Referendum inutili

Vedo , da due comode lettere inviatemi dal consolato di Colonia, che in italia ci si appresta a celebrare un inutile referendum sul numero di parlamentari. Si tratta di un’idea bislacca , dovuta probabilmente a troppe scie chimiche , secondo la quale riducendo il numero di parlamentari si migliorerebbe la produttivia’ del parlamento, qualsiasi cosa sia la produttivita’ di qualcosa che non si suppone produca alcunche’.

Il processo che ha portato a questo referendum e’ chiaro. Per capire basta fare un salto sui vecchi meetup dei grillini e vedere in che modo hanno “selezionato” la propria classe dirigente. Il processo e’ piu’ o meno questo.

Si inizia con un panel tutto sommato razionale, con professionisti, imprenditori, persone che hanno delle competenze specifiche, qualche disoccupato e tante casalinghe. Insomma, uno spaccato della societa’, come direbbe qualcuno.

A quel punto, arriva la vexata quaestio: chi va per cinque anni, massimo dieci, a fare il [inserire qui posizione politica a caso]. Le specifiche dicono che dopo due mandati si torna a casa, che si restituisce il reddito e che bisogna essere sempre presenti sul posto di lavoro, perche’ bisogna essere quello che Grillo chiama “dipendenti”.

bene.

Allora si alza l’imprenditore e dice che lui se chiude per cinque anni, o per dieci, quando poi si ritirera’ sara’ un barbone, perche’ dopo dieci anni non avra’ piu’ clienti, e non avendo messo nulla da parte (e non avendo “vitalizi”) allora non potra’ fare altro se non chiedere l’elemosina, mentre moglie e figlie si prostituiscono per vivere. Insomma, non si candida.

Stessa cosa per il giovane brillante dottore in scienze ecologiche , che sta studiando come fare il sistema ecologico per smaltire i profilattici usati senza maltrattare gli spermatozoi. Se abbandona il dottorato poi quando finisce l’incarico , insomma , si trova con una laurea in sociologia dello spermatozoo, che non ha proprio il top della domanda nel mondo del lavoro. Se vuole fare carriera accademica, insomma, non puo’ candidarsi.

Le casalinghe si ritirano tutte, perche’ senza rendita e dovendo restituire tutto, non possono nemmeno pagarsi la colf e la baby sitter durante il mandato. Allattare in senato e’ fico , ma va bene per un giorno. Insomma non si candidano.

Alla fine rimane lui: il disoccupato neet, che sogna il reddito di cittadinanza, e’ un esperto di happy hour coi soldi di mamma e promette che fermera’ le scie chimiche fatte col 5G. Trovato il fesso che si candida, applausi applausi, tutti si fanno il segno della croce e sperano che un altro meetup sia riuscito a trovare un candidato che sembri almeno un Homo Sapiens e non un Giarrusso Minor.

Questo processo di selezione al contrario, se applicato su vasta scala, tipo su duecento persone che vanno in parlamento sotto l’occhio dei giornalisti, produce una catastrofica pila di idioti, saltinbanchi, tin foil hatter, farlocchi e spastici che la polica abbia mai visto. Quando in Campagna elettorale prometti il dottorato che e’ un esperto di trasporti quantistici col grafene e l’ intelligenza artificiale, e poi ti trovi Toninelli ministro , il disastro e’ fatto.

Quello che i cinque stelle vogliono fare e’ di dover produrre meno classe politica, tranne i soliti dieci/quindici che sanno contare fino a 10, e di non dover trasportare in parlamento una carovana di nani e ballerine che poi escono dal gruppo quando non si approva la legge per vietare i neutrini (fanno male alle sirene).

Insomma, i cinque stelle hanno realizzato di non poter produrre una classe politica che non sembri il Cottolengo su scala tipo “trovami 200 candidati che sappiano contare sulle dita”. E necessitano quindi di abbassare il tiro.

Lo stesso capita alla Meloni. La Meloni si trova nelle condizioni di poter vincere una novantina di seggi, ma se prova ad implotonare una pila di scemi di guerra appena usciti dalla seconda guerra mondiale (aka quelli che si credono fascisti), ci fa una figura che in confronto Pappalardo sembra Hawkins. Anche lei si troverebbe bene ad avere solo qualche dozzina di scemi da controllare, per evitare l’effetto “qui e’ come pascolare un gregge di gatti”.

Lo stesso vale per tutti i partiti grandi: lo stesso PD, in preda al suo narcisismo, si illude che con meno eletti ci possano essere meno scissioni. Il PD infatti si scinde ogni volta che un narcisista (e sono TUTTI narcisisti nel PD) decide di essere piu’ bello degli altri. La speranza, visto che segare in due un parlamentare non si puo’, e’ che meno parlamentari possano fare meno scissioni, e che si possa sperare in un partito dove non conviva un’ala iperliberista seguace di Blair, un’ala Maoista , un’ala democristiana e un’ala che invoca il “Riformismo”, qualsiasi cosa sia (se A , B appartengono al PD, hanno due idee diverse di “riformismo”).

Insomma, il problema e’ che con quasi novecento parlamentari in totale occorre produrre TANTE persone che sanno contare fino a cinque sulle dita, e oggi come oggi in politica si tratta di merce rara.

La speranza dei partiti e’ che riducendo il numero di parlamentari:

  1. si riducano le defezioni, perche’ meno gente significa meno defezioni.
  2. si riducano le spaccature, perche’ comunque ad un certo punto non puoi spaccare in due un senatore. (anche se l’idea e’ sempre piu’ attraente per i piu’)
  3. si abbia un certo controllo sulle correnti, dal momento con meno candidati il partito non deve mettere cani e porci in lista.

in generale, controllare duecento persone che parlano e’ molto piu’ difficile che controllarne cento. Tutto qui.

Si tratta quindi di un referendum che ha come scopo primario quello di eliminare i problemi di disciplina interna dei partiti. Non ha nulla a che vedere con la governabilita’ del paese, per una semplice ragione: il parlamento non governa. Non ha potere esecutivo. Ha quello legislativo.

Quali sono gli effetti?

Essendo un referendum che fa comodo ai partiti, ovviamente i partiti diventeranno piu’ potenti. Una cosa che beneficia i partiti non fa altro che renderli piu’ potenti, dal momento che i partiti hanno come obiettivo il potere.

Secondo: e’ un risparmio? No. Le spese del parlamento derivano in piccola parte dal pagamento degli stipendi, e in molta parte dai finanziamenti ai gruppi parlamentari, e alla loro “stampa”. Di conseguenza, quello che faranno i nuovi pochi parlamentari sara’ dire che siccome sono di meno e fanno piu’ cose , allora hanno bisogno di piu’ gruppi parlamentari.

I gruppi parlamentari avranno bisogno di segreterie, ove verranno piazzati i dementi che non sono diventati parlamentari, hanno bisogno di uffici stampa, e tutto quanto. Con la conseguenza che probabilmente le spese si alzeranno, e lo stesso per le clientele.

Ma questo e’ solo nel merito. Il problema qui e’ il metodo.

Davvero il numero di parlamentari e’ la priorita’ numero uno, negli ultimi tre mesi, durante una pandemia e una recessione economica globale mai vista dal 1930?

Questa e’ la ragione per la quale la mia scheda verra’ ricevuta, e conterra’ una serie di interessanti pensieri sulla supercazzola prematurata. Perche’, molto semplicemente, l’unico messaggio sensato da inviare alla classe politica italiana e’ questo:

esticazzi