La conoscenza.

Nei commenti sta nascendo un thread riguardante i brevetti, e si e’ toccato l’argomento di una ideuzza che avevo scritto in “Altri Robot”, cioe’ la borsa brevetti. In realta’ questa idea (che ho scritto su un libro di fantascienza perche’ E’ fantascienza, allo stato attuale) non mi venne per caso. Cosi; approfitto del dibattito per raccontare un pochino.

Ai tempi di Altri Robot (il primo dei due, poi confluiti in una raccolta unica) ero ancora dentro il mondo della consulenza come HPTC, e ci fu chiesto (eravamo un gruppo) un metalinguaggio che descrivesse il barring. Mi spiego meglio: supponiamo di voler creare un sistema di filtri per un motore di ricerca. Supponiamo che una telco multinazionale (Vodafone, Telefonica, AT&T, per dire)  abbia voglia di un motore di ricerca per servizi WAP (1)che possa indicizzare in qualche modo i contenuti applicando un qualche rating (a seconda del paese,perche’ non usano tutti lo stesso sistema esempio http://en.wikipedia.org/wiki/Motion_picture_rating_system ).

In pratica, il “portale wap” allora si usavano ancora non faceva altro che interrogare la rete per capire quanti anni avesse l’utente, se potesse leggere un contenuto per i limiti di legge e/o perche’ aveva chiamato il call center chiedendo di bloccare alcuni contenuti, oppure perche’ il contratto in vigore dava il benefit di poter leggere servizi cui si era sottoscritti (news , ticket di borsa,  email , etc) e di potervi fare ricerche col cellulare.

Fatto questo, nella richiesta si dovevano mettere i gusti personali dell’utente mappati sul particolare sistema di rating del paese, la richiesta andava verso un frontend che girava la query al motore di indicizzazione, che poi restituiva il contenuto E il barring dello stesso. Il frontend poi controllava se  il contenuto quagliava con le caratteristiche dei risultati delle ricerche (item per item) e restituiva solo quello che quell’utente poteva leggere.

Non posso dare altri dettagli, ma per vari motivi si decise di sviluppare un protocollo proprietario che fosse descrittivo dell’utente, dei suoi limiti contrattuali e legali, e del contenuto ricevuto dal motore di ricerca (in genere esterno all’azienda).

Il risultato fu che se l’idea era unica e il linguaggio non aveva precedenti, tutti i suoi atomi erano gia’ parte di qualche libreria proprietaria da qualche parte nel mondo. Il progetto fu abbandonato perche’ in definitiva se questo markup language era efficace , c’era il rischio di una patent war. Il motore di ricerca poi procedette in altri modi, cioe’ chiese ai soliti big del settore di fare le stesse cose. Poiche’ i big avevano licenze a sfare su protocolli di indicizzazione e classificazione (google, altavista, yahoo, etc) erano piu’ confidenti di poter sopravvivere ad una patent war.

Il problema , cioe’ la cosa che mi rimase impressa quando dopo mesi di lavoro ci dissero “ehi, spiacenti, dall’alto arriva l’ordine di smetterla, non e’ colpa vostra, ma c’e’ un problema di brevetti”, fu che alla fine dei conti il prodotto era nuovo e non aveva concorrenti. Gli atomi che avevamo usato erano sotto brevetto (negli USA, perche’ in UE non c’era brevetto) , ma nessuno li aveva usati in quel modo prima.

In realta’ i problemi erano due:

  1. Esistendo un sistema di brevetti in USA ma non in UE, si rischiava il furto intellettuale impunito.
  2. Si rischiava una patent war.

I due rischi fecero optare il management per comprare la stessa cosa come “managed service”, da un’azienda di ricerche web che poi vinse un beauty contest.

Fui molto impressionato di questa cosa, perche’ mi chiesi quanti milioni, se non miliardi, di combinazioni di idee ci stiamo perdendo per strada. In generale la civilta’ si e’ sviluppata attorno alle vie di comunicazione (come il mediterraneo, per dire) perche’ era possibile scambiare idee. Nessuno doveva rifare tutto da capo, dal momento che la conoscenza circolava. Per questo era possibile importare un’idea di qualcun altro, unirla con un’idea locale e partorire una nuova invenzione.

Ma oggi la civilta’ giuridica sta andando nella direzione completamente opposta: si vuole che i prodotti circolino, si e’ costruita una incredibile globalizzazione per far si che l’informazione sia globale, le persone possano muoversi liberamente, i soldi possano muoversi liberamente, le merci possano muoversi liberamente, E NELLO STESSO TEMPO SI STA FACENDO IN MODO CHE LE IDEE NON POSSANO FARE LO STESSO.

Questo ovviamente mi ha lasciato molto ma molto perplesso. Questa tendenza sta aumentando al punto che le case produttrici si stanno proibendo a vicenda di copiare un “design” che avrebbe fatto ridere gli artisti rinascimentali.

Per quanto i tifosi Apple possano essere orgogliosi , sarebbe ora di dire che il famoso “design” di Apple e’ fatto di cerchi, quadrati, parallelepipedi. Forme di base che solo un malato di mente potrebbe pensare di brevettare.

Voglio dire, facciamo un confronto tra due modi di costruire:santa_maria_novella

In questo caso abbiamo un design unico. Unico perche’ la sua complessita’ e’ alta e quindi se ne fai una uguale e’ chiaro che tu abbia copiato.  Ma se prendiamo questa facciata e la brevettiamo:

7878637-glass-wand-der-ein-skyscraper-in-blauer-farbe-mit-reflektiona me girano i coglioni. Che cosa stiamo brevettando? Il piano? Il rettangolo? La linea? L’angolo retto? Potete chiamarlo “design minimal” quanto volete, ma e’ chiaro che una facciata la possiamo anche brevettare, l’altra no.(2)

Eppure, basta dire due cazzate tipo “un tribunale non puo’ decidere cosa sia un’idea e cosa non lo sia” e “quella non e’ mancanza di design, e’ design minimal” ed ecco che potrete brevettare rettangoli, cerchi, figure geometriche di base, il teorema di Pitagora, un colore, persino una parola.

Ormai siamo ad un punto per il quale chi inventa i nomi di prodotti sta usando le parole di uso comune nel dizionario> Vedo progetti di nuovi prodotti chiamarsi “to be”, “find”, oppure un uso incredibile di acronimi di tre lettere, semplicemente allo scopo di evitare guerre.

Cosi’, quello che feci fu pensare ad un meccanismo che mettesse insieme le due esigenze:

  1. Chi fa innovazione ci spende soldi e ne vuole vantaggi economici. Legittimo.
  2. Il mondo ha bisogno di interscambio di idee. Necessario.

L’idea era di mettere le idee in una specie di borsa, in modo che -ad un prezzo proporzionale alla domanda- si potesse comprare un brevetto : se il brevetto vale molto, lo quoti diviso in 100 azioni con una IPO ad una cifra enorme, decidendo che se ne possiedi almeno 20 puoi usare l’idea, e vedi chi te lo compra -magari nessuno-. E poi il valore cambia con la domanda. Questo soddisferebbe entrambe le istanze. (3)

Ovviamente si tratta di una proposta utopica: in realta’ ci sono altri modi per garantire entrambe le istanze, quale prevedere meccanismi di compensazione che obblighino tutti a vendere il brevetto, a prezzo ragionevole. MA poi serve qualcuno che  stabilisca quale sia il prezzo “equo”. Usare domanda ed offerta probabilmente funzionerebbe meglio.

In definitiva, pero’, qualche strada va seguita: non e’ pensabile che si continuia  brevettare il dizionario solo perche’ si vuole lanciare un Google “A”, approfittando del fatto che la “A”, come il segno “+” (Plus) non si possano brevettare.

Presto andremo in giro con automobili che si chiameranno “Car”, i nostri vestiti avranno il brand “Pantaloni”, o roba del genere, al solo scopo di evitare una patent war? Ridicolo.

O davvero pensiamo che non si debba poter costruire un tagliere da cucina:ipad_tagliere-300x193perche’ somiglia ad un oggetto che ha usi completamente diversi? Apple forse vende taglieri da cucina? Che genere di danno riceve la vendita di iPad dalla vendita di taglieri?

Un meraviglioso utente del forum mi fa presente questo video di youtube:

Personalmente credo che cosi’ facendo il mondo finisca verso la barbarie: nelle zone ove si sono costruite le grandi civilta’ , almeno sul piano intellettuale, la caratteristica era sempre quella. Comunicazione semplice, strade, porti e molta gente a confronto.

Ed e’ abbastanza chiaro che cosa possa succedere andando nella direzione opposta, e’ chiaro dove porti quella strada:  as05i01

sempre che uno di quegli scudi non assomigli troppo ad un cellulare, si intende.

 

Uriel fanelli, 5 luglio 2012

(1)All’epoca se li facevano in casa.

(2) Molto curiosamente, quando c’era qualcosa di brevettabile nelle opere, non si brevettava una cippa. Per una semplice ragione: non erano imitabili, e nessuno aveva tanto interesse a imitarle.

(3) In realta’ produrrebbe anche una serie di societa’ finanziarie il cui scopo sarebbe di comprare brevetti e/o finanziare la ricerca al solo scopo di “speculare” gettandoli poi nella borsa.