Ve l’avevo detto…

Non mi piace iniziare un post con “l’avevo detto”, ma… uhm. Un attimo. No, no no. Mi piace TANTISSIMO iniziare un post con “ve l’avevo detto”. Ho letto tante di quelle cazzate sulla Germania , da parte di gente che forse ha visitato per qualche giorno l’ Oktoberfest , che non vedevo l’ora di metterli di fronte ai prevedibilissimi risultati elettorali.

Questi idioti parlavano di un futuro trionfo del fronte dell’ AFD,  il partitello pagato da Soros che si illudeva di fare turbolenze, o di milioni di persone che a dire loro vivevano di soli minijob (siccome in Italia hai UN lavoro, allora il minijob e’ il tuo lavoro), eccetera. Io dicevo “il problema non e’ se la Merkel vince, ma con chi governa”. E avevo ragione io.

Per mesi ho avuto email di grafici strampalati e numeri calcolati nonsicacome , che dipingevano le prossime elezioni come una specie di rivoluzione delle balieues tedesche contro la disoccupazione enorme  ma nascosta dai minijob (che pero’ non rientrano nelle statistiche come “lavoro”) , contro le devastanti conseguenze dell’immigrazione, e chiunque fosse stato in vacanza o all’ Erasmus a Berlino (Germania Est, mai dimenticarlo) parlava di lande brulle e desolate, piene di poveri che mangiano alla Caritas (almeno l’avessero tradotta col nome che ha, “Johanniter”….) e disperati che vivono con un minijob.

Dove sono i miliardi di disoccupati che avrebbero dovuto votare AFP o Linke? Dove sono le balieues ove la Merkel “non aveva speranza di prendere un voto”? Dove sono le masse enormi con stipendi bassissimi , peggio che in Italia, che dovevano ribellarsi. Dove sono oggi le vittime dell’austerita’ della Merkel, che avrebbero dovuto spingere la Germania ad uscire dall’ Euro?

Ve li dico io: sono nei grafici strampalati e nei numeri calcolati senza logica di alcuni blog, che vi parlano della Germania senva viverci. Non che sia un paradiso. Ma si sta sicuramente meglio che in Italia, riga. Non per niente ogni azienda tedesca ha ricevuto almeno 5 CV da italiani laureati o specializzati. Piacerebbe raccogliere gli stessi numeri da aziende italiane.

Stessa cosa ho da dire ai cosiddetti giornalisti: e va bene, siete stati a Berlino. Siete in Germania, ed e’ la capitale. Ma Berlino e’ una citta’ COMPLETAMENTE DIVERSA, per storia, cultura, economia, societa’, a QUALSIASI ALTRO POSTO TEDESCO. Capire la Germania da Berlino e’ come capire l’ Italia da Lampedusa. Siete in Italia, si. Ma forse a Varese c’e’ piu’ nebbia,  e ci sono piu’ capannoni isn’t it? Sentir descrivere la Germania riconoscendo CHIARAMENTE le strade ed i pub (e gli avventori) di Berlino ai giornali italiani e’ semplicemente ridicolo e nauseante, una prova di catastrofica incompetenza come corrispondenti esteri. Di questo passo, farete i corrispondenti dagli USA stando in Alaska, e dall’ inghilterra parlando dall’ isola di Man. E’ piu’ o meno la stessa cosa, casomai non lo aveste capito.

Cosi’, no: ho scritto per tutta la campagna elettorale che il problema NON sarebbe stato “se vince la Merkel”, ma “Con chi governa la Merkel”. E la previsione si e’ avverata, perche’ i numeri della Merkel sono grandi, ma non comodi.

Oggi come oggi sono possibili tre coalizioni:

  • CDU-SPD : se il partito di Steinbrück accetta almeno un appoggio esterno, mandando a CDU un paio di deputati per la maggioranza, una minima tolleranza per la CDU permetterebbe a quei 10.15 deputati SPD di sostenere il governo. Questo, unito alla capacita’ della Merkel di far proprie le istanze altrui  , potrebbe bastare. Ma costringe la Merkel ad essere bipartisan.
  • SPD-GRU-LINKE: numericamente possibile, ma improbabile sul piano politico. La Linke e’ come Rifondazione, ovvero un partito scissionista. Sebbene sia ammirevole la fedelta’ alla linea, SPD-Linke e’ un mix esplosivo che durerebbe poco. Specialmente se un partito col 40% fosse all’opposizione.
  • CDU-GRU: la Merkel ha fatto proprie le istanze contro il nucleare dei verdi gia’ una volta, rubando loro parecchi voti. Con una tale quantita’ di elettorato migrante, spetta ai verdi decidere se rischiare di farsi cannibalizzare (come hanno fatto i liberali) oppure stare all’opposizione.

In generale, quindi, la prima strada da sviluppare sarebbe quella CDU-SPD. Anche perche’ il presidente assegnera’ senz’altro alla Merkel il compito di formare un governo. E’ il partito vincente, quindi ne ha diritto. Sarebbe in dubbio (la Germania e’ un paese normale) se la differenza fosse di centomila voti, come tra M5S e PD, ma con questi numeri e’ chiaro che CDU deve formare il governo.

Ci sono due modi di fare un’alleanza di governo CDU-SPD. Siccome alla CDU manca un pugno di voti per la maggioranza assoluta, un accordo di desistenza potrebbe essere sufficiente a fornire agio alla CDU. Questo soddisferebbe l’ala sinistra dell’ SPD, ma fornirebbe un supporto di breve durata alla Merkel. Durante la legislatura ci saranno infatti le elezioni nei singoli lander, e questo normalmente indebolisce il partito dominante. Cosi’, un semplice accordo di desistenza funzionerebbe all’inizio, ma richiederebbe quasi certamente un “rimpasto” tra un paio di anni.

Un accordo formale CDU-SPD dovrebbe avvenire su punti comuni, e devo dire che SPD e CDU si sono lasciati ampi spazi di manovra, probabilmente in vista di un possibile accordo. Sul piano del welfare, per esempio, CDU vuole piu’ welfare per le famiglie, mentre SPD vuole un welfare “per tutti”. Ma siccome la percentuale di sposati si attesta sull’80% e gli adolescenti sono ancora “famiglia”, la differenza tra welfare “per famiglie” e welfare “per tutti” e’ attorno al 10% della popolazione. Assai facile convergere su questo punto.

Allo stesso modo sul discorso del lavoro: la Merkel vuole estendere il sistema scolastico delle scuole tecniche con pratica in azienda a chi vuole una “seconda possibilita’”, ovvero assorbire manodopera tedesca oggi marginale. SPD vuole agire sui redditi, ma ovviamente, come in ogni mercato del lavoro, se aumenta la domanda (come sta aumentando) e l’offerta rimane intra-nazionale, il risultato e’ un aumento dei redditi. Anche qui, sui punti cruciali, i due partiti si sono lasciati aperti ampi margini. La differenza tra “usare la scuola come strumento ri reinserimento di tedeschi nelle aziende” e “politica dei redditi” e’, quando si scende ai fatti, molto sottile.

Sull’ Europa i due partiti hanno detto quasi nulla. Questo significa che hanno entrambi tutto il margine per fare qualsiasi cosa. Non avendo promesso nulla, se non che i soldi dei tedeschi non finanzieranno le cattive pratiche degli altri governi, hanno ampio margine di manovra. Da un lato SPD ha meno potere in Germania ma con Martin Schulz  hanno molto potere a Bruxelles,  dall’altro hanno la CDU che intende strangolare le poche banche davvero private, sino a ridurle all’obbedienza. Che un privato faccia quel che vuole e il governo lasci fare suo malgrado non, come dire, e’ molto vicino all’idea che i tedeschi hanno di governo.

Un altro punto e’ lo svolgimento della politica tedesca nel tempo. La struttura bicamerale particolare realizza una specie di meccanismo di feedback.

I primi due anni la maggioranza parte e lavora come maggioranza stabile, e realizza quella che viene detta “IdealPolitik”, ovvero realizza i suoi programmi, diciamo in maniera anche un pelo “brutale”. Poi, siccome un programma fatto “per un mondo perfetto” urta la realta’ di alcuni Lander (realta’ economica, sociale, culturale), alcuni lander “si ribellano” e nel rinnovare i propri rappresentanti nella seconda camera, cambiano la rappresentanza sotto il sedere del governo. IN quel momento inizia la cosiddetta “RealPolitik”, ovvero il governo si rende conto, per mezzo del feedback, della realta’ del paese inteso come territorio.

Quindi, e’ pensabile che un’alleanza CDU-SPD abbia una partenza sbilanciatissima verso la CDU, ma tale egemonia durera’ chiara e secca per i primi due anni, per poi spostare lentamente il centro verso la SPD: in questo senso, se SPD sceglie un appoggio esplicito al governo, si tratta di una strategia “lunga”, che lo costringera’ a tacere i primi due anni e gli permettera’ di dire la propria negli ultimi due.

Quindi, da ora, il problema e’ di capire quale delle due ricette (GroßeKoalition dichiarata o desistenza) si andra’ a costituire, e verificare in che modo si evolvera’.

Un’alleanza CDU-verdi e’ possibile, ma soltanto come alleanza formale. Essendo stati vampirizzati dalla maggioranza, i verdi non apprezzeranno voti informali che trasformerebbero l’emorraggia in un trapianto dichiarato. Ma se dovessero partecipare alla coalizione, dovrebbero ribadire la propria identita’ in maniera molto spiccata, per cui si avrebbe una forte connotazione “verde” nel governo.

Fattibile, ma rischioso.

Esiste anche la possibilita’ di ribaltone, nel senso che SPD, Grune e Linke hanno, almeno per due seggi, i numeri per governare. Attualmente la lite feroce e’ tra SPD e Linke, ma se un governo SPD-CDU dovesse arrivare ad una rottura su un tema sensibile, la Linke potrebbe persuadersi. Questo presume che la Merkel faccia qualcosa di stravagante, dal momento che sinora la sua strategia e’ stata quella di appropriarsi dei programmi degli altri partiti: difficilmente dara’ a SPD una simile occasione.

Ma torniamo al piano europeo. Tolti dalle scatole i liberali, la Merkel adesso ha piu’ agio nel consentire l’esistenza di strumenti flessibili dentro all’unione, tanto sa di avere dietro alle spalle una corte costituzionale che tradizionalmente non sconfessa mai un governo in maniera plateale, ma solo sul piano formale, e solo quando a quel governo fa comodo. Cioe’, se la Merkel non vuole qualcosa, anche se dice il contrario in pubblico, quasi certamente la corte la boccera’.

In una eventuale alleanza con SPD, che ha una posizione forte in Europa, la Merkel ha da guadagnare nella misura in cui ha potere di trattativa: puo’ dire “Si , ma”, e scomporre la cosa in due parti: Steinbrück o  Schulz dicono qualcosa a da Bruxelles e la Merkel dice “Si, ma” fissando un prezzo. In pratica, trattando con Bruxelles il governo tedesco tratterebbe … con se’ stesso, o quasi.

In caso di governo SPD-CDU, insomma, il tandem Merkel-Schulz  costituirebbe di fatto una specie di sinergia fortissima , che fornirebbe un vantaggio simile al tandem “Roma/Draghi” verso la BCE. I francesi rimangono tagliati fuori, ma sembra faccia loro piacere, e possono solo sperare in un tandem col prossimo leader inglese (se sara’ laburista) o in una qualche intercessione socialista verso Martin Schulz.

Che cosa faranno in questo caso? In generale, una politica di continuazione della chiusura finanziaria agli “over the top” di Londra e New York, una politica di accordi verso i BRICS  sul piano internazionale, e una politica di messa sotto controllo del welfare dei singoli stati sul piano interno.

Le prime due sono priorita’ della Merkel, l’ultima e’ una priorita’ di Schulz, che metterebbe sotto il controllo di Bruxelles l’ultima grande voce di spesa governativa ancora non sorvegliata, ovvero il welfare ed il sistema pensionistico dei singoli stati. Non e’ chiaro se i tedeschi vogliano un sistema militare integrato in europa o meno. Non credo che un accordo di liberos cambio con gli USA sia probabile o che avra’ vita facile: la posizione tedesca e’ che le regole AIFM sulla finanza debbano essere parte dell’accordo, mentre gli USA propongono l’accordo di libero scambio proprio allo scopo di aggirare AIFM.

Se invece la MErkel e SPD sceglieranno un governo per desistenza, la Merkel si limitera’ a REAGIRE a quanto accade in Europa, ma non prendera’ nessuna iniziativa, sapendo di doverla trattare in cambio di questioni interne, con Martin Schulz.

In generale, quindi, i punti cruciali dei prossimi giorni sono due:

  • Con chi fara’ la maggioranza la Merkel.
  • Sotto quale forma (desistenza o governo) verra’ fatta.

ad influenzare lo scenario futuro.

In nessun caso, tuttavia, c’e’ da pensare che i tedeschi permetteranno che soldi tedeschi vadano a finanziare cattive pratiche di altri paesi, o quelle che loro considerano tali.

Quindi, chi si illude che l’ Europa sia il prossimo nord da spolpare, come si e’ fatto in Italia, avra’ una vita difficilissima, e parecchie delusioni.

Uriel