E’ morto un’Uomo.

Di Levoivoddin aka Uriel Fanelli,venerdì, settembre 19, 2003 

Lo so che la notizia e’ vecchia, ma e’ proprio per questo che la posto. Per far capire che non e’ di quella merda tipo “Bossi dice che la capitale e’ milano”(ma chi cazzo se ne frega di quello che dice bossi, poi… e chi se ne sbatte di milano, dico io.), fatta per riempire la prima pagina e non farci scrivere le cose serie. No, e’ una notizia importante. Un’uomo, un sindacalista coreano, si e’ ucciso durante le manifestazioni del WTO.

Le ragioni per cui si e’ ucciso, in italia non si sanno.

Non si sanno perche’ il suo testamento viene reso pubblico solo ed ESCLUSIVAMENTE da Adnkronos, che ne riporta SOLO alcuni pezzi. Nemmeno sui siti finanziati dal ministero degli interni , quelli di cosiddetta “disinformazione” , quelli dei centri sociali finanziati dallo stato , e’ stato possibile reperirli. Semplicemente, si vuole che in italia questa verita’ arrivi purgata.

Ora, ho solo la versione purgata. Se qualcuno avesse quella completa, me la faccia avere che la posto. Per adesso vi fornisco quella che ha passato la censura di adnkronos. Gli altri giornali, che non fanno giornalismo da anni ormai, si sono limitati a girarla cosi’ com’e’, non si sa mai che le chiappe di un augusto membro dell’ordine dei giornalisti siano costrette a sudare per la fatica di scrivere un’articolo di suo…..

So benissimo che se vi state chiedendo “ma la vera capitale d’italia e’ la Padania”, questo messaggio e’ insufficente. E’ stato purgato per questo: per non distogliervi da questa importantissima cosa che e’ la nazionalita’ della vostra verdissima miss padania preferita Se vi state ponendo questa domanda sulla reale necessita’ di fare la padania, o sulle ferie pagate da mussolini, schiodate dai coglioni perche’ la vostra puzza non la voglio sentire.

Se invece per voi la morte di un UOMO ha un’importanza, allora anche la versione purgata e censurata sara’ sufficente.

Eccola.

WTO, IL TESTAMENTO DI LEE: VINTO DALLA GLOBALIZZAZIONE

”Sono impotente di fronte alla distruzione delle mie
campagne. Credevo nelle organizzazioni contadine, ma ho
fallito”

Cancun, (Adnkronos) – E’ un testo che Lee Kyang Hae, il
sindacalista sudcoreano suicidatosi a Cancun due giorni
fa, ha scritto in occasione delle proteste di Ginevra,
nella primavera scorsa, ma si puo’ considerare il suo
testamento.
Atto praticato con un coltellino svizzero, di quelli
multiuso, e non con un pugnale orientale come si era
detto in un primo tempo. Lee ha consegnato il testo al
fotografo il giorno prima di ammazzarsi, in un incontro
casuale. Leggendolo si capisce il dramma di un
dirigente sindacale che, dopo aver dedicato tutta la
vita alla difesa dei contadini e degli allevatori, si
vede impotente di fronte alle devastazioni causate alla
sua gente dall’abolizione repentina dei dazi doganali
sui prodotti agricoli.

”Ho 56 anni -esordisce Lee- sono un fattore della
Corea del Sud: abbiamo tentato di risolvere i nostri
problemi da soli, con una grande speranza nelle
organizzazioni contadine. Cio’ nonostante, in generale
ho fallito, come ha fallito la maggior parte dei
dirigenti contadini negli altri paesi”.

”Poco dopo la firma dell’Uruguay Round (il negoziato
del General Agreement on Tariffs and Trade che diede
origine alla World Trade Organization, nata nel 1995,
ndr) -continua il sindacalista- noi, i contadini
coreani e io, ci rendemmo conto che il nostro destino
non era piu’ nelle nostre mani”.

”In piu’ -si legge ancora- impotenti, non abbiamo
potuto fare nulla piu’ che vedere arrivare le onde che
distruggevano le nostre comunita’ rurali, radicate nel
territorio da centinaia di anni. Ho tentato di
individuare le vere ragioni che spieghino la sorgente
della forza di queste onde. Sono arrivato alla
soluzione, qui a Ginevra, alla porta della Wto, e sto
gridando a voi (ai responsabili dell’Omc, contro i
quali stava conducendo uno sciopero della fame, ndr) le
parole che mi ribolliscono nell’animo da molto tempo”.

”Per chi state negoziando ora? -chiede Lee- Per il
popolo o per voi stessi?”. Lee punta il dito sulla
riforma agricola coreana, ispirata ai dettami
neoliberisti, che ha aperto le frontiere e aumentato la
produttivita’ di alcune aziende agricole. Ma
l’incremento, continua, ”semplicemente ha aggiunto
piu’ volume in un mercato a offerta sovrabbondante, nel
quale i beni importati hanno occupato la fascia dei
prezzi piu’ bassi”.

Il problema e’ che, in osservanza ai dettami
neoliberisti, ai contadini coreani non venivano e non
vengono dati sussidi sufficienti per reggere la
concorrenza dei prodotti occidentali, sussidiati a piu’
non posso: ”A volte -ricorda Lee- si sono registrate
cadute nei prezzi quattro volte superiori al normale.
Quale sarebbe la tua reazione se il tuo stipendio
all’improvviso si riducesse del 50%, senza che tu ne
comprenda il motivo?”.

Lee descrive poi il disastro causato da queste
politiche nelle sue amate campagne (era un allevatore,
e aveva lasciato le sue vacche per dedicarsi
all’attivita’ sindacale): fattorie abbandonate,
emigrazione nelle citta’, debiti e bancarotta per chi
resta attaccato alla terra dei suoi avi.

”Una volta -ricorda il sindacalista- sono accorso ad
una casa in cui un CONTADINO si era tolto la vita
bevendo del veleno per i debiti che non poteva pagare.
Non ho potuto fare altro che ascoltare le urla di
dolore della moglie. Come ti sentiresti al mio
posto?”.

”Quando vedo questo disastro -continua Lee- penso alle
persone grasse che vivono nelle citta’ dell’Occidente.
Carita’? No, lasciateci tornare a lavorare! Gli esseri
umani sono in pericolo, a causa della mancanza di
controllo sulle multinazionali e su un manipolo di
funzionari della Wto che ci portano ad una
globalizzazione inumana, esiziale per l’ambiente,
assassina e antidemocratica. Devono fermarsi subito,
perche’ senno’ la logica falsa del neoliberismo
uccidera’ la diversita’ nell’agricoltura, il che
sarebbe un disastro per tutti gli esseri umani”.
(Adnkronos)

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