Pier Luigi Bersani

Ho scatenato (anche se lo prevedevo) i peggiori istinti delle maestrine dalla penna rossa definendo “Ex DC” Pierluigi Bersani. Siccome era qualche tempo che sui commenti mi si chiedeva un’opinione da “Locale” su Bersani, lo ripeto: Bersani arriva alla regione emilia in un periodo nel quale c’e’ bisogno dell’Ulivo per governare, e lo fa perche’ viene da una zona bianca, nella quale vince perche’ e’ una personalita’ Bianca. Essenzialmente, potete considerare Bersani come un gemello di Scalfaro, cioe’ un cattocomunista.

Il punto primo da chiarire e’ la genesi culturale di Bersani, che non e’ quella del PCI emiliano dell’emilia “profondamente rossa”: la sua vita politica inizia nelle zone montane , ovvero in zone economicamente depresse , culturalmente arretrate ed essenzialmente cattoliche, per la semplice ragione che e’ profondamente cattolica la sua estrazione.

Egli non ha niente a che vedere col PCI “classico”, dal momento che la sua reale carriera politica inizia proprio con lo smantellamento delle aree massimaliste locali, sostituite da una progressiva colonizzazione riformista. La stessa colonizzazione che trasformera’ Bologna, dalla citta’ piu’ vivibile del paese, alla seconda citta’ italiana per insicurezza, grazie al buon Vitali. Si tratta di quella crisi di identita’ che portera’ al disastro di Guazzaloca.

Nelle zone piu’ basse dell’emilia, quelle piu’ rosse, la figura di Bersani e’ sempre stata vista come fumo negli occhi. Principalmente per validi motivi:

  • Bersani e’ un forsennato smantellatore del welfare classico, esattamente come Vitali, e un sostenitore del liberismo “massonico” come soluzione dei mali. Per liberismo “massonico” intendo il seguente schema: le funzioni pubbliche prima in mano alla politica, cui i cittadino puo’ chiedere conto, vengono passate ad enti privati. Tali enti sono ANCORA sotto il controllo della politica, MA essendo teoricamente privati il cittadino non riesce a chiedere conto del loro funzionamento. L’idea che Bersani ha di “privatizzazione” e’ semplicemente quella di irresponsabilita’ della politica. Nessuno degli enti “convenzionati” o degli enti che seguono le “liberalizzazioni” di Bersani e’ alieno alla politica. Il cittadino, pero’, non puo’ chiederne conto al partito. Oggi ENEL e la rete di distribuzione italiana sono ancora pesantemente intrisi di politica: ma la loro composizione economiaca e finanziaria e’ cosi’ complessa che i cittadini pensano ancora che si tratti di privati. In realta’, dei costi energetici occorre ancora chiedere conto ai partiti: ma dimostrare che Enel sia ancora un ente pubblico e’ cosi’ complesso che la si scambia per un ente privato.

Bisogna stare molto attenti a questa caratteristica di Bersani, perche’ e’ devastante. La sua riforma dei taxi, per esempio, eliminava le licenze e dava ai comuni il compito di assegnare i posti come tassisti. Il problema e’ che questa NON e’ una liberalizzazione, e’ solo un gioco delle tre carte, per fare in modo che il cittadino non possa piu’ chiedere conto in maniera organizzata.

La stessa logica delle “convenzioni” , delle “municipalizzazioni” e delle “privatizzazioni” di Bersani alla regione e’ identicamente massonica: si toglie dalla gestione del comune/provincia/regione qualcosa, afidandola ad un “privato”. A quel punto, il partito sembra non averci piu’ a che fare. In realta’, tramite la complessa ragnatela della tesoreria, l’ente (classico esempio, la municipalizzata) e’ un pezzo di partito.

Faccio un esempio stupido: lady Uriel si chiede se avendo una casa gia’ a prova di cuccioli non possa per caso fare come si fa in Germania ed altrove, ovvero che una mamma che vuole stare a casa apra un piccolo “parcheggio per bambini” nel quale altre mamme (non piu’ di 5) possono portare i bambini. Questo garantisce piu’ flessibilita’ rispetto ad un asilo, sia rispetto agli orari che rispetto al cibo, eccetera. Bene. Qui in Germania si chiama “TagesMutter”.

In Emilia Romagna tutto questo e’  regolamentato nel seguente modo: per farlo devi avere una convenzione con una cooperativa che lo fa. E l’unica cooperativa che lo fa nella zona bolognese e’ rossa. Devi anche fare un corso, presso una cooperativa. Corso a numero chiuso. Indovinate che agganci ci vogliono.

Esiste anche una certificazione regionale per fare la baby sitter: ci vuole un corso regionale, che avviene a numero chiuso.Se lo fai, allora negli asili nido daranno il tuo nome alle mamme. Ah, si’: l’asilo nido ove porto Uriel Jr e’ retto…. da una coop. Ricapitolando, quindi, il settore “privato” dei TagesMutter e’ regolato cosi: devi fare un corso ove entri solo se sei del partito. Devi essere socia di una coop controllata dal partito. A quel punto il tuo nome viene passato alle altre mamme da coop controllate dal partito.

Questa e’ l’idea di privatizzazione di Bersani: privatizziamo, ma il privato e’ sotto il nostro controllo, e puo’ lavorare solo se lo diciamo noi. Tuttavia non ne rispondiamo noi al cittadino, con la scusa che sia un privato.

Questa NON e’, NON e’ MAI stata e NON sara’ mai un’eredita’ del PCI emiliano. Il quale faceva funzionare gli asili , punto. Niente privatizzazioni. I privati erano per i “ricchi”, e li lasciavano stare tanto erano la prova di come i ricchi fossero su un altro pianeta.

Di fatto, per Bersani “privatizzare” significa solo che il partito non risponde piu’ al cittadino di un’attivita’ che gestisce ancora in toto, ma non in maniera istituzionale, bensi’ finanziaria. Sia chiaro, non e’ l’unico “riformista” a pensarla cosi’. Il colosso “Hera” , cioe’ la “municipalizzata”, e’ considerato un “privato” e la politica non ne risponde piu’ a cittadino. E’ un privato, no? Se fa dei tagli al personale, e’ un privato. Se assume secondo criteri strani, e’ un privato.

Hera e’ tutto tranne che un “privato” nel senso classico del termine. E’ semplicemente un ente pubblico a bilancio privato. Il che e# l’idea di Bersani di “privato”: esternalizzare ad enti controllati dal partito, ma ufficialmente privati. Dopodiche’, regolare in maniera vantaggiosa (ma silenziosa) la microgestione di questi “privati”, in modo che cadano sotto il controllo del partito medesimo.

Questo non ha NIENTE a che vedere con l’esperienza del PCI, piuttosto ha a che fare con la cultura democristiana cattolica, ovvero con la gestione che la chiesa ha delle proprie “attivita”‘ collegate.

La cosa non deve stupire, perche’ Bersani VIENE da un ambiente cattolico, e tutt’oggi e’ molto vicino ad enti cattolici, per i quali va a disquisire di “teologia del peccato originale”, ed e’ un ospite ben gradito dei salotti dei “cristiano-sociali”.

Del resto, questa e’ la realta’ del piacentino montano: con buona pace di Fernandel, Peppone e’ succube di Don Camillo. Non per nulla Piacenza confina con le aree piu’ bianche della Lombardia (Lodi, Cremona, Pavia) , e non per niente e’ stata tra le province emiliane tra le prime a “cadere”.

Bersani e’ DA SEMPRE vicino agli ambienti dei Salesiani, e di CL (sic!) e la solo di recente se ne e’ uscito con degli sloagan che sembrano di sinistra.

È stato tra i fondatori dell’intergruppo parlamentare per la sussidiarietà, la “lobby” politica trasversale inventata da Giorgio Vittadini, uno dei più vulcanici cervelli di Cl, avendo – l’amico Pier Luigi – l’occhio lungo e «come noi la passione del fare anziché del parlare», dicono di lui i ciellini. «L’intergruppo è nato tre legislature fa e sta sempre lì, ha retto tre tornate elettorali », si compiace il candidato Pd alla segreteria che al congresso di Cl di Rimini viene sempre «perché m’invitano sempre e perché la politica non è tutto».
Della sua sponsorizzazione al vertice del Pd da parte dei ciellini, la cui maggioranza vota centrodestra, non credo ci sia molto da dire.

I rapporti tra Bersani e i gesuiti sono buoni dai tempi in cui era consigliere regionale in Emilia Romagna, poi presidente della giunta. Buoni rapporti con la Compagnia delle Opere, il braccio economico di Cl, buoni rapporti – tramite lui – fra Compagnia e cooperative. All’ insegna della «sussidiarietà», la sostituzione dei privati allo Stato nella fornitura di servizi, questione in cui la Chiesa è in prima linea e la Compagnia delle Opere è al fronte. Invitato da anni al meeting, tre anni fa ricevette quella che viene considerata un’ investitura, l’ onore della commemorazione che ogni anno viene fatta qui per don Giussani, fondatore del movimento, creatore del meeting. A pochi esterni a Cl fu mai concesso tanto.

Il 28 agosto 2009, Bersani è stato accolto nella sala Auditorium del Meeting di CL, quella dove martedì Carron, successore di don Giussani, ha tenuto, davanti a una platea adorante, un dotto discorso su San Paolo. E Bersani è stato messo accanto, nel dibattito, al prestigioso governatore di Bankitalia Draghi e a Maurizio Lupi, l’ uomo di Forza Italia dentro Cl, o viceversa. Bersani si è schierato con la Chiesa e ha bacchettato la Lega: «Vedo più file di cittadini davanti alla Caritas che davanti alle sedi della Lega…». Applausi.

La Caritas: questa e’ la sua idea di stato sociale. E il fatto di essere cosi’ vicino a CL da’ a Bersani qualche “amicizia equivoca”.

Il deputato ciellino di Forza Italia Maurizio Lupi traina un intergruppo tra parlamentari di diversi partiti del quale Bersani è parte importante. Nel 2004, alle elezioni europee, CL fece campagna a sostegno del futuro ministro, capolista dei Democratici di Sinistra in Piemonte, Liguria e Lombardia. E a Rimini, l’anno prima, l’aveva consacrato suo ospite di riguardo, in un diluvio di applausi.

In quell’agosto del 2003 a Bersani toccò non di chiudere il meeting ma di aprirlo, fianco a fianco col più importante dei preti storici di Comunione e Liberazione, autore della prima storia del movimento in tre volumi, don Massimo Camisasca. E conquistò la platea assegnando a Comunione e Liberazione nientemeno che la primogenitura della sinistra italiana passata, presente e futura. (SIC!)

“Se vuol rifondarsi, la sinistra deve ripartire dal vostro retroterra ideale”, disse Bersani. “La vera sinistra non nasce dal bolscevismo ma dalle cooperative bianche dell’Ottocento. Il partito socialista è venuto dopo le cooperative, il partito comunista dopo ancora, e i gruppi nati col ‘68 sono tutti spariti. Solo l’ideale lanciato da CL negli anni Settanta è rimasto vivo, perché è quello più vicino alla base popolare. È lo stesso ideale che era anche delle cooperative: un fare che è anche un educare. Quando nel 1989 Achille Occhetto volle cambiare il nome del Partito Comunista Italiano, per un po’ pensò di chiamare il nuovo partito ‘Comunità e Libertà’. Perché tra noi e voi le radici sono le stesse”.

Dopo una simile performance e dopo la partecipazione di Bersani nel 2005, unico leader DS, ai funerali di don Giussani officiati nel Duomo di Milano dal cardinale Joseph Ratzinger poco prima d’essere eletto papa, era giocoforza che al meeting del 2006  CL gli riservasse la parte migliore. Nel 2006 venne addirittura invitato a presentare il libro di don Giussani «Dall’utopia alla presenza». Oggi , nal 2009 , Bersani attraversa la Fiera di Rimini e sembra a casa sua. Visita gli stand, stringe mani, saluta, si ferma addirittura a comprare un biglietto della lotteria del Meeting. Quando entra nell’Auditorium per l’incontro che lo vede protagonista la platea lo applaude. E continua ad applaudirlo anche quando si abbandona a qualche appunto critico nei confronti del governo. Se potesse scegliere il popolo di Cl avrebbe già il «suo» segretario del Pd.

l feeling di Bersani con Cl è di lunga data, e l’organizzazione cattolica non ha fatto mistero della sua predilezione invitando l’ex ministro diessino al Meeting di Rimini come unico ospite in quota Pd, escludendo i rappresentanti dell’altra mozione. Inevitabili le polemiche a sfondo congressuale. «Fa bene Cl a individuare gli interlocutori più congeniali ai propri fini», commenta sarcastico il franceschiniano Giorgio Merlo.

Devo andare avanti?

Dovete per forza chiamare un individuo in quota a CL da sempre, uscito da un liceo dei salesiani, laureato in filosofia cattolica,  portatore di un liberismo parrocchiale, come “erede del PCI emiliano”?

E´questa l’eredita’ del PCI emiliano? Un democristiano lottizzatore amato dai gesuiti e da CL?

Ripeto: TUTTI i candidati al PD vengono dalla Democrazia Cristiana. TUTTI. Qualcuno, come Bersani, ha avuto la tessera del PCI.Qualcun altro non ne ha avuta alcuna.

Ma li si riconosce dalla puzza; e di certo e’ un FATTO che il PD non abbia ereditato NULLA dall’esperienza della sinistra “rossa” emiliana.

Prendetevi pure per il culo da soli, adesso. Ma non cercate di trattare gli altri come dei fessi.

Perche’ Bersani lo si conosce. Ed e’ un ciellino di *******, formato dai preti sin dal liceo, osannato da CL , con una visione del privato puramente parrocchiale: il privato e’ tale se e’ amico di chi privatizza e di chi regola il privato stesso. Che e’ esattamente la politica del “privato” dei cattolici, e della DC: il “privato” con la tessera, e solo se e’ della parocchia.

Morirete democristiani.

E non meritate altro.

Uriel

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