Tra il dire e il fare.

Circola una leggenda secondo la quale la sinistra discenderebbe direttamente dal PCUS sovietico e da stalin in persona. Si tratta di una evidente palla, per una semplice ragione: Stalin una guerra l’ha vinta. Se l’attuale classe dirigente del PD avesse comandato le truppe sovietiche, a Mosca oggi si parlerebbe tedesco, vista l’incredibile capacita’ che hanno di gettare i vantaggi alle ortiche in maniera stupida.
Dunque: la storia inizia che due liste del PDL, Lombardia e Lazio, non vengono ammesse alle votazioni. Subito Repubblica e Unita’ a parlare di incompetenza, cialtroneria e faide interne. E ad amplificare le parole di Bossi,che  ovviamente avrebbe voluto  rappresentare lui il PDL in Lombardia (mica fesso).
Fin qui, sembravano essere in vantaggio: sebbene solo un cretino possa credere che un partito perda improvvisamente la capacita’ di presentare liste solo in due regioni (nel resto delle regioni ove si vota le liste si sono presentate regolarmente)  , un forte pisquano poteva anche credere alla storia dell’incompetenza di chi presenta le liste, eccetera.
Si sbrocca di legalita’ di qui, legalita’ di la’, e rispetto delle norme sino alla virgola, e di su e di giu’.
Poi si scopre , al ricorso, che Formigoni era stato rifiutato senza ragione. Direte voi: ma e’ un ricorso. Gia’. Peccato che i ricorsi  per l’ammissione alle urne vengano presentati allo stesso giudice che ha svolto la prima cernita. Proprio cosi’: a riammettere Formigoni e’ stato lo stesso ufficio che lo ha respinto.
Ma questo non si dice, e cosi’ si va avanti. Viene fatto un decreto ad Hoc e si ripresenta la candidatura nei tempi previsti. Ovviamente tutti gli occhi sono li’, ed altrettanto ovviamente tutta l’organizzazione, che e’ stata ben capace di presentare i candidati nelle altre regioni, si muove per ripresentare la candidatura.
Che succede? Succede che non solo il giudice respinge di nuovo la candidatura della lista, ma ha anche cura di farsi intervistare su Rai3 con l’immagine di Che Guevara alle spalle.
Ora, bisogna essere degli idioti. E’ assolutamente impensabile che la stessa infrastruttura di partito che ha presentato liste regolari (compresa quella lombarda) in tutto il resto d’italia non lo sappia fare nel Lazio. Ne’ e’ semplicemente verosimile che gli stessi personaggi se ne siano occupati: come minimo sara’ stato messo al lavoro uno stuolo di avvocati specializzati nella cosa. Tutti gli occhi sono puntati li’.
Morale: se c’era il minimo dubbio che i giudici vogliano impedire ad un partito di correre alle elezioni, oggi il dubbio e’ fugato. Se poi la giudice ha anche l’idea brillante di farsi intervistare proprio da RAI3 e proprio con l’immagine di Che Guevara dietro alle spalle, beh, diciamo che il messaggio e’ chiaro.
In ogni caso, e’ ovvio che un giudice dovrebbe evitare , se si occupa di una cosa simile, di esporre feticci politici di qualsivoglia genere e storia in ufficio. E non solo in ufficio: dopo una sentenza simile, un giudice NON dovrebbe farsi intervistare vicino a Che Guevara neanche fosse al bar.  E non dovrebbe neanche farsi riprendere da una TV schierata.Negli USA, che questi signori citano in continuazione, se hai condannato un tizio che gioca che so io a golf, non ti fai vedere alle partite di baseball. Altrimenti l’avvocato ricorre dicendo che odi il golf. Ci sono stati giudici che hanno subito sanzioni perche’ hanno condannato gestori di ristoranti non vegetariani e poi si sono fatti vedere in luoghi vegetariani, per dire. Non dico di raggiungere livelli cosi’ estremi, pero’, cazzo , neanche far finta di essere Biancaneve, ecco.

Ma anche senza la foto di che guevara, qualsiasi fesso arriva a capire che la seconda volta l’esclusione del partito di Berlusconi con la scusa della mancata documentazione sia un’assurdita’:  il PDL ha presentato una decina di liste in altre regioni, e’ letteralmente impossibile, incredibile, inaffermabile che concentrando tutta l’attenzione sul Lazio e dopo aver fatto un decreto apposito, ci fossero le condizioni per rifiutare il partito.
A questo punto la strategia golpista del “partito del Times” e’ chiara: escludere le liste avversarie dal voto. Molto semplice, e peraltro gia’ riuscita a Mussolini: basta dire che tu puoi ancora votare, certo, ma purtroppo il tuo partito nelle schede non ci sara’. Del resto, anche in URSS si votava, il problema e’ che tutti i partiti erano parti del partito comunista.
C’e’ un pericolo democratico evidente, ed e’ chiarissimo che se lasciamo in mano ai giudici il potere di decidere quali partiti debbano o possano presentarsi alle elezioni, alle prossime elezioni ci sara’ un partito solo, quello di Di Pietro.

E’ chiaro che in ogni modo ci sara’ da evitare, a qualsiasi costo, che siano i giudici ad avere in mano la possibilita’ dei partiti di accedere alle elezioni, essendo la magistratura evidentemente intenzionata al golpe.

D’altro canto, Emma Bonino nel Lazio non ha altra chance di vincere. Non e’ mai stata radicata nel territorio, il Lazio di per se’ ha una componente cattolica troppo forte, non c’e’ una cultura che riconosca come positive le battaglie di Emma Bonino. Peraltro, i radicali non sono radicati nel territorio abbastanza, e fino a qualche anno fa , non dimentichiamolo, i compagni rossi disprezzavano i radicali, fomentando l’odio contro di loro nelle sezioni.
Di conseguenza, e’ ovvio che senza questa cosa Emma Bonino non avrebbe avuto alcuna possibilita’ di vincere.
Di per se’, la prima fase della strategia non era neanche ssbagliatissima: far passare per cialtroni quelli del PDL affermando l’improbabile tesi (se ci credete, avrei da vendere un colosseo) che il PDL (partito che ha vinto piu’ elezioni del PD ) avrebbe perso la capacita’ di presentare liste, o che ci fossero delle faide interne (di inspiegabile origine, peraltro).
Ma il farlocco non ha la capacita’ di prendersi una vittoria senza distruggerla, e da bravo farlocco cosa si inventa? Un giudice che respinge il PDL in una situazione nella quale era impossibile che succedesse, con una scusa che i cittadini si sentono rispondere in continuazione da ogni odioso burocrate (manca un timbro, manca un documento, manca una pagina, etc) , e come se non bastasse si fa intervistare da RAI3 (non qualsiasi altra TV: RAI3) con la foto di Che Guevara dietro alle spalle.
Ora, checcazzo: se Stalin avesse ragionato come loro, a Stalingrado avrebbe mandato contro i tedeschi il club delle nonne del samovar di Kiev e il collegio delle giovani esploratrici di Vladivostok, con secchiello e paletta. In topless.
Non riesco ad immaginare una tale catastrofica farloccheria , veramente. Erano riusciti a mettere il PDL in difficolta’, e adesso a Berlusconi basta solo dar fiato alle trombe per comunicare ai cittadini una semplice verita’, e cioe’ che in Lombardia le liste erano regolari sin dall’inizio, e che  nel lazio un giudice abbia ignorato un decreto legge ad hoc (da cui, nessuno potra’ piu’ gridare alle regole) inventando una scusa per buttare fuori il PDL.
Se alla seconda volta il PDL fosse stato riammesso, almeno Di Pietro avrebbe potuto dire che i giudici seguono la legge, ma dopo un decreto legge ad hoc, con il PDL che ha presentato liste persino in regioni ove non e’ forte come l’ Emilia Romagna , come faranno adesso a dare a bere la stupidaggine delle “regole”?
Chi credera’ mai che mobilitando tutte le forze di un partito che di elezioni ne ha vinte parecchie, dopo una legge ad hoc, “le regole” siano state violate?
C’e’ poco da fare, il farlocco rimane farlocco. Potete dargli il vantaggio, le forze, una prima vittoria, e riuscira’ comunque a mandare tutto a puttane , semplicemente facendo la classica cazzata che manda tutto a ramengo.
Con avversari cosi’, chi ha bisogno di alleati?
Uriel