Quando cappuccetto rosso mangio’ il lupo.

C’e’ una cosa snervante nel continuo battagliare riguardo a tutta la storia dell’euro cattivo, ed e’ il fatto che essenzialmente si accusa l’euro di cio’ che NON ha fatto, quando invece non si vuole prendere in esame le sue pecche reali. E si accusa l’euro di cio’ che NON ha fatto per una semplice deliberata volonta’: accusarlo di cio’ che qualcun altro HA fatto.

Quando si parla di uscita dall’euro, si parla sempre della possibilita’ di fare svalutazione competitiva. Bene, signori: vediamo un attimo quando funziona, pero’, la svalutazione competitiva.Siemens-C25-02

Quello che vedete sopra e’ un cellulare Siemens C-25. Alla sua uscita costava circa 300 euro. Entro’ in commercio nel 1999, e ne usci’ circa 4 anni dopo. Adesso, la domanda che possiamo farsi e’ la seguente: se qualcuno avesse svalutato la moneta, il cellulare Siemens C25 poteva rimanere sul mercato ancora?

Allora, proviamo a pensarci. Ad un certo punto, il prezzo della moneta si abbassa e possiamo comprarlo al 20% in meno. Certo e’ un pochino obsoleto, ma se voglio solo telefonare e mandare qualche messaggio puo’ andare.

Dopo un anno, deprezzo ancora la moneta. Il cellulare e’ gia’ obsoleto, ma se me lo fai pagare davvero poco, puo’ andare. Ne vendero’ di meno, forse lo vendero’ su mercati emergenti e diventera’ il cellulare piu’ popolare del terzo mondo. Ma ancora forse ce la faccio.

Adesso arriviamo al terzo anno, e deprezzo ancora la moneta. Ma ormai i cellulari ricevono MMS, hanno una fotocamera, vanno sul wap 2.0, hanno una vera rubrica. Iniziamo a perdere colpi, e ormai solo qualche anziano ce lo compra.

Ma a noi costruirlo ha dei costi incomprimibili. Almeno la plastica, i trasporti, almeno qualche parte elettronica la paghiamo , e siccome la compriamo dall’estero, la paghiamo di piu’. Morale della storia: e’ possibile allungare leggermente la vita di un prodotto obsoleto svalutando, ma non piu’ di tanto.

Ora, mi spiace, ma negli anni ’90 le aziende italiane si sono divise in due grandi tronconi. Il 30-40% e’ moderno, si e’ tenuto al passo e fa prodotti moderni con tecniche moderne. Il 60-70% e’ rimasto com’era negli anni ’80. Ancora oggi producono le stesse cose con le stesse tecniche.

E allora la domanda e’: davvero pensate di salvare queste aziende con la svalutazione? Davvero pensate che prodotti obsoleti di aziende obsolete si salverebbero con la svalutazione?

Tempo fa, quando era possibile uscire dall’euro perche’ certi squali -capaci di divorare l’ Italia senza colpo ferire- non vi avevano presi di mira, pensavo che una svalutazione avesse un effetto positivo, e lo penso ancora: ma non si tratta di aiutare le imprese decotte, ma di abbatterle.

La svalutazione aiuta effettivamente le imprese ancora abili, come fece ai tempi: il problema e’ che adesso piu’ di meta’ delle aziende e’ rimasta tecnologicamente a quei tempi, e lo stesso i loro prodotti. Si tratta di imprese che lavorano con continui debiti da parte delle banche e margini bassissimi. Se si svalutasse, non solo crescerebbero gli interessi (le banche non vorrebbero vedersi mangiare il capitale prestato) , ma si ridurrebbero i margini per via dell’aumento delle materie prime. Cosi’, una svalutazione accelererebbe la scomparsa delle aziende decotte.

Cosi’, mi viene da ridere quando sento dire che l’ Euro sta distruggendo le aziende. E’ vero che c’e’ stato un certo tempismo tra l’euro e il declino industriale italiano, ma questo e’ dovuto al progressivo crollo di ricerca e sviluppo delle imprese italiane.

Un classico esempio e’ quello del tessile italiano e del suo collasso. Del vecchio tessile oggi rimangono poche aziende che hanno potuto e saputo tenersi aggiornate e produrre un prodotto attuale. Le altre si sono sedute, hanno continuato a fare lo stesso prodotto di prima, e mano a mano che e’ passato il tempo il prodotto e’ uscito di moda.

Se fate caso, nel declino industriale italiano, i primi settori a pagare sono stati quelli ove l’obsolescenza era piu’ veloce. Questo perche’ in caso di prodotto obsoleto, il basso prezzo puo’ aiutarvi se decidete di venderlo in paesi piu’ poveri, ma oltre un certo punto la svalutazione non va.

In un certo senso, permettendo ancora l’acquisto di materiali in valuta pregiata, l’euro sta aiutando le aziende decotte, (motivo per cui io sostenevo default e svalutazione ai tempi) , mentre una svalutazione adesso -mentre i prezzi delle materie prime aumentano e il credito scarseggia- ucciderebbe proprio quelle aziende.

Ma adesso un passo indietro: perche’ ora non e’ possibile staccarsi dall’Euro? Non dico che non sia possibile, per carita’. E’ solo che bisogna chiedersi cosa accadrebbe dopo: abbiamo bestioni come Morgan Stanley o altri che stanno armando 50-100 miliardi alla volta in operazioni speculative contro l’ Euro. Sinora la BCE ha risposto emanando quasi 1000 miliardi di euro in  prestiti e aumentando ad 800 miliardi la dotazione del fondo di sostegno.

Adesso chiedetevi: l’Italia da sola come reggerebbe un colpo del genere? Nessuna banca italiana ha capitale a sufficienza per controbattere una speculazione da 50-100 miliardi: cadrebbero come mosche. E anche nel caso di default, con i mercati chiusi, basterebbero due o tre grandi dealer per mettere alla fame il paese.

Sapete cosa sia un grande trader? Si tratta di aziende come Glencore ed altre, (http://en.wikipedia.org/wiki/Glencore ) che controllano quelle che normalmente chiamiamo “materie prime”. Dal grano ai prodotti minerari ai prodotti alimentari in genere, una ventina di aziende controllano il 70% delle risorse (in materie prime) mondiali.

E le cosiddette ABCD – ovvero le americane Adm, Bunge, Cargill e la francese Dreyfus – tengono in pugno le commodities alimentari: controllano fra il 75 e il 90% dei cereali mondiali. Guardate bene quelle cifre: dopo il boom dei grandi trader del 2000, il 75% e il 90% del CIBO di questo mondo passa per QUATTRO aziende.

Vitol, Glencore, Gunvor, Trafigura e Mercuria invece controllano, da sole, quasi tutti i prodotti minerari del mondo. Queste grandi realta’ di trading hanno sempre avuto un ruolo neutrale , ma ultimamente hanno agito come player indipendenti provocando gli aumenti dei prezzi nel nordafrica, sino a produrre la crisi nelle regioni settentrionali.

Un pugno di aziende, oggi, controlla quasi tutte le commodities del mondo e da un paio di anni ha deciso di giocare in politica causando carenze e rivolte. Sono loro che decidono il prezzo del cibo, e se considerate il petrolio, c’e’ poco da stare allegri. Bello è il caso del 2009 quando, in un certo momento, il prezzo per la consegna futura risultava più alto di quello da consegnare subito. E Koch, Vitol e altri pensarono bene di parcheggiare 100 milioni di barili di petrolio nei loro tanker, vendere future, aspettare e fare soldi: 10 dollari in più a barile.

Pensate che i cinesi siano fuori dal giro? Il peso strategico è tale che viene da chiedersi dove siano i cinesi, in questa storia. E la risposta, come sempre, è: stanno arrivando. La Repubblica Popolare ha investito nella Noble, una trading house di Hong Kong che in pochi anni è entrata fra le prime dieci al mondo. Ma anche Wilmar, Olam e Hin Leong, tutte e tre con base a Singapore, stanno emergendo grazie agli affari con la Cina.

Avendo contro questi mostri, non c’e’ oggi altra scelta che creare una europa unita, e la stessa dimensione dell’ Europa potrebbe anche non bastare. Per questa ragione , dopo che le ABCD hanno causato le rivolte in nordafrica agendo sui prezzi del cibo, ho cambiato idea rispetto alla UE. Oggi, con questi mostri in giro, l’ Italia da sola sarebbe solo un pesciolino da ingoiare come dessert, e anche la Germania o l’ Inghilterra.

Quindi no, non sono io che sono impazzito nel pensare che oggi come oggi convenga rimanere dentro la UE: e’ semplicemente che fuori c’e’ il lupo.

Voi pensate che i greci stiano pagando caro il loro debito, ma onestamente, molto onestamente, forse non avreste idea di quanto pagherebbero senza. Perche’ gli squali di cui parlo hanno fatto una “piccola” carestia in africa proprio quest’anno, e di qualche milioncino di morti -bambini compresi- se ne sono fottuti altamente: ci hanno guadagnato sui futures.

Se preferite finire nelle mani degli ‘ABCD” piuttosto che in quelle della Merkel siete liberi di farlo. Ma non vi lamentate , poi, se qualcuna di quelle mani ve la trovate a gironzolare per l’intestino.

Mi spiace, ma non e’ con una svalutazione che rimetterete sul mercato dei prodotti decotti di aziende decotte. Ma specialmente, oggi quasi tutte le risorse del mondo sono in mano a pochissimi. Che possono decidere di mettere alla fame uno stato piccolo come l’ Italia, se disobbedisce ai padroni del mondo.

Oggi come oggi, e’ molto meglio accettare i sacrifici e stare dentro la UE. Un tempo, la pensavo come voi. Ma dal 2009 in poi troppe cose sono cambiate. Per esempio, i grandi trader oggi controllano TUTTE le risorse materiali del mondo, o quasi, mentre poche finanziarie controllano quasi tutti i soldi del mondo.

Adesso voi volete perdere la sola entita’ capace di gestire cifre analoghe e quantita’ di risorse analoghe: fate pure. Ma non piangete dopo. Perche’ QUEI padroni sono MOLTO , MOLTO, MOLTO peggiori.

Se non ci credete, fate un giro in Africa  e chiedetevi come mai sia arrivata l’ultima ondata di  fame tutta all’improvviso.

Uriel Fanelli, 10 aprile 2012