Difesa europea: improvvisamente urgente… per chi?

Difesa europea: improvvisamente urgente... per chi?

Difesa europea: improvvisamente urgente... per chi?

Si fa ovunque un gran parlare del fatto che una difesa europea sia urgente, si stabilisce un improvviso battaglione di 6000 persone da usare subito, e ovunque si cerca di dimostrare che dopo l’ Afghanistan allora bisogna necessariamente avere una difesa europea, e difesa europea di qui e di li’. Ma pochi spiegano il perche’.

Di per se l’afghanistan e’ una delle tante sconfitte statunitensi; del tutto simile al Vietnam, e a tutte le guerre che hanno seguito la seconda guerra mondiale. Di fatto, la seconda guerra mondiale stessa e’ l’ultima vittoria NETTA degli USA.

Ma nessuno aveva mai sentito quest’urgenza. La verita’ e’ che improvvisamente e’ chiaro che il Re e’ nudo, cioe’ che la NATO e’ una mummia senza vita. Nemmeno gli USA si degnano piu’ di coinvolgerla nei loro piani, e poiche’ la Turchia fa quel che vuole anche contro la Grecia (altro membro) , ormai NATO e’ solo il nome di un accordo che consente agli USA di avere basi qui e la’.

La cosa non e’ ancora stata detta ufficialmente, ma prima o poi succedera’. E qui viene la “difesa UE”, che fa comodo a tutti, ma proprio a tutti, anche ai paesi NON UE. Vediamo perche’ facendo uno scenario ipotetico, per assurdo. Supponiamo che:

  • sia ufficiale che la NATO e’ morta.
  • sia ufficiale che NON ci sara’ MAI una difesa UE.

A questo punto gli stati maggiori di OGNI paese si riunirebbero, insieme ai governi, per decidere cosa fare. Occorre urgentemente potenziare gli eserciti, ed occorre urgentemente decidere come e quanto.

Per capire come pensa in questo caso uno stato maggiore possiamo pensare alcune semplici “fondazioni”:

  • difendere un territorio e’ meno costoso che conquistarne uno, sia in termini economici sia in termini di perdite umane.
  • un paese con armi nucleari e’ impossibile da invadere.
  • esistono tre scenari di cui calcolare i costi: A attacca B, B attacca A, A e B sono in stallo.

Allora, prendiamo per esempio l’ Italia e la Russia, che sembra il pericolo maggiore. Allora, abbiamo tre scenari e siamo lo stato maggiore italiano:

  1. Russia attacca Italia. Lo scopo e’ la conquista. Per evitare questo occorre che l’Italia raddoppi le sue forze di mare, circa, e che si doti di un sistema di difesa aerea capace di fermare i russi PRIMA che giungano alle alpi o ai balcani, raddoppiare il numero di satelliti militari,  qualora scelgano questa strada. Facciamo 100 i costi dell’Italia, i costi per la RUssia sono circa 600 (devono aumentare a dismisura le forze navali nell’Adriatico e costruire una ingente forza da sbarco, oppure pianificare un’invasione attraverso le alpi, o attraverso i balcani. Costosissimo). Quinsi siamo a 100/600  . L’italia puo’ sostenere 100, la Russia solo se i cittadini mangiano erba, ma in passato lo hanno fatto.
  2. Italia attacca Russia. Non c’e’ la volonta’ e sarebbe infattibile. Un paese con le nucleari e’ impossibile da invadere, punto.
  3. Stallo tra Italia e Russia. Allo scopo di NON entrare in guerra. In questo caso “basta” costruire un centinaio (forse due, dipende dalla potenza)  di armi atomiche tra AVM, mezzi navali e artigileria tattica. Non servirebbe davvero una forte disponibilita’ di IBCM, come anche per la Francia. In questo caso si va rapidamente allo stallo. Il costo , se il primo scenario era di 100, adesso e’ di 65. Le armi nucleari oggi sono facili da produrre per qualsiasi paese industriale.  La Russia potrebbe bilanciarlo a costo zero, perche’ ne ha gia’ tante, quindi siamo 65/0.

E’ assolutamente chiaro che il terzo scenario sara’ quello scelto, (perche’ e’ il meno costoso) ma e’ anche chiaro che sara’ scelto DA ENTRAMBE le parti, perche’ e’ il meno costoso anche per loro,  e  se lo stallo e’ la situazione preferita, ne seguirebbe quasi subito un trattato di pace. Il costo della pace armata sarebbe il piu’ basso: anche il costo della guerra, ma questa guerra produce uno stallo. E’ chiaramente la soluzione da scegliere.

Il guaio e’ che costruire armi nucleari oggi e’ alla portata di qualsiasi nazione con un sistema scolastico decente e un’industria moderna. CI sono riusciti i nord coreani, ci stanno arrivando gli iraniani, c’erano riusciti i sudafricani, che cooperavano con gli israeliani, il pakistan, e cosi’ via.

E siccome la NATO non esiste piu’, e non c’e’ una difesa comune europea, possiamo dare per scontato che TUTTI i paesi europei ex nato  si farebbero lo stesso conto, e arriverebbero alle stesse conclusioni. In breve tempo Germania, Italia, Spagna, Polonia, Romania e forse anche Olanda , Portogallo e Grecia avrebbero armi nucleari. Gli altri farebbero da cuscinetto.

Questo e’ l’incubo che nessuno vuole vedere.  Perche’ e’ un incubo? Perche’ nessuno riesce piu’ a capire chi tirerebbe, nel caso,  il grilletto per primo. Immaginate di essere Putin. Se fai manovre in Bielorussia, e tutti si sono armati con armi nucleari, rischi che si innervosiscano Polonia , Svezia e Germania. Chi lancera’ ? Chi lancera’ per primo?

Se litighi coi francesi i tuoi mezzi militari per arrivare in Francia devono prima attraversare altri paesi. Se via mare passerebbero di fronte agli spazi italiani , turchi   , romeni , greci. Se passi per vie di terra parliamo di Polonia, Germania, Italia. Se usi una rotta transpolare Inghilterra, Svezia e Germania entreranno in allarme. Ma chi lancera’? E in che ordine? Con chi negoziare? Con chi trattare?

E’ assolutamente ovvio che NESSUNO, nel mondo , vorrebbe una proliferazione del genere. Quindi, se finisce la NATO (e la sua fine e’ imminente) e’ necessario che qualcosa sia al suo posto, e che abbia UN SOLO dito sul  grilletto, che quel dito abbia una faccia, e che sia possibile negoziarci.

Un’ Europa ove vi sia una corsa agli armamenti nucleari nei singoli paesi e’ un incubo GLOBALE. Oltre a dare la luce verde ai programmi di molti altri paesi del mondo (il resto del G20 quasi di sicuro), la trasformazione di molti paesi in paesi nucleari ridimensiona ancora di piu’ le “superpotenze”.

E’ chiaro che tutto il mondo desidera, oggi, che l’Europa parli con la sua voce, con una sola voce, e se proprio la futura difesa avra’ le armi nucleari (ereditate dalla Francia e poi sviluppate), a premere il grilletto deve essere qualcuno di complesso, bilanciato, con il quale si puo’ parlare.

Per esempio, immaginate che diverse nazioni, cioe’ Turchia, Polonia, Grecia e Germania abbiano armi nucleari. Se foste Putin, come vi muovereste in Ukraina? E sul baltico? E in Siria?

Nessuna tra le superpotenze vuole che in Europa ci sia una corsa alle armi nucleari, se e’ condotta dai singoli paesi , ognuno col proprio potere decisionale.

Tutti i poteri del mondo vogliono che la situazione militare in Europa sia prima di tutto sotto controllo. Siamo nell’era delle armi atomiche, e troppe nazioni in Europa hanno tecnologie, know-how e industrie per farsele. Persino in Italia ci sono giacimenti di Torio ingenti, con cui fare U232, e tutto quanto. E ci sono di sicuro le conoscenze.

E gli interessi interni? Chiaramente nessun paese europeo vuole una corsa simile coi vicini di casa, ma c’e’ di piu’. Una eventuale sicurezza europea non andrebbe a sostituire gli eserciti nazionali. A parte che sono fior di appalti, se qualcuno si illude che l’Italia lasci la propria marina militare a qualcun altro, o che faccia altrettanto qualsiasi paese europeo, si sbaglia.

Quello che succederebbe e’ che si prenderebbe la vecchia infrasruttura nato (C4i, pipeline dei carburanti, logistica, eccetera) e la si metterebbe sul bilancio europeo. E questo significa che ci sarebbero soldi per la difesa da spendere, ma sarebbero soldi europei. Che si traducono in ulteriori appalti. Che piacciono a tutti: significa che tutti gli appalti che ora vanno dalla NATO agli USA andrebbero dalla difesa UE alle industrie di paesi europei.

In definitiva, cioe’, tutti gli interessi interni ed esterni all’Europa, puntano ad avere una difesa europea unificata.

E quando tutti gli interessi convergono su qualcosa, in genere la cosa si fa.

Ovviamente per fare questo occorre anche corroborarlo con un robusto “nazionalismo europeo”, per cui se ho ragione presto cominceremo a vedere i giornali battere su qualcosa di simile.

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