Saviano

E' un periodo che non vedo piu' Saviano sui giornali , quindi e' il momento di rispondere alla domanda “cosa penso di Saviano”. Un po' come feci con la/il Ferrante e le sue amiche geniali, aspetto sempre che passi l' Hype per scrivere cosa penso degli “eroi” di turno.

Punto primo, svelo il mio bias: chiamo intellettuale qualcuno SOLO se ha il requisito della novita'. Altrimenti per me e' soltanto un accademico (se ha intrapreso tale carriera) o un esperto (se ha i requisiti professionali) o un semplice saggista (se si limita a compilare liste di cose gia' note).

Saviano non puo' essere considerato, quindi, un intellettuale. Niente di quel che dice e' nuovo, niente di quel che scrive (sui libri e non) e' nuovo. Mancando il requisito della novita' manca quello della modernita', dal momento che la modernita' e' un conflitto tra nuove idee e comportamenti contro idee e comportamenti tradizionali.

Saviano pero' e' molto furbo. Egli sa che se prendiamo una massa con un complesso di colpa e scriviamo un libro che la assolve, quasi tutti lo compreranno. Per esempio, se io oggi scrivessi un libro che assolve il popolo tedesco dai reati del nazismo, dimostrando , che so io, che esso vinse le elezioni mediante i brogli (come fece Mussolini), verrebbe comprato in decine di milioni di copie.

Quando si parla di Mafie&Camorre, Saviano e' un assolutore. Un assolutore astuto, nella misura in cui alcune persone chiamano astuzia la codardia, ma pur sempre un assolutore.

Se osserviamo la sua prosa, l'obiettivo e' sempre quello: sostenere che se la regione X e' assalita dalla camorra napoletana, la colpa sia piu' di X che di Napoli. E lo fa con diversi espedienti, perche' e' furbo, e quindi si guarda bene dall'enunciare questo teorema in chiaro.

Uno dei trucchi piu' semplici che usa e' dire che “X fa affari con la mafia, quindi X e' piu' colpevole della mafia, o almeno altrettanto”. Si tratta di un “panino” che consistere nel menzionare sempre le colpe di qualcun altro prima e/o dopo le colpe di qualcuno dei suoi correligionari.

Se per esempio Saviano dice che la Camorra guadagna soldi in Campania con il racket del pizzo ai negozianti, immediatamente dopo aggiungera' sempre (anche in maniera gratuita e didascalica) che questi soldi poi verranno investiti in qualche nord (nord italia, Germania, scandinavia, eccetera). In questo modo il messaggio e' semplice: “guardate che la colpa non e' della Camorra. Se non fosse per quei malvagi che accettano i loro soldi, la Camorra arricchirebbe inutilmente in Campania, dove i soldi come e' noto non danno alcun vantaggio a nessuno”.

Allo stesso modo, se una qualsiasi regione di qualsiasi nord e' infiltrata dalla Ndrangheta, qualcuno potrebbe dire che e' vittima di un ente arrivato da fuori: per scongiurare questo pericolo immediatamente dopo Saviano dira' che non fanno abbastanza per combattere il fenomeno. Se non erano preparati non e' perche' non avevano mai avuto il problema prima che arrivasse il problema dall'esterno, ma perche' falliscono nel reprimerlo perche' si ostinano a pensare che il problema arrivi da fuori. Che e' un fatto.

Anche in questo caso, il messaggio e' “La Ndrangheta in Calabria non esisterebbe se Berlino facesse abbastanza per combatterla” . Il vero problema, cioe', e' Berlino. Come e' noto, in Calabria non ci sarebbe alcuna Ndrangheta senza Berlino. Morale della storia, la Ndrangheta e' un fenomeno di Berlino. E chiaramente i calabresi non ne hanno colpe, perche' loro hanno sempre combattuto adeguatamente il fenomeno: se si cercano complici non si devono cercare certo i Calabria.

La tesi che gli scrittori assolutori cercano di dimostrare e' molto semplice: se volete cercare mafia, camorra e ndrangheta non dovete cercare nei luoghi ove sono nate e dove si sono evolute, ma in qualche “nord” colpevole di fare affari con la mafia, o addirittura in tutto il mondo. Ma non li'.

Insomma, usa la tecnica assolutoria che i giornalisti chiamano “panino”.

Ho addirittura letto, in uno dei suoi libri, un divertente “panino” : c'era un imprenditore veneto che aveva venduto dei rifiuti ad una ditta di stoccaggio posseduta dalla camorra, ma era credo pugliese, ma si specifico' immediatamente (come se fosse importante) che era nato in Veneto. Che nessuno pensi male. Un po' come si fa sui giornali italiani quando si specifica la nazionalita' dei criminali.

Un'altra costante degli assolutori del meridione (dal/la Ferrante a Saviano, ma sono solo due esempi) e' che i popoli del sud italia sembrano essere gli unici privi di libero arbitrio. Nei loro libri e' sempre assolutamente chiaro che il loro libero arbitrio e' stato catturato da diversi enti.

Al primo posto c'e' il degrado.

A giudicare dalle descrizioni si direbbe una specie di fluido che abbruttisce ogni elemento architettonico locale, e costringe la popolazione a perpetuarlo. I membri della popolazione locale non scelgono mai di perpetuare il degrado, esso sembra perpetuarsi da solo e non essere mai frutto dei libero arbitrio dei locali. Se gli abitanti del luogo sembrano aiutare il degrado a perpetuarsi non e' mai un sintomo di malvagita' o di colpa: a sentire gli assolutori, questo fluido prende il controllo delle loro azioni, e questo assolve la popolazione nel modo piu' assoluto. Non e' colpa loro, e' colpa del degrado.

Saviano non e' il solo: nei libri della/del Ferrante(*) sembra che la colpa sia dell'aria, al punto che le protagoniste sembrano uscire dal loro triste destino andando in un luogo ove l'aria era migliore, piu' pulita, piu' luminosa. Il fatto che si siano allontanate anche da persone che sono una badilata di merda su un muro bianco dell'umanita' sembra secondario al problema dei gas atmosferici , che invece sono i maggiori colpevoli di tutto cio' che va male in quel posto. Ma, sia chiaro, non le persone. Quelle non c'entrano.

Al secondo posto c'e' un sistema. Tutti sembrano obbedire a questo ente pervasivo ed onnipresente, che in qualche modo e' composto da pietre, strade, burocrazie, ma mai da persone. E anche quando le persone ne fanno parte, esse non hanno mai scelto di esserne parte. Non e' possibile dire che il politico o il burocrate che propagano questo sistema siano colpevoli, in quanto sono ingranaggi del sistema. Ed essendo ingranaggi essi sono completamente privi di libero arbitrio. E di conseguenza, sono tutti assolti.

Questo ovviamente NON vale per tutti i “nord” (Lombardia, Germania, USA, etc) che “fanno affari con le mafie”, perche' ovviamente tutti gli altri il libero arbitrio ce l'hanno: notoriamente in Germania non esiste burocrazia e non esiste niente di simile ad un sistema, e tutti i burocrati hanno ampie discrezionalita'. (Specialmente i Beamter, LOL). E l'imprenditore del nord che ha scelto di “fare affari” col mafioso fa una libera scelta, mentre il mafioso che c'e' dall'altra parte no, in quanto cresciuto “nel degrato” e “circondato da un sistema”.

Per gli assolutori, l'uomo medio del sud italia e' sempre privo di libero arbitrio (dunque assolti), in un mondo di malvagi o indifferenti che invece sono colpevoli perche loro il libero arbitrio ce l'hanno.

Quando leggete i libri degli assolutori, la sensazione che avete e' questa:

  • Se isolassimo il sud italia con un muro che impedisca a qualche Nord di “fare affari con le mafie” , le mafie cesserebbero immediatamente di esistere, dal momento che al sud NESSUNO fa affari con loro.

  • Se un ipotetico dittatore dovesse risolvere il problema del degrado, dovrebbe annientare questo fluido che sta nell'aria, nelle pietre, nelle case, nella mentalita' (altro ente che non ha nulla a che fare con le persone) , ma non dovrebbe toccare le persone: quelle non hanno colpa.

  • Se un ipotetico dittatore dovesse cambiare il sistema dovrebbe toccare la burocrazia, la politica , l'economia, ma non toccare le persone, che non hanno colpa perche' era il sistema.

In pratica, adesso sapete da dove spuntano le tesi dei Neoborbonici. Non sono altro che le tesi degli scrittori assolutori: tutti i mali vengono da fuori, e se anche ci sono dei mali locali sono comunque trascendenti e quindi le persone non c'entrano.

Ma c'e' una ragione per la quale non credo a queste teorie. Sono un Expat.

E quando sei un Expat vedi uno strano fenomeno.

Alcuni Expat che arrivano dopo di te chiedono aiuto sui vari gruppi, chiedendoti come adempiere alle procedure locali per essere in regola. Oppure chiedono consigli su come trovare un lavoro regolare, per avere una vita regolare.

Altri arrivano e chiedono come si fa a trovare altri italiani , ai quali chiedere un appartamento da affittare “annero” e un lavoro sempre “annero”. Cercano cioe', di loro iniziativa e senza necessita', una vita non regolare. Nella scelta se seguire le regole o non seguirle, scelgono di NON farlo e di infilarsi in un ghetto di lavori in nero, affitti in nero, favori di un amico.

E questo e' libero arbitrio. C'e'.

Anche riguardo al “sistema” ho dei dubbi seri. Perche' ho visto gente arrivare in un sistema diverso, e cercare immediatamente di ricostruire quello italiano.
Aneddoto. Ho visto arrivare un manager qui , che appena e' arrivato ha inventato un modo di chiedere le ferie che consisteva nello stampare su carta una richiesta, firmarla, fare una fotocopia, e poi portare entrambe le fotocopie alla firma (fisica, su carta) del manager.

In pratica, stava cercando di replicare qui (in un'azienda IT, peraltro) , la burocrazia che viene chiamata il sistema. La cosa buffa e' che quando gli fu fatto presente che il sistema era “poco IT”, la reazione fu di passare ad unExcel inviato in CC ad un tot di persone, che dovevano rispondere alla mail con l'approvazione.

Duro' sei mesi. Il suo successore, che per capirci si chiama Thorsten, chiese una form su Exchange che gli compilasse un calendario. LA sua prima reazione fu “ma davvero pensate che io perda tempo con tutta questa “maialeria”? (quando mettere la parola maiale di fronte a qualcosa , in tedesco ne state facendo un dispregiativo, come quando si dice freddo porco in italiano: per esempio schweineteuer indica una cosa ripugnantemente cara)

Morale: non solo non e' il sistema a fare le persone, bensi' e' il contrario, ma quelle persone cercano di riprodurre il sistema ovunque vadano.

Quindi no, non credo alla tesi assolutoria.

Ne' a quella della Ferrante ne' a quella di Saviano.

Che rimane, ai miei occhi, uno di quei tanti furbi che hanno fatto i soldi vendendo indulgenze.

Ha solo applicato il metodo in maniera meno religiosa.

(*) Dico del/della Ferrante perche' mi e' capitato di scrivere un libro a 4 mani con una donna, Averno, e ho imparato a distinguere le parti scritte da una donna e quelle scritte da un uomo. L'amica geniale e' scritto chiaramente a quattro mani, da una donna e da un uomo. Forse dovrei scrivere “dei” Ferrante.