Sulla banca popolare di Bari.

Sulla banca popolare di Bari.

Leggere la diatriba sulla banca popolare di Bari fa cadere le braccia. Fa cadere le braccia perche’ nessun giornalista sta descrivendo il problema, sta cercando di spiegarlo, o sta cercando anche lontanamente di far capire cosa si appresti a fare il governo e perche’.

Allora, prendiamo l’ultimo bilancio del gruppo.

Lo trovate qui, e’ un provvisorio di 6 mesi fa.

https://www.popolarebari.it/content/dam/bpb/Gruppo/InvestorRelations/Bilanci/Bilancio%20intermedio%20al%2030062019%20GRUPPO%20BPB.pdf

I numeri sono in migliaia di Euro.

Se lo osservate, scoprire una cosa. Il gruppo ha depositi (significa, gente che ha lasciato soldi sui conti correnti) per circa 7 miliardi e mezzo di Euro.

Ora, se qualcuno dicesse quindi: “lasciamola chiudere”, e’ seriamente possibile che “proteggere i correntisti” si aggiri su una cifra attorno ai due/tre miliardi di euro, cioe’ quelli che sono sotto i centomila euro di deposito. Bisognerebbe vedere meglio come sia composto questo plateau di persone che hanno lasciato soldi nei conti correnti. Per andare sul sicuro possiamo stimare dai 2 ai 7 miliardi di euro. Altrimenti il risultato e’ che si infligge alla regione una botta che , col PIL della Puglia a ~65 miliardi, va dal -3% al -7.5%.

A quel punto, il problema diventa “fallire come”. Se la si facesse fallire annullando i prestiti obbligazionari, allora coloro che hanno dato alla banca i soldi in cambio di obbligazioni si troverebbero a non ricevere una lira. Poco male, direte voi, si tratta di investimenti che quindi hanno un rischio. La penso allo stesso modo, ma stiamo parlando di infliggere alla Puglia un danno complessivo per 1.969.362.000 euro. Circa due miliardi di euro. In una regione che ha un PIL attorno ai ~65 Miliardi, stiamo parlando di una botta che da sola fa un -3% del PIL della regione.

Siamo gia’ a -10% del PIL della Puglia.

Adesso poniamoci un problema. Supponiamo che tutti i correntisti vogliano lasciare la banca, e che i sottoscrittori smettano di sottoscrivere chiedendo i soldi “in denaro liquido”. Che cosa succede?

Beh, se parliamo solo di privati, parliamo di una richiesta di 9 miliardi di euro in liquidi. Scordatevelo. La banca chiuderebbe i battenti quasi immediatamente, perche’ i liquidi non li ha.

E stiamo parlando solo di privati che ci hanno messo soldi loro, perche’ altrimenti dovremmo contare altri 4 miliardi di raccolta indiretta, tra quello che si chiama private banking e altre forme di brokeraggio e di investimento. Che fa un altro -6% del PIL pugliese.

Quindi: chi dice di lasciarla fallire e’ un pazzo. L’economia pugliese non puo’ permettersi una botta del genere, con soli 65 miliardi di PIL non e’ abbastanza ricco da poter assorbire una botta del genere. La Baviera, per dire, ha un PIL di 630 miliardi di euro, circa 10 volte tanto, per cui potrebbe anche permettersi una cosa che sarebbe l’ ~1.6% del suo PIL. Ma non la Puglia, per la quale la perdita sarebbe del ~16%.

Poi ci sarebbero anche problemi sistemici , cioe’ questo:

Circa 1.3 miliardi di euro chiesti in prestito ad altre banche.

Anche se l’etica del mercato dice “lasciamola fallire”, un semplice sguardo meno ideologico e piu’ pragmatico fa capire che non e’ possibile che il governo possa farlo. Il governo non e’ solo un regolatore del mercato, ma un regolatore della societa’ e un regolatore dell’economia (che non e’ “il mercato”: chi scambia mercato ed economia ha idee molto confuse).

La seconda polemica inutile che vedo, di provenienza grillina, e’ quella che vuole Bankitalia come ente che avrebbe dovuto risolvere il problema. Avrebbe dovuto vigilare. Ma le cose non stanno proprio esattamente in questo modo.

Se osserviamo bene il bilancio, il problema di questa banca non e’ che ha debiti in deterioramento. Certo, li ha, ma il problema e’ molto diverso. Nella tabella sotto vedete il conto economico. Le cifre negative sono messe tra parentesi perche’ il segno meno “fa brutto” e quindi i finanzieri fanno un uso improprio della parentesi tonda.

Questa non e’ una banca che ha crediti in deterioramento. O meglio, li ha (sono menzionati prima).

Questa e’ una banca che ha dei seri problemi di conduzione. I costi operativi sono cresciuti dell’ 8.3% in un semestre. Questo dovrebbe bastare, ma non e’ un problema di Bankitalia. Bankitalia si occupa di tante altre cose, come la qualita’ del credito e quelle cose che si chiamano “OCR”.

Ma il problema di questa banca non e’ un problema di regolamenti OCR (che pure la banca ha). Il problema che si legge e’ diverso.

Quella banca sta venendo spolpata.

Se osservate tutto il bilancio, esso parla di una banca che lavora meno. E dico che lavora meno perche’ sono calati anche gli oneri passivi, quindi chiede anche meno soldi in prestito, che di solito vengono prestati ai clienti. Le commissioni nette sono crollate… del 231%.

In queste condizioni, vediamo che le spese (i costi operativi) sono cresciute di circa 13 milioni di euro.

Ora, se una banca lavora meno, ci si aspetta che i ricavi decrescano a pari spese. Qui vediamo una banca che ha lavorato meno, E I COSTI FISSI SONO AUMENTATI. Non in senso percentuale, ma in senso assoluto. 13 milioni di euro in piu’.

Questo non e’ un problema di Bankitalia. Bankitalia sorveglia il sistema finanziario e la qualita’ del credito, ma fare in modo che la banca funzioni in termini di produttivita’ e presenza del mercato e’ compito del CDA. Sono gli azionisti della banca  che devono tenere d’occhio i costi operativi.

Ora, il bilancio non contiene uno spaccato sulla composizione dei costi operativi. Ma se la banca la lavorato meno (ha chiesto meno soldi in prestito e ne ha quindi erogati meno in prestito) , quali costi possono crescere?

Beh, visto che lavorando meno non si consuma piu’ corrente, non si paga piu’ affitto e … le banche non hanno tanti altri costi operativi, rimane solo la remunerazione dei dipendenti e dei manager.

O hanno assunto piu’ dipendenti nello scorso semestre, o hanno alzato le remunerazioni dei dipendenti che hanno, oppure hanno distribuito premi al management, per circa 13 milioni di euro.

Ma questa decisione viene presa dalla banca. Se un’azienda decide di alzare gli stipendi ai manager per 13 milioni di euro, e’ libera di farlo. Non e’ compito di Bankitalia quello di vigilare.

Sul perche’ la banca lavori di meno ci sarebbe da investigare e non e’ certo scritto sul bilancio: puo’ essere la concorrenza di altre banche, un segno dell’imminente disrupzione del sistema bancario, un modo di lavorare sbagliato , oppure le notizie di inchieste non hanno fatto troppo bene alla banca. Per decidere per quale motivo la banca lavora meno , ha meno clienti che chiedono meno servizi, occorre uno studio approfondito che NON e’ un problema di Bankitalia.

Ma con 14 miliardi di raccolta, anche se ci fosse qualche centinaio di milioni di crediti deteriorati, il problema di quella banca non e’ quello dei parametri OCR. Si, e’ un problema, sicuramente c’e’ un problema di crediti deteriorati, (lo dice nero su bianco lo stesore del bilancio, e Bankitalia li ha gia’ ripresi), ma i problemi della banca  NON sono un effetto dei crediti deteriorati.

la banca del resto e’ stata commissariata proprio in accordo di una decisione di Bankitalia, quindi non si vede dove Bankitalia avrebbe omesso di agire.

Ma stiamo vedendo lo stesso copione del Ponte Morandi. Si lascia correre, e quando l’autorita’ si muove per punire, la si rimprovera di essersi mossa troppo tardi.  Come dire: “caro poliziotto, siccome mi hai arrestato DOPO l’omicidio e non prima, allora la colpa e’ prima di tutto tua. Se mi avessi fermato, come era tuo dovere fare, la vittima sarebbe ancora viva. Perche’ non parliamo del TUO ritardo?”.

Un altro aspetto regolatorio e’ che quella banca e’ troppo grande per non essere una banca scalabile. Significa che per legge (un adeguamento alle norme europee voluto da Renzi) le banche non sono un affare di famiglia che si discute tra cugini. Possono esserlo i primi tempi, quando sono piccole, ma quando sono grandi devono diventare scalabili, cioe’ deve essere possibile per altre entita’ dotate di soldi comprare le azioni e divenire soci. Questo serve a consentire che a controllare l’andazzo ci siano piu’ persone: se ci sono piu’ soci, ci sono piu’ occhi e piu’ controllori. Non e’ sufficiente, ma e’ necessario.

La banca popolare di bari, invece, ha violato le leggi e si e’ tenuta “chiusa”. In questo modo, decisioni sono state prese “tra di noi” , e la decisione di NON adempiere alla normativa mostra una volonta’ precisa di procedere in questo modo, volonta’ tipica del mondo massonico.

Ma anche su questo Bankitalia si era gia’ espressa, ed ha agito. Non e’ stato Di Maio a commissariare la banca, e neanche Conte. E’ stata Bankitalia. Quindi accusare il regolatore di non aver regolato quando il governo stava parlando di altre minchiatine quando e’ stato interrotto dalla notizia e’ semplicemente ridicolo.

Il vero problema in tutte queste crisi e’ semplice: sono almeno 20 anni che il governo non governa il paese, ma si limita a governare l’opinione pubblica.

Il controllore, Bankitalia, ha fatto il suo dovere agendo nei tempi previsti. Chi e’ rimasto sorpreso e’ , semmai, chi si stava occupando di altre telenovelas , anziche’ occuparsi delle banche.

Che l’opinione pubblica si occupi di telenovelas avviene grazie ad una stampa e ad un giornalismo che definire “un branco di leccaculo senza dignita’” e’ poco.

Che il governo si occupi di telenovelas anziche’ del paese e’ dovuto, invece, ad un elettorato che , tra pensionati e dipendenti pubblici, si illude di non poter perdere la posizione acquisita.

Il futuro e’ qui per smentirli, e la rapidita’ con cui si e’ passati a parlare di MES al parlare di un disastro bancario (che in realta’ sono lo stesso argomento) mostra che non si tratta di un futuro molto lontano.

Poi , che i massoni magistrati (e investigatori) che hanno avvelenato Renzi oggi si trovino coi fratelli muratori della banca lasciati allo scoperto proprio dal Renzi avvelenato dai loro fratelli magistrati, e’ soltanto Karma.

Ma se andiamo avanti, il punto e’ semplice: o il governo spende quel che serve per salvae la banca, che sta attorno ai 900 milioni di euro, oppure la perdita andra’ dai 7 ai 14 miliardi di euro.

Andiamo adesso al famoso ESM. Checche’ se ne dica, l’ ESM non e’ concepito per funzionare in queste condizioni. Esso parte dal principio che una banca di dimensioni tali da richiedere un intervento dal governo sia una public company, e che quindi si possano fare interventi di split tra bad bank e good bank. In quel caso, si salverebbero i correntisti (che finirebbero nella good bank), riducendo la perdita a “soli” 7 miliardi di massimo, tutti provenienti da banchieri e investitori.

Il problema e’: perche’ ESM e’ cosi’ duro? Perche’ ESM e’ nato sotto l’ipotesi che le banche facciano le banche. Ma se osservate la sproporzione tra raccolta diretta ed erogazione, scoprite che quella banca e’ di fatto un salvadenaio che fa poco credito e lavora poco.

Questo e’ un buon motivo per mandare a quel paese gli obbligazionisti e causare un disastro finanziario?

Dipende.

Se si intende il governo come regolatore del mercato, si. Se il problema del governo e’ quello di lasciare che il mercato funzioni secondo le proprie regole, la risposta corretta e’ che gli investitori hanno sbagliato ad investire per un istituto che si spacciava per banca ed era solo una cassaforte. Del resto, si dira’, hanno avuto abbastanza tempo per andarsene, e sono ancora li’.

Se si intende il governo come regolatore dell’economia, le cose cambiano. Se il governo non e’ piu’ un ente che deve consentire all mercato di funzionare, ma deve garantire che funzioni l’economia, allora le cose cambiano. Cambiano perche’, ovviamente, un disastro finanziario , pur rispettoso delle regole del mercato, non consente all’economia di funzionare bene.

La prima scelta da fare, quindi, e’ la seguente: lo Stato si pone come garante del funzionamento del mercato, o come garante del funzionamento dell’economia?

Il mercato si pone come obiettivo di garantire lo svolgimento di un certo gioco sotto certe regole. Significa che il crack di Lehman Brothers era un crack perfettamente consistente con le regole di mercato, quindi era un non-evento.

Al contrario, sul piano dell’economia il crack ha prodotto un disastro, ed era un esempio da evitare. Proprio allo stesso modo, se adesso noi facessimo fallire la Banca Popolare di Bari, staremmo seguendo le regole del mercato, e il gioco si svolgerebbe secondo le regole. Tutto bene, e se lo scopo dello stato e’ garantire il funzionamento del mercato, lasciarla fallire e’ un successo.

Se invece lo scopo dello stato e’ garantire il funzionamento dell’economia, allora le cose non stanno in questo modo: il fatto che le DUE COSE SIANO IN CONTRASTO, pero’, mostra un semplice fatto.

Che il buon funzionamento dei mercati NON garantisce il buon funzionamento dell’economia.

Dunque:

  • Sbagliano quei governi che vogliono usare il mercato come strumento indiretto per governare l’economia. Il mercato puo’ funzionare benissimo e uccidere l’economia.
  • I governi dovrebbero chiarire, innanzitutto, se sentono il compito di garantire il funzionamento del mercato, o di garantire il funzionamento dell’economia.

Il governo tedesco, per dire, ha sempre detto ai cittadini di essere ordoliberista, cioe’ di proporre una versione del mercato “sotto sorveglianza dello Stato” per garantire il funzionamento dell’economia.

Ma il governo italiano ha sempre preso una posizione ambigua, se non addirittura turboliberista. Per poi intervenire con mezzi inadeguati: se si fosse detto che lo stato italiano ha come obiettivo l’economia , e che l’economia viene prima del mercato, forse qualcuno avrebbe preparato strumenti (finanziari e non) idonei a risolvere queste crisi.

Perche’ un conto e’ fare il lavoro che si e’ promesso ai cittadini di fare.

Un conto e’ improvvisare.

Fonte: https://keinpfusch.net/sulla-banca-popolare-di-bari/