What IF?

Immaginare le conseguenze di un default del debito in Italia e’ difficile, per una ragione: dipende molto da come viene gestito. Quando dico “dipende da come viene gestito” intendo dire che se il governo non fa proprio nulla per impedire il default stesso imponendo nuove patrimoniali dell’ultima ora, il default ha effetti assolutamente prevedibili. Altrimenti, puo’ averne di imprevedibili. Pesano anche le condizioni al contorno, per esempio in Argentina si verifico’ una situazione difficilissima da replicare, cioe’ dollarizzazione+basso debito (30% sul PIL)+ quasi tutto il debito sul mercato secondario.
Allora, che cos’e’ un default -all’atto pratico-?
Tecnicamente il fallimento e’ la situazione nella quale una entita’ finanziaria NON riesce a pagare delle scadenze dovute , perche’ non ha liquidi in cassa. Gli ingredienti sono solo due: quanti soldi hai in cassa e quanti ne devi dare via oggi, cioe’ i contratti di pagamento in scadenza.
Non importa quanto sia grande, potente, ben condotta o ricca l’azienda/nazione: se in un momento t NON ha soldi in cassa per pagare, e le cifre da pagare non sono microscopiche, allora e’ fallimento. Default e’ solo il nome di quello che in Italia chiamiamo “fallimento”.
Nel caso degli stati, succede questo. Lo stato si finanzia attraverso le tasse. Se le tasse non bastano perche’ lo stato spende troppo, lo stato emette dei titoli dal nome vario (prima bot, poi btp, etc) che dicono: “dammi 100 sacchi per tot anni. Dopo tot anni ti daro’ i tuoi 100 sacchi indietro. Ma durante il periodo che passa nel frattempo, ogni tot mesi stacchi una cedola e ti paghero’ due euro a cedola.”
Cosi’, lo stato riceve 100 sacchi che deve rendere tra tot tempo, e in piu’ deve pagare due sacchi ogni , per esempio, sei mesi.
L’ Italia ha un debito altissimo, e questo debito risale in gran parte al passato. Significa che ultimamente lo stato NON spende moltissimo, (anche se la spesa corrente e’ aumentata, comunque c’e’ copertura) , ma ci trasciniamo questo residuo dai decenni scorsi. Questo residuo e’ stato prodotto negli anni ’70 e ’80, essenzialmente per dare al paese uno “slancio” che ha permesso l’ Italia di diventare un paese tutto sommato industriale, o almeno manufatturiero. O, se preferite, di vivere oltre le proprie possibilita’, perche’ altrimenti non si sarebbe creato ne’ il mercato interno ne’ lo strato industriale che lo serve.
Come funziona oggi il debito. Ovviamente esso non scade tutto insieme, ma scade ad aste calendarizzate. Siccome dobbiamo pagare interessi sul debito stesso (le famose cedole che scadono) e spesso non ci sono i soldi per pagare le spese di stato (le tasse non si intascano sempre quando c’e’ il conto da pagare) vengono calendarizzate delle continue aste di titoli. Essi vanno a sostituire i titoli che scadono (per i quali i creditori rivogliono indietro tutta la somma prestata, insomma) e a pagare l’interesse. Qualcosina si usa per le spese correnti, ma poco e comunque viene appianato dalle entrate fiscali a copertura.
Il fatto che lo spread col bund tedesco sia alto non fa altro che inficiare queste aste che si svolgono continuamente , costringendoci ad offrire cedole sempre piu’ alte per farci prestare dei soldi.
Cosa significa il default? Significa che ad un certo punto le agenzie di rating decidono che non vale la pena di partecipare ad una di queste aste. E siccome non ne vale la pena, il governo italiano NON ha i soldi per ridare i soldi a chi ha dei titoli in scadenza.
C’e’ un secondo fattore: il mercato secondario. Si tratta del fatto che le grandi aziende/banche che comprano i bot dallo stato partecipando all’asta (mercato primario, cioe’ la prima volta che viene venduto il titolo) poi lo rivendono ai risparmiatori (mercato secondario, cioe’ dalla seconda volta che il titolo viene venduto). Se avete comprato “i bot” (ancora li si chiama cosi’) dalla vostra banca, siete sul mercato secondario.
Il mercato secondario e’ un mercato che NON risente del tutto delle aste, nel senso che voi non andate direttamente dallo stato a chiedere che vi dia la cedola o che vi ri-dia il valore che avete prestato. Questo lo fa la banca. Voi magari avete un contratto con la banca, nella quale la banca si impegna a ridarvi quei soldi. Come lo so? Perche’ in genere quando ci sono molti “bot” , che di solito rendono poco, si tratta di pacchetti a basso rischio, ed essendo a basso rischio e’ perche’ il cliente vuole indietro i propri soldialla fine, qualsiasi cosa succeda. Siccome i bot erano considerati poco rischiosi, la banca ha firmato questo contratto, e molte persone timorose del rischio hanno preferito la “sicurezza”.
Detto questo, finiamo il panorama: negli anni il governo italiano si e’ specializzato nel gestire il debito che e’ spalmato nel tempo. In tutto sono 500 miliardi di euro le scadenze per i prossimi 5 anni, e il debito in se’ e’ spalmato per i prossimo 30 anni. Il debito con tempi molto lunghi e’ in genere in mano a fondi pensionistici, che lavorano su tempi molto alti: paghi oggi, vai in pensione fra 30 anni, mi serve un posto dove tenere i soldi per 30 anni e magari guadagnarci qualcosa.
Adesso che abbiamo un’immagine, andiamo al dunque. Innanzitutto, per via dei tempi di scadenza, il debito italiano andrebbe per forza in un default selettivo. Voglio dire: chi sa quale sia la capacita’ italiana di pagare il debito fra 30 anni? Nessuno puo’ fare previsioni a 30 anni. Quindi, in definitiva, se le agenzie di rating decidono che il debito italiano e’ in default, fanno un’affermazione che sara’ valida, diciamo, per 5 anni. Forse meno.
Sebbene il prezzo dei titoli crollerebbe, ovviamente chi ha titoli che scadono fra 30 anni rischia di rimetterci la cedola, ma se tiene i titoli in cassaforte, chi lo sa che cosa sara’ fra 30 anni? Conviene tenerli in cassaforte, magari il prossimo governo paga.
Quindi un debito come quello italiano QUASI PER FORZA andra’ in un default selettivo, selettivo nel senso che e’ selettivo nel tempo. Al default, in definitiva, andremmo con circa 500 miliardi di debito e non con 1900, anche se tutti e 1900 i miliardi subirebbero un cambio di valore contabile nominale , e forse non riceverebbero le cedole.
Adesso, rimaniamo sull’essenziale (poi vediamo il discorso banche, BCE, governo, etc) e vediamo di capire cosa succederebbe.
Quando scrivo ‘cosa succederebbe” non intendo “tu, tu e tu”. E’ chiaro che si parla della maggioranza statistica di qualcosa, perche’ ci sara’ sempre il caso che va in un modo e quello che va nell’altro. Comunque, individuiamo le aree.
  1. Spesa pubblica. Un governo che fatica a finanziare il flusso di cassa (non tanto la somma totale da spendere) e’ un governo che fatica nelle spese fisse, cioe’ nei costi strutturali. Personale e spese comuni. In generale, e’ un governo che fatica a pagare stipendi e pensioni. C’e’ da pensare a grossi tagli. Siccome le pensioni minime sono difficili da tagliare, sulle pensioni rischiano le reversibili e quelle alte. Siccome lo stato non sta assumendo da anni e i precari sono ai minimi, rischiano i ruoli piu’ pagati. Gli appalti rischiano grossi ritardi nei pagamenti, ma a questo le ditte appaltatrici sono gia’ abituate.
  2. Risparmio. Ovviamente qualcuno avra’ dei soldi investiti in “bot”. In tal caso avete due scelte: o li tenete in tasca sperando che in futuro il governo possa pagarli, ma momentaneamente NON avete disponibilita’ della cifra, (come faranno le banche italiane) oppure ammettete la perdita e non avete piu’ nulla. Di certo non vedrete le cedole. Chi ha delle forme di risparmio basate sui bot che scadono, DI SICURO non rivedra’ nulla al momento. Forse, tenendo le cedole si rivedra’ una parte dei soldi in futuro.
  3. Banche italiane. Esse possiedono quasi il 13% del debito comprato sul mercato primario, e ne hanno allocato altro (a voi) su quello secondario. Sicuramente chiuderanno MALE il bilancio, con disappunto degli azionisti. Tuttavia, un 13% non e’ sufficiente a causare grosse chiusure, e puo’ essere coperto da CDS. Non perche’ i CDS paghino il default, ma perche’ “giocando” coi CDS (comprandoli e vendendoli) le banche possono aver compensato la botta. Non vedo banche che crollano e chiudono, vedo banche che chiudono MOLTO male l’anno commerciale. Poi vediamo le conseguenze.
Qui le conseguenze certe. Poi c’e’ quello che arriva dalla gestione politica della cosa. In Argentina, per esempio, il governo aveva stabilito una parita’ artificiale della moneta col dollaro. Quando arrivo’ il default, per svalutare e rendere competitiva l’industria il governo decise di uscire dalla parita’.  Appena ci fu voce di default, tutti ebbero la stessa idea: andare in banca a ritirare dollari e aspettare che la moneta locale svalutasse.
Il guaio e’ che lo fecero tutti insieme, col risultato che le banche esaurirono il contante e immediatamente chiusero, ottenendo disordini e rivolte. Come se non bastasse, l’uscita dalla dollarizzazione produsse quello che il governo voleva, cioe’ la svalutazione. E con lei, l’inflazione, di circa il 300%. Il risultato fu che gli stipendi non erano sufficienti per vivere, e tutti si precipitarono in banca a recuperare ANCHE i risparmi NON quotati in dollari. Poiche’ la massa di contanti e’ molto piccola rispetto ai depositi, ovviamente le banche non avevano abbastanza contanti, e chiusero le saracinesche. E altri disordini da parte di gente che aveva i soldi per mangiare, ma non poteva ritirarli perche’ la banca NON aveva contanti a sufficienza.
Come vedete, legarsi ad una moneta forte NON protegge dal default, se la scelta del governo e’ quella di uscire dal cambio e tornare ad una moneta debole.
Quindi, chi dice che l’ Euro ci abbia protetto semplicemente MENTE sapendo di mentire, nel senso che in caso di default, se qualcuno sceglie di uscire dall’euro o di buttare fuori l’ Italia dall’euro, le scene argentine si ripeteranno immediatamente. Se invece il paese NON esce dall’ Euro, o se i governanti argentini NON avessero scelto di uscire dalla parita’ col dollaro, niente caos.
Come vedete, quindi, la differenza tra caos o non caos e’ legata ad una decisione politica. Gli industriali e i latifondisti argentini premettero sul governo per reagire svalutando la moneta ed uscendo dal cambio col dollaro: speravano di poter diventare piu’ competitivi con una moneta debole e d’altro canto l’inflazione avrebbe ridotto il debito dei privati. Questo “egoismo” o se preferite “miopia” , causo’ il patatrac. In Italia cosa succederebbe? Dipende dalle decisioni del governo, e ovviamente da quelle della BCE.
Un altro punto e’ quello delle banche e del credito. Di solito le banche comprano soldi. Li comprano alla banca centrale offrendo in cambio i loro titoli di debito, e li comprano sul mercato (euribor, eurlitbor & co) offrendo in cambio un interesse.
Se la banca centrale, in questo caso la BCE, continua ad accettare i titoli di debito delle banche , esse continuano ad avere la liquidita’ operativa per lavorare. Quindi, se la BCE si comportera’ come con la Grecia e continuera’ ad accettare i titoli delle nostre banche , esse avranno liquidita’ per lavorare. Se invece non succedera’, allora chiuderanno gli sportelli al pubblico per mancanza di liquidi.
Lo stesso dicasi del mercato euribor &co: se ce’ fiducia nella controparte, il mercato continua a prestare soldi alle banche di un paese, ad un interesse limitato. Buona parte dei mutui casa, per dire, vengono stipulati con la vostra banca che compra i soldi sull’ euribor (qualche volta sull’ eurlitbor) e poi li rende al tasso momentaneo. In questo caso, alle banche italiane nessuno presterebbe piu’ soldi, e quindi sarebbe difficile per loro stipulare mutui (casa e/o aziende).
Quindi la decisione e’ quella della BCE di accettare o meno i titoli delle banche italiane in contropartita, e per quali numeri. In teoria se la BCE supportasse qualsiasi cifra venga richiesta, tutto continuerebbe a funzionare come prima. Se invece chiudesse i cordoni, altrettanto faranno le banche italiane.
Una volta arrivati ad un default selettivo di dimensioni italiane, il problema e’: ristrutturazione del debito. Con una ristrutturazione del debito si dice “caro creditore, ti devo 100 ma ti daro’ solo 20, o 30, o 40, o 50”. Questo produce un evento creditizio che rende possibile al creditore rivalersi sui CDS, che sono un’assicurazione contro il fallimento. Nel caso italiano, pero’ , i CDS sono completamente scoperti, e non c’e’ nessuno che pagherebbe. Insomma, nel mercato CDS gi guadagnerebbe il penultimo ad averli comprati, quello che li ha ancora in mano il giorno del default ci resta secco.
C’e’ chi dice che le aziende italiane a quel punto non venderebbero. Il che sono palle. La merce rimane merce e non cambia valore, e i contratti commerciali NON tengono conto di eventi creditizi del genere. Se non ci sono disordini in corso, non succede semplicemente niente.
C’e’ chi dice che un’azienda italiana di bulloni non venderebbe piu’ bulloni perche’ manca “credibilita’”. Ma la credibilita’ e’ una porcheria da casino’ (e’ il nome con cui indico le borse moderne), e non inficia l’economia reale: il bullone e’ buono e serve, oppure no.  Non e’ che non mi servano piu’ i tuoi bulloni solo perche’ il tuo governo non paga i bot. Lasciate ai politici e ai gangster dei casino’ (le borse) queste fesserie: la parola  “credibilita” e’ il marchio degli speculatori, dei politici e dei gangster dei casino’ (che chiamiamo borse). Per tutti gli altri, i prodotti sono prodotti e la qualita’ e’ qualita’. Fine.
Voi direte: tutto qui? Si, tutto qui.
Il nostro debito e’ cosi’ vecchio che gli investitori istituzionali hanno gia’ recuperato il danno, anche in caso di perdita totale. Il debito nuovo a lungo termine risentira’ poco del default, anche perche’ forse NON andra’ in default: tutti aspetteranno per vedere come va il futuro.  Anzi, se il paese si libera del peso a breve termine , qualcuno pensera’ che sia aumentata la probabilita’ di rivedere i soldi a lungo termine e terra’ in cassaforte i titoli che scadono fra 20 anni.
La stragrande maggioranza delle conseguenze del default, cioe’, dipende dalle decisioni politiche. Il governo potrebbe decidere di uscire dall’ Euro, e in tal caso le banche dovranno far fronte all’ondata di inflazione E alla gente che quindi ritira i soldi perche’ al momento lo stipendio non basta piu’.
Stessa cosa se la BCE decidesse di buttarci fuori dell’ Euro. Tuttavia nell’accordo non e’ menzionata la possibilita’ di uscirne, quindi potrebbe solo se fosse una decisione italiana. In questo caso si ripeterebbero le scene argentine. Perche’ il governo dovrebbe farlo? Perche’ spinto dalla voglia degli industriali di tornare competitivi, e delle banche di ridimensionare il debito privato (che nel nostro caso, pero’, e’ basso).
C’e’ da dire che, a differenza dell’argentina, noi dovremmo ristampare il denaro daccapo, quindi non e’ impossibile che le banche rimangano aperte distribuendo banconote nuove di zecca: ma ancora una volta dipende da come la politica gestisce la cosa. Nel caso argentino la moneta era equiparata al dollaro, ma non era il dollaro come per noi e’ l’euro.
Perche’ allora ci spero? Per quali conseguenze ci spero?
  • Non lasciare a mia figlia il mostruoso debito pubblico che gia’ io ho ereditato per colpa della generazione precedente. Anche se dovessi passare qualche anno a sputare sangue io, per liberare lei dall’incubo e’ un prezzo che accetterei.
  • Pagherebbe principalmente chi ha molti soldi investiti in titoli, numeri grandi. Parliamo di gente che mediamente ha 60-70 anni, cioe’ di quelli che hanno goduto della ripresa economica artificiale sostenuta col debito. Lo trovo eticamente corretto.
  • Pagherebbero anche moltissimo quelli che hanno grandi valori immobiliari, perche’ per cifre come quella in gioco (almeno 500 miliardi)  l’unica soluzione e’ una patrimoniale. Questo colpisce ANCORA VECCHI che si sono arricchiti nell’era della finanza statale allegra.
  • A rimanere senza soldi e’ lo stato, cioe’ alla fine la spesa pubblica e gli stipendi statali. Siccome le assunzioni e i concorsi sono bloccati ormai da decenni, parliamo di raccomandati socialisti, comunisti e democristiani che hanno “vinto il concorso” grazie alla raccomandazione. Anche questo lo trovo giusto.

Perche’ vedo un crollo nell’immobiliare e un grosso peso per i vecchi? Semplice.Moltissimi dei titoli sul mercato secondario sono li’ perche’ hanno basso rischio. Se non sono stati venduti direttamente (in tal caso, la gran parte e’ in mano a vecchi con cifre consistenti) sono stati venduti dentro pacchetti di risparmio gestito (o altre formule) che garantiscono il rientro. Questo significa che in caso di default sarebbero le banche a dover comunque (da contratto ) restituire tutto. Ora, sicuramente arriveranno delle proposte di allungare i termini. Questo per una famiglia giovane pesa poco -a meno che non abbia problemi di liquidita’ – ma per un anziano significa non vedere piu’ i soldi.

Ma nella stragrande maggioranza dei casi, quello che le banche faranno sara’ rientrare immediatamente dei crediti in sofferenza. Questo significa :

  1. Aziende stracotte portate in fallimento dalle banche. Questo produce immobili industriali e commerciali che tornano sul mercato. Le aziende stracotte sono quasi tutte in mano a vecchi.
  2. Mutui casa in difficolta’. Questo significa case messe sul mercato. Questi sono in mano a famiglie giovani, anche se a garanzia c’e’ spesso la casa di papa’ o la firma di papa’ (che ha la casa).
  3. Debiti aziendali con immobili a garanzia. E questo significa ancora immobili sul mercato. MA le aziende che hanno questo tipo di affidamenti sono aziende “conosciute” alla banca, cioe’ in mano a vecchi.

Per la famiglia giovane significa perdere la casa acquistata col mutuo e finire in affitto. Ma c’e’ il guadagno di potersi nuovamente spostare cambiando lavoro, cosa che con la casa a mutuo non si poteva, (togliendo liquidita’ al mercato del lavoro).  Per chi possiede una o due case ma e’ in sofferenza o ha l’azienda cotta che lavora col fido, significa vedersene togliere -e mettere sul mercato- una delle due, o doverne vendere una in fretta, cioe’ a basso prezzo.

E tutto questo immettere immobili sul mercato ne fara’ calare il prezzo. Siccome gli immobili sono, anch’essi, in mano ad anziani, ci perdera’ pesantemente l’anziano che ha un sacco di soldi in banca e l’anziano che ha tante case di proprieta’. Il che, sul piano storico, e’ una forma di GIUSTIZIA.

Ovviamente sarebbe un periodo di grossa austerita’ per le famiglie. Bisognera’ tirare sulle spese, e no, non e’ quello che stiamo facendo gia’. Vedo troppi vestiti firmati, troppa gente nei ristoranti, troppa gente che va in vacanza al mare, troppa gente con cellulari di ultima generazione e centinaia di euro addosso in monili. Vedo troppe automobili che NON sono utilitarie. Le famiglie NON stanno davvero risparmiando.

Ma anche questo e’ giusto. Si sta pagando il brand. Si sta pagando troppo la fuffa. E solo un grosso periodo di austerita’ ti costringe a pensare alle scarpe come a semplice abbigliamento per i piedi, e NON ad uno status symbol tutto brand e niente cuoio. Solo un periodo di austerita’ ti fa pensare al vestito come ad un vestito e non ad una sfilata di moda.

Solo un periodo di speculazione trasforma le mutande in lingerie, e solo un periodo di  austerita’ ri-trasforma la lingerie in mutande. Quando chiamerete mutande la lingerie, allora saremo di nuovo un popolo sano.

Certo, se vendete fuffa dovrete abituarvi ad essere i nuovi appestati.
Ma non e’ che questo sia un male, eh.
Uriel