L’ n-esimo millennarismo.

Una delle cose che ho detestato nello scrivere post sulla finanza (il prossimo appuntamento importante del 2012 e’ la ratifica del fondo di stabilita’, btw, prima di questo difficile vedere grandi novita’) era il pullulare di millennaristi sul blog. Detesto profondamente il millennarista, perche’ e’ essenzialmente un codardo esistenziale, e’  quello che “non devo fare niente io, perche’ tanto arrivera’ l’apocalisse e portera’ lui giustizia”.

Ad un certo punto, complice una gigantesca crisi sistemica (era finito l’impero romano ed altro) alcuni gruppi di religiosi decisero che la fine del mondo stesse arrivando. La diffusione di tale convinzione si propagava mano a mano che nascevano nuove potenze capaci di opporsi al Papa, e la sua autorita’ morale stava venendo messa in dubbio.

In realta’ quindi si trattava di una metafora: il mondo di questi religiosi stava effettivamente finendo, ed un nuovo ordine stava nascendo. Allo stesso modo, il vecchio mondo monopolare sta finendo e si sta passando ad un nuovo ordine multipolare, quindi capisco il proliferare di teorie del disastro.

Personalmente, consideravo inevitabile il default sino a qualche tempo fa: come ho sempre detto la storia e’ una partita sempre aperta, quindi sinora le mosse di alcuni giocatori (UK e Germania, in primis) hanno scongiurato la fine dell’ Euro e il default degli stati europei. Ovviamente la storia e’ ancora aperta e potrebbe cambiare ancora: per esempio, la riforma delle politiche fiscali in Europa potrebbe anche non affermarsi o venire bocciata da alcuni stati.  La storia, come dicevo criticando Hegel, e’ impredicibile, per la semplice ragione che consente di scegliere tra vantaggi uguali; e questo fatto sancisce l’impotenza di ogni principio di razionalita’ nel prevederla. Solo teorie che prevedano simili biforcazioni, come la teoria degli attrattori e la teoria del caos, possono farci qualcosa. Altrimenti, non potrete fare altro che cercare dei dintorni relativamente stabili , se volete previsioni.

In ogni caso, pero’, non ho mai definito il default come “la fine” o l’ apocalisse. Si tratterebbe semplicemente di uno stato di equilibrio del sistema, uno dei tanti: ogni sistema passa da uno stato di equilibrio all’altro: non ci sono apocalissi.

Ma torniamo al millennarismo: la convinzione del millennarismo si diffonde per diversi motivi. Essa offre una promessa a chi sta male: arrivera’ presto un giudizio universale che, punendo gli ingiusti e premiando i giusti, dara’ soddisfazione a chi ritiene di fare una vita di merda per colpa di altri.

Se questa promessa sembra quasi accettabile, in realta’ non lo e’: stiamo dicendo che esiste il pasto gratis. Stiamo dicendo, cioe’, che la giustizia non arriva se e quando le persone fanno qualcosa per costruirla qui ed ora, su questo pianeta: si sta dicendo che essa arriva per carita’ divina, gratuitamente: noi non dobbiamo fare altro che continuare a fare come sempre, e vedrete che Dio fara’ il resto. Il pasto gratis e’ servito.

Certo, i cattolici diranno che il pasto non e’ gratis perche’ per entrare in paradiso bisogna fare questo e quello. Ma questa obiezione dura poco: se fai questo e quello e poi il paradiso non arriva, sei fottuto. La verita’ e’ che “fare questo e quello” e “arriva il paradiso” sono due affermazioni diverse. Del resto, all’uomo del periodo veniva chiesto di vivere in poverta’, di non peccare di gola, di lussuria, di orgoglio: considerando che si trattava di gente che faticava a sostentarsi, che non aveva mezza lira e viveva in servitu’, che la ragazza piu’ bella del villaggio aveva avuto il vaiolo da piccola,  era curva di lavoro a 13 anni e puzzava di stalla, e l’orgoglio era punito a frustate da qualche nobilotto del posto, direi che non ci volesse tanto a soddisfare le richieste di Dio. Era semmai piu’ complesso violare i precetti cristiani, piuttosto che attenervisi: vietate ai cavalli di cantare poesie, ed avrete una stalla piena di santi.

La stragrande maggioranza della popolazione, cioe’ , viveva gia’ secondo i precetti di poverta’ cattolici: non per questo si trattava di azioni meritevoli; semplicemente non avevano scelta. Cosi’, dal momento che anche la miseria all’epoca era gratis, promettere il paradiso ai poveri era, essenzialmente, promettere il pasto gratis. Non occorreva alcuno sforzo particolare, ne’ c’era alcun merito, nel vivere in poverta’: il paradiso sarebbe arrivato su di loro completamente gratis.395678_351602651520389_174782215869101_1635108_670911122_n

Questa e’ la caratteristica principale dei millennaristi: in generale dicono che l’apocalisse verra’, fara’ crollare ogni umano orgoglio, e si salveranno solo i giusti ed i buoni, dal momento che loro possono rinunciare ai lussi dei ricchi. E dovreste vedere come sono sicuri di potervi rinunciare: non li hanno mai avuti. Chi non e’ capace di rinunciare a cio’ che NON ha?

Cosi’ questi idioti continuano a sognare una “crisi sistemica”, ma una crisi sistemica particolare, cioe’ quella che colpisce solo e soltanto i ricchi, lasciando i poveri in una particolare poverta’: quella che sono felici di accettare.

Quale sia la poverta’ che questi poveri siano felici di accettare non e’ dato saperlo, anche se scavando un pochino si nota che essa consiste nel dividersi i beni dei ricchi: in pratica, saranno cosi’ poveri che abiteranno nella villa di Berlusconi, dopo il suo crollo.  E sono tutti disposti ad averne un attico soltanto, dividendosela da buoni amici: tanto e’ lo sprezzo del pericolo di questi giovani cuori.

Un fesso mi ha scritto che secondo lui “grazie alla crisi sistemica le piccole botteghe e i piccoli negozi diventeranno di nuovo centrali, dal momento che , ovviamente, tutte le grandi realta’ saranno distrutte dalla crisi.

In realta’, sebbene nella storia alcune crisi sistemiche abbiano distrutto le grandi realta’, non si sono ancora viste crisi sistemiche capaci di sollevare deboli e poveri. In generale, deboli e poveri non hanno mai beneficiato di crisi sistemiche: possiamo definire come grande crisi sistemica la fine dell’impero romano. Se ovviamente la classe dirigente romana perse moltissimo del suo potere, e’ anche vero che tra i tentativi di restaurare il sacro romano impero e tutto quanto non arrivo’ altro che non fosse una nuova classe dirigente; il risultato fu semplicemente che i poveri da schiavi divennero servi; sfortunatamente per loro un certo Irnerio mise mano alle leggi, e se i servi avevano (almeno teoricamente) piu’ diritti degli schiavi, d’altro canto i loro padroni avevano ancora piu’ privilegi dei vecchi padroni romani. Il risultato, ovviamente, era che non eravate piu’ una proprieta’ del padrone: adesso eravate un suo servo. Ma se prima almeno gli schiavi potevano emanciparsi, dalla servitu’ non era possibile emanciparsi: eravate liberi, ricordate?

Cosi’, ho brutte notizie per loro: e’ vero che una crisi sistemica possa abbattere le infrastrutture (economiche e non) piu’ grandi, ma il lato brutto della notizia e’ che le grandi infrastrutture tornano comodo piu’ ai deboli che ai forti. Prendiamo per esempio un minimarket moderno: la stragrande maggioranza di cio’ che vende e’ prodotta da una multinazionale. Ma non solo: l’infrastruttura che gli fa arrivare la merce e’ quella che le multinazionali costruiscono quando creano “il canale di distribuzione” (c’e’ un manager apposito per fare questo).

Capite che nel momento in cui finisce il mondo delle multinazionali, il negoziante deve innanzitutto trovare localmente i prodotti (e si trova chiuso in un bel cartello di piccoli industriali del luogo) e deve sostituire il sistema di distribuzione e di pubblicita’: il tutto a proprie spese. Questa e’ essenzialmente la ragione per la quale il reddito delle piccole botteghe e’ cresciuto nel mondo moderno, e non diminuito.

Se prendete un negozio di moda, scoprite che senza le multinazionali non possa neppure esistere: D&G e compagnia bella si occupano di tutta la pubblicita’ e di tutto il canale di distribuzione. Senza di loro il mondo torna nelle mani delle sarte; che non hanno affatto bisogno del negozio. Del resto, quasi nessuno di coloro che lavora in un negozio di moda sa fare un buon vestito. I millennaristi risponderanno che allora loro si accontenteranno di fare come i nonni che compravano un buon cappotto ogni due anni, rifoderandolo: in quel mondo, pero’, le sarte non stavano poi benissimo.

Ma nemmeno questo e’ del tutto vero: ad ogni crisi sistemica della storia, il mondo non e’ mai tornato sui propri passi. Se era vero che la crisi dell’impero romano fece finire molte grandi infrastrutture, le conoscenze per costruire strade e acquedotti rimasero. Semplicemente, anziche’ essere alla portata di tutti rimasero alla portata di pochi: la grande infrastruttura e’ l’unica che puo’ sperare di diventare “wholesale”, cioe’ di vendere A TUTTI. La piccola e’ inevitabilmente “per alcuni”.

In secondo luogo, le crisi sistemiche sostituiscono alcuni paradigmi ad altri paradigmi, e ovviamente premiano una nuova classe sociale. Ho menzionato prima il buon Irnerio che fonda la scuola di giurisprudenza bolognese semplicemente “adattando” il diritto romano a suo piacimento mettendo delle note. Il principio era quello narrato da Orwell nella fattoria degli animali: la legge dice “tutti gli animali sono uguali”, ma qualcuno mette una nota a pie’ di pagina, specificando “ma alcuni sono piu’ uguali”.

Questo era di fatto l’operato di Irnerio, che improvvisamente si mette a scoprire che le leggi romane -ma guarda che caso- danno perfettamente ragione ai nuovi nobili, siano valvassori, vassalli , o comunque li si volesse chiamare. Certo, in alcune parti il diritto romano sembrava sancire un certo diritto dei poveri e dei cittadini comuni ad avere giustizia, stranamente pero’ c’era una nota a pie’ di pagina -scritta da Irnerio- che specificava che la cosa si riferiva ad un caso diverso. E comunque, non a te.

Morale della storia: non appena arriva un crollo sistemico, inizia immediatamente la costruzione di una nuova classe dirigente, che immediatamente modifica le leggi a proprio vantaggio. In alcun altro modo, infatti, un sistema tendenzialmente caotico potrebbe rimanere in equilibrio per secoli, se non creando delle leggi che difendano lo status quo. E con esso, difendano la classe dirigente.

Molti di quelli che sono millennaristi hanno una strana idea delle multinazionali. Per esempio, tempo fa feci un corso nel quale mi chiesero di prendere alcune decisioni riguardo al salvataggio di una piccola azienda tessile. Onestamente, ho avuto la percezione del fatto che quando ad un manager viene chiesto di prendere decisioni, non sia per nulla facile. Si, niente di infattibile o sovrumano -come i manager amano farsi credere- ma dubito che qualcuno dei farlocchi -mediamente incapaci di gestire il budget di casa- potrebbe farcela.

Semmai ho seri dubbi sulla reale funzione dei piccoli manager, dal momento che non sono chiamati a prendere decisioni di tipo strategico lavorando solo su indicatori di sintesi (quando onestamente l’ IT moderna permetterebbe loro di simulare la situazione reale)  , ma su queste decisioni non e’ per nulla facile. Questo pero’ non e’ affatto il punto, poiche’ ricade sulle mie esperienze personali: la domanda che mi faccio e’ semplicemente: “ma se e’ cosi’ facile, perche’ non lo fanno anche loro?”.

E’ vero, ci sono sbarramenti di ingresso. Ma qualcuno evidentemente li supera. Qui andiamo sul punto delle raccomandazioni: le raccomandazioni esistono, e sono praticamente IL Metodo di assunzione del pubblico impiego. Tuttavia, non possono giustificare ogni possibile fallimento.

Dire che qualcuno ce l’ha fatta solo perche’ era raccomandato NON spiega ancora come mai VOI non ce l’abbiate fatta. Spiega solo come ha fatto lui.

Io non dico affatto che le raccomandazioni non esistano. Esistono, eccome. Altrove le chiamano in modi diversi, come “endorsements”, “networking”  e cosi’ via, ma tant’e’: esistono . Tuttavia, la domanda e’ sempre quella: e’ tutto vero, ma cosa c’entra con te?

Si pretende, cioe’, che la raccomandazione di altri spieghi non solo il successo di altri (come e’) ma ANCHE l’insuccesso proprio. E qui casca l’asino, dal momento che non e’ vero che la raccomandazione spiega il tuo insuccesso. Spiega solo il successo altrui.

Si dice sempre che nelle facolta’ a numero chiuso entrino solo i figli dei professori. Immagino i professori siano molto orgogliosi della loro capacita’ riproduttiva come viene stimata, ma questo , ad una media di 1.3 figli procapite, significa che ci sia un professore ogni 1.3 studenti. Un pochino irreale, direi.

Anzi, semmai nelle universita’ italiane ci sono pochi professori e troppi studenti: in che modo sia possibile che una facolta’ con un professore ogni 30 studenti sia popolata, OGNI ANNO, solo da “figli di professori” e’ alquanto inspiegabile se non presupponendo una straordinaria fertilita’ tra i docenti.  Se supponiamo che un docente insegni per 20 anni e che abbia una classe di 30 studenti ad anno, il rapporto medio tra numero di professori e numero di studenti sara’ di 1:600.Affermare che passino SOLO i loro figli e’ un pelino azzardato, direi.

E’ chiaro che passeranno i figli dei professori -tutti sappiamo come funziona- ma da questo non si puo’ affermare che passino SOLO loro: la domanda e’ che se su 30 studenti uno e’ figlio di un professore, chi era tra i rimanenti 29 potrebbe avere qualcosa da dire. E la domanda e’: come mai voi non eravate tra quei 29?

Cosi’, la risposta e’ “adesso arriva la crisi sistemica e vedrai che sistema tutto”. In pratica, da un evento che si suppone catastrofico non solo non vi sara’ alcuno svantaggio per chi oggi “subisce soprusi”, ma addirittura arrivera’ -GRATIS- il paradiso. Interessante, se non fosse altro che non solo si sta ipotizzando il pasto gratis, ma si sta ipotizzando pure che sia caviale beluga.

In pratica queste persone non fanno altro che aspettare. La loro tesi e’ che ovviamente non devono fare nulla per migliorare le cose, e nulla per migliorare le proprie esistenze , in quanto -gratis- sta per arrivare la “crisi sistemica” che mettera’ tutto a posto, ancora meglio di come sia stato possibile fare mediante la politica o l’inventiva umana : semplicemente perche’ la crisi sistemica e’ sistemica, allora costruisce un mondo migliore di quanto si sia potuto fare impegnandosi razionalmente.

Essi sono come i poveri che nel medioevo desideravano il giudizio universale: essenzialmente non era costato loro alcuno sforzo  essere poveri. Certo non era stato divertente, ma essi non avevano mai avuto scelta, a dire il vero. Tuttavia, questa poverta’ aveva coinciso con i precetti cristiani di poverta’ ed umilta’: in pratica erano diventati santi obtorto collo.

Il secondo punto, ancora piu’ importante, e’ che questi millennaristi non si accorgono di essere nel bel mezzo di una crisi sistemica iniziata coi secondi anni ’90, e di esserne le principali vittime.

Questo e’ dovuto principalmente ad una pessima storiografia. La storiografia cui siamo abituati sbaglia nel fare due cose. La prima e’ quella di assegnare delle date ai processi come agli eventi. E’ sicuramente vero che lo Zar di Russia fu ucciso un determinato giorno, ma quello e’ un evento. Il processo che conosciamo come “rivoluzione russa” e’ durato piu’ di un decennio. Il crollo dell’impero romano non e’ un evento ma un processo: il momento che gli storici gli attribuiscono e’ ridicolo: probabilmente quando alla popolazione fosse arrivata la notizia del “crollo”, avrebbero riso. L’impero romano per loro non c’era piu’ da generazioni, ormai

La storiografia, cioe’, si ostina a trasformare i processi in eventi, dando loro una data, e facendo illudere gli studenti che ad un certo momento della storia sia iniziata, che so io, la rivoluzione industriale. I libri scrivono che nell’ 800 si ha la rivoluzione industriale, e magari qualcuno pensa che il primo gennaio 1800 qualche giornale titolasse “a mezzanotte e’ cominciata la rivoluzione industriale”. Ma sono palle: la rivoluzione industriale e’ stata un processo molto lungo, assai distribuito nel tempo e nello spazio.

Il secondo errore e’ quello di dare un nome agli eventi. La cosa piu’ ragionevole da fare sarebbe di parlare del 1800 inteso come secolo: la cosiddetta “rivoluzione industriale” fu sicuramente un evento di crescita e sviluppo, ma per altri fu una crisi sistemica. Se per le citta’ e la borghesia fu una “rivoluzione industriale” o un “boom industriale”, per quella delle campagne fu la peggiore crisi sistemica del millennio.

Cosi’ gli storici diranno che l’arrivo dell’ IT, dall’informatica ad internet alle reti, sia stata una  , che so io, “rivoluzione informatica” o “era dell’informazione”. Ma come successe per la rivoluzione industriale, dimenticano che dal punto di vista di cio’ che esisteva prima si e’ trattato di una crisi sistemica senza precedenti.

Lo scontro tra grande distribuzione e piccoli negozi inizia con la creazione dei primi mercati su vasta scala, come successe per esempio a Roma con la creazione di un intero quartiere commerciale fuori dalle mura, sull’ aventino. Si tratta di una dialettica senza vincitori ne’ vinti sino a quando arrivano i primi mass media, che possono pubblicizzare, e che sono alla portata dei grandi magazzini ma non dei piccoli negozi. Dopodiche’ arriva l’ IT, e la grande distribuzione riesce a stracciare, sulla logistica e sui costi di distribuzione stessa, i piccoli negozi.

Ma la forza del piccolo negozio, cioe’ la vendita al dettaglio e la diffusione capillare, iniziano a venire meno oggi che arriva il commercio elettronico.  Tra qualche anno non esisteranno piu’ negozi al dettaglio. Gli storici diranno che il 2000 sia stato il secolo dell’informazione, cosi’ come hanno detto che il 1800 e’ stato quello dell’industria, ma dimenticheranno sempre che per qualcuno si tratta di una crisi sistemica senza precedenti.

Lo stesso si puo’ dire per l’industria. Avrete notato come i grandi licenziamenti di massa iniziano piu’ o meno nella seconda meta’ degli anni ’90. Pochi si chiedono cosa sia successo, ma la risposta e’ semplice: con l’arrivo dei primi ERP e dei primi sistemi capaci di controllare la produttivita’, e’ possibile per la prima volta alle grandi aziende MISURARE la produttivita’ delle persone. Improvvisamente il management realizza quanti inutili Fantozzi ha sul libro paga, e reagisce di conseguenza.  Altro punto, informatizzando la gestione con i primi ERP, il management riesce a stabilire definitivamente i costi e a confrontarli: la delocalizzazione inizia precisamente nel momento in cui vi e’ la certezza che un impianto qui produca piu’ o meno di un impianto la’, e costi piu’ o meno di un impianto la’. Prima dell’ IT, questa informazione richiedeva mesi e mesi di calcoli. Oggi, si puo’ addirittura SIMULARE l’apertura di un nuovo stabilimento.

Allo stesso modo, prima le industrie non riuscivano a parcellizzare la produzione (forza delle PMI) ne’ a gestire con efficienza i processi legati agli ordinativi. Oggi invece possono, cosi’ come possono avere dati analitici su ogni parte del processo di produzione, praticamente in tempo reale. Le PMI dureranno ancora poco: o si metteranno a reinvestire in IT gran parte del loro incasso, oppure finiranno con il soccombere alle grandi realta’, oppure si federeranno loro stesse in gruppi (come e’ successo a diverse realta’ cooperative). Ma per il piccolo che sta da solo, e’ questione di pochi anni ormai.

Ovviamente gli storici parleranno di “era dell’informazione” o di altro, e dedicheranno poche parole sugli scomparsi. Parleranno forse del declino delle TV e delle modifiche alla societa’, ma come nel caso della rivoluzione industriale, presenteranno solo il lato in divenire.

Cosi’, cari farlocchi millennaristi, casomai non ci abbiate fatto caso, siete dentro una crisi sistemica sino al collo: e’ iniziata con gli ultimi anni ’90, si chiama “era dell’informazione”, e sta cancellando tutto cio’ che e’ vecchio per creare un nuovo ordine. La stessa crisi finanziaria come la conoscete voi viene dall’ IT: solo oggi sono possibili 5 transazioni al secondo, e solo oggi e’ possibile avere sistemi di reazione automatica che fanno scalping sui valori senza bisogno di supervisione. Solo oggi e’ possibile per i mercati reagire alle notizie in tempo reale. Soltanto 30 anni fa, una crisi come il credit crunch sarebbe stata cosi’ lenta che sarebbe stata cambiata per un trend decennale: se e’ avvenuto tutto nel 2008 e’ stato perche’ i tempi di reazione sono brevissimi. Un tempo i debiti pubblici erano solidissimi perche’ le informazioni sul rischio erano lentissime ad arrivare, ed il mercato secondario dei titoli era cosi’ lento che immaginare una speculazione sui CDS era impensabile. Oggi invece grazie all’ IT questo e’ possibile, ed e’ possibile che il miliardo di operazioni che servono a causare una crisi di borsa arrivino in pochi minuti, mentre un tempo avrebbero impiegato mesi solo per essere trascritte dagli operatori.

Solo negli anni’ 70 una crisi dei subprime come quella del 2008 era impossibile. Se anche si fossero verificate le condizioni (e senza carte di credito informatizzate era davvero impossibile) essa e’ consistita in miliardi e miliardi di singole operazioni al ribasso. Soltanto negli anni ’70 una simile massa di operazioni al ribasso era ingestibile, perche’ neppure i mainframe dei ministeri della difesa potevano reggere simili carichi.

Quelli che voi vedete come eventi singoli , come la crisi del credit crunch, come la crisi del debito, come la delocalizzazione o come altri singoli eventi, non sono altro che una parte di una gigantesca trasformazione che non e’ un evento ma un processo, ed analogamente alla rivoluzione industriale appare come una crisi sistemica: l’era dell’informazione.

Cosi’, cari millennaristi, siamo gia’ dentro una crisi sistemica. Anzi, siamo dentro un gigantesco processo storico. Essendo iniziato attorno all’ultima meta’ degli anni ’90 sono certo che gli storici del futuro lo attribuiranno al ventunesimo secolo: se il 1800 e’ stato chiamato il secolo della rivoluzione industriale forse il 2000 sara’ ricordato come quello dell’era dell’informazione. Quello che in NESSUNO dei due casi diranno e’ che quanto e’ apparso come progresso, modernizzazione e svolgimento della storia, per la maggior parte della popolazione , in entrambi i casi, e’ stato semplicemente una “crisi sistemica”.

Tra qualche decennio non esisteranno piu’ negozi al dettaglio. Il tempo che impiega la merce ad arrivare fino al negozio e’ troppo alto (nell’ordine delle settimane) rispetto al tempo che impiega l’informazione sulla merce ad arrivare al cliente. Non ha senso che io possa sapere via internet che esiste un prodotto, possa pagarlo in tempo reale, e per fare questo mi debba basare su un’infrastruttura che impiega settimane a mettere il prodotto in vetrina. E’ ovvia la soluzione piu’ semplice, qualcosa come un outlet aziendale elettronico, con l’acquisto diretto da parte del produttore. Apple fa gia’ qualcosa di simile, come amaramente i negozi apple sanno.

L’unica alternativa per il negozio e’ di avere SEMPRE tutto quello che viene richiesto dal cliente; ma ancora una volta questo avvantaggia chi puo’ avere piu’ cose ed in quantita’ maggiore: l’esempio di Groupon e’ emblematico. Groupon si appoggia sui negozi reali, ma solo le grandi realta’ riescono a reggere il ritmo con cui Groupon vende i loro prodotti. 

Entro un paio di decenni non ci saranno piu’ negozi al dettaglio gestiti da un singolo esercente: o avrete l’estremo di un sistema di distribuzione (come puo’ essere il negozio di Tim o di Vodafone) o comprerete al produttore. E’ semplicemente impensabile che il cliente possa raggiungere il punto vendita in pochi secondi se la merce impiega settimane per arrivarci. Sicuramente non sono ancora stati sperimentati bene gli strumenti, ma possiamo persino pensare a negozi che vadano per prenotazione, come i ristoranti: voi prenotate la merce e andate a ritirarla un giorno fissato. In questo caso avreste tutto il “contatto” che volete, ma avreste la sfiga di un negozio che non puo’ vivere senza una forte integrazione con la rete.

Probabilmente l’era dell’informazione, come l’industrializzazione, e’ un processo lungo anche un secolo o due. Prima o poi il governo avra’ la geniale idea di vietare ogni possibile sistema di fatturazione e di mettere online il proprio mainframe(1) ai titolari di azienda: il tuo software di contabilita’ e’ quello li’, e tu fatturi sul mainframe dello stato. Succedera’? Forse. Ma e’ certo che diventera’ tecnicamente possibile. Immaginate allora che genere di “crisi sistemica” arrivera’ sulle case che producono software di fatturazione e gestionali, quando lo stato potesse fare una cosa simile.  Non voglio fare il futurologo, ma solo spiegare come una grande innovazione -da un lato- possa essere una crisi sistemica dall’altro.

Cosi’, questi millennaristi mi fanno un pochino ridere.

  1. Mi fanno ridere perche’ pensano che un evento di crisi possa, gratuitamente e casualmente,  portare ad un mondo migliore di quanto si sia potuto ottenere con tutti gli sforzi umani della storia.
  2. Mi fanno ridere perche’ non si rendono conto di essere dentro fino al collo all’apocalisse che tanto desiderano, e di esserne le principali vittime ormai da 15 anni.
  3. Non si rendono conto che la “crisi sistemica” sia un processo storico che probabilmente durera’ uno o due secoli, e che quindi il processo non durera’ poco, e si’, fara’ sempre piu’ male.

Dal mio punto di vista, essendo parte dei rivoluzionari -cioe’ degli addetti che si occupano di informatizzare ogni cosa – posso solo dire, come al solito, “morte al Re!”. Peccato che il re sole siate voi: dovreste essere allegri, in realta’. Il vostro agognato apocalisse e’ arrivato.

Uriel

(1) Pardon, oggi si dice cloud. Siccome la differenza e’ minore di epsilon, mi perdonerete.