Quel gran figlio di Everett.

Mi arrivano un sacco di richieste di commentare una strana  proposta, ovvero quello di sostituire la dicitura “madre” e “padre” con cose tipo “Genitore 1” e “Genitore 2”, e devo dire che come addetto ai lavori nel mondo IT, trovo che la polemica sia inutile. Voglio dire, in ultima analisi l’anagrafe e’ un database. Quello di cui state discutendo e’ “come chiamare un determinato campo di una tabella”. Certo, posso dire che ANAG_PARENT_ID, nome con cui il 95% degli sviluppatori indicherebbe il campo, (1)  e’ peggiore persino di “Genitore”, e quindi la cosa sembra almeno umana.

Innanzitutto, devo dire che se pensate che sostituire “mamma” a “Genitore 1” e “papa’ ” a “Genitore 2” non ottimizza una sega di niente. Innanzitutto, poiche’ i genitori sono due, non avete alcuna necessita’ di usare un intero, tipo “1” e “2”. Sarebbe piu’ sensato usare 0 e 1, cosi’ da impiegare un solo bit. Perche’ diavolo “1” e “2” lo sapete solo voi. Avete mai conosciuto gente i cui genitori formano un insieme ricorsivo  con la cardinalita’ del numerabile? Cioe’, esiste il genitore zero, poi ne esiste un altro, e allora chiunque altro e’ un genitore? Molte mamme si sentirebbero un attimo offese, tipo chiamate puttane, per una cosa del genere.

Cosi’, partiamo da una prima ipotesi: “Genitore 0”, o “Genitore falso”, e “Genitore 1”, o “Genitore vero”, che supponiamo essere la madre, e il “Genitore falso”, o “genitore 0” che  e’ il padre. “Genitore falso” si applica anche quando uno dice “non sono stato io! Giuro!“.

Qui abbiamo gia’ ottimizzato il database, non di poco. Abbiamo cioe’ deciso che il campo si chiami “Genitore” anziche’ “ANAG_PARENT_ID” e  che il valore sia booleano. Non male. Per quanto, il 95% dei programmatori vorra’ ANAG_PARENT_ID. (2)
Ora, adesso mi direte che il problema di questo dibattito consista nel significato reale del concetto di “Genitore”, e sono perfettamente d’accordo. Il guaio e’ che, SEMMAI, siete voi che non avete riflettuto abbastanza sulle implicazioni REALI, ovvero fisiche, di una simile definizione.

Supponiamo per ipotesi che il nostro bambino NON abbia ancora fatto un esame del DNA, che lo identifichi come sicuro figlio del padre. Sul piano del “significato reale della parola “papa’ ” “, ovvero sul piano fisico, cosa possiamo dire?

Beh, possiamo immaginare il test del DNA come una matita in esatto equilibrio sulla punta, di cui non sappiamo da che parte cadra’, ma quando cadra’ puntera’ in direzione del padre. Detto questo, prima di lasciar andare la matita, in che direzione puntera’? E chi e’ il padre, esattamente?

Secondo l’ipotesi di Copehnagen, tutto dipende dagli osservatori. Se cioe’ supponiamo che un osservatore sia presente al momento del fatto, e’ l’osservatore a decidere. Insomma, l’ipotesi di Copenhagen dice che mentre trombate c’e’ un tizio che vi guarda e se “fate centro” grida qualcosa tipo “Buona la prima!”. Considerando che la lotta degli spermatozoi per fecondare un ovulo puo’ durare sino ad un paio di giorni, e’ un tizio che guarda vostra moglie un pochino troppo.

Ora, io non so come funzioni a copenhagen, ma in genere le coppie concepiscono in una condizione di relativa privacy, per cui dovremmo escludere l’ipotesi di un osservatore che decida chi sia il padre. Dobbiamo cosi’ utilizzare il postulato di proiezione di Everett. Secondo il quale, sino a quando non fate un esame del DNA che vi dica chi e’ il padre (tornando cosi’ alla interpretazione di Copenhagen) , OGNI UOMO fertile di ogni universo esistente e’ il padre del bambino, e la frase e’ assolutamente vera.

Insomma, la mamma e’ un pelo mignotta: considerato che la cardinalita’ del dominio di una funziona d’onda e’ , almeno formalmente, almeno la cardinalita’ del continuo,  “genitore 1” si trova con un bel nome addosso, ovvero qualcosa tipo “mignotta di cardinalita’ superiore al numerabile”. (3) Una specie di Gangbang che in confronto il record mondiale attuale e’ roba da ridere.

Quindi, avremo “genitore 0” , ovvero la mamma “un pochino mignotta per M>e , con e grande a piacere” e un altro genitore che sara’ “genitore Aleph1” , ma forse anche AlephZ, dove 0 < Z < 1, ma non lo sapremo mai.
Questa e’ la ragione per la quale consiglierei a tutti un test del DNA. Riabilita la madre e ci toglie dagli impicci ove ci hanno ficcati Zermelo, Peano&c.  E poi, Copenhagen non e’ una citta’ cosi’ brutta, secondo me.
Dopo aver risolto il problema (e dato torto a Everett III introducendo un osservatore che collassa l’onda , cioe’ un esame del DNA) dei microstati del papa’ , cosa che impatta non poco sulla moralita’ della mamma (4) , abbiamo altri problemi. Per esempio, se creiamo un database del genere, perche’ usare tabelle? In fondo, se ogni nodo ha due foglie, stiamo parlando di un b-tree, ma a questo punto inizia il problema: visita in postordine o in preordine?

Perche’ le cose cambiano notevolmente: una volta definiti due genitori per ogni persona, dato un nodo, possiamo risalire in due modi l’albero genealogico: inseguendo il cromosoma X e inseguendo il cromosoma Y. L’albero inverso che ottengo nel “risalire” puo’ essere capivolto in un classico albero binario, e quindi possiamo visitarlo in postordine o in preordine. Sicuramente le femministe tiferanno per il cromosoma X, e i tradizionalisti per il cromosoma Y.

Cosi’, potrebbe avere senso dire “Genitore X ” e “Genitore Y”. Oppure “Genitore mitocondriale” e “Genitore ortonucleare”.  Ora, se la mamma e’ abbastanza confusa (di solito, dopo il parto lo e’. Merito dei quaternioni, come e’ noto: questa storia che A x B non sia uguale a B x A confonde. Le mamme passano tutto il travaglio a pensarci, si sa.) , se la convinciamo che “mitocondriale” abbia qualcosa a che vedere con “mitico”, probabilmente le andra’ bene. Anche genitore ortonucleare  potrebbe gonfiare l’autostima dei padri. Uhm. No. Niente puo’ gonfiare ULTERIORMENTE l’autostima dei padri subito dopo la nascita. E’ gia’ al massimo. Di qualsiasi insieme.

Quindi, direi di tenere “Genitore XX” e “Genitore XY”, che descrive efficientemente la realta’ biologica.

Ma adesso mi dite che potete anche avere genitori dello stesso sesso, che e’ la motivazione per cui non volete piu’ “mamma” e “papa’” . Questo e’ interessante, perche’ a quel punto avreste due volte “Genitore XX” , o due volte “Genitore XY”. Il che, se vogliamo creare un b-tree, ottiene un effetto drammatico, visto che non e’ ammesso che esistano due foglie destre o due foglie sinistre.

Cosi’, ci troviamo con un problema imbarazzante, nel senso che, se prendiamo due “genitori XY”, sappiamo per certo che sia esistito almeno un altro “genitore XX”, che pero’ non viene menzionato. Occorre quindi che un “genitore XY” prenda il posto di un genitore XY, che esiste sicuramente ma non lo troviamo.

Ma fortunatamente non e’ la prima volta che in matematica succede questa cosa. Cosi’, sappiamo come affrontarlo. Il teorema dell’algebra dice che se un’equazione ha ordine N, esiste almeno una radice complessa,  e questo sembra sensato, sinche’ qualcuno non propone

x * x = -1

Qui ci troviamo nella merda. Nel senso che e’ come dire che in via Giuseppe Peano per ogni numero naturale c’e’ una casa e per ogni casa c’e’ un numero naturale.  Siccome questa via materialmente finra’ in qualche incrocio, dovremo immaginare tutte le altre case. Allo stesso modo, se diciamo che esistono due numeri che al quadrato fanno -1, siccome non ne esistono, ci tocca di immaginarli. E quindi abbiamo i numeri immaginari.

Questo e’ fantastico nel nostro caso, perche’ possiamo dire che un bambino ha SEMPRE un “genitore XY” e un “genitore XX”,  ma all’anagrafe possiamo registrare una famiglia con “genitore XY” e “genitore XY”: sappiamo che esiste una mamma, o che sia esistita, ma non la vediamo. Possiamo quindi immaginarla.

Risultato: una famiglia NEL CAMPO DEI COMPLESSI. Nessun problema, dunque: la mamma biologica ancora esiste, ma e’ sfasata di novanta gradi rispetto ai due genitori ufficiali, nel campo dei complessi. Questo ha numerosi vantaggi.

Innanzitutto, ci offre una formalizzazione completa della famiglia. Definire una famiglia nel campo dei booleani, restringendo le proposizioni alle clausole di Horn, cosi’ come avere una famiglia nel campo dei naturali di peano, tipo 1 e 2, la rendeva incompleta. Insomma, nessuna famiglia poteva dimostrare ogni affermazione sulla famiglia stessa.

Se invece usiamo i complessi per la famiglia, la formalizzazione diventa completa. Quel rompicoglioni di Kurt Gödel, che ha sfasciato cosi’ tante famiglie di naturali di Peano con le sue basse insinuazioni circa la loro incompletezza, non puo’ piu’ nuocere. Ta-tah!

E cosi’, la nostra famiglia diventa “Genitore 0 + iZ”, e “Genitore 1 + iZ”, dove la componente immaginaria puo’ indicare la madre immaginaria nel caso di due genitori maschi, mentre sara’ nulla nel caso di due genitrici femmine – se una ha partorito il bimbo – oppure ancora 1 se e’ stata una terza donna, detta “genitore immaginario”.
Non dobbiamo ancora dimenticare l’ultimo innegabile vantaggio di rappresentare una famiglia nel campo dei complessi, dal momento che Facebook permette gia’ di descrivere questa situazione, quando nello stato sentimentale permette di scrivere “Situazione complessa”.  QED.

Rimane adesso da capire di quali complessi parliamo. Voglio dire, magari non e’ “Genitore 0 + iZ”, e “Genitore 1 + iZ” , e potrebbe essere qualcosa come “Genitore 0 + iZ”, e “Genitore 1 + iK” e magari si tratta del corpo dei quaternioni anziche’ nel campo dei complessi.

Non e’ un problema banale come sembra. Per esempio, abbiamo detto che “Genitore 1 ” e’ la mamma e “Genitore 2” e’ papa’. Ma se invece qualche comune invertisse le cose, e chiamasse papa’ “Genitore 1” e la mamma “Genitore 2”? Sarebbe la stessa cosa o meno?

In termini matematici, ci stiamo chiedendo se AB = BA oppure no, e questo e’ appunto il problema che ci poniamo:  quaternioni o no? Qui il problema dovrebbe andare a chi ha proposto questa cosa. Se e’ indifferente quale dei due chiamare “Genitore 1” e “Genitore 2” , allora e’ chiaro che la coppia AB e la coppia BA siano identiche. E questo esclude i quaternioni, dal momento che la cosa non e’ vera. Se invece mettere la mamma o papa’ in “Genitore 1” e’ importante, allora AB non e’ uguale a BA, e questo sembra portare ai quaternioni.

Abbiamo quindi la soluzione perfetta: “Genitore 1 +kZ +iX +jT” e “Genitore 0 +kZ +iX +jT”,ove la componente non reale dei quaternioni indica il caso in cui nessuno dei due sia genitore biologico, il caso in cui lo siano entrambi i due, e i due casi ove lo sia uno solo dei due. Buona per i quaternioni.

Ma adesso c’e’ un problema. Come scrisse qualche psicologo, “la mamma e’ il primo concetto di altro che si possa formare nella mente di un bambino”. Questo e’ corretto: durante la gravidanza  la mamma e’ uno spazio topologicamente chiuso, e il parto puo’ essere spiegato col fatto che alcuni sottoinsiemi in topologia possono essere sia chiusi che aperti, oppure ne’ aperti ne’ chiusi.

Detto questo, abbiamo che siccome il nostro bambino si trova in uno spazio non aperto per tutta la gravidanza – anche se questo, sia chiaro, non implica strettamente la chiusura (5) – allora il complementare di se’ e’ la mamma (che sarei portato a definire “sia aperta che chiusa” a seconda della moralita’) (6) o se preferite il “Genitore 1”. Sinche’ si trova dentro il nome che diamo al genitore e’ irrilevante, ma all’uscita nascono i problemi.

Secondo molti glottologi, il palato del bambino si sviluppa in un modo che la prima sonorita’ che puo’ pronunciare e’ “ma”. Il che spiega come mai “ma” sia alla base di quasi tutti i modi di dire “mamma” (o Genitore 1) in ogni lingua nota. Solo dopo si forma la capacita’ di usare un suono che corrisponde alla “p” , e allora solo dopo il bambino potra’ dire qualcosa come “pa”, ma anche “fa” ed altri suoni. E questo spiega come mai in tante lingue il padre contiene qualche “va” , “fa”, “pa”, ed altri suoni.

Ora, se supponiamo di iniziare con “Genitore 0” e “Genitore 1”, o di spostarci nei naturali con “Genitore 1” e “Genitore 0”, o anche passare ai complessi se non ai quaternioni, ci troveremo con un problema pratico: ogni bambino se ne fottera’ allegramente e continuera’ a dire “mamma” e “qualcosa che contenga delle consonanti seguiti da una -a come sillaba accentata” .

Il che ci consiglia di continuare ad usare “mamma” e “papa’”, visto che sono le due uniche parole con cui i bambini indicheranno i genitori. E se a qualche “Genitore XY” di una coppia con due “Genitori XY” secca essere indicato come “madre”, o se a qualche Genitore XX di una coppia di Genitori XX secca essere indicata come “padre”, la risposta matematica e’

“il problema e’ o piccolo“.
Che e’, piu’ o meno, l’ opinione di Cantor a riguardo.  E se vi suona come una presa per il culo, ricordate il “teorema zero”:

Se qualcuno vi prende per il culo, c’e’ una comoda maniglia.
E ce l’avete messa voi.

Uriel

(1) Il resto crede nei DB NO_SQL, col che userebbero un hash per ogni cosa. Quindi, “genitore 6a12a4d5-e9e6-4568-afcc-34c70b24a668" e "genitore 6a12a4d6-e9e6-4568-afcc-34c70b24a668". 

(2) I fanatici di Postgres sono pregati di uscire dalla stanza. Qualsiasi stanza.  Per tutta la durata del post. Andare a definire un tipo sul database che rispecchi un oggetto "mamma" diventa divertente. Permette statements tipo  "budello = new mamma(tua) ".

(3)Secondo Paul Cohen, non sapremo mai se IC sia vera o falsa nel caso in cui discutiamo. Quindi, e' anche possibile che la mamma sia mignotta di qualche cardinalita' transfinita compresa tra Aleph0 e Aleph1. Il che, se pensiamo l'insieme di Cantor, consente almeno qualche intervallo per riposare. Nel caso di Aleph1, intendo.

(4) Ok, esistono anche possibilita' di mamme come ottetti di Cayley, mamme frattali dentro spazi affini , aritmetiche di Von Neumann , mamme di  Presburger e mamme di Robinson. Tutte cose per le quali le femministe andrebbero pazze, letteralmente. Per esempio, se definiamo la mamma dentro i numeri complessi o dentro i numeri reali, come sottoinsieme, avremmo la "completezza della mamma", anche "tua madre e' completa" potrebbe assumere dei significati divertenti.

(5) Come vedete, la matematica risponde a tutte le possibili domande sul sesso e sulla riproduzione. E non vi ho ancora accennato dei punti fissi.

(6) Interessante come, se ridefiniamo come "chiusura topologica" la verginita' di una donna, ogni problema riguardo alla verginita' di Maria venga risolto senza ricorrere ad ipotesi metafisiche. Se la intendiamo come insieme topologico, il fatto che sia chiusa non esclude che sia anche aperta. La scienza, come al solito, spiega tutto.