OST FRONT

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I giornali stanno parlando poco, troppo presi dal Covid, di quanto sta accadendo ad oriente, in quel di Hong Kong. Al contrario, sarebbe bene che lo facessero, perche’ e’ molto preoccupante.

Quello che e’ successo e’ che all’ultimo congresso annuale, il presidente cinese ha fatto due cose.

  1. Ha omesso di menzionare la crescita economica tra gli obiettivi. Sia chiaro, non era obbligato, per motivi che diro’ dopo. Ma dire che non ti importa piu’ la crescita economica significa dire che i rapporti commerciali con l’estero non sono piu’ la tua priorita’.
  2. Ha lanciato un’operazione di consolidamento dei confini, dichiarando per iscritto che HongKong e Taiwan hanno perso ogni diritto di chiamarsi “indipendenti” dalla Cina. Siccome si tratta di confini sul Pacifico, la mossa e’ diretta contro la talassocrazia americana.

Poteva fare diversamente? Certo. Poteva semplicemente dire che il basso PIL era dovuto alla scarsa resistenza dei mercati di export cinese , e lanciare pure una frecciata a Trump. Ma il congresso non era fatto per Trump.

Poteva anche usare la propaganda in un altro modo e dire che si sarebbe impegnato di piu’ ad espandersi su altri mercati, e che avrebbero recuperato prima di altri. Essendo stato eletto a vita il presidente cinese ha agio nell’usare la propaganda.

Il messaggio implicito di questo congresso e’ stato: abbiamo perso la pazienza con gli americani e coi loro sicofanti.

Sinora Hong Kong era stata tenuta in vita solo per accontentare i clienti occidentali ed anglofoni. E ad ogni frizione con gli USA o con l’inghilterra, seguivano immediatamente delle manifestazioni (volute dal regime di pechino) e prontamente represse. Un messaggio chiaro.

Ma ora hanno perso la pazienza. Con questa legge la situazione non e’ piu’ emendabile. Qualsiasi cosa facciano gli USA o la EU, non li preoccupa. Hanno gia’ detto che non hanno obiettivi di crescita.

A quanto pare, la Cina ha reagito alle ennesime prepotenze contro Huawei. Lo aveva detto: non staremo a guardare mentre macellate Huawei. E questo e’ il risultato. Adesso tocca agli USA fare la prossima mossa, ma Trump non puo’ esporsi perche’ sa che Pechino non fara’ MAI un passo indietro, e quindi passerebbe per perdente in periodo elettorale.

Il fatto che la Cina abbia perso la pazienza non significa nulla di buono. Sappiamo bene come reagisce un regime come quello alle perdite economiche. Investe nell’industria militare, che non e’ soggetta al mercato.Immaginate l’apparato industriale cinese che viene riconvertito in militare. E saprete qual’e’ il prossimo sbocco. La guerra.

Le forze armate cinesi hanno bisogno di una cosa: di partecipare a vere guerre. Le esercitazioni non bastano, per costruire un buon esercito occorre una guerra vera. Lo stress del combattimento infatti rivela i punti deboli e consente di emendarli. D’altro canto, per i cinesi occorre anche evitare una palese sconfitta, quindi gli serve un avversario abbastaza feroce da stressare le sue armi e le sue strategie, ma non abbastanza feroce da sconfiggerli.

Se fossi in Taiwan o nella Nord Korea, mi preoccuperei abbastanza. La mongolia potrebbe godere di qualche pressione russa, a seconda di quanto rischio i cinesi siano disposti ad accettare. La Russia puo’ far paura alla Cina solo sul piano delle armi nucleari, ma una guerra nucleare e’ un evento che non si scatena per difendere la Mongolia.

Ma il punto e’: cosa vogliamo fare noi?

Trump non avrebbe esitazione alcuna ad entrare in guerra coi cinesi per salvare la sua seconda rielezione. Sa bene che un presidente di guerra viene rieletto. Questo significa che i cinesi probabilmente (ma non certamente) faranno la loro prima mossa militare dopo le elezioni negli USA.

Ma i paesi europei? Se i cinesi troncassero del tutto ogni commercio dicendo esplicitamente che lo fanno perche’ siamo nella NATO, quanti paesi europei starebbero con la NATO (che del resto trump disprezza) e quanti si dichiarerebbero neutrali?

Questo e’ il punto. Che i cinesi abbiano perso la pazienza e’ chiaro. Che con gli USA i toni sono pronti a scaldarsi anche. Che i cinesi non si piegheranno di fronte a ritorsioni commerciali lo hanno detto nascondendo gli obiettivi di crescita. La prossima mossa USA sara’ per forza di cose debole, perche’ nessun alleato seguirebbe mai Trump su questa strada.

Sarebbe ora che i giornali se ne rendessero conto, perche’ Trump non capisce che un paese possa fare ritorsioni non economiche ad una sua mossa economica. Per lui i soldi sono soldi, il resto e’ altro. Probabilmente non ha nemmeno capito che l’inasprimento del regime ad hong Kong e Taiwan e’ una risposta alla sua mossa contro Huawei.

Ma questa e’ una questione americana, che riguarda il dominio del pacifico.

La vera domanda e’ : e noi?

Commenti

  1. uomoselvatico70 uomoselvatico7

    Non credo che la Cina farà mai una guerra di propria iniziativa, quello è lo stile degli U.S.A che dal dopoguerra ad oggi, hanno bombardato metà del pianeta e tenuto sotto ambargo economico militare l’altra metà.
    i cinesi ( ma un pò tutti gli asiatici in genere ) il mondo se lo vogliono comprare, non bombardare e sono convinto che a tutt’oggi, il più grave rischio per la pace nel mondo sia costituito dal governo di Washington D.C e dal complesso militare-industriale degli stati uniti.
    Devo dire anche che trovo particolarmente stomachevole la reazione sdegnata del governo U.S.A, dei suoi servi europei e dei vari pennivendoli nostrani alle presunte violenze della polizia cinese contro i manifestanti di Hong Kong.
    Fingono tutti di non sapere che nella “democraticissima” America in caso di protesta contro il governo, si viene regolarmente arrestati dalla polizia, condannati a decine di anni di prigione ai lavori forzati, e nel caso di resistenza anche minima all’arresto, si viene subito crivellati di pallottole dagli agenti che poi ammanettano pure il cadavere a terra.
    Come dire :
    Da che pulpito che vien la predica….

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