvisamente  per qualche motivo la gente inizia a dire la verita’, dove per “verita’” ovviamente si intende quel che pensano davvero. C’e’ anche un divertente libro di fantascienza nel quale arrivano i marziani, sottoforma di folletti verdi che si piantano vicino ad ognuno e mentre lui parla gli dicono la verita’, collassando l’intera societa’ umana, in ogni forma.

Ora, la cosa divertente di questi film e’ notare come , sebbene l’ipocrisia dominante predichi di dire sempre e solo la verita’ e di parlare onestamente, se qualcuno se ne esce dicendo sempre e solo quel che pensa davvero, i problemi si fanno gravissimi -e spesso comici-.

Questo e’ dovuto al fatto che le cose che noi pensiamo sono, essenzialmente, percepite come insultanti, umilianti, vietate, esecrabili, volgari, e quant’altro. Cosi’, se tutti si mettessero a dire quel che pensano veramente, le relazioni sociali ed il mondo intero finirebbero in pappa.

Ok.

Ma e’ quello che sta succedendo, qui ed ora, su internet. Voglio dire: se io dicessi in TV meta’ delle cose che dico su questo blog, sarei in carcere da anni, distrutto da cause, querele, squadre della morte, nazgull, aviazione americana, e -ipotesi terrificante-  Alda D’Eusanio.

Lo stesso avviene su Facebook e Twitter. E’ ora di dire le cose come stanno: quando ci riferiamo alla “liberta’” di internet stiamo dicendo che abbiamo un posto enorme ed enormemente frequentato dove possiamo gridare quel che pensiamo davvero. E possiamo scriverlo. E lo leggono tutti.

Cosi’ succede il finimondo: ma il finimondo che sta avvenendo quando Paola Ferrari si sente dire quel che si e’ sentita dire su Twitter e’ lo stesso finimondo che succederebbe se Paola Ferrari potesse leggere nella mente dei suoi telespettatori.

Le persone che stanno FUORI da internet sono le stesse che ci sono dentro. Quando una persona scrive qualcosa su internet, SI DIMENTICA TROPPO SPESSO CHE ANCHE FUORI DA INTERNET C’E’ UN TIZIO CHE LA PENSA COSI’

Internet, coi suoi social network, non e’ altro che uno strumento che rompe in qualche modo tutte quelle cautele sociali volte essenzialmente a tenere a freno la lingua. 

Questa e’ la verita’. Questa e’ la spinta: Internet (Hindorned per gli indiani) e’ un luogo virtuale dove se pensate che una tizia ha il culo flaccido potete dirlo.  Nel mondo reale non potreste, ovvero non dovreste.

Tutta la dialettica che sta dietro alle storie ove improvvisamente qualcuno dice tutto cio’ che pensa -oppure qualcun altro e’ in grado di leggergli nella mente- e’ basata proprio sul fatto che i “buoni rapporti sociali” sono basati non sull’onesta’, ma sulla decisione di non dire mai cose che possano risultare sgradevoli, vere o meno, sincere o meno.

A questa costruzione si piega quasi tutto il diritto di moltissimi paesi (in Italia non potete colpire la reputazione neanche se dite la verita’. In Germania potete ma solo se dite la verita’, previo rimanendo che alcune verita’ non avete il diritto di saperle: il datore di lavoro non puo’ fare ricerche su internet sui propri dipendenti, per dire), e tutti i mass media tradizionali vi si attengono.

Il problema viene quando questa regola si rompe. E se io penso che la Ferrari (1) gestisca le sue trasmissioni come una capra, posso scrivere “Penso che la Ferrari saluti spesso Heidi sui monti”.(2) E se tanti lo pensiamo, scriviamo lo stesso.

Nella societa’ reale non potremmo farlo. La cosa si risolverebbe in querele. Ma Internet ci ha abituati ad una liberta’ di parola che non rompe solo le leggi dei paesi dittatoriali, bensi’ rompe anche la convenzione “arrotondare sempre la verita’” delle societa’ umane tradizionali.528242_364613853608936_1005452403_n

Chi ha avuto bambini sa bene di cosa parlo. Mia figlia , quando aveva appena iniziato a parlare, vide un muratore a petto nudo, dal fisico non proprio magro ,e disse “tette!”.  Ovviamente se lo fa un bambino di due anni ci ridiamo sopra.

Ebbene, la mia personale visione di queste cose e’ che improvvisamente si sia aperto un vaso di Pandora. Tutti quelli che fanno riferimento alle regole comunemente accettate in societa’ (ove non diremmo mai certe cose) si trovano ora con una societa’ parallela ove puoi serenamente dire quel che pensi.

Ovviamente la risposta di chi non ha capito che le regole sono diverse e’ di seguire le regole della societa’ materiale, e querelare. Ma il punto e’ che per quanto una-due persone si possano anche querelare, bisogna sempre chiedersi che genere di impatto abbia sulla societa’ una massa continua di “verita’” -o per lo meno di sincerita-  che piomba sulle persone, prima abituate ad una ‘sincerita’ gestita” e ad una “verita’ opportunamente amministrata”.

Mano a mano che il mondo dei contenuti generati dall’utente si consolida e diviene “media”, il fenomeno diventa piu’ pesante da sopportare. Per esempio, un senatore del PD si e’ risentito per quanto scritto sui down da Umore Maligno, ma se questo senatore facesse una semplice ricerca noterebbe che , quando non ci sforziamo di chiamarli ‘diversamente abili”, spesso diciamo quel che pensiamo e non quel che vorremmo far credere di pensare.

Che genere di mondo e’ questo? E’ abbastanza semplice: e’ un mondo nel quale se sei grasso ti devi abituare a qualcuno che dice “sei grasso”, e se sei mongoloide e cachi per terra ti devi abituare a sentirti dire “i mongoloidi cacano per terra”. E questo significa che se non conduci bene le trasmissioni sportive ti senti dire “sei una capra”, e se sei vecchia qualcuno ti dice “sei vecchia” o se qualcuno desidera fare sesso anale con te dice “dammi il culo che poi te lo restituisco con gli eurobond”.

Quindi il problema e’… insomma, e’ divertentissimo.

Se, per ogni ragione, si riuscira’ ad impedire che le stupidissime idiozie sociali non si propaghino ad internet, (Hindorned  per gli indiani) , presto avremo due mondi.

Uno, quello reale, ove gli spazzini sono detti operatori ecologici. E uno virtuale  dove gli operatori ecologici sono detti spazzini.

Ovviamente, come tutte le situation comedy ove i protagonisti iniziano a parlare sinceramente o a dire la verita’, molta di questa trasformazione sara’ DI-VER-TEN-TIS-SI-MA. Immaginate che improvvisamente tutti dicano ad un coglione “sei un coglione”. Prima un politico , professore di Filosofia in Liecthenstein come Buttiglione andava a spararsi delle pose in TV e nessuno aveva il coraggio di dirgli “ehi, ma che cazzo dici, coglione?”.  Era un politico: uno che non aveva bisogno di carta igienica perche’ c’e’ l’ordine dei giornalisti.

Mentre oggi,  mano a mano che la rete diventa un media, succede che questo divertentissimo meccanismo non funziona piu’.

Possiamo vederla anche in un altro modo. Diciamo che la TV e’ un meccanismo che fa broadcast: qualcuno parla a casa vostra ma voi non potete rispondere. E dallo studio NON si sente quel che si dice nelle case, mentre dalle case si sente quel che dicono in studio. Improvvisamente puf: in studio si sente tutto quello che si dice nelle case durante la trasmissione.

E vai, improvvisamente il politico scopre di non essere un intellettuale della magna grecia, ma un miserabile coglione dalla parlata blesa e la cultura di un pollo fritto.

Immaginate questo mondo. Anzi, no: semplicemente aspettatelo.

Ricordate quando Fantozzi scrisse nel cielo “Il megapresidente  e’ uno stronzo!”.775F475C765F5856

bene. Adesso chiunque puo’ scriverlo su Twitter. Su Facebook. Sul suo blog. Ovunque.

Ed esiste pure la seria possibilita’ che il megapresidente NON CI POSSA FAR NIENTE.

E questo non e’ solo per il megapresidente. E’ per chiunque.

Pensatela come vi pare, ma a me sembra che la cosa sia trOOOOOppo divertente.

Hurry up, MACK!

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Uriel Fanelli 6 luglio 2012

(1) Onestamente, mai viste le sue trasmissioni.E’ un modo di dire.

(2)Cit: la sigla di Heidi “le caprette ti fanno ciao”.