Vita su altri pianeti? No grazie.

Vita su altri pianeti? No grazie.

Non so per quale motivo, ma vedo nella comunita’ degli Youtuber che si occupano di scienze spaziali un’eccitazione positiva all’idea di trovare tracce di vita su Marte, o su Europa, come se fosse una bella notizia. Ma non sarebbe AFFATTO una bella notizia.

Andiamo per gradi.

Ad un certo punto un certo Frank Drake si mette a calcolare probabilita’, e sgranocchiando grandi numeri arriva alla conclusione che nell’universo la vita si sia sviluppata un numero enorme di volte.

I suoi calcoli non sono mai stati smentiti, e mano a mano che in ogni fattore della sua equazione si mettevano i numeri reali misurati dai nuovi telescopi, la sua idea diventava sempre piu’ robusta.

Dunque esiste ed e’ esistita vita nello spazio, ed e’ (ed e’ stata) abbondante.

La domanda che poi Fermi si pose fu: come mai non sappiamo nulla di queste specie? Possibile che nessuna sia mai riuscita a volare nello spazio ed arrivare sino a noi?  

La soluzione piu’ logica a questa domanda e’ che tutte le razze aliene, o quasi, ad un certo punto incontrino una “barriera”, che impedisce loro di svilupparsi al punto da volare nello spazio e raggiungerci.

Piu’ che altro e’ una spiegazione fisica: non potendo azzardare ipotesi su specie che non conosciamo, possiamo solo ipotizzare un qualche ostacolo non meglio identificato che si comporti come una barriera che impedisce alle specie di volare sino a noi. Cosa sia, non lo sappiamo, ma da quanto osserviamo tale barriera deve esistere, altrimenti avremmo gia’ incontrato gli alieni.

E’ la teoria del “Great Filter”.

Questa barriera in qualche modo ferma lo sviluppo delle specie tra il momento in cui nascono, al momento in cui possono (o vogliono) volare nello spazio tra sistemi solari.

A questo punto, ci sono tre ipotesi:

  • la specie umana ha gia’ superato la barriera, superando una grande crisi nel passato.
  • la specie umana sta attraversando la barriera proprio ora, con le crisi che la caratterizzano. Potremmo farcela o meno.
  • la specie umana deve ancora incontrare la barriera , ma avverra’ in futuro.

Il problema e’ , quanto selettiva dovrebbe essere questa barriera, ed e’ un numero che puo’ essere calcolato usando l’equazione di Fermi.

Se la vita in un intero sistema solare come il nostro si e’ sviluppata solo una volta, il calcolo e’ che siamo sicuri che la barriera fermi il due sigma delle specie. Il resto passa. Quindi abbiamo circa il 5% di probabilita’ di passare la barriera. Una su venti. Brutto, ma potrebbe andare peggio.

Se invece trovassimo tracce di vita su Marte, dovremmo cambiare i parametri dell’equazione di Drake. Marte e’ quasi al limite della zona di Goldilock. E se lo facciamo, e aggiorniamo com questi parametri l’equazione di Drake allora l’universo brulica di vita, ma siccome non li incontriamo allora la barriera e’ molto  feroce e taglia via tre sigma di quelli che ci provano. Abbiamo lo 0.3% di probabilita’ di passarla, quando tocchera’ a noi.

Se per caso ci fosse vita SIA su Marte che negli oceani sotterranei di Europa, occorrerebbe cambiare l’equazione di Drake aggiungendo anche i satelliti dei pianeti. L’universo diventerebbe un verminaio di vita, e per spiegare come mai non ci siamo mai incontrati, la barriera tra l’inizio della vita e il volo spaziale dovrebbe falciare via cinque sigma di quelli che ci provano, cioe’ passa solo uno su centomila.

Insomma, trovare vita in giro per il sistema solare NON e’ una buona notizia.

  • se non c’e’ altra vita nel sistema solare, la barriera filtra, al meglio,  solo il 95% delle specie, mentre una su venti sopravvive. Bene. Possiamo farcela, e forse ce l’abbiamo gia’ fatta in passato.
  • se c’e’ una sola altra volta, allora siamo allo 0.3% delle possibilita’ di farcela ad arrivare al volo interstellare. Altrimenti ci estingueremo prima.
  • se c’e’ due volte, abbiamo una chance su centomila di farcela.

Se poi andassimo oltre, sarebbe sempre peggio.

Piu’ vita troviamo nel sistema solare, piu’ la “barriera” che ci separa dalla fase del volo nello spazio deve essere robusta. E mortale.

Ma oltre le tre volte, cioe’ i tre pianeti con la vita nel nostro sistema solare, le equazioni di Drake ci mostrano che, per non aver mai incrociato altre forme di vita, la barriera deve essere praticamente un muro: non passa nessuno, o quasi. (almeno in media).

Per questa ragione non condivido questo entusiasmo di chi spera di trovare vita intelligente su Marte.

Ovviamente ci sono alcune assunzioni da fare per ottenere questi numeri. Diamo per scontato che se gli alieni fossero arrivati sulla terra prima di 300 anni fa, l’incontro sarebbe stato registrato in maniera inutilizzabile: Demoni, Diavolo, Angeli, etc. Solo attorno al 700 si ipotizzavano altri pianeti con altre forme di vita.  Prima di questo limite, non sapremmo se sono mai arrivati: le descrizioni dell’evento sarebbero troppo ambigue.

Estendendo a 300 anni luce il raggio, otteniamo il numero di specie che dovremmo aver incontrato. Ma stiamo escludendo il volo iperluminale (che pero’ peggiorerebbe ancora di piu’ le stime).

Come facciamo a sapere che la barriera, la sfida, deve ancora arrivare? Perche’ sinora l’umanita’ ha incontrato dure prove, ma nessuna portava all’estinzione totale su scala planetaria. La globalizzazione del rischio e’ recente.

Come facciamo a sapere che non ci siamo dentro? Perche’ nessuno dei pericoli che stiamo correndo implica l’estinzione totale del genere umano. Anche coi peggiori modelli climatici, qualche centinaio di milioni di persone sopravviverebbero. E lo stesso dicasi di una guerra nucleare.

La barriera, quella che incontrano tutte le specie dell’universo, la incontreremo piu’ avanti.

E quanto dura sara’, puo’ essere stimato partendo dal numero di volte in cui troviamo vita nel nostro sistema solare.

Quindi no, sperate invece di non trovarla mai. E’ meglio per noi.

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