Il ruolo della stampa italiana nel disastro economico.

Il ruolo della stampa nel disastro economico

Le affermazioni di Grillo sulla stampa italiana hanno fatto il giro dei giornali, cosi’ stamane c’era puntuale una richiesta di discuterle, ma onestamente il problema non e’ tanto il ruolo della stampa politicizzata (che esiste perche’ all’italiano piace essere preso in giro) , ma quello della stampa finanziarizzata. Mi riferisco al fatto, che ho gia’ denunciato prima, che tutta la stampa italiana e’ proprieta’ diretta o indiretta di finanzieri e Lobby, compresa La Stampa, che oggi non appartiene piu’ ad una famiglia di industriali ma ad una famiglia che fa principalmente finanza.

Il primo fatto che forse dovreste notare e’ che nonostante la stampa proclami che l’Italia cade a pezzi ormai da 7 trimestri, la borsa italiana continua a esporre segni positivi. Questo e’ sicuramente un controsenso: non tanto perche’ la borsa dovrebbe rispecchiare l’andamento dell’economia reale (sarebbe vero se ci fossero industrie e non gruppi finanziari quotati) ma perche’ esso rispecchia un fatto chiaro:

se la borsa fa segni positivi e l’economia reale e’ priva di credito, e’ perche’ si preferisce investire i soldi in borsa che darli sotto forma di credito alle aziende.

Ogni operatore, ogni consulente, ogni broker, non fa altro che leggere la stampa economica, dal Sole a giornali vari (dai quali e’ comunque bombardato) e fare la sua scelta, e questo vale anche per i banchieri.

Ora, il dato e’ che nonostante tutto le esportazioni italiane non stanno andando malaccio: a collassare e’ il mondo del lavoro, piu’ che il mondo dell’industria in se’. Se si volesse comunque investire nel credito, la scelta non mancherebbe: ma un credito al collasso e’ la controparte di un fiume di soldi crescente che va in borsa.

Se supponiamo – come e’ ovvio – che la quantita’ di soldi in possesso delle banche, soldi da investire nel credito alle aziende , ed in generale negli “investimenti” , sia una quantita’ finita, e peraltro poco abbondante, e’ chiaro che i banchieri dovranno operare delle scelte, ovvero la scelta tra erogare quei soldi come credito alle aziende – ed ottenere interessi – oppure andare in borsa ed ottenere dividendi, o altre forme di rendita finanziaria.

Chi prende queste decisioni? Se ci riferiamo a grandi somme sono certamente i manager del gotha bancario, ovvero finanzieri, i quali per ragioni ideologiche disprezzano chi lavora e non e’ tossicodipendente da cocaina, e preferiscono sempre la finanza all’industria.

Se andiamo a vedere tutto l’universo di piccoli investimenti , che arrivano da gestioni come private bankers, broker & co, ammontiamo ad una quantita’ enorme di soldi, che andra’ laddove si decide che vada. A seconda delle decisioni prese da decine di migliaia di consulenti, broker, private banker, direttori di filiale bancaria, questi soldi potranno sostenere titoli industriali o attivita’ aziendali , piuttosto che attivita’ finanziarie.

Ovviamente il punto e’: supponiamo che sia il momento di investire nell’export italiano. In che modo lo saprebbero, queste migliaia di persone? La risposta e’ che lo saprebbero dai mass media, o dalla stampa specializzata. Il punto e’, pero’ , che la stampa, TUTTA la stampa, e’ in mano a finanzieri e non ad industriali.

Dico la verita’: io so che a ben cercare posso trovare decine di titoli industriali legati all’export italiano, titoli che vanno bene e che, a ben investigare, possibilmente pagheranno dividenti. Possibilmente se non probabilmente.

Ma se una stampa finanziarizzata mi bombarda ogni giorno con un disastro industriale, continuando a farmi notare che invece la borsa va bene e lo spread scende, saro’ invogliato ad abbandonare la strada puntuale e rischiosa dell’industria e a salire sulla scintillante – almeno cosi’ e’ dipinta – barca della borsa.

Delle due l’una. Se l’ Italia e’ davvero priva di industrie di valore – cosa che i dati sull’ export contraddicono , ma lavoriamo per assurdo – la borsa che guadagna E’ PURA SPECULAZIONE. Chi ci sale sale su una barca che prima o poi incontrera’ un iceberg, sale sul Titanic di turno.

Se invece – e i dati sull’ export lo confermano – ci sono ancora aziende di valore (diverse quotate, anche su borse straniere) in Italia, e’ assai piu’ sicuro investire su queste aziende, visto che difficilmente un’industria di successo si sgonfia in una notte.

Ma se osserviamo la somma di OGNI giornale italiano, notiamo che sebbene il futuro non sia roseo (ed e’ destinato a peggiorare), investire sulla borsa e fidarsi di questo spread e’ un’operazione FOLLE.

Adesso tutti salteranno fuori dicendo “giusto, questi giornali non remano per il Made in Italy”, che e’ una cazzata. Il problema non e’ da che parte stanno, il problema e’ che stanno influenzando catastroficamente il giudizio del pubblico a favore della borsa e a sfavore dell’industria: stanno dipingendo un paese diverso da quello che e’, ovvero stanno MENTENDO sul paese.

E’ assolutamente vero che l’ Italia e’ in cattive acque e che con questo governo le cose non possono che peggiorare. Ma e’ anche vero che i soldi che avete in borsa possono sparire in pochi secondi, mentre qualsiasi cosa succeda ad un paese, un’industria che vende rimane un’industria che vende.

Se dicessero la verita’, i giornali italiani parlerebbero di bolla speculativa in borsa, di spread come dato oggi irrilevante perche’ ingessato, e vi direbbero la verita’, ovvero che un investimento rifugio sono sicuramente i titoli delle aziende quotate in borsa E di successo nell’export.

Si tratta di aziende legate all’export, cioe’ meno colpite da una crisi interna, e si tratta di aziende che comunque hanno infrastrutture materiali, ovvero cose che non scompaiono per un attacco speculativo. E sebbene quotate in borsa sono spesso proprieta’ di famiglie che non fanno finanza e non vendono cosi’ facilmente quato costruito.

Iniziate allora a capire cosa stia succedendo.
La stampa italiana, di proprieta’ dei finanzieri, sta letteralmente affossando una nazione diffondendo una fiducia immotivata nella borsa e nella finanza (in evidente fase speculativa) e tacendo il fatto che esistono circa 490 miliardi di export , ovvero un valore pari ad 1/4~1/3 del PIL, che rappresenterebbero un buon investimento, sia per una filiale bancaria  che per un piccolo investitore/broker/consulente.

E’ vero che le aziende italiane chiudono ad un ritmo impressionante ed e’ vero che la cosa e’ catastrofica. E’ un fatto e va riferito. Ma e’ anche vero che la scelta piu’ razionale in una nazione che ha dei seri problemi e’ investire su aziende solide che fanno export, riparandosi dalla situazione locale.Allo stesso modo.

Questa seconda affermazione, che e’ altrettanto vera, sui giornali italiani NON SI LEGGE.
E’ un fatto che visto l’andamento generale del paese i numeri della borsa sono speculativi e scoppieranno lasciando la gente con il cerino in mano.

E nemmeno questo lo leggete. Su NESSUN giornale italiano.

La finanza italiana sta manipolando la stampa in modo da indurre una immotivata, suicida e rischiosissima fiducia nella borsa e nella finanza, e tacendo dell’esistenza di un mondo di investimenti a rischio piu’ basso, ovvero le aziende esportatrici italiane.

Sono realta’ piccole, nel senso che magari non le avete mai sentite nominare. Fanno prodotti di cui magari non avete mai sentito parlare, tipo frese per strumenti da dentista.( Sto inventando, ma qualcuno li dovra’ pur lavorare nel modo giusto, no?). Eppure esistono, ed esportano roba come 480 miliardi ogni anno. Non c’e’ solo l’agroalimentare. Difficilmente crolleranno da un momento all’altro, perche’ se vanno bene hanno diversificato i mercati e fatto innovazione. Sono quotate in borsa ma spesso proprieta’ di singole famiglie, che si suiciderebbero pur di non perderle. Meriterebbero credito e investimenti. E sarebbe bene anche per voi investirci, visto che sono le azioni piu’ “robuste” del mercato.

Ma non ve lo dicono.

Vi parlano ogni giorno di quanto bene vada la borsa di milano, lo spread, i btp, e quanto male vada l’economia. Vi hanno convinti, e insieme a voi ogni direttore di filiale , broker e consulente finanziario, che bisogni fuggire dalle industrie e trovare scampo negli immobili e nella borsa.

MENTONO.

Questi giornali mentono a tutto vantaggio dei finanzieri che li possiedono e che hanno interesse  a far pompare i pochi soldi dei risparmiatori nelle loro merdose attivita’ finanziarie – che non portano ricchezza a nessuno se non ai fiananzieri – anziche’ nelle industrie, che sebbene non tutte, esistono ancora e quelle che hanno resistito sono enormemente robuste.

Stanno tacendo una evidente bolla speculativa, che a fronte di un -1.8% del PIL porta a +5% della borsa, bolla che prima o poi tosera’ gli investitori come tante pecore.

Di fronte a tutto questo, sapere se l’ Annunziata abbia o meno preso soldi da Eni o no, sapere se i giornali mentono su M5S, e’ un problema gravissimo – ne parlo spesso – ma del tutto finanziario.

Il vero problema e’ che la stampa dei finanzieri sta portando al disastro industriale un paese intero, accusando poi le “politiche di austerita’ ‘. Ma le banche italiane i soldi LI HANNO – e lo dimostrano i depositi overnight alla BCE – , e ci sono ancora ENORMI risparmi in liquidita’, risparmi che vengono sempre investiti in una borsa instabile e speculativa, anziche’ in un patrimonio che ancora resiste, ANCHE CONTRO L’ INTERESSE DEGLI STESSI INVESTITORI.
In questo senso, quindi, posso dire che si, quello che dice Grillo sui giornalisti e’ vero. Ma e’ il problema numero DUE. Il problema numero UNO della stampa italiana e’ che, seguendo gli ordini dei finanzieri che scommettono contro il paese, sta letteralmente devastando l’industria italiana che resiste.

Grillo si chiede dove siano gli organi di vigilanza sulla stampa, ma io mi chiedo dove cazzo sia Confindustria. In qualsiasi paese sivilizzato un attacco sistematico alla percezione del valore finanziario delle industrie viene immediatamente contrastato dalla lobby degli industriali, che ha i suoi , di giornali, e passa all’attacco informando la gente sui rischi speculativi e sulla bonta’ dei titoli azionistici industriali.

Ma il giornale di Confindustria oggi fa lo stesso gioco dei finanzieri. Perche’ anche le grandi industrie in italia sono possedute da finanzieri , certo. Perche’ Confindustria contiene sia gli industriali del bullone che quelli della finanza, certo. Ma specialmente perche’ Confindustria come entita’ appartiene agli stessi salotti buoni della finanza che invece dovrebbe combattere per salvare i propri soci: 

http://www.gruppo24ore.ilsole24ore.com/it-it/media/comunicati-stampa/tab-view/2013/2013-05-23

 

IN qualsiasi paese civile e moderno, la lobby dell’ industria avrebbe perso la pazienza da tempo, spalleggiata dai sindacati, e avrebbe iniziato una guerra feroce contro una stampa dei finanzieri che sta letteralmente affossando l’immagine dell’industria a favore della carta della Borsa. In Italia, tutti sono amici di tutti, nessuno fa guerre, e per questo non si vince mai una guerra.

E quando a sollevare il problema della stampa e’ un comico prestato alla politica , anziche’ Confindustria o qualche lobby di industriali, mi spiace, ma se vi accuso di stare portando VOI il paese in merda non e’ perche’ voglio difendere la Merkel: e’ perche’, cazzo, a questa roba dovreste dire basta VOI. NOn OccupyStaMinchia o qualche altro ente straniero. VOI.

Ma voi preferite mordere dove di dice il padrone, e vi illudete che dare tutte le colpe alla Germania(1) serva, quando sarebbe meglio che cercaste di vedere che diavolo fate in loco. E tutto quello che sapete fare e’ chiedervi se Grillo abbia ragione o meno.

Beh, pregate che non abbia ragione io, allora.
Perche’ in fondo Grillo e’ solo politica. Non roba che si mangia.

Uriel
(1) Avrei una domanda: ma che cosa vi fa mai la Germania se domani non fate austerity? Vi invade? Cosa? Quali terribili armi vi punta addosso, per costringervi a fare austerity ed a firmare trattati?