Le risorse mentali in esaurimento.(NSFW)

Ogni volta che si parla di sviluppo o di crescita, quasi immediatamente arriva una considerazione pseudorazionale che recita circa cosi’: “ma le risorse sul pianeta sono una quantita’ costante”. Ora, si tratta di una affermazione apparentemente sensata, se non fosse che approfitta di un piccolo errore logico, quello con cui si confonde la cosa con l’opinione sulla cosa. Per esempio, senza fare questo errore possiamo addirittura affermare che negli ultimi 2000 anni, le risorse si siano quasi centuplicate. Vediamo come.(vista l’altissima densita’ di farlocchi convinti che le risorse siano costanti, mettero’ molte tettone nel post, cosa che normalmente li allontana)

Sul piano puramente stechiometrico, e’ assolutamente vero che la quantita’ di materiali sul pianeta sia costante. E di conseguenza finita. Lo stesso pero’ non si dice delle risorse. Per esempio, il governo della Serenissima Repubblica aveva un ministero apposito per i “legni”, ovvero un ministro (un magistrato, se non ricordo male) che rendeva conto ogni anno della quantita’ di legno disponibile per i cantieri navali.

Sicuramente si trattava di qualcuno che faceva un computo delle risorse, ed essendo il legno una risorsa rinnovabile, era suo compito garantire che per X alberi tagliati, almeno X ne venissero piantati, e che nessun albero piu’ giovane di Y venisse tagliato, in modo da tenere le code piene.(1)

A prescindere da questo, supponiamo che un ipotetico “magistrato” dell’ ONU di quel periodo facesse il computo delle “risorse del pianeta” diciamo nel 1600. E che un analogo magistrato faccia lo stesso oggi. La domanda e’: l’ Uranio verra’ considerato una “risorsa”?

Oggi sappiamo che ci sono scorte di combustibile nucleare all’uranio e plutonio sino a circa il 2040, piu’ circa 200 anni di Torio.

Quindi, qualcuno ha fatto un computo e ha cercato di stimare la quantita’ di uranio, plutonio e torio sul pianeta.

Ma nel 1600, se avessimo chiesto il computo delle risorse, ci sarebbe finito l’ Uranio?

No. I veneziani consideravano L’ossido d’Uranio come un colorante per le ceramiche, e poco di piu’. La scarsa rilevanza strategica del bene , unita alla quantita’ relativamente alta(2) che se ne poteva reperire rispetto all’uso, non lo faceva certo computare nella lista delle risorse.

Morale: c’e’ un momento esatto nella storia, attorno al 26 ottobre 1935, nel quale l’ Uranio diviene una risorsa. Prima, e’ solo uno dei tanti materiali che si trovano in giro per il pianeta.

Lo stesso dicasi per il silicio: ora, viste le quantita’ di silicio nessuno si preoccupa di calcolarne le disponibilita’ , ma c’e’ un momento nel quale il silicio, l’arseniuro di Gallio, l’ Erbio, ed altri, diventano “risorse”: silicio, arseniuro di Gallio & co diventano risorse quando si inizia a drogare il silicio per farci le lacune dei semiconduttori, mentre per l’ Erbio dobbiamo aspettare un pochino di piu’, cioe’ l’arrivo delle fibre ottiche.

Un esempio opposto puo’ essere quello dell’oro: esso e’ considerato prezioso sin dall’antichita’, ma la motivazione iniziale fu che, pur esistendo una forte domanda di oro da parte dei ricchi , esso non serviva praticamente a nient’altro che a fare gioielli. Oggi esistono numerosissime applicazioni industriali dell’oro, specialmente in elettronica: il punto pero’ e’ che oggi la nostra idea di oro come risorsa e’ assai diversa. Se un tempo senza oro avrebbero praticamente rinunciato solo ai gioielli, oggi significherebbe rinunciare all’elettronica moderna.

La morale della storia, pero’, e’ che nel 1600 il magistrato veneziano POTEVA fare un computo delle risorse. Risorse che gli apparivano sicuramente finite e costanti, ma di gran lunga inferiori in varieta’ e quantita’ rispetto ad oggi.

E’ possibilissimo affermare che gli ultimi due secoli di progresso scientifico abbiano, senza cambiare le quantita’ materiali sul pianeta, moltiplicato le risorse per 100.

Anche sul piano delle rinnovabili non stiamo tanto distanti. Con l’agricoltura italiana di oggi e’ possibile sfamare l’intera popolazione dell’ Impero Romano nel 200DC circa. Se avessimo chiesto ad un censore romano di valutare l’opportunita’ di mettere tre milioni di persone a Roma anziche’ uno solo, probabilmente avrebbero risposto che eravate pazzi: non era nemmeno possibile portare abbastanza acqua, per non parlare della legna per il riscaldamento e delle provviste di cibo.

L’insieme delle risorse alimentari del periodo romano e’ tale per cui al mondo si sarebbero potute sfamare (forse) un miliardo di persone. Forse. Il numero totale di esseri umani stimati nel 500AC e’ di 100 milioni. Circa nell’anno 1000 siamo a trecentodieci milioni, e moltissimi erano gia’ sottoalimentati: mancavano risorse.

Se aveste chiesto ad un romano di stimare quante risorse disponibili per la specie umana, avrebbe semplicemente concluso che al mondo non potevano sostentarsi che un miliardo di persone, a patto di coltivare ogni area coltivabile COI MEZZI DEL PERIODO e con le varieta’ vegetali note.

Anche in questo senso, cioe’, se le disponibilita’ materiali erano le stesse, la quantita’ di risorse alimentari dal periodo romano ad oggi e’ aumentata di una ventina di volte. E no, non sono risorse che c’erano anche prima ma non erano sfruttate: sono proprio risorse che a quei tempi non c’erano e oggi ci sono.

La differenza sta nella tecnologia: soltanto nei primi 1500 anni dopo cristo la resa delle campagne e’ aumentata enormemente, dall’introduzione del maggese all’arrivo di tecniche come l’aratro a spalla, unita alla progressiva selezione delle sementi, ma non sono cambiate le quantita’ materiali in gioco.

Ancora una volta, quindi, il problema e’ semplicemente che quando parliamo di risorse usiamo le regole di conservazione tipiche delle quantita’ stechiometriche, ma dimentichiamo che “risorsa” non e’ un materiale, bensi’ un’opinione che abbiamo su quel materiale e sui suoi usi.

Cosi’ mi spiace ma non la penso come voi: l’Erbio non era niente di speciale prima che avessimo le fibre ottiche.(3) Fino a qualche secolo fa il re d’inghilterra sapeva, come ordine di grandezza, quanti cavalli ci fossero in Inghilterra. Oggi probabilmente non lo sa piu’.

Cosi’, la cosa che sono portato a pensare e’ semplicemente che

  • la summa della conoscenza tecnologica e’ IL moltiplicatore che trasforma i “materiali” in “risorse”.

Se consideriamo che con il silicio un tempo si faceva solo il vetro ed oggi si fanno i chip, posso tranquillamente affermare che se il silicio-materiale e’ rimasto costante, il silicio-risorsa si e’ moltiplicato per 1000 negli ultimi 60 anni.

Cosi’, quando un farlocco mi viene a dire che “la quantita’ di risorse sul pianeta’  non cresce”, semplicemente gli rido in faccia: la mia risposta e’ “piu’ ricerca scientifica, e sapremo cosa fare anche del CO2(4)”. La ricerca scientifica e la quantita’ di sapere al mondo puo’ effettivamente aumentare con la popolazione, dal momento che la ricerca migliora quando la quantita’ di ricercatori aumenta. Cosi’, non trovo affatto scontato che al crescere della popolazione il rapporto tra risorse e persone debba diminuire, anzi: rispetto al periodo romano, il computo delle risorse procapite  e’ cambiato a favore  delle risorse piu’ che delle persone.

Oggi si discute di sostituire il silicio con nanotubi di carbonio nel mondo dell’elettronica, e si discute di applicazioni della genomica. Ora, il problema della genomica e’ che tratta di entita’ che si riproducono. Giusto un paio di giorni fa qualcuno e’ riuscito a convincere il DNA di un baco da seta a produrre lo stesso tessuto che i ragni usano per le ragnatele. Di per se’ non abbiamo cambiato la quantita’ di risorse in gioco, tuttavia se da domani avessimo in giro per l’ambiente bachi da seta capaci di produrre corde piu’ resistenti dell’acciaio, gli orizzonti delle tecnologie cambierebbero. (5) Anche perche’ in questo caso stiamo parlando di moltiplicare quelle risorse che oggi consideriamo “naturali”:

Cosi’, personalmente rido in faccia a chi se ne esce parlando in continuazione di risorse limitate: le risorse a disposizione dell’uomo si sono moltiplicate con il crescere della conoscenza tecnologica, e la conoscenza tecnologica cresce con l’aumento della popolazione, visto che abbiamo piu’ menti capaci di lavorare in parallelo nella ricerca.

Quando mi si dice che le risorse sono costanti, io rispondo che sono i materiali ad essere costanti, mentre le risorse si sono moltiplicate per un fattore 100 dall’anno zero ad oggi, e probabilmente aumenteranno ancora mano a mano che sapremo come usare piu’ e meglio i materiali.

La mia risposta a chi dice che le risorse non possono aumentare in rapporto con la popolazione e’ che semplicemente aumentando la scolarizzazione e la ricerca le risorse possono aumentare eccome, anche a parita’ di materiali.

Questo ovviamente implica una risposta che ai farlocchi non piace. Significa reagire con piu’ tecnologia, e quindi piu’ ricerca, piu’ lavoro, migliori infrastrutture, studio, e quindi le parola magiche che a loro dispiaciono cosi’ tanto: “fatica e disciplina”. E se qualcuno deve guidare il processo verso gli obiettivi piu’ razionali, cioe’ quelli utili cioe’ quelli produttivi, anche “gerarchia”.

Uriel

(1) Questo criterio permise a Venezia di mantenere in piedi una flotta consistente con una quantita’ di territorio utile sostanzialmente piccolissima rispetto ad altre nazioni.

(2) Per un uso chimico del genere non e’ necessario arricchire o meno l’ uranio, qualsiasi isotopo va benone.

(3) Da quando si e’ scoperto che il 97% dell’ Erbio si trova in Cina, si e’ spento l’entusiasmo tecnologico verso le fibre ottiche, del resto. Quindi l’ Erbio potrebbe tornare a diventare una merdazza che era prima.

(4) Il Co2, congelato sotto forma di ghiaccio secco, sarebbe il vettore ideale per far andare motori ad aria compressa. Poiche’ la pressione di sublimazione rimane costante, il serbatoio eroga la stessa pressione sino alla fine. Mi sono sempre chiesto per quale cazzo di ragione quel tizio francese che voleva far andare le auto con bombole di aria compressa non ci abbia mai pensato.

(5) Molti di quelli che parlano di eventuali olocausti e di ritorno al mondo selvaggio dimenticano che le specie animali di oggi sono molto diverse, per via della selezione industriale, rispetto a quelle di un tempo. Nemmeno in caso di fine della tecnologia la specie umana sarebbe nelle condizioni di 5000 anni fa. Per esempio, il baco-ragno di cui parlo si diffonderebbe in natura anche piu’ del suo predecessore, visto che solo lui (e non i suoi predatori) e’ in grado di rompere il bozzolo sciogliendolo.

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