Coi droni di cartone

La storia dei migranti che partono dalla Libia sta assumendo toni tragicomici.A dire il vero non e’ la prima volta che succede: quando Mussolini entro’ in guerra, era convinto di avere un certo numero di divisioni. Peccato che in realta’ ne avesse solo sei ogni dieci.Le altre quattro esistevano sulla carta, e per “carta” intendo dire che il governo PAGAVA per queste divisioni come se esistessero. Solo che non esistevano.

Ovviamente, quando Mussolini decise di entrare in guerra, furono arruolati in fretta e furia i soldati-fantasma, furono equipaggiati alla meglio e mandati avanti. Da cui, la campagna di Russia con le scarpe di cartone.

Ecco, piu’ o meno e’ quello che succede ora. Se girate per i siti delle forze armate, leggete che gli effettivi sono X e Y, che i mezzi sono X e Y, cosa che sembra giustificare abbastanza i costi.

Il problema e’ che ora si sta proponendo di controllare le coste della Libia e colpire con bombardamenti dei barconi. E sia chiaro:dei barconi vuoti , perche’ si intende distruggere i mezzi e non i migranti.

E qui si scopre che tutte le forze sono impegnate all’estero , in missioni varie. Interessante. Ma all’estero c’e’ si e no il 10% degli operativi ufficialmente dichiarati, e il 10% dei mezzi dichiarati.

Stiamo parlando quindi di una situazione ancora peggiore di quella mussoliniana, nella quale si crede di avere tot personale e se ne ha 110, si crede di avere tot aerei, e se ne hanno 110, e cosi’ via.

La cosa non deve stupire, dal momento che le forze armate italiane danno principalmente stipendi. Se andiamo al loro bilancio, scopriamo che oltre agli acquisti,e qui veniamo ad uno dei punti, quasi tutto il resto va in stipendi, emolumenti e rimborsi spese. Mentre pochissimo va in attivita’ di addestramento e di operativita’.

Quello che le forze armate italiane stanno difendendo non e’ il suolo patrio: e’ il reddito dei dipendenti e dei fornitori.

Abbiamo visto sul Corriere che una fonte non meglio specificata avrebbe detto che per armare i droni occorreranno almeno sei mesi, partendo da ora.

Ci sono solo due obiezioni a questo riguardo:

  • Per bombardare barconi non servono i droni, visto lo stato delle forze locali bastano persino gli AMX. Vanno benissimo da ricognizione.
  • La crisi in Libia e’ iniziata ben prima di sei mesi fa. Se anche fossero serviti sei mesi, si poteva cominciare sei mesi fa.

Non voglio commentare un tempo di approntamento di sei mesi. Probabilmente lo stato maggiore italiano pensa di venire, eventualmente, assalito da lumacopoli.

E non voglio commentare il fatto che “occorre il permesso degli americani per armare i droni”. A quel punto , qualsiasi generale puo’ bandire un bell’appalto per droni armati, e appena i signori cinesi mettessero il naso nell’affare, gli americani busseranno alla porta con il permesso di armare i droni. Fresco di firma. Basti vedere cosa successe quando i turchi scelsero un missile cinese perche’ gli americani non volevano vendere i loro: nella speranza di vincere, arrivarono tutti i permessi del caso. Ma troppo tardi.

Queste giustificazioni fanno ridere. Perche’ nascondono un problema ben piu’ grave.

Le forze armate italiane sono principalmente dei pagastipendi

Non sono mai stato, nemmeno quando ero in Marina, un grosso fan dell’idea di sparare sui profughi. E’ un atto di vigliaccheria, una macchia sull’onore, roba da pezzi di merda. E’ illegale, contro tutte le convenzioni marittime. Non si fa, punto e basta. E se non capite come mai, sparatevi in testa e fate un favore al genere umano.

Sono dell’opinione che , come recitano le convenzioni del caso, vadano raccolti e riaccompagnati al porto piu’ vicino. Raccoglendoli di fronte alle coste, ad un porto libico. O tunisino. Questo dice la legge: il porto “piu’ vicino compatibilmente con la rotta”.

Ma le forze armate sono li’ per pagare stipendi e dare appalti.

E una bella emergenza e’ perfetta per diversi motivi:

  • Stipendi: Quando le navi sono in mare, agli equipaggi arriva l’indennita’ di navigazione, e tutti gli stipendi raddoppiano. Essere in mare per giorni sotto le coste italiane e’ una pacchia per chi si propone di pagare stipendi: si guadagna il doppio come se si fosse nel Pacifico, ma il week end si passa a casa.
  • Appalti : una nave in mare consuma. Oltretutto, occorrono appalti particolari per i soccorsi, dalle coperte al materiale medico straordinario, sino ai biberon per i bambini , mascherine e tutto quanto. Una manna per l’ombroso universo degi appalti ai militari.
  • Emergenza: quando si e’ in emergenza, tutti i prezzi sono buoni e non c’e’ bisogno di gare. Gliufficiali e i comandanti hanno mano libera sul budget di bordo, i cambusieri comprano cibo “ove trovano al meglio”, praticamente senza controllo, e cosi’ via. E questo anche perche’ le riserve “vanno mantenute per tempi peggiori”.

Sebbene si pretenda di non poter pianificare una condizione nota DA ANNI (quanto tempo fa e’ collassata la Libia?) attrezzandosi in anticipo con dei regolari appalti, sipretende che questa sia una improvvisa emergenza, totalmente imprevista: e dopo due anni di sbarchi selvaggi si scopre che per armare i droni (ma chi ve lo ha chiesto, poi?) occorrono sei mesi. Ma sono passati ben piu’ di sei mesi da quando e’ stato chiaro che ci sarebbe stata un’ondata migratoria clandestina.

Il discorso dell’emergenza vale anche una volta a terra. Sebbene sia facilmente prevedibile che gli sbarchi continueranno per tutta l’estate, pensate che qualche comune abbia lanciato una regolare gara d’appalto per mettersi avanti con l’accoglienza? Tranquilli, non ci hanno pensato.

Quando arriveranno i profughi, e verranno ridistruibuiti, potete stare tranquilli che i sindaci verranno “colti di sorpresa” da una situazione che dura da due anni. E andranno, in regime di emergenza, a comprare quel che serve: senza gare regolari, in regime di emergenza, e dunque in regime di corruzione e familismo.

La ragione per la quale NON arrivera’una soluzione dalle forze armate e’ che mare nostrum e’ la pacchia di forze armate nate per pagare stipendi. Poco rischio, soldi come se si combattesse, acquisti “confusi”

E per la stessa ragione NON arrivera’ MAI una soluzione dalla politica: con il regime di “emergenza” per questa “imprevedibile” ondata migratoria, si stanno facendo i soliti acquisti in regime di emergenza improvvisa, e quindi tra qualche anno saprete, dalla magistratura, come siano stati spesi quei soldi.

Ma dopo aver fatto contenti gli stipendiati delle forze armate e aver fatto contenti i sindaci , insieme alle “onlus” nominate senza gare e senza controlli sui “rimborsi spese” , i miranti hanno un piccolo problema: non si disintegrano. Rimangono li’.

E allora ecco che “deve farsene carico l’ Europa”, facendo credere alla popolazione italiana di aver assorbito chissa’ cosa, quando la Svezia, nazione con pochi milioni di abitanti, ne ha assorbiti ben di piu’.

Quando la stessa situazione avveniva con l’ Albania, il discorso era diverso per ragioni logistiche, siccome le navi erano altrove impegnate, e allora si scopri’ che pattugliare le coste albanesi si poteva, che si potevano mandare San Marco e Teseo Tesei a far saltare le barche e le banchine durante la notte, e che si potevano anche affondare i barchini degli scafisti in fuga dopo aver scaricato la gente, dicendo di aver sparato “senza successo”: nessuno li andava a cercare in acqua.

Perche’ non si puo’ fare con la Libia? Perche’ conviene molto di piu’ il regime attuale: stipendi raddoppiati, acquisti a regime di emergenza, appalti senza gara , “onlus” scelte a caso, poco tempo per controllare i “rimborsi spese” dei “volontari”.

Tutto qui. Continueranno a tirare gente in Italia, accampando scuse ridicole (ma non sempre false, come la storia dei droni), e quando sara’ un problema politico si metteranno a strillare “l’ Europa non fa niente”.

Ridicoli, miserabili ciarlatani. Spesso in divisa. E un ciarlatano corrotto in divisa ha un solo nome: fascista.

E a riguardo, colgo l’occasione per ri-citare Ennio Flaiano:

E ripeto: “sempre pronto a indicare negli altri le cause della sua impotenza o sconfitta.

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