La casta quale?

Gira sui giornali mainstream una strana interpretazione del comportamento degli italiani contro “la casta”. Secondo questa interpretazione, gli italiani non sarebbero piu’ arrabbiati contro la casta e tenderebbero a tollerarla.
Si tratta essenzialmente di una mistificazione. Si tratta di una mistificazione , nel senso che si vuole dare al termine “casta” un solo valore, quello di Stella e Rizzo, cioe’ i politici “top” della scena politica.

 

Il fatto e’ che di caste se ne erano formate anche piu’ di una, solo che gli italiani avevano perso la speranza di poterle combattere. Una volta che il governo si e’ messo a combattere queste caste, hanno “perdonato” al governo di essere una casta e hanno applaudito l’assalto alle altre caste.

Prendiamo per esempio Brunetta. Quella che sta combattendo nella sua lotta all’assenteismo e’ una lotta contro una casta, quella dei superprotetti lavoratori statali. Tutti gli italiani sapevano di questa casta, del lavoro fisso garantito e, a tendere, nemmeno un vero lavoro perche’ si presentavano quando volevano.

La popolarita’ di Brunetta , da sola, basterebbe a smentire questa tesi, nella misura in cui due colpettini dati a questa casta sono stati sufficienti ad avere gli applausi di tutto il paese: gli italiani la casta la odiavano eccome, solo che ormai pensavano che non fosse possibile toccarli. Si erano rassegnati a questo andazzo, sul quale non avevano controllo, mentre si concentravano sulla “casta” dei politici pensando di averne il controllo mediante le elezioni.

Una volta che e’ saltato fuori un Brunetta capace di colpirli, chiaramente la rabbia assopita e’ uscita allo scoperto, e per il ministro sono stati applausi.

Perche’ questo corrisponde ad una diminuzione dell’odio verso la classe politica? Perche’ la classe politica, cioe’ la casta, combatte una casta considerata anche peggiore: quella degli statali fancazzisti.

In che senso, “peggiori”? Peggiori perche’ la casta dei politici racconta delle proprie gesta attraverso i media di opposizione, e quindi noi sappiamo che cosa facciano attraverso i media. Ma non ci capitera’ mai di risentire immediatamente del loro operato; essi non sono presenti fisicamente nella nostra vita.

Quando invece dobbiamo perdere due o tre giorni di lavoro per un certificato, quando andiamo allo sportello dopo aver rinunciato a mezza giornata di stipendio e non ci troviamo un impiegato perche’ e’ in pausa caffe’, la casta e’ presente nelle nostre vite. Ci danneggia direttamente, fisicamente.

Di conseguenza, la rabbia repressa contro questa casta puo’ superare e soverchiare quella che e’ contro la casta dei politici, specialmente se un Brunetta (che magari non si presenta al lavoro ma nessuno di noi lo vede) colpisce quell’impiegato del comune che non troviamo mai (e qui lo vediamo di persona).

Si obiettera’ che la casta dei politici in fondo possa danneggiarci di piu’, ma nemmeno di questo sarei sicuro.

Con questo non intendo dire che ipolitici non sprechino risorse , dico solo che uno sciame di cavallette mangia molto piu’ di un maiale.

Se consideriamo che l’inefficienza della pubblica amministrazione si traduce immediatamente e fisicamente in uno spreco di risorse per il cittadino, e moltiplichiamo ogni evento di inefficienza per tutti gli impiegati e per tutto il tempo, non e’ difficile pensare che il danno di una pubblica amministrazione di assenteisti possa superare le retribuzioni dei politici.

Supponiamo per esempio che gli statali siano stati assenti senza motivo dal lavoro per una media che e’ quella dichiarata dal governo, il che significa 12 giorni l’anno a testa.

Quanto ci costano quei dodici giorni di ritardo, senza i quali una qualche nostra attivita’ non potra’ avviarsi? Verosimilmente, tendera’ a 12 giorni di PIL: 64.000.000.000 di euro.

Ora, sessantaquattro miliardi di euro, per farci un’idea, sono 128 mila miliardi di lire.

Questo e’ il costo annuale dell’inefficienza della pubblica amministrazione, stimato per eccesso. Siamo certi che i privilegi dei politici ci costino di piu’? Le piu’ grandi tangenti mai rilevate erano pari a cento miliardi di lire, che corrispondono a soli cinquantuno milioni di euro: solo che il danno dell’assenteismo si ripete ogni anno, ogni anno, ogni anno, mentre difficilmente il record di tangenti verra’ raggiunto ogni anno da ognuno dei 900 parlamentari.

Un altro esempio di “casta” erano le maestranze alitalia, da sempre famose per i privilegi aloro concessi, dai rimborsi spese truffaldini, alle trasferte pelose, allo svernare dentro hotel a cinque stelle a spese della compagnia, eccetera.

Qui abbiamo una popolazione che, nella media, saluta con soddisfazione il licenziamento in tronco dei piloti, e vede come un segno di giustizia divina il fatto che Alitalia chiuda i battenti: non ditemi che questa non sia rabbia contro una”casta”; e’solo che contro questa “casta” a fare la voce grossa sono quelli della “prima casta”. La differenza tra le due caste e’ che non siamo mai rimasti a dormire all’aereoporto di Mosca per colpa di Berlusconi, mentre ci e’ successo per colpa dell’ennesimo sindacato dei piloti: se Berlusconi massacra i piloti, e’ ovvio che io provi piu’ solidarieta’ per Berlusconi che per i piloti: gli effetti della casta dei piloti si materializzano di brutto nella mia esistenza quotidiana, materiale, mentre dei bagordi di berlusconi mi informano i media, non viene certo a svernare a casa mia.

Quindi no, non direi affatto che gli italiani non abbiano piu’ nulla contro la casta. E’ semplicemente che ce l’hanno di piu’ con un’altra, di casta, quella dei piccoli prepotenti intoccabili che vediamo ogni giorno.

Berlusconi ovviamente lo sa, e sta andando a picchiare proprio quelli. E ovviamente riesce cosi’ a soverchiare la denuncia e la protesta dei vari Di Pietro e Travaglio.

Uriel