Morti e misure.

Ci sono dei numeri che mi lasciano perplesso, in tutta questa storia del coronavirus. E mi lasciano perplesso perche’, in qualche modo sono numeri che non vengono quasi mai citati dalla stampa italiana. E quando la stampa italiana non cita qualcosa, di solito gatta ci cova.

Il punto e’ semplice: il rapporto tra numero di contagiati (misurati al tampone) e numero di morti.

Tutti si stanno concentrando sul numero di contagiati, ma sarebbe ora di calcolare i rapporti tra il numero di contagiati e il numero di morti.

Il rapporto tra numero di contagiati e numero di morti in Germania e’ di circa il due per mille. Su piu’ di novemila contagiati, ci sono circa ventiquattro morti. In Italia la stessa percentuale sta salendo, e sta rasentando l’ 8% mentre scrivo.

Il confronto e’ impietoso. Perche’ anche Norvegia, Svezia e “i soliti del welfare” hanno le stesse percentuali. Mi ha messo una pulce nell’orecchio Ilaria Capua, che in un articolo sta pregando tutti i paesi di usare gli stessi standard per misurare i morti.

Ora, voi direte che “misurare un morto” e’ semplice: se uno e’ morto, e’ morto.

Gia’. Ma di che cosa e’ morto?

In un’epidemia che colpisce principalmente anziani e immunodepressi, la domanda non e’ di facile risposta. Tutto quello che possiamo dire e’ che in Italia e’ stata classificata come “morta per coronavirus” una persona di 86 anni, ricoverata da mesi in medicina interna al reparto oncologia, perche’ malata terminale di cancro.

Ora questo e’ un esempio estremo, ma proviamo a capire quale sia il problema. Possiamo sostenere che questa persona sia morta di Coronavirus perche’ e’ stato il coronavirus a dare il colpo di grazia. Ma se ragioniamo cosi’, stiamo togliendo dalle statistiche un caso di cancro. Quindi ci sentiamo molto onesti se diciamo che e’ stato il coronavirus. Ma di fatto i numeri che stiamo producendo diranno che il coronavirus fa morire meno persone di cancro. Il che, per gli statistici, fa male.

Allo stesso modo, se considerassimo solo l’agente che da’ il colpo di grazia, dovremmo considerare l’ HIV quasi innocuo: la gente che muore di HIV muore moltissimo di candidosi, di epatite, e di tutte le malattie che arrivano quando si e’ immunodepressi.

Avrebbe senso forse dire che la signora di sopra e’ morta al 99.99% di cancro, e per lo 0.01% di coronavirus.

Adesso scegliamo un approccio diverso per contare i morti: diciamo che se un 86 enne in un reparto di oncologia , gia’ immunodepresso, muore di Coronavirus, allora e’ morto di “Complicazioni del cancro (coronavirus)”. In tal caso, abbiamo rappresentato il concetto di prima, ma la statistica cambia. E dice la verita’, perche’ alla fine dei conti NON stiamo togliendo un morto alle statistiche del cancro, e stiamo tuttavia indicando il coronavirus come coinvolto.

Ecco, il mio dubbio e’ che ci sia una differenza di approcci tra i vari paesi. E che il dato tedesco sia piu’ consistente con la realta’. In tal caso, si spiegherebbe una differenza di 1:35.

Ma adesso andiamo a vedere, nel caso adottassimo uno standard unico, chi vincerebbe. Supponiamo che il coronavirus uccida tutti quelli malati di cancro. Se diciamo che la causa di morte e’ il coronavirus, stiamo cancellando dalle statistiche il cancro, fornendo dei numeri che dicono “durante le epidemie di coronavirus il cancro scompare”.

E usando lo stesso approccio per l’ HIV, il numero di morti per HIV si ridurrebbe almeno del 75%.

Quindi, mi sembra sensato indicare la causa PRINCIPALE della morte, cioe’ la malattia che ha dato inizio alle danze, anziche’ la complicazione che ha dato il colpo di grazia.

Ma in questo caso, i morti italiani sono meno di 100.

E’ una scelta politica.

Esclusivamente politica.

https://boseburo.ddns.net/notice/9t73RJdKFqVDP2kD68