Zerocalcare, romafaschifo e il vetro numero zero.

Una discussione sul forum mi ha fatto entrare nel mondo della Guerra di Rebibbia. Definisco la Guerra di Rebibbia la strana guerra nata tra un sito web, “romafaschifo” e zerocalcare, il disegnatore di fumetti. Non avevo mai fatto caso a questa dinamica, anche perche’ quando in una narrazione ci sono i buoni vestiti di bianco e i cattivi vestiti di nero, normalmente deduco di stare leggendo un romanzo. Pessimo.

Il fumetto di Zerocalcare che ha causato il dramma e’ un fumetto nel quale fa notare uno degli eccessi del click-system. Nel click-system puoi diventare una click-star per cinque minuti, se te ne esci con una affermazione abbastanza ripugnante da essere discussa a sufficienza. Con sdegno, rabbia, approvazione: il fatto che una discussione sia una rissa non ferma il click-system. Sono pur sempre impression, visite, click.

Ho trovato il fumetto abbastanza carino. Ma quando si legge un fumetto, a dire il vero quando si legge qualsiasi cosa, occorre saperlo fare. Per leggere non basta essere in grado di decifrare i segni, ma occorre essere in grado di decifrare le idee.

Zerocalcare viene dall’ideologia Punk. Per chi fosse troppo giovane, i punk originari si spalmavano la merda di cane in faccia per fare ancora piu’ schifo. Per l’estetica punk ogni cosa che e’ putrida , orribile, brutta da vedere, ha un valore in quanto tale. Lo schifo e’ bello, insomma. Del resto la parola “punk” significa “putrido” . Leggere Zerocalcare non significa approvare l’ideale punk: ma non puoi leggere zerocalcare se dimentichi che lui viene dal mondo punk. Un’estetica che fa del putridume una bellezza.

Puoi leggere i suoi fumetti anche senza? Certo. Cosi’ come puoi leggere Banana Yoshimoto senza sapere che sia giapponese: alla terza pagina prendi il suo libro e lo getti via, pensando che si tratti di Scamarcio che si e’ operato, ha cambiato sesso, e’ diventato una casalinga, e scrive dopo un clistere di Minipony. Solo sapendo quale sia la dialettica giapponese dei sentimenti puoi tollerare la Yoshimoto. Altrimenti vomiti solo a leggere il numero delle pagine.

Allo stesso modo, non puoi leggere Zerocalcare senza ricordare la questione punk. Se leggi zerocalcare togliendo il punk, credi di avere di fronte il gemello di Mike Valentine Smith, quello che gli Antichi hanno mangiato e scagazzato perche’ troppo stupido per grokkare: dopo essere stato scagazzato e spedito a Rebibbia dalla nettezza urbana di Marte. Qualsiasi cosa sia la nettezza urbana su Marte, intendo.

Se metti il Punk , Zerocalcare diventa godibile.

Andiamo al sito di romafaschifo. Apparentemente si direbbe “il sito del senso civico”, ma anche qui prima di leggerlo occorre capirne la cultura. Se non si capisce la cultura del protofascismo laziale, quel sito e’ semplicemente una versione popolare di “dove andremo a finire signora mia”, solo che sembra piu’ “dove andremo a finire, obbedire e combattere”. Non serve a niente, ed a nessuno, perche’ la narrazione e’ quella romanzesca: ci sono i cattivi vestiti di nero (stranieri, zingari, vandali, &co) e i buoni vestiti di bianco (i bravi cittadini col senso civico che vogliono le metropolitane sicure). Questo da solo basta a classificare la narrazione come “romanzo”, dal momento che nella realta’ non ci sono buoni vestiti di bianco e cattivi vestiti di nero.

Per fare un esempio: sicuramente ci sono quelli che ti rubano la collanina nella metro. Roba orribile. Ma questo succede perche’ c’e’ quello che compra la collanina rubata. Ora, se dividiamo il mondo in bianchi (coi soldi) e i neri (che rubano per avere soldi), si ottiene molto semplicemente che a finanziare i furti siano i bianchi, con la ricettazione. Occorre quindi inserire i “grigi”, ovvero quelli che magari comprano la collanina usata ma non sono tra i bianchi che sono contro i furti. La sfiga? La sfiga e’ che le sfumature di grigio sono tantissime, e molte somigliano molto al bianco. Ed e’ per questo che la narrazione romanzesca normalmente non ama i grigi.

In generale occorre capire bene cosa sia il protofascismo laziale: il protofascismo laziale e’ una filosofia estetica, la stessa che portava la SS ad attaccare senza copertura di artiglieria, ma con le divise firmate da Hugo Boss. Qualcuno negli uffici delle SS si era premurato di cercare un fornitore per le divise, aveva avuto il budget necessario ed aveva organizzato bene e con puntualita’ le questioni estetiche.Ma non si era dato lo stesso peso alle questioni piu’ importanti, tipo “fuoco di copertura”. Quisquilie.

Questo e’ fondamentale da capire, per giungere ad una conclusione: il “senso civico” di “romafaschifo” e’ una questione estetica. Il problema che loro si pongono e’ che sul muro ci sia o non ci sia la scritta Rebibbia Regna. O che la metro appaia bella e pulita come quella di Mosca. Ma ignorano la condizione essenziale perche’ questo succeda: loro vogliono la divisa bella. La domanda vera, quella di sostanza sarebbe “ma quel muro e’ bello, senza la scritta “Rebibbia Regna”?

Solo quando abbiamo definito che da un lato abbiamo una filosofia estetica, il punk, e dall’altro abbiamo una filosofia estetica, il fascisteggiare laziale allora possiamo capire in quale campo lo scontro avvenga: quello dell’estetica.

Sia chiaro, l’estetica non e’ una cosa da poco. Io vivo ad Erkrath, e come potete vedere dalla foto del municipio,

sui muri non c’e’ scritto “Rebibbia Regna”.

Ma questo NON e’ un problema di “Senso Civico”. Ok, lo so che cercando di definire quale sia la forza che permette questo edificio bianco di essere intonso , si ricorrera’ al “senso civico”. Ma il “senso civico” e’ solo una rappresentazione estetica, un monile che possiamo vantare: “noi ci abbiamo il senso civico”.

Qualcuno parlera’ del principio del vetro rotto, e mi dira’ che il municipio e’ cosi’ perche’ il resto e’ cosi’. Vero sino ad un certo punto, nel senso che se andiamo verso Hochdahl , dove ci sono i palazzoni dormitorio dei puzzoni, qualche “Rebibbia Regna” sui muri la vedete.

 

Un particolare tipo di tifoso del Furtuna Düsseldorf

No, la ragione non e’ nemmeno quella: il “senso civico” non c’entra.

La ragione e’ molto, molto, ma molto semplice: quell’edificio e’ intonso perche’, agli occhi del cittadino, e’ bello. Potete approvare o meno la particolare architettura tedesca con quelle facciate coi gradoni e tutto quanto, ma per loro e’ bello. Loro “amano” quell’edificio. Gli piace.

E’ una pura questione libidica.

Potrete dire lo stesso della metropolitana di Mosca: possiamo approvare o meno il fatto che sia cosi’ e cosa’, forse in alcuni punti e’ un pelo pacchiana, ma ai moscovitipiace un sacco.

Perche’ queste opere pubbliche rimangono intere? Perche’ piacciono. la teoria del vetro rotto investiga il fenomeno del palazzo che viene demolito dopo che un solo vetro e’ guasto. Ma non si interroga del perche’, non si chiede quali siano le forze che spingono il vandalo.

Allora, torniamo indietro: se escludiamo rarissimi vandalismi verso opere di pregio, come successe coi tifosi olandesi a Roma, il resto degli edifici sporcati FA CACARE anche quando e’ pulito. Il motivo per cui viene sporcato e’ che fa gia’ cacare.

Esiste cioe’ un problema ancora antecedente al primo vetro rotto, che definirei il “vetro zero”: se l’opera , il quartiere, la strada, sono disegnate male, se fanno cacare di loro sin dall’inizio, saranno SEMPRE sporche.

Prendiamo una zona dietro al deposito di locomotive di Düsseldorf. A pochi KM. E osserviamo una cosa:

graffiti

Adesso chiamate pure i vostri volonterosi cittadini “dotati di senso civico”. Metteteli a pulire questo muro. Tirate pure a lucido questo edificio hitleriano di mattoni color marrone scuro, con le finestre chiuse da pietre bianche. Diventera’ BELLO?

No. Per quanto lo puliate, quel muro fara’ CACARE. Il vetro NUMERO ZERO e’ gia’ rotto. Potete anche rimettere le finestre al posto dei mattoni bianchi, e fara’ CACARE uguale. Fu ricostruito in fretta e furia da lavoratori schiavi deportati dopo un bombardamento alleato. Non c’e’ modo di renderlo BELLO. Non fu costruito per essere bello, ne’ per rimanere in piedi.

Ecco perche’ definisco estetiche le ragioni di Zerocalcare e del fascisteggiare laziale. Chiedersi come tenere pulito un quartiere che FA CACARE anche da pulito non serve a niente. Se togliete le scritte “Rebibbia Regna” dal muro in cui sono, il palazzo fara’ ugualmente cacare. Il quartiere fara’ ugualmente cacare. Le strade faranno cacare, perche’ sono mal disegnate, mal gestite a livello di traffico. Gli edifici sono BRUTTI, i negozi sono BRUTTI, i marciapiedi sono BRUTTI.

Potete metterci 500.000 cittadini dotati di senso civico a pulire, e sara’ ugualmente UN CESSO.

Il municipio di Erkrath e’ a poca distanza dalla stazione di Erkrath S. Da Erkrath S a Düsseldorf HBF sono 8 minuti di treno. La distanza tra l’edificio bianco e quel muro sporco e’ esattamente 8 minuti, e 2.30€ di biglietto. Il vandalo che sporca il muro nero non ha un lavoro molto difficile se vuole sporcare anche il municipio.

Qual’e’ il muro che separa i due edifici, proteggendone uno?

Uno dei due e’ bello sin dall’inizio. E’ amato per questo. L’altro fa schifo qualsiasi cosa facciate. E’ odiato per questo

.

Nella teoria del vetro rotto, occorre andare oltre al primo vetro. E occorre inserire ilvetro numero zero.

I quartieri degradati sono degradati perche’ NASCONO degradati. Sono brutti da vedere, sono disegnati male. Dimensionati male per il traffico che hanno. Sono fatti da architetti mediocri, la pianificazione urbanistica manca completamente, il design e’ sconosciuto, gli edifici fanno schifo.

Per quanto senso civico il cittadino abbia, non amera’ MAI lo schifo di quartieri che ci sono in alcune periferie urbane. Potete metterci Enrico Toti ad abitare li’, e prima o poi prendera’ la sua bomboletta e andra’ a scrivere “Rebibbia Regna”. Su un palazzo che odia. Che odia perche’ FA CACARE.

Per questo dico che la discussione e’ puramente estetica e non guarda alla sostanza. Ok, Zerocalcare e i fascisteggianti laziali discutono se sporcare o meno. Ma manca la cosa. Sporcare o meno COSA?

Se mi chiedete cosa io pensi di un graffito sul municipio di Erkrath, ovviamente vi diro’ che saro’ il primo a prendervi a cinghiate se lo sporcate. Ma se mi chiedete del secondo muro , quello dietro alla stazione, che vedo la mattina quando uso la Regio Bahn, francamente, non me ne frega nulla. Sporcare quella porcheria hitleriana (a quanto pare sara’ abbattuta per farci un supermercato tra un anno) non la danneggia. Anche se fosse pulita, farebbe schifo uguale.

Riassumendo:

  • Sporcare o non sporcare? E’ una questione estetica.
  • Sporcare LA TAL COSA o meno? E’ una questione di sostanza, perche’ c’e’ la cosa.

Questo vale sia per le questioni di arredo urbano che per le questioni umane. Certo, le bancarelle abusive sono criminose e infastidiscono i negozianti onesti. Ma che negozi ci sono nei dintorni? Mediamente, nelle zone che hanno il problema delle bancarelle, i negozi fanno schifo al cazzo. Il vetro numero zero e’ rotto.

Quando una metropolitana fa cagare a spruzzo senza mendicanti, avrete i mendicanti. Quando e’ costruita male, quando funziona male, quando non funziona proprio, quando l’architetto si e’ ispirato alle emorroidi della nonna, quando urbanisticamente e’ in una zona priva di parcheggi, sbocchi, con un traffico nevrotico, quando non ci sono negozi dentro, allora arriva la feccia.

Il vetro numero ZERO.

Se credete nella teoria del vetro rotto, allora la state scrivendo male. Il disastro non inizia dal vetro rotto numero UNO: inizia dal vetro rotto numero ZERO. Quando ancora il palazzo ha solo vetri intatti, MA IL PALAZZO FA CACARE.

Il sito web di romafaschifo continua a mostrare il degrado in questo posto o in quello. Guardate questa foto:

presa dal loro sito. Ok, il marciapiede e’ rotto. Ok, crescono le erbacce. Adesso immaginiamo che il marciapiede sia intatto e togliamo le erbacce dalla foto. Cosa vediamo? Un palazzo di merda con grate e filo spinato come ad Auschwitz, colorato in tre diverse tonalita’ di diarrea di gatto persiano, pseudocolonne a vista (che non sono neanche colonne), finestre disegnate dal carceriere di Cagliostro e dall’altro lato tre edifici di stile incoerente, con balconate a casaccio e abbaini seminati da una mucca diarroica, vicino ad un cubo borg con serrande inguardabili. La fila di automobili a lisca da’ un senso di dormitorio tremendo, fa un effetto muro. Alla vista, via non ha prospettiva. Adesso rimettete pure a posto il marciapiede, e sapete cosa ottenete?

Una merda.

Tutti i palazzi ritratti nella foto andrebbero almeno ristrutturati. Le automobili NON dovrebbero essere li’ o dovrebbero essere parcheggiate in un modo diverso, senza effetto muro, quell’albero da solo non ci sta a fare un cazzo.

QUEL POSTO FA CACARE. Forse vi ci siete abituati. Forse non fate piu’ caso a quello schifo terzomondesco. Ma fa cagare, coi marciapiedi a posto o meno.

Potete metterci tutti i cavolo di bravi cittadini col “senso civico”, potete tenerlo pulito quanto volete, e rimane uno Scapolavoro dell’urbanistica di merda frutto dell’incivilta’ palazzinara. Sul serio, grate di ferro arrugginito con il filo spinato? E sul serio, scriverci sopra “Rebibbia Regna” farebbe cosi’ “punk”? Il marciapiede devastato forse ha abbassato leggermente il valore di quel posto. Ma molto, molto, molto leggermente.

Questa e’ la ragione per la quale penso che lo scontro sia puramente “estetico”: non va alla sostanza. Si parla di “bello” come qualita’ degli spazi pubblici, dimenticando che gli spazi pubblici facciano SCHIFO. Certo non e’ una buona ragione per lasciar andare in merda un marciapiede (a meno che non siate Punk e non vi piaccia la merda). Ma non e’ nemmeno una buona ragione per difendere quel marciapiede a costo della vita, in nome del “senso civico.

Quel marciapiede non vale un cazzo di niente, perche’ e’ in una strada che non vale un cazzo di niente. Fa schifo come il resto. Come le grate col filo spinato. Fa schifo quanto l’assurdo palazzo coi balconi sale&pepe, il palazzo a fianco con le persiane rettangolari in stile Borg , le auto parcheggiate a fare muro e un albero che non ci azzecca una minchia col resto. Una scritta “Rebibbia Regna” non cambierebbe proprio NIENTE.

E’ il vetro numero ZERO ad essere rotto.

Ed e’ il vetro numero ZERO che nessuno vuole riparare.

Perche’ il vetro numero zero e’ fatto di cose che si vendono a tot mila euro al metro quadro, che si sono fatte costruire a tot mila euro al metro quadro, e che ovviamente i proprietari difenderanno a costo della vita. Provate ad obbligare quei proprietari a mettere un balcone dove manca, proponete ai proprietari del cubo Borg o a quelli del palazzo con i forni crematori il filo spinato di Auschwitz di spendere due lire per togliere quegli orrori. E vedrete come sparisce il “senso civico”.

In un mondo ove un tizio stupra la tassista e la mamma lo difende non potete avere la stazione senza ladri. Fatevene una ragione. E’ rotto il vetro numero zero. Un in mondo ove meta’ dei lavori e’ in nero e il resto e’ saltuario non potete avere meno mendicanti e meno gente accampata. In un quartiere ove i negozi fanno cagare non potete avere l’entrata della metropolitana bella.

Punk o “senso civico” sono questioni estetiche. Un modo elegante per dire quello che a Bologna si chiama “Pugnette”.

Discutere dello stato della tale cosa senza discutere del suo valore e’ pura estetica. Pugnette. Ma chiedersi “quanto valgono le cose che vogliamo difendere” e’ troppo doloroso per chi dovrebbe scoprire di punto in bianco che, pulito o meno, ben tenuto o meno, il posto in cui vive fa cacare, e nella media le persone del posto sono delle merde quanto e piu’ degli zingari ladri e dei vandali.

Zerocalcare ha mostrato quanto fa cacare il posto. Ovviamente la sua e’ la posizione punk: il brutto e’ bello, il putrido e’ amabile, non lascierei Rebibbia per alcun motivo. Beh, certo, per te putrido e’ bello.

Ma entrambi, ZeroCalcare e i fascisteggianti laziali, hanno lo stesso giudizio del posto: vivete in un posto di merda abitato da gente di merda. Per Zerocalcare e’ bello cosi’. Per i cittadini col senso civico basta dargli una ripulita e togliere gli zingari etutto diventa bello.

Per tutti gli altri, fa semplicemente cacare di suo. E faceva cacare sin dall’inizio.

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