E la storia si ripete…

Ero molto giovane quando gli apparati statali cominciarono a notare l’evoluzione di quei ragazzini che dai videogames cominciarono a pasticciare con l’elettronica e a costruire cose. E li guardarono con sospetto, diffidenza ed estremo pregiudizio.

Era il 1984, o forse 1985. Un anno o due prima (a seconda della data dell’evento) avevo ricevuto in regalo per la terza media un “computer” SEGA SC3000. Fu il mio primo computer. Per intenderci, era questo:

Sega SC3000

C’erano una cassetta con un videogioco e una di “Basic III”. Questo , per il piccolo paesello di merda, era abbastanza per finire nella lista degli spippolatori. E per finire per essere di casa in un negozio di videogames/stereo/elettronica del paese vicino, il cui magazzino fungeva da “sede del club di spippolatori”. Eravamo in sette, sei maschi e una femmina, una ragazza tremendamente manesca di origine jugoslava. (Danika, se mi leggi non te la prendere).

Un giorno mentre stiamo spippolando con un registratore di nastri (che all’epoca si usavano anche per i programmi) bussano alla porta due carabinieri. I carabinieri del paese. Ovviamente temevamo che avrebbero notato il nostro traffico di audiocassette copiate , ma non era quello che cercavano.

Il loro discorso fu: “ragazzi, noi sappiamo che siete bravi ragazzi, conosciamo tutti e anche le vostre famiglie. Ma ci sono in giro persone pericolose che stanno cercando degli scrambler e vi pagano un sacco per farne uno. Ecco, se ve lo chiedono dovete avvisarci subito. Noi stiamo girando tutti quelli che conosciamo, ma se conoscete altri che possano fare uno scrambler dovete avvisarci subito”.

Ovviamente nessuno di noi aveva una cazzo di idea di cosa fosse uno scrambler. Il massimo che ci eravamo costruiti, a base di cloruro di ferro, pennarelli , bachelite e stagnatore era un distorsore per chitarra elettrica, che peraltro funzionava in classe A, neanche AB.

Abbiamo girato ogni biblioteca comunale (eh, non c’era internet) cercando cosa diavolo fosse uno scrambler. La sorella di uno di noi poteva accedere alla biblioteca universitaria, e uno di noi pote’ finalmente trovare il libro giusto e fotocopiare alcune pagine. Fu una delusione. Era poco piu’ di un cazzo di mixer non regolabile che applicava fasi diverse a frequenze diverse. In pratica mascherava (parzialmente) la voce.

Col senno di poi posso immaginare una serie di questioni forensi per le quali uno scrambler potrebbe complicare la vita alla polizia, ma la cosa che oggi capisco e’ che questi avevano la schedatura di ogni ragazzino amante dei computer di ogni fottuto piccolo paesino di ~5000 abitanti. Di tutta italia.

Quanto cazzo ci detestavano? Quanto erano paranoici? Quanto erano ostili?

Quando arrivarono le prime BBS la risposta fu chiara: tanto, ma tanto. Hanno tenuto la TUT (tariffa urbana a tempo) e quella interurbana a regimi allarmanti, sino a quando lo stesso sviluppo di internet ne fu rallentato. La tolsero solo quando Telecom compro’ Video On Line e si dedico’ ad Internet. Prima, avevamo questa palla al piede.

Come facevano a chiudere le BBS? Beh, semplice. Qualche sbirro sapiens capace di computers si faceva un account e metteva li’ un file protetto da copyright. (non esistevano ancora fotografie digitali come le conosciamo oggi). Allora arrivava la finanza e sequestrava tutto, compreso il mouse, perche’ non si sa mai che dati ci sono nel mouse.

Questi eventi continuarono per molto tempo, sino a quando non arrivo’ il Fidonet Crackdown, l’apoteosi della stupidita’ umana applicata all’informatica. Si trattava di scuse cavillose col quale lo stato cercava di controllare qualcosa che non capiva. Improvvisamente si scopriva debole : migliaia di giovani facevano qualcosa, che solo i piu’ capaci tra gli uomini dello stato (una quindicina, in tutto) capivano bene. Gli altri , generalmente GDF, al massimo capivano AS390, o altre porcherie IBM fatte per la contabilita’. Alcuni (molti) Olivetti. Ma niente di piu’. E noi eravamo migliaia.

Abbiamo fatto un raduno di BBS ai giardini Margherita, e ci mandarono gli stessi sbirri infiltrati pseudotossici che “spacciavano” in Piazza Verdi per cercare di fregarci.Non sapevano da dove iniziare. Ma sapevano una cosa: che se avessero messo dei file vietati sul computer, avevano la scusa per sequestrare tutto. E il giudice ottuagenario medio non avrebbe nemmeno capito di cosa si parlava.

Alla fine quindi avevamo le grandi telco che si gettavano su internet , mentre le BBS venivano razziate con la scusa di “ospitare file illegali”. I soli esclusi erano quelli delle BBS legate al mondo dei neofascisti, che a quanto pare avevano il via libera delle forze dell’ordine. Del resto, furono proprio i primi utenti delle BBS neofasciste ad essere arriuolati nelle forze dell’ordine e costituire la loro “competenza informatica”.

Ma era un’odio che nasceva da molto prima. Il carabiniere medio, diplomato col 36,51, assunto mediante un concorso che oggi troveremmo ridicolo (e una raccomandazione) non poteva capire un modem. E ci vedeva come i secchioni, i primi della classe, gli occhialuti. Era un odio antico, atavico. Non vedevano l’ora.

Sono passati molti anni da allora, e la storia si ripete.

https://mstdn.jp/@mstdn_jp/104227467367414869

toh, chi si rivede

Ed ecco che stanno definendo un altro, ennesimo “contenuto illegale”. Mentre Facebook e’ il regno dei troll, la societa’ giapponese e’ una mostruosita’ tale da indurre centinaia di migliaia di persone a chiudersi in casa, causare migliaia di suicidi da troppo lavoro, il governo chiarisce che se qualcuno si suicida e’ colpa di un contenuto online, ma non Facebook che e’ troppo grosso. Una BBS (peraltro in giappone sono ancora molto diffuse)

E non avviene solo in Giappone. La vecchia scusa del “contenuto illegale” torna anche in Italia

ancora

Perche’ sono ancora quelli. Sono ancora loro, i falliti, gli scarsi, quelli senza passioni. Quelli che vedono nascere di nuovo, fatto per passione, la cosa che odiano di piu’.

I poveretti in divisa stanno tornando alla carica. Ancora con la stessa scusa.

Ma perche’ funziona? Funziona perche’ i gestori di progetti si ostinano a non decentrarsi davvero. Un’istanza come mstdn.jp non doveva neppure esistere. DUECENTOMILA utenti? Pazzia.

Dovevano esisterne migliaia con uno, due,tre utenti. Perche’ solo in questo modo l’admin puo’ sapere cosa viene postato, e puo’ fidarsi della propria istanza.

Il problema di TUTTE queste BBS era sempre quello: l’admin temeva di ritrovarsi sotto inchiesta per qualcosa che aveva postato qualcun altro, normalmente l’infiltrato di turno. Problema che finisce quando gli iscritti sono pochi, quando li conosci bene, e quando sai cosa gira per il tuo nodo.

La verita’ e’ che ancora non si e’ capito a cosa serve decentralizzare. Ossessionati dalle migliaia di utenti, non si capisce che anziche’ spendere tanti soldi per comprare un server potente e una linea potente, e’ possibile usare la internet di casa , con un raspberry Pi, mettere su una PICCOLA utenza e servire cinque o sei amici.

E’ possibile costruire e vendere delle PleromaBOX (forse farci anche dei soldi) a patto di provvedere un wizard di configurazione che colleghi ad un relay e/o ad un DDNS. E distribuire la rete cosi’ tanto che un’azione come chiudere una grossa istanza assume una valenza politica.

E’ per questo che il fediverso e’ distribuito. Se ai nostri tempi fosse esistito un Raspi 4 a 50 mila lire, col cavolo che avremmo costruito le BBS con centinaia di utenti. Avremmo fatto girare nodi equipollenti ovunque , con QWK per lo scambio e un batch per fare le telefonate la notte.

Questo e’ il punto. Ossessionati dal numero di utenti (i grandi social vi hanno condizionati per benino, eh?) si fanno ancora server troppo grossi. Quando un pod del fediverso ha 5,6 utenti che si conoscono apertamente, e’ abbastanza.
Vedo associazioni che chiedono soldi per mantenere un grosso server a livelli di uptime ragionevoli. Stupidi. Antiquati. Obsoleti.

Potrebbero costruire una piccola box con Pleroma, darla a tutti i loro utenti, con un limite di 3,4 iscritti e un DDNS. In questo modo distribuirebbero la spesa e l’uptime. Al limite loro dovrebbero tenere su un relay.

Loro stanno tornando. Sono quelli di prima. Sono quelli del governo.

Se costruirete istanze da migliaia di utenti, sara’ facile per loro mandare un infiltrato e creare la scusa per chiudervi. E in un solo colpo, avere distrutto un luogo di ritrovo enorme. Ma basta poco per costruire una di queste:

pibox,

attaccarla alla propria DSL di casa, configurarla e paf. Avete il vostro nodo. Metteteci cinque, sei utenti e installatene tante. Allora per loro cambia la quantita’ di lavoro che serve a fermare 9000 persone. Cambiano i costi.

Server con migliaia di persone sono destinati a cadere.

Sta a noi capire le lezioni del passato. (chi c’era, si intende).