Welfare e rischio

Mi chiedono di chiarire il legame (che ho menzionato sulla questione dell’ Europa) tra welfare e liberismo, e perche’ siano due fattori che per forza di cose si bilanciano. Poiche’ intendevo parlare delle difficolta’ di Obama a far approvare la sua riforma della sanita’, unifichero’ le due cose.

Dunque, supponiamo di avere una nazione “liberista” come gli USA, e di voler introdurre un qualche welfare. Se provassimo a calcolarne i costi, dovremmo supporre un costo medio di esercizio (se prendiamo la sanita’, dovremmo calcolare la spesa totale divisa per il numero di fruitori) per fruitore, e a quel punto forzarci di fare un forecast dei fruitori.

Il problema e’ che in questo caso il modello sarebbe incompleto, per una semplice ragione: non tutti i fruitori sono paganti. Supponiamo che su un milione di persone il 10% abbiano un rischio a sua volta del 10% di perdere il posto di lavoro. Sul bilancio del mio welfare, dovrei calcolare il costo medio di servizio per utente, moltiplicarlo per i centomila che rischiano, moltiplicarlo per il 10% di rischio, e mi troverei con questo “buco potenziale” nel mio servizio.

Perche’ la cosa funzioni bene, quindi, devo andare a recuperare il mio fattore di rischio mediante l’unico sistema che mi permetta di farlo: tassando quelli che rischiano meno di essere utenti della sanita’ pubblica senza pagare tasse. Poiche’ i ricchi e i ricchissimi sono meno a rischio di perdita del reddito , ovvero di calo fiscale, e sono piu’ propensi ad usare servizi privati (gravando meno sulla sanita’ pubblica), quello che ottengo e’ che il maggiore rischio di calo contributivo delle classi meno ricche si trasforma in una pressione fiscale maggiore sui ricchi.

Il rischio maggiore che il sistema liberista  produce , in poche parole, diventa un costo per qualsiasi cosa sia previdenziale (pubblico o privato che sia) , e il risultato di tutto questo e’ che per forza di cose il rischio va recuperato con maggiori entrate. Se per esempio i nostri precari sono a rischio maggiore, ma usano gli ospedali e la polizia e l’amministrazione pubblica come tutti gli altri cittadini, nel momento in cui il rischio del liberismo (cioe’ una crisi) fa loro perdere il lavoro, il costo assistenziale ne viene impattato: il risultato e’ che ad un aumento del rischio NON puo’ derivare altro che un aumento della pressione fiscale. Altrimenti, il sistema previdenziale lavora in passivo , perche’ cartolarizzando il rischio paghera’ di piu’ le sue obbligazioni : in un qualche modo, nel mondo assistenziale il rischio diviene un costo. Sempre.

Di conseguenza, e’ praticamente giocoforza che un paese con un welfare potente abbia una tassazione progressiva crescente: il sistema fiscale deve recuperare il rischio che garantisce attraverso un rientro di capitale. Non puo’ essere diversamente.

Il sistema fortemente libersta, specialmente sul mercato del lavoro, introduce un rischio fortissimo che il cittadino non sia in grado di pagare. Se un sistema di previdenza privata puo’ evitare la cosa semplicemente escludendo gente dal servizio, un sistema pubblico non puo’.

Poiche’ i ricchi sono meno, e poiche’ il rischio di perdita totale del reddito nei sistemi liberisti si ammassa sugli strati bassi della popolazione, la progressivita’ crescente dei costi assistenziali va recuperata. In uno stato che produce molto rischio sul reddito delle classi basse, piu’ numerose, il risultato sara’ che il welfare dovra’ pesare in termini di pressioni fiscali sulle classi che soffrono meno rischi di perdere il reddito.

Non sempre questo implica che siano i ricchi. In Italia, per dire, anche i lavoratori statali soffrono poco questo rischio, idem per i dipendenti di grandi aziende. Di conseguenza, l’introduzione del precariato non puo’ che pesare sul loro regime fiscale: se il precario rimane a casa ma utilizza ancora la sanita’ senza pero’ pagarla con le tasse, il risultato sara’ una maggiore pressione fiscale preventiva su queste categorie, ed il loro lavoro sara’ piu’ tassato.

In generale ,la convivenza tra mercato previdenziale e un sistema economico liberista produce un sistema fiscale progressivo, progressivo sia nella direzione dei piu’ ricchi, che nella direzione dei piu’ tutelati. Come corollario, quindi, possiamo immaginare facilmente che in generale, quando il libero mercato introduce rischi , la previdenza deve scalarli sui ricchi (che sono comunque pochi) e sui “sistemati” , e questo implichera’ che ad un livello di tutela lavorativa superiore (=minore rischio di perdere il reddito)  corrispondera’ una tassazione superiore, cioe’ una retribuzione inferiore.

Stabilito questo, ci vuole poco a capire quale sia la ragione di questa tremenda reazione all’idea di Obama di introdurre un welfare pesante negli USA. Una volta introdotto il welfare, smantellarlo e’ storicamente difficile: sia perche’ politicamente svantaggioso sul piano elettorale, sia perche’ le lobby che si creano sono molto potenti e ben finanziate. Se pensate che il piu# grande fornitore di servizi alla persona del terziario italiano e’ il ministero della Sanita’, che di fatto monopolizza quasi il 40% del terziario italiano in termini di PIL, potete intuire che la sola idea di smantellare la sanita’ riducendone il budget produce un effetto politico devastante.

Se pensiamo agli stati uniti, si pensa che il piano di Obama costera’ qualcosa come due triliardi di dollari nel corso del mandato di Obama: potete immaginare che tali miliardi finiranno in mano a qualche lobby (farmaceutici, medici, eccetera) e che questa lobby diventera’ una lobby da due triliardi di dollari: sara’ praticamente impossibile smantellarla in seguito.

Il problema e’ che il sistema americano sul piano dei redditi e’ molto rischioso , se pensate che ogni crisi decennale ha lasciato senza lavoro per qualche anno fino al 5% della popolazione. In piu’ occorrera’ coprire sia gli infortunati permanenti che necessitano di cure continue, sia i malati cronici, che oggi vengono scaricati dalle assicurazioni con apposite clausole (che escludono patologie preesistenti dalla copertura).

Risultato: un tasso di rischio notevole, che dovra’ essere caricato sui redditi piu’ certi e piu’ alti. Il risultato di tutto questo e’ che se il welfare non potra’ venire smantellato facilmente E imporra’ di compensare fiscalmente una certa quantita’ di rischio, gli stati uniti si troveranno con un sistema permanentemente caratterizzato da una progressivita’ crescente.

Dall’altro lato, pero’, c’e’ una scuola di pensiero, quella repubblicana, che di fatto predica di ridurre le tasse ai piu’ ricchi, cosa che a detta loro finanzierebbe i consumi e spingerebbe gli investimenti. Il risultato e’ molto semplice: in una situazione di welfare pesante ed irreversibile, tale proposta sarebbe semplicemente inattuabile, perche’ caricherebbe il rischio indotto dal liberismo interamente sul sistema previdenziale, ovvero sullo stato.

Questo spiega l’isterismo che le destre americane stanno manifestando riguardo all’idea di Obama: se negli USA si instaurasse un sistema previdenziale pesante, mantenendo un mercato finanziario cosi’ rischioso verso i redditi piu’ bassi, il risultato sara’ il ricarico dei costi di rischio sui redditi piu’ alti e piu’ stabili, cioe’ un sistema con una tassazione progressiva e crescente, senza possibilita’ di applicare proposte diverse senza aumentare il reddito pubblico. Come se non bastasse , negli USA una sola categoria di persone ha un lavoro relativamente sicuro, o piu’ sicuro di altri, e sono i militari: e’ inevitabile che un sistema fiscale progressivo e crescente, oltre a pesare sui ricchi, finirebbe col pesare su chi ha i redditi meno a rischio, compresi i militari.

Potete immaginare la miscela esplosiva che Obama ha innescato: si tratta di mettere una pietra tombale sul principio reaganiano del modello fiscale decrescente, togliendo il cavallo di battaglia principale ai repubblicani. Come se non bastasse, il sistema fiscale che ne risulterebbe dovra’ giocoforza pesare anche su coloro che hanno i redditi meno rischiosi, e finira’ per abbassare le retribuzioni dei militari.

Non scommetterei che ce la fara’, se fossi onesto. Possiamo giurare sul fatto che i repubblicani faranno di tutto per fermarlo, perche’ ne va della loro sopravvivenza politica (il loro solo sloagan  ancora credibile e’ “meno tasse ai ricchi”) , e possiamo giurare che tutte le (poche) categorie di americani che hanno delle posizioni lavorative “certe”, dai pochi statali, ai militari, ai piccoli professionisti del ceto medio, saranno sul piede di guerra.

Questo ovviamente vale anche per l’Europa. Paesi come quelli scandinavi o come l’IRlanda si ostinano a tenere uno pseudoliberismo unito ad un welfare di livello europeo. Il problema e’ che i costi del liberismo finiscono col pesare in termini di rischio sul welfare, che deve recuperare tale rischio con una politica dei prelievi. Il che viene accettato abbastanza agevolmente nei paesi scandinavi, ma sara’ difficile da applicare in irlanda senza provocare una fuga di capitali.

Uriel

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