Termobariche

Mi sono arrivate 5 email  e tutte chiedono, con toni diversi, che io “commenti” quanto succede a Viareggio. Onestamente non capisco la richiesta: a parte il fatto che proposizioni piu’ o meno squallide hanno gia’ fatto capolino sui giornali (non capisco un sindacato che a 3 ore dal disastro puo’ gia’ certificare che i macchinisti non abbiano fatto errori: complimenti ai loro periti che lavorano tra le fiamme!) , credo che ci sia semplicemente un disastro in corso. Posso fare alcune considerazioni “laterali”, in modo da lasciare in pace le persone che sono state coinvolte dal disastro.

Innanzitutto, sin dagli anni ‘40 esistono armi da guerra basate sullo stesso principio di quel botto: una bomba scarica del gas liquefatto esplodendo a mezz’aria, poi un detonatore che prosegue la caduta (e che non e’ davvero necessario, a dire il vero) incendia la miscela ottenuta. L’effetto era quello dell’ordigno piu’ simile ad un’atomica che si conoscesse ai tempi.(1)

Quando il GPL si espande, ingloba ossigeno prendendolo dall’aria, e diventa instabile di per se’: non c’e’ bisogno di affannarsi cercando scintille in grado di far esplodere la miscela, visto che anche una semplice marmitta calda, una compressione improvvisa dovuta ad una porta che sbatte, praticamente qualsiasi cosa puo’ incendiare la miscela.

Il fatto che sia nota la pericolosita’ di gas petroliferi ad alto peso specifico (piu’ pesanti dell’aria) pone un problema diverso: perche’ diavolo mi si vieta di portare un contenitore di shampoo da 100 cc in aereo se poi si tollera che simili ordigni se ne vadano a spasso? Voglio dire, ad un terrorista dorebbe semplicemente installare un bombolone di gas butano per uso domestico, farsi portare il gas a casa, tendere un tranello all’autista uccidendolo e avrebbe il suo ordigno semovente pronto per l’uso, consegnato a domicilio. Gli basterebbe abbandonarlo in qualsiasi punto di una citta’ e dargli fuoco.

Sono diversi anni che sostengo l’inutilita’ delle norme antiterrorismo, asserendo che il modello sociale di convivenza di una nazione occidentale implica una tremenda quantita’ di fiducia negli altri. Forse nessuno ci pensa, ma quando ci mettiamo in un cinema ci affidiamo completamente agli altri: siamo seduti, al buio, non sappiamo chi ci circondi, e una colonna sonora copre la nostra voce ed i rumori. Un solo uomo con un coltello, agendo sulle ultime file, potrebbe iniziare ad accoltellare alla gola le persone, in silenzio, tappando loro la bocca e ucciderebbe decine di persone prima di venire preso.Anche se si scatenasse il panico in sala, prima che qualcuno accenda le luci egli potrebbe, mescolato tra la folla, accoltellare altre decine di persone.

Con questo voglio dire che il livello di fiducia minimo richiesto dalla convivenza civile e’ altissimo, e per un terrorista e’ estremamente facile organizzare un gruppo di cinque persone con pugnale che si infilano in un cinema e agiscono nel buio. Il vero problema e’ che abbiamo una percezione rilassata del pericolo, e quindi non ci rendiamo conto del fatto che corriamo continuamente dei pericoli gravi dei quali non ci rendiamo piu’ conto.

Qualsiasi animale selvatico, se portato in un cinema , diventa nervosissimo: mettetevi nei suoi panni. Non ci vede perche’ e’ buio, ci vede ancora meno perche’ le luci del film riempiono di false ombre tutto, non vede dietro le proprie spalle (da dove entrano sconosciuti) , e il suono gli impedisce di sentire eventuali predatori. Ma non e’ lui che e’ paranoico, le sue valutazioni sono fin troppo sensate: e’ il nostro senso del pericolo che e’ attenuato.

Un terrorista potrebbe tranquillamente comprare un negozio di alimentari , mandarlo avanti finche’ non ha una certa clientela, e un bel sabato prima Natale avvelenare tutto il cibo: se il veleno e’ abbastanza “lento”, otterrebbe qualcosa come un centinaio di morti prima che si risalga alla causa, diciamo 24 ore. La preparazione di un simile attentato costerebbe meno rispetto all’attentato delle torri gemelle.

Ancora una volta, c’e’ il medesimo problema: ad un certo punto ci fidiamo un sacco degli altri. Accettiamo cibo e bevande da sconosciuti, ci mettiamo al buio completo, indifesi, con centinaia di sconosciuti, permettiamo a chiunque di ordinare bombe termobariche da 5 tonnellate a domicilio.

Di conseguenza, l’esplosione di Viareggio pone un problema molto generico: ha avuto senso la fobia del terrorismo, quando il livello di fiducia implicato e richiesto dal nostro stile di vita permette ad un terrorista di agire? Un gruppo di persone che si metta a spingere persone sotto i vagoni della metropolitana al loro arrivo , e colpisse 2-3 volte, produrrebbe un panico tale che nessuno avrebbe piu’ il coraggio di usare il mezzo (2).

Cosi’, scopriamo semplicemente quanto ingenua e “trusty” sia la nostra valutazione del pericolo: nel valutare il rischio legato a 30 tonnellate di gas liquido a spasso per una citta’  ci stiamo interrogando soltanto sui controlli che vengono eseguiti sulle carrozze e sui relativi componenti, mentre nello stesso tempo siamo nel mezzo di un continuato allerta terroristico che ci vieta di portare 100cc di liquidi sugli aerei, nel quale ci chiediamo quale sia l’uso piu’ malizioso possibile di 30cc di liquidi. Eppure, ad alcune bombe a mano sono sufficienti meno di 100cc di carica per fare del male, ed Unabomber (il nostro) ha realizzato ordigni meno voluminosi.

L’esplosione di viareggio pone un primo problema di armonizzazione dei criteri di pericolo: se decidiamo che siamo sotto una vera minaccia terroristica, ordigni del genere non devono piu’ girare nelle citta’. Fine dei bomboloni di butano, fine dei camion di butano a spasso per la citta’,  fine dei cinema , test a campione continui sugli alimentari di tutti i negozi/ristoranti/venditori ambulanti, fine delle autocisterne di carburante a spasso sulle strade, eccetera eccetera eccetera.

Il problema sta nel fatto che tutte queste misure avranno dei costi, e se esse costassero diciamo l’uno per cento del PIL, questa cifra sarebbe il danno effettivo causato dal terrore: il semplice pericolo di attentati terroristici avrebbe causato un danno di 160 MILIARDI di euro, cioe’ la spesa necessaria a difendersi dal pericolo astratto di un attacco.

C’e’ un’altra alternativa, ovvero quella secondo la quale una procedura di sicurezza produca a sua volta business, evitando di essere un costo secco: se decidessimo di costruire ferrovie ad hoc per il trasporto di tali merci e allo stesso modo di dedicare strade ad hoc per il trasporto via gomma, poiche’ finiremmo con l’alleggerire il carico del resto della rete, probabilmente avremmo costruito un business che ci potrebbe far rientrare delle spese, almeno sul mercato interno. Il discorso pero’ sarebbe a scapito delle esportazioni, perche’ in qualche modo i costi di sicurezza si ripercuoterebbero sui prodotti.

In generale possiamo chiederci se possiamo migliorare la sicurezza dei vagoni, ma il problema e’ “quale livello di sicurezza vogliamo ottenere”. Sicuramente sara’ possibile portare a 6 sigma il processo di certificazione dei vagoni, coi costi del caso. Ma 6 sigma non si occupa di eventi davvero maliziosi, cioe’ ai casi nei quali il un ente intelligente pianifica il danno. Possiamo irrobustire i contenitori di gas perche’ resistano ad incendi e capovolgimenti, ma sara’ sufficiente una roccia  per squarciare il contenitore.

Possiamo aumentare la velocita’ di percorrenza dei vagoni nelle aree urbane, in modo che su un viaggio di 10 ore solo 3 minuti siano dedicati ad attraversare le citta’: un evento casuale avra’ lo 0.5% di probabilita’ di accadere in citta’: il costo sara’ quello di aumentare il rischio di incidente, perche’ piu’ il treno va veloce e piu’ e’ facile spaccare le cisterne.

Se usiamo approcci generali, possiamo aumentare le procedure di sicurezza fino a raggiungere livelli molto alti: i costi, pero’, sono altissimi e non sono solamente economici. Possiamo valutare il rischio di un incidente simile , ma a quel punto dovremmo evitare edifici molto alti vicini alle stazioni, e quindi via gli alberghi che sono colmi di gente, via i cinema, dovremmo costruire vie apposite per le cisterne di gas e liquidi, e quindi via le bombole ad uso domestico, eccetera. E se estendessimo gli stessi criteri di rischio, non dovremmo tollerare i supermarket perche’ non possiamo accettare bevande e cibo dagli sconosciuti,  evitare situazioni pericolose come il cinema, eccetera.

La verita’ e’ che gran parte delle procedure di sicurezza sono un incrocio tra il costo (anche in termini di fastidio) che ci danno e il beneficio che percepiamo; io faccio due check-in alla settimana con tanto di controllo sicurezza, perdendo un’oretta buona: se dovessi andare da Roma a Milano anziche’ a zonzo per l’ Europa sceglierei senza dubbio la TAV,  e quando posso sostituisco i voli arei interni (Francoforte Duesseldorf, per dire) con il treno ad alta velocita’: il costo in termini di tempo dei controlli di sicurezza e’ compensato dalla sveltezza con cui prendo il treno, e dal tempo che guadagno potendo leggere/lavorare sul treno(3)

Quando vedo tutta quella gente che strilla sui controlli, quindi, mi viene dempre da ridere: il sindacato strilla che l’allarme viene sottovalutato e che ci vogliono piu’ controlli, e va bene. Se io a quel punto pretendessi che a fare i controlli sia gente certificata 6 sigma, e quindi licenziassi tutti quelli che NON riescono a prendere la certificazione, sarebbero ancora felici? O si illudono di poter arrivare ad un processo 6 sigma usando la massa di terroncelli con tessera DC assunti negli anni ‘60, che non parlano neppure un italiano decente , e che dovrebbero effettuare tali controlli usando uno scanner ad ultrasuoni?

Ce le hanno, i sindacati, le risorse umane da indicare qualora si potesse passare a 6-sigma nelle FS?  E sarebbero d’accordo se l’azienda pretendesse di usare solo personale certificato 6-sigma, e volesse licenziare gli altri? Ecco che , una volta che lo SLA richiesto diventa un requisito per le risorse umane, immediatamente iniziano i dubbi.

Eppure io non avrei nessun problema, come cliente, se le FS volessero passare a 6-sigma: poiche’ gran parte dei concetti di 6-sigma richiedono un certo livello di istruzione e di capacita’ professionali, questo automaticamente escluderebbe una consistente fetta degli attuali addetti. I sindacati, che strillano tanto, sono disposti a lasciar licenziare chiunque fallisca nel prendere la certificazione, o nel lasciarli collocare in posizioni peggiori.

Si fa presto a parlare di sicurezza, in definitiva, fino a quando essa non ci presenta dei costi: nel momento in cui ci presenta dei costi e ci viene richiesto di fare test a campione quotidiani sul cibo dei negozi, per dire, con il carico di competenze ce richiede (il negoziante dovra’ fare dei corsi, naturalmente: se non li passa, cosa facciamo? Gli chiudiamo il negozio? O li rendiamo cosi’ banali da essere inutili?), eccetera, allora parlare di sicurezza diventa piu’ complesso.

Se poi tali costi ricadono su di noi, allora diventiamo ridicoli: esiste una normativa che obbliga il padrone di una caldaia per riscaldamento e acqua calda domestica, se a gas, di ricorrere ad uno specialista che annualmente certifica la caldaia. Nel 60% dei casi, questo non viene fatto, e ci sono milioni di bombe a gas sparse nelle case italiane: davvero possiamo pretendere che le ferrovie controllino meglio tutti, quando milioni di caldaie a gas rischiano la perdita (4)?

Direi che, quando non si affrontano per lavoro dei problemi di failsafing di ambienti di uso collettivo, sarebbe meglio tacere anziche’ gridare “sicurezza, sicurezza”: l’adozione di nuove norme di sicurezza implica sempre un manuale per l’utente comune, cioe’ impatta sempre su tutti. In teoria, a Viareggio sono stati fortunati: se un treno passeggeri fosse passato per la stazione in quel momento, sarebbe stato molto peggio: ma una policy che vieti l’incrocio di tali treni comporta disagi notevoli e una diluizione degli orari, senza parlare del fatto che un ritardo di una carrozza merci impatterebbe ancora di piu’ il resto del traffico.

Ma a quel punto, dovrei imporre l’abbattimento di tutte le case che stanno attorno alle ferrovie: e’ impensabile che simili densita’ della popolazione siano permesse: siamo disposti anche a questo? E dovremmo evacuare le stazioni mentre passano tali convogli?

Direi quindi che sia ora di smettere di strillare tanto: possiamo pretendere (se siamo disposti a pagarlo) un muro di cemento armato attorno alle stazioni, ma teniamo conto del fatto che con altri liquidi esplosivi esso potrebbe trasformarsi un un ammasso di proiettili e schegge. Qualsiasi soluzione immaginiamo, avra’ sempre dei costi collegati e richiedera’ comunque dei cambiamenti nel comportamento, costicompresi, i quali si abbatteranno sui costi del biglietto e sugli orari, che dovremo essere disposti a pagare(5).

Altrimenti, strillare e’ inutile.

Uriel

(1) Sebben si creda che la MOAB americana sia l’ordigno termobarico piu’ potente del mondo, il primato del botto piu’ potente (nucleare e non) spetta ai russi, che nel campo delle armi convenzionali detengono il record con il loro FOAB (Father or All Bombs ) , che raggiunge i 4.4 kilotoni di potenza (un quinto di Hiroshima) usando un esplosivo cristallino costruito mediante nanotecnologie.

(2) A Milano, ove la metropolitana e’ obsoleta. La metropolitana di Torino non si presta a questo tipo di attacchi.

(3) Sulla TAV tedesca c’e’ la wireless. Non so se sia in tutte o solo su quella che prendo io. Va “moderatamente” bene.

(4) La durata media di un impianto del genere e’ 10 anni.Dopo i dieci anni, gli impianti poco manutenzionati iniziano ad avere delle perdite pericolose. La fiamma pilota normalmente blocca la cosa sul nascere, e questo rende meno pericolose le caldaie a gas. Solo per questo l’italia non e’ bucherellata di esplosioni da metano.

(5) In genere quando si dice questo la risposta e’ che non si deve pagare la sicurezza, e che i soldi per la sicurezza si debbano prendere “tagliando gli sprechi”: e’ interessante come la Banca Sprechi sia considerata la piu’ capitalizzata dell’ universo.

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